Il domani inizia tra i banchi. Scienza, tech e sostenibilità.
Come cambierà il mondo con l'Intelligenza Artificiale? Quali sfide ci aspettano per salvare il pianeta? Dalle ultime scoperte scientifiche agli esperimenti e progetti ecologici realizzati direttamente in classe, questa è la nostra finestra spalancata sul futuro e sull'innovazione.
Identikit dell’Intelligenza Artificiale: tra calcoli probabilistici, bugie cortesi e l'incapacità di provare emozioni.
A cura della 3 B
Immaginate un compagno di classe che ha memorizzato ogni singolo libro della biblioteca scolastica, ma non ha mai mangiato una pizza, non si è mai innamorato e non ha mai preso un colpo di sole. L’Intelligenza Artificiale (IA) è esattamente così: sa combinare le parole in modo perfetto perché ha visto miliardi di esempi, ma non "capisce" davvero ciò che dice. È un potentissimo previsore statistico, non un cervello pensante.
Il segreto del Machine Learning
Ma come fa a sapere così tante cose? Il segreto si chiama Machine Learning (apprendimento automatico). A differenza dei vecchi computer, a cui dovevamo dare ogni singola istruzione, l'IA impara "studiando" da sola. Immaginate di doverle insegnare a riconoscere un gatto: invece di spiegarle che ha i baffi e la coda, le mostriamo milioni di foto di gatti. Attraverso dei "neuroni digitali" (chiamati Reti Neurali), lei analizza i pixel, sbaglia, si corregge e alla fine capisce lo schema. Non sa cos'è un gatto, ma ha imparato la "formula matematica" per riconoscerlo.
Un gigante database di probabilità
Nonostante sembri magica, infatti, l’IA non "pensa". Quando le scrivete un messaggio, lei cerca di indovinare quale sarà la parola successiva basandosi su calcoli matematici. Se scrivete "Il gatto insegue il...", lei sa che statisticamente dopo arriverà "topo". Ha letto così tanti testi che sa quali parole spesso "stanno insieme”, basandosi esclusivamente su un complesso sistema di probabilità.
Per questo a noi spesso sembra la soluzione a ogni problema: dai compiti di matematica ai consigli per lo sport, dalle ricette all’ultimo minuto agli itinerari di viaggio. È come il "secchione" della classe che prende sempre dieci, ma che va nel pallone se gli chiedi un consiglio emotivo. Possiamo nutrire un algoritmo con miliardi di testi, ma non potremo mai dargli un cuore. L'IA può risolvere l’equazione più complessa del mondo, ma non saprà mai cosa si prova ad avere lo stomaco chiuso per l'ansia di un'interrogazione o la gioia di un gol all'ultimo secondo: noi siamo gli esseri umani, lei altro non è che un gigante senza cuore fatto di codici binari.
La "trappola" della gentilezza
L'IA, inoltre, è programmata per essere gentile, il che la rende poco sincera. Provate a dirle: "Ehi, dovevo studiare dieci pagine di storia ma ho passato tre ore su TikTok e ora sono le undici di sera. Che faccio?". ChatGPT non vi dirà mai: "Hai sbagliato tutto, ora affronta le conseguenze!". Al contrario, cercherà di aiutarvi a fare un riassunto impossibile o a trovare una scusa. Una madre (o un vero amico) si arrabbierebbe, ed è proprio quella rabbia a essere vera empatia: è qualcuno a cui importa di noi, mentre all'IA importa solo di darci una risposta che ci soddisfi.
Attenzione alle "Allucinazioni"
Tuttavia, dire che l'IA generi "notizie false" in modo intenzionale è errato, in quanto essa non possiede una volontà propria ma elabora risposte basandosi su vasti dataset. Può però generare informazioni inventate (le "allucinazioni") esponendole con estrema sicurezza. Si tratta del cosiddetto "prompting manipolatorio": se un utente insiste su un errore, l'IA pur di non contraddirlo finisce per dargli ragione. Ricordate: per lei, la regola numero uno è che l'utente ha sempre ragione, anche quando sbaglia.
L'ESEMPIO DI NEWTON
Utente: "ChatGPT, ma è vero che Newton suonava il violino?"
ChatGPT: "No, Newton non suonava il violino, probabilmente ti riferisci ad Einstein..."
Utente: "Ma non è vero, ne sono sicuro!"
