my writings

I "writings" ("scritti") che inserisco in questa sezione sono o riflessioni personali, oppure articoli non scritti da me ma che a mio avviso hanno un'importanza tale da trovare legittimo posto nella mia "home" virtuale. 
Il senso è "copiare un appunto importante per tenerselo sempre vicino", e, dal mio punto di vista, è un grande onore che faccio all'Autore.
Gli articoli non scritti da me saranno riportati in modo integrale -per correttezza- e con tutti i riferimenti -giustamente- (URL, autore).

Nel caso in cui gli "aventi diritto" non siano d'accordo in qualsiasi modo, sono pronto a rimuoverli dal mio sito in ogni momento.



Da .pdf a .jpg: la soluzione definitiva

posted Dec 19, 2013, 2:17 AM by Vittorio Cagnetta   [ updated Dec 19, 2013, 2:19 AM ]

Ci provi sempre, ma i caratteri, poi, sul .jpg, si leggono male... Try this instead:

convert -density 288 -background white -alpha off test.pdf -resize 25% test.jpg

Git, questo sconosciuto

posted Jun 4, 2013, 7:12 AM by Vittorio Cagnetta   [ updated Jun 7, 2013, 12:45 AM ]

(Articolo di informatica pensato per i programmatori).

Git è un programma che serve a lavorare sul codice in modo condiviso.

Ecco cosa mi ha scritto Chris della Novell/SUSE...

Casella di testo

[...]

First create a repo:

 

Install git (There is git for nearly every OS on the planet) there is agood chance you can install it from your standard package manager. (apt, yum, zypper, ....)

 

the go to your project folder (a copy ? ) and run git init

This will create a .git folder in your project. Your project is now a git repo!

 

after that add the files to the repo:

git add * ( Adds the files to the repo)

git commit -a -m "initial commit" commits the (added files to the repo)

 

you now have all your content in a version repo! for more read the git book http://git-scm.com/book

 

Now sharing. This is only a bit more work.

 

Go to github.com (my favourite git repo provider) and get an account.

 

set up ssh keyless entry with github: https://help.github.com/articles/generating-ssh-keys

(I dont get the xclip bit either. just copy you pubkey and paste it to the form in the webpage)

 

create a repo on github.

https://help.github.com/articles/creating-a-new-repository

 

the add this remote repo to your local repo.

git remote add github git@github.com:yourname/easybashgui.git

 

you find this link in the repository page when you press the ssh button.

 

then do a git push github master and your files will be uploaded!

 

[...]

 

Cheers



Alcuni concetti sparsi...

1) in un terminale, con cd, => vai nella cartella del progetto...
2) git init ; git add * ; git commit -a -m "initial commit" ; git remote add github git@github.com:[user]/BashGui/easybashgui.git  # solo una volta giusto per iniziare...

1) in un terminale, con cd, => vai nella cartella del progetto...
2) git pull github master # "pull" prende il repo remoto e lo porta IN LOCALE (si fa prima sempre questo, per includere le modifiche fatte da altri)
3) cambi il codice, fai miglioramenti, ecc.ecc.ecc.
4) git commit -a # serve a registrare in git le modifiche che hai fatto IN LOCALE...
5) git tag -a 8.0.0 -m "New 'git' EBG version!" # cambi versione IN LOCALE (facoltativo, se vuoi farlo)...
...e alla fine:
6) git push github master # "push" manda IN REMOTO le modifiche che hai fatto (se *non hai* cambiato la versione)...  ;-)
...oppure...
6) git push --tags github master # "push" manda IN REMOTO le modifiche che hai fatto (se *hai* cambiato la versione)...  ;-)

Il femminicidio

posted May 3, 2013, 5:47 AM by Vittorio Cagnetta

Spero che nessuno mi equivochi in questo commento per me profondamente sentito, e, sperando di evitare fraintendimenti, affermo che sono un uomo che ama sua madre che l'ha messo al mondo, sua moglie che lo ha salvato, e sua figlia che rappresenta "la luce dei suoi occhi". Sono un uomo che crede che se il potere l'avessero avuto le donne avremmo avuto molte meno guerre e inquinamento, perche' le donne in quanto mamme in atto o potenziali non distruggono mai l'ambiente dove dovrebbe nascere e crescere la loro prole, ed inoltre il genere femminile è stato dotato in natura di una particolare sensibilità e rispetto per la vita altrui, talmente forti che lo rendono praticamente incapace di fare atti di violenza cosi' disumana come quelli che l'Autrice ricordava in questo post.(*)

Cio premesso, bisogna capire una buona volta che il femminicidio e' la *naturale* conseguenza di questo tipo di societa' deviata.

