Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi di me, del mio amato fratello e della mia famiglia, ovvero la famiglia Vigorelli.
Mi presento, sono Adolfo Vigorelli e insieme a mio fratello Bruno siamo state due figure emblematiche della Resistenza partigiana dell'Ossola.
Siamo nati a Milano e ci siamo distinti per il nostro coraggio e per le nostre azioni contro il regime fascista e l’occupazione nazista.
Mio fratello Bruno è nato il 26 ottobre 1920 a Milano e ha sempre avuto una grande passione per lo studio. Noi due siamo stati sempre molto uniti e sin da piccoli abbiamo condiviso tutto, le nostre passioni, i nostri desideri e le nostre volontà.
Insieme alla nostra famiglia ci siamo rifugiati in Svizzera per sfuggire alla persecuzione fascista, che in quel periodo è stata purtroppo una vera tragedia. Dopo un periodo in esilio in Svizzera, siamo rientrati in Italia.
Qui il nostro impegno nella lotta contro i nazi-fascisti si è fatto subito concreto e dunque siamo subito entrati a far parte della Resistenza nella zona dell’Ossola.
Durante le numerose battaglie mi fu dato dai miei compagni il nome di battaglia di «Fofi», nomignolo con il quale mi chiamavano in casa i miei familiari.
ll 20 giugno 1944, in Val Grande, mentre eravamo impegnati in uno scontro con i tedeschi che avevano organizzato un grande rastrellamento, mio fratello Bruno morì, a soli 23 anni, cadendo in un burrone mentre cercava di soccorrere un compagno ferito.
Non c’è un modo facile per descrivere quel momento, per raccontare quella che è stata la più grande perdita della mia vita.
Dopo questo tragico episodio ho continuato la mia lotta partigiana.
Il 22 giugno 1944, pur essendomi prodigato per distanziare i tedeschi, il gruppo fu scovato mentre cercavamo di rifugiarci in una baita per tentare un’ultima, seppur effimera, resistenza.
Asserragliati in questo riparo, io e gli altri partigiani ci difendemmo a lungo nell’aspro scontro a fuoco, ma, ben presto, fummo costretti ad arrenderci perché privi di munizioni e di armamento.
Quando uscimmo, però, fummo raggiunti dai tedeschi che, pur avendo accettato la nostra resa, decisero di fare fuoco e ci uccisero sul posto.
Il nostro sacrificio, rimane oggi un simbolo del coraggio avuto da tutti quei giovani che, pur essendo in prima linea nel conflitto, credevano fermamente in un'Italia libera dal fascismo e dalla dittatura.
Oggi, ogni volta che ritorno a Milano, vado a vedere la lapide che è stata posta in nostra memoria in via Ponzio, dove un tempo abitavamo.
La scritta sulla lapide recita:
“Per ricordare/Bruno e Fofi Vigorelli/e quanti immolarono/la giovinezza ardente/per la libertà/per la pace/in ogni focolare in ogni cuore/gli abitanti di questa casa/memorando il loro sacrificio/per sempre”
Questa lapide non è solo una pietra, ma un segno di speranza, un promemoria che la nostra lotta non è stata vana.