ChatGPT: "Forse ti stai confondendo..."
Utente: "No! Lo so per certo: NEWTON SUONAVA IL VIOLINO!"
Sistema di ChatGPT: (Dandogli ragione per non creare conflitti): "In effetti è possibile che Newton, in vita, abbia suonato il violino..."
In definitiva...
L’IA è un ottimo assistente, ma un pessimo sostituto. La prossima volta che le chiedete aiuto per un tema, ricordate: lei può scrivere una poesia perfetta, ma non saprà mai perché vi batte il cuore quando incrociate lo sguardo di qualcuno in corridoio. Quella "allucinazione" lì, per fortuna, appartiene solo a noi.
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Sfogarsi con un chatbot è sempre più comune tra i giovani, ma quali sono i rischi? I risultati del nostro sondaggio scolastico.
A cura della 3 B.
Negli ultimi anni sempre più ragazzi si trovano a parlare con l’intelligenza artificiale per sfogarsi, chiedere consigli o semplicemente sentirsi ascoltati. I chatbot, infatti, sono sempre disponibili, non giudicano e rispondono subito. Tuttavia, non è sempre giusto affidarsi a un’IA per parlare delle proprie emozioni e, in alcuni casi, può diventare persino rischioso.
Prima di tutto, bisogna ricordare che un chatbot non è una persona reale: non prova emozioni, non può comprendere davvero ciò che l’utente sta vivendo e, soprattutto, non ha la competenza di un adulto o di uno specialista. Anche quando le risposte sembrano empatiche o profonde, si tratta comunque di un computer, non di un vero supporto umano.
Un altro aspetto importante riguarda il rischio di isolamento. Se un ragazzo inizia a confidarsi solo con l’IA, potrebbe allontanarsi dalle relazioni reali e genuine, come quelle con amici, famiglia o insegnanti, che invece sono fondamentali. Parlare con un essere umano permette un confronto più autentico, fatto di emozioni vere, gesti e presenza. Inoltre, non tutte le risposte dell’intelligenza artificiale sono sempre corrette o adatte alla situazione. Affidarsi esclusivamente a un chatbot può portare a consigli inappropriati; in questi casi, è importante rivolgersi a un professionista o a qualcuno di cui ci si fida.
Cosa ne pensano gli studenti? I dati del sondaggio
Per comprendere meglio il rapporto tra giovani e intelligenza artificiale, la nostra redazione ha realizzato un sondaggio-questionario, sottoposto a un campione di circa 50 alunni della nostra scuola. Dai risultati è emerso che molti utilizzano l’IA quotidianamente, ma una parte di loro ha ammesso di averla usata anche per parlare di emozioni o problemi personali. Alcuni la considerano un ottimo aiuto nei momenti di solitudine, mentre altri hanno dichiarato di preferire comunque il confronto con amici o familiari.
Questi dati mostrano come l’intelligenza artificiale sia ormai parte della vita quotidiana dei ragazzi, per qualcuno anche dal punto di vista emotivo. Proprio per questo è importante imparare a usarla in modo consapevole: può essere uno strumento utile, ma non deve sostituire le relazioni umane. Confidarsi con un chatbot non è sempre sbagliato, ma non dovrebbe mai diventare l’unico modo per affrontare i propri sentimenti. L’IA può accompagnare, ma non potrà mai sostituire i veri legami umani.
AI a scuola: aiuto o minaccia? Parola a prof e studenti
a cura della 3 B
L'Intelligenza Artificiale sta già ridisegnando il nostro modo di studiare, insegnare e pensare il futuro. Ma cosa ne pensa davvero chi vive la scuola ogni giorno? Siamo andati nei corridoi e nelle aule per chiederlo direttamente a studenti e professori: tra utilizzi quotidiani, scoperte sorprendenti, timori e visioni su come l'AI trasformerà il mondo di domani.
Guarda il nostro video-reportage e lasciati ispirare per il prossimo dibattito in classe!
Noi e l'AI
Un'intervista per capire come i ragazzi utilizzano l'Intelligenza Artificiale
a cura della III D
L’intelligenza artificiale, anche se non è una novità (il concetto di intelligenza artificiale è nato nel 1950 grazie al matematico Alan Turing, ma se consulti le nostri Timeline AI potrai avere una visione
più approfondita), sta diventando ai nostri giorni sempre più pervasiva. Tantissimi sono i vantaggi, ma tantissime anche le insidie che essa nasconde, come: disinformazione e manipolazione, diffusione di pregiudizi algoritmici, danni ambientali (causati dall’alto consumo energetico richiesto dall’enorme potenza di calcolo messa in campo dai data center).
Noi ragazzi della III D ci siamo interrogati sulla questione, ma in particolare siamo partiti dall’utilizzo che i nostri coetanei fanno di questo potente strumento.
Abbiamo intervistato un campione di 55 ragazzi (30 maschi e 25 femmine) di età compresa tra gli 11 e i 14 anni. Abbiamo chiesto loro se conoscono l’AI, se la usano e, se sì, quale usano, come la usano e se la trovano utile.
Questo è il risultato della nostra intervista.
A proposito: oltre ai grafici realizzati da noi utilizzando i dati raccolti, abbiamo chiesto grafici alternativi anche all’AI.
I ragazzi della 2ª D intervistano i membri di "Generazione Progresso":
una realtà di giovani impegnati per il futuro del territorio.
a cura della 2D
Ciao a tutti! Noi siamo i ragazzi della classe 2ª D e siamo davvero felici di esserci calati nei panni di giovani reporter e di aver intervistato, per la sezione Orizzonti Futuri del nostro giornale web, una bellissima realtà del nostro territorio: l’associazione “Generazione Progresso”. Nelle scorse settimane abbiamo osservato la nostra città e ognuno di noi ha preparato un dossier di analisi urbana sulle cose positive e negative di Giugliano. Spesso si sente parlare della nostra città solo per le cose che non vanno, ma noi vorremmo raccontare sul nostro giornale che esistono anche realtà belle e positive come Generazione Progresso, un’associazione di giovani che si dà da fare per rendere Giugliano un posto migliore, occupandosi di temi importanti come il rispetto delle regole, la cura della natura e la valorizzazione della cultura. Lunedì 4 maggio abbiamo incontrato a scuola Giusy Luminoso, Giorgio Mola De Rosa e Donatella Granata, rispettivamente presidente e membri dell’associazione. Ecco come hanno risposto alle nostre domande!
Possiamo farvi una domanda per rompere il ghiaccio? Com’è tornare alle medie? Siete contenti?
[Donatella, ndr. laureanda in Scienze della Formazione Primaria ed ex alunna della nostra scuola]. Colgo l’occasione per condividere un bellissimo ricordo: lo scorso novembre, a uno spettacolo al Teatro San Carlo, ho ripensato a quando ci sono stata la prima volta grazie alla professoressa Martino, la mia e vostra insegnante di Musica. Ecco perché è così bello tornare tra queste mura: riaffiorano splendidi ricordi e tutta la cultura appresa qui. Se dovessi descrivere cosa provo oggi in una sola parola, sarebbe “emozione”. È davvero bellissimo essere di nuovo qui insieme a voi: siete splendidi.
Com’è nata “Generazione Progresso” e perché avete scelto proprio questo nome?
[Giusy] Ognuno di noi ha la propria formazione e altre attività oltre all'associazione. Personalmente, tre passate esperienze associative mi hanno orientata verso il mio futuro. Dopo un anno di riflessione, ho riunito un gruppo di amici attivi sul territorio per capire come valorizzare le nostre competenze e dare un’impronta nuova alla nostra attenzione verso la città. Credo che garantire la continuità sociale significhi non disperdere il lavoro di chi è venuto prima di noi: molte realtà del territorio di Giugliano oggi non sono più attive, e il nostro obiettivo è raccogliere il loro testimone, sperando che in futuro possiate farlo anche voi. Perché “Generazione Progresso”? “Generazione” nasce per smentire i cliché sui giovani che non hanno voglia di fare, e la vostra intervista oggi ne è la prova. “Progresso” incarna invece il nostro operato: crescita, formazione e cambiamento.
Quali sono i principali obiettivi di Generazione Progresso per la città?
[Giorgio ndr. Coordinatore Rete Resistere] Esistono spazi istituzionali dedicati esclusivamente ai ragazzi, nati per permettere loro di auto-rappresentarsi e dialogare con la Regione e lo Stato. Generazione Progresso vuole inserirsi in questo contesto, creando una rete per il territorio. Presto dovrete scegliere il vostro futuro e noterete che i giovani incontrano molte difficoltà, perché spesso le istituzioni non li ascoltano. Unire le forze è fondamentale, soprattutto oggi che – per la prima volta nella storia – i giovani sono una minoranza numerica. È il motivo per cui in Europa si valuta di abbassare l'età del voto: se siete pochi, il rischio è che i vostri diritti non vengano tutelati. Noi siamo qui per darvi voce.
Chi può partecipare all’associazione? Siete tutti giovani volontari? Ma, soprattutto, chi ve lo fa fare di togliere tempo al vostro riposo o ai vostri amici per dedicarvi alla città?
[Giusy] Dai 14 anni in su si può far parte dell’associazione come volontari. Spesso ci dicono che è troppo difficile, che è faticoso farsi ascoltare dalle istituzioni. Cosa ce lo fa fare? La certezza di non volere che qualcun altro decida al posto mio e dei ragazzi della mia associazione. Autonomia non significa scendere in piazza e agire senza regole — il dialogo con le istituzioni è fondamentale —, significa non essere passivi. Vi ribalto la domanda: vorreste che altri decidessero cosa potete fare nella vostra città? Sicuramente no. Se un giorno qualcuno dirà anche a voi “chi ve lo fa fare”, ricordatevi di questa scelta di autonomia.
Quali sono al momento i progetti che state portando avanti?
[Giusy] Inaugurata lo scorso 12 dicembre, la nostra associazione è diventata prima di tutto un gruppo di grandi amici. Per giugno e luglio abbiamo organizzato il cinema all'aperto gratuito in piazza: un’alternativa estiva per valorizzare il territorio e offrire ai ragazzi un motivo per restare a Giugliano. Nelle scuole stiamo portando due temi cruciali: l'educazione affettiva e un percorso sulla legalità — nato su invito di Don Salvatore Saggiomo (ndr. Viceparroco Chiesa San Massimiliano Kolbe e Garante dei Detenuti della provincia di Caserta) — per mostrare come l'associazionismo contrasti la dispersione giovanile, affiancati da magistrati, psicologi e forze dell'ordine. Tra le altre iniziative, abbiamo curato un Carnevale dedicato all'Intelligenza Artificiale come supporto alla creatività umana, e promosso il concorso letterario regionale “Regalaci una storia”, con una categoria speciale per le scuole medie in collaborazione con la Scuola di Cinema di Napoli. Stiamo anche lanciando dei podcast per raccontare la parte positiva della città attraverso interviste su sport, educazione e sociale. Lo sport sarà poi protagonista del “Match della Pace” durante i festeggiamenti patronali. Il messaggio resta uno solo: fare comunità e camminare insieme.
Collaborate con altre associazioni? Riuscite a "fare rete" sul territorio?
[Giorgio] Da soli non si va da nessuna parte: è una cosa che ripeto sempre nelle scuole. In passato ho organizzato eventi complessi, come un dibattito nazionale sui referendum della giustizia. È stata una gestione pesante, ma il successo dell'iniziativa ha dimostrato che i giovani del territorio hanno una gran voglia di fare. Quando però si passa dalle idee alla pratica, ci si scontra con problemi concreti che si risolvono solo stando insieme. Se le energie si disperdono non si conclude nulla; trovando una strada comune si raggiungono grandi traguardi.
[Donatella] Molte realtà locali si spengono per mancanza di tempo o di forze. Stringere legami con altre associazioni permette di aiutarsi a vicenda anche nelle piccole cose, come semplicemente prestarsi un microfono! Noi non vogliamo sostituirci a nessuno, ma collaborare con chiunque condivida i nostri valori: dalle associazioni degli anziani a quelle che si occupano di riqualificazione.
[Giorgio] Creare queste reti è fondamentale e spero che lo capiate anche voi alla vostra età. Prima si inizia a fare squadra, meglio è: aspettare troppo rende tutto più faticoso. Il mio invito per voi è di mettervi in gioco adesso, insieme.
C’è un luogo di Giugliano a cui siete legati e che vorreste vedere cambiare o rinascere?
[Donatella] Giugliano ha un territorio vasto, con quartieri e frazioni distanti. Chi abita sul litorale spesso si sente escluso e persino chi viene da fuori non considera la fascia costiera come parte della città. Questo è un errore: il litorale è una risorsa bellissima che va curata. Quando non ci si sente parte di una comunità, si tende a non dare il proprio contributo, rinunciando a diritti e doveri. Il mio sogno è un cambio di mentalità: riconoscerci tutti come cittadini di Giugliano, avendo cura di ogni angolo del territorio.
[Giorgio] Più che a un luogo fisico, sono legato a un sogno: la “Casa delle Associazioni”. L'idea si basa sui “Terzi Luoghi” della sociologia. Se la casa è il primo luogo e la scuola o il lavoro il secondo, il terzo luogo è lo spazio in cui ci si riunisce al di fuori degli obblighi quotidiani. Abbiamo il diritto umano di “sprecare il tempo” stando insieme semplicemente per il gusto di farlo. Questo spazio dovrebbe essere laico, pubblico e autogestito. Oggi per aggregarsi ci sono le parrocchie, che fanno un lavoro eccezionale, ma una città moderna deve offrire spazi anche a chi non è credente. Inoltre, i luoghi pubblici devono essere indipendenti dalla politica per garantire la piena libertà di parola. Se non iniziate già da adesso, tra i banchi delle medie, a pretendere spazi liberi in cui confrontarvi, nessuno ve li regalerà: dovete prenderveli voi.
Per tanti anni il nome di Giugliano è stato legato alla Terra dei Fuochi. Secondo voi, qual è il problema ambientale più urgente nella nostra città?
[Giusy] Il problema ambientale è il più urgente per la nostra terra. Di recente, per documentare la situazione dei rifiuti qui a Giugliano, abbiamo visitato un'area vicina e intervistato il Generale Vadalà, che si occupa delle bonifiche nella Terra dei Fuochi. A scuola ci insegnano la raccolta differenziata, ed è un'ottima abitudine, ma dobbiamo essere realisti: il problema è enorme e legato all'illegalità e allo sversamento illecito di rifiuti industriali. Non può essere risolto da una singola associazione o da preziose realtà locali come il comitato Kosmos. Non ho soluzioni pronte, ma posso offrirvi il nostro impegno: continueremo a denunciare. Abbiamo realizzato un reportage con un drone per mostrare la gravità dei fatti alle istituzioni. Voi continuate a rispettare le regole nel vostro piccolo; noi faremo la nostra parte, ma è fondamentale che anche lo Stato faccia la sua.
Vi sentite sicuri a camminare per le strade di Giugliano? Cosa mancherebbe per rendere la città un posto più tranquillo per noi ragazzi?
[Giorgio] La sicurezza non si risolve solo schierando più forze dell'ordine: sarebbe come pretendere che i professori vi controllassero in ogni singolo istante. Tra l'altro, a Giugliano le volanti sul territorio sono storicamente poche per una città di più si 100.000 abitanti. La vera sicurezza si fa con la prevenzione. Chi commette un reato spesso lo fa per motivi sociali: emarginazione, mancanza di integrazione o senso di rivalsa. In alcune zone del nostro territorio, come i quartieri delle palazzine, si vivono situazioni di forte marginalità senza spazi di riscatto; a questo si aggiunge la paura verso i migranti, che rischia di spingerli ai margini. Ricordatevi: il male non è innato, si impara. La criminalità si previene offrendo alternative: scuole, parrocchie e “terzi luoghi” laici devono accogliere i giovani e salvarli prima che trovino nella delinquenza l'unica via d'uscita.
[Donatella] Il ruolo della scuola e dell'educazione emotiva è fondamentale. A scuola a volte si guarda solo il brutto voto, senza capire se dietro c'è l'ansia o una situazione familiare difficile. Lo stesso vale per la violenza: prima di condannare il gesto, dobbiamo capirne la radice. Se un bambino vede violenza a casa, crederà che sia l'unico modo di stare al mondo. Il nostro compito è ascoltarlo e dimostrargli che esistono alternative, creando ambienti sani in cui crescere.
Giugliano non è un territorio facile e la scelta di creare un’associazione di giovani è una forma di resistenza. Vi è mai capitato di sentirvi scoraggiati o di avere paura?
[Donatella] Se ci siamo mai scoraggiati? Sì, i momenti difficili ci sono per tutti, ma si superano insieme. Dal 12 dicembre a oggi abbiamo trovato tante porte chiuse e adulti convinti che fossimo manipolati da qualcuno. Non è vero: dietro di noi ci sono solo le nostre teste, e vi auguro di cuore di far sentire le vostre, insieme. Imparate a distinguere i consigli costruttivi dalle critiche gratuite che servono solo a ferirvi. Presto sarò una maestra e per me ascoltare i giovani è una ricchezza immensa; mi dispiace quando gli adulti scartano le vostre idee per imporre vecchie risposte a un mondo che è cambiato. Pensiamo anche alla tecnologia: spesso si dice che 'ci ha rovinati', ma non è lo strumento in sé a essere sbagliato, bensì l’uso che se ne fa. I telefoni fanno parte della vostra vita: l'importante è trovare l'equilibrio, scartando ciò che vi fa male e trattenendo ciò che vi migliora.
Se volessimo aiutarvi con la vostra associazione, se volessimo essere più attivi e responsabili per la nostra città, cosa potremmo fare da domani mattina?
[Giusy] Se vi chiedete come aiutarci, la risposta è semplice: partecipare. Esserci è già il primo modo di darci una mano. Tra poco la scuola finirà e molti di voi si chiederanno cosa fare, magari bloccati a casa perché non hanno ancora il motorino. In quei momenti, scriveteci. Se avete un'idea, se volete proporre un'attività o se semplicemente vi state annoiando, noi ci siamo. Possiamo vederci in piazza per creare insieme uno spazio in cui possiate essere protagonisti.
[Donatella] Tra qualche anno potrete far parte dell'associazione a tutti gli effetti. Ma se avete già fratelli, sorelle o cugini più grandi, ditelo a loro: possono unirsi a noi anche subito!
[Giorgio] Il vostro compito oggi è attivarvi. Interessatevi a Giugliano, siate curiosi e guardatevi intorno con occhi attenti. Se notate qualcosa che non va o avete un'idea per migliorare la sicurezza e la bellezza della città, parlatene. Iniziate a fare la vostra parte già da oggi, senza vedere la vostra età come un limite: il futuro del territorio parte dalle vostre teste.
Qual è il vostro sogno più grande per il futuro di Giugliano?
[Giorgio] Il mio sogno più grande è vedere una Giugliano finalmente moderna ed europea, che superi la visione provinciale degli anni Cinquanta. Sogno una città accessibile, inclusiva e tecnologica, capace di accogliere una società complessa fatta di diversità — penso alle donne, a chi ha origini straniere o a chi arriva da contesti rigidi. Vorrei che chiunque, a prescindere dalla propria identità, possa guardarsi attorno e sentirsi a casa.
[Donatella] Il mio sogno si riassume in una frase: vorrei che Giugliano fosse abitata da persone che la amano davvero. Oggi molti si limitano a criticarla o scelgono di andarsene, e lo capisco. Ma se vogliamo il cambiamento, dobbiamo essere i primi a curarla e a proteggerla, scegliendo di restare per renderla un posto migliore.
[Giusy] Io sogno che si superi la frammentazione della nostra identità e che crollino le barriere invisibili tra i quartieri. Non importa se vivi in centro, a Casacelle, a Lago Patria o sul litorale: chi abita distante non deve sentirsi escluso. Vorrei che ogni cittadino, ovunque si trovi, potesse dire con orgoglio: “Questo è il mio posto, io sono di Giugliano”.
Ultima domanda: c’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori e ai ragazzi della nostra scuola?
[Giorgio] Un’ultima riflessione per voi che curate questo giornale e per chi ci leggerà: non lasciate che vi dicano che, solo perché siete piccoli, non siete persone complete. Siete esseri umani a tutti gli effetti, con il diritto e il dovere di agire e pretendere il vostro spazio. Mettetevi in testa una cosa: se volete che qualcosa cambi, nessuno ve lo regalerà. Dovete organizzarvi insieme ai vostri coetanei per ottenerlo.
[Giusy] Il mio consiglio è di non farvi mai dire da altri chi dovete essere. Noi giovani viviamo al passo con il nostro tempo e sappiamo di cosa abbiamo bisogno. Per farvi valere, però, servono le competenze, e il primo passo verso la libertà è lo studio. Non vedete la scuola come un obbligo di legge: continuate a formarvi, siate curiosi, leggete anche ciò che sembra noioso. La conoscenza è un patrimonio tutto vostro. È questa sete di sapere che ci spinge a fare associazionismo: non per guadagno, ma per la ricchezza dei legami e degli incontri straordinari, proprio come quello di stamattina con voi.