Questo per tre motivi.
1) La donna E' USATA, suo malgrado, dalle campagne mediatiche di propaganda commerciale in modo asfissiante e continuo, con la conseguenza che queste ultime finiscono per disumanizzare la donna da persona a "bambola" da desiderare. Tenete presente che un desiderio, se irraggiungibile, diventa causa di dolore (lo dice Buddha) e io aggiungo: quindi odiato.
2) E' una societa' in cui non esiste il valore del rispetto per l'altro, e spesso alla fine vale solo la legge del più forte. Punto.
E' una triste verità. Prendetene atto voi che credete ancora di vivere in un "contesto cvile". Vi faccio una domanda: se lasciamo la forma, ed entriamo nella testa delle persone, siete cosi' sicuri che sia cosi' convintamente accettato il "contesto civile"?
3)Non esiste il valore di forza interiore ed esteriore, tesa anche alla difesa propria, se dovesse servire. Questo sia per colpa della societa' che ha deinvidualizzato il "farsi giustizia", sia per colpa nostra che siamo alla completa mercè di chi è piu' grosso di noi se ci trovassimo un giorno soli. E questo non fa che favorire ancora di piu' l'avverarsi di episodi efferati, in cui la donna viene travolta in virtu' della semplice forza fisica, che nella specie umana hanno in misura maggiore gli individui maschi. Le donne affollano le palestre di aerobica e curano molto il gluteo, ma la difesa personale, quella interessa davvero a poche, molte delle quali perche' hanno passatoo o rischiato di passare brutte esperienze.

Un consiglio di cuore alle nostre sorelle, tutte vittime loro malgrado della societa' che le mercifica, che non contempla valori etici e impone loro di essere sempre belle ma non forti di spirito e di corpo: studiate le Arti marziali.
Potrebbe non bastare, ma vale il principio:
"SE DEVO MORIRE, TU MORIRAI CON ME ORA".

(*): Il post era questo: Mentecritica. Il Femminicidio: La Nuda verità

Incidenti nucleari: da Chernobyl a Fukushima, le cifre nascoste e l’addomesticamento del pubblico

posted Jan 17, 2013, 7:11 AM by Vittorio Cagnetta   [ updated Jan 17, 2013, 7:21 AM ]

Pubblicato il 17 gen 2013 da Davide Mazzocco

(URL originale: http://www.ecoblog.it/post/48037/incidenti-nucleari-da-chernobyl-a-fukushima-le-cifre-nascoste-e-laddomesticamento-del-pubblico? )

È destinato a far molto rumore l’articolo sul dossier scientifico multimediale del CNRS(Centre National de la Recherche Scientifique), relativo al nucleare e rivolto al grande pubblico, diffuso ieri sulle pagine di Rue89 e firmato da Thierry Ribault. Nell’articolo Ribault fa subito una premessa spiegando di volersi dissociare dall’atteggiamento tenuto dal dossier “destinato ad addomesticare le masse e a tacere la vera situazione di Fukushima”.

L’aggettivo “scientifico”, relativamente al dossier, viene messo fra virgolette da Ribault che mette a confronto le cifre degli organismi mondiali deputati al controllo degli effetti dei disastri nucleari.

Le cifre di Chernobyl

Vediamo nel dettaglio i numeri. Nel dossier CNRS si parla di un rapporto dell’OMS(Organizzazione Mondiale della Sanità) e dell’AIEA (Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica) sulla catastrofe di Chernobyl effettuato nel 2005: a quasi vent’anni dall’incidente avvenuto nel 2006, il dossier, sotto l’egida delle Nazioni Unite, parla di 50 vittime immediate e di 2000 decessi fra i 200mila esposti.

Le cifre dell’Union of Concerned Scientist e della New York Academy of Sciences parlano, rispettivamente, di 25mila morti e di 211-245mila decessi a 15 anni dalla catastrofe. Si tratta di un gap impressionante. Un rapporto del Governo ucraino cita 2,25 milioni di persone esposte, di cui circa mezzo milione di bambini. Fra il 1992 e il 2009 fra i bambini ucraini le malattie endocrine sono aumentate dell’11,6%, le patologie dell’apparato motorio del 5,3% e quelle dell’apparato gastro-intestinale del 5%.

Com’è possibile questa discrepanza? Perché nonostante le cifre in mano al Governo ucraino, nel 2011 il Comitato Scientifico delle Nazioni Unite continua a parlare di 62 morti a causa delle radiazioni? Insomma chi controlla l’operato dei controllori? Ribault si chiede chi ci sia a vigilare sulla “neutralità scientifica” delle Nazioni Unite, sul “concubinaggio” che lega fra di loro i poteri forti come la CEA (Commissariato all’Energia Atomica), l’ANDRA (Agenzia Nazionale per la gestione delle scorie radioattive), l’IRNS (Istituto di radioprotezione e sicurezza nazionale) e i colossi EDF e AREVA?

Le cifre di Fukushima

Il j’accuse di Ribault affronta anche la questione Fukushima. In merito all’incidente avvenuto in Giappone, il dossier parla di 110mila abitanti sfollati e di una zona rossa di 20 km quando il raggio di inabitabilità è di 40 km. Inoltre non viene fatta alcuna menzione del fatto che la definizione della zona di migrazione sia determinata da una radioattività annua di 20 millisieverts, una misura quattro volte superiore a quella di Chernobyl…

Ribault cita le cifre raccolte in due anni di studi in Giappone, sul campo. Secondo le sue ricerche la diffusione di cesio 137 nell’atmosfera è 500 volte superiore all’esplosione diHiroshima, l’emissione di gas xenon 133 è doppia rispetto a Chernobyl.

A Fukushima ci sono 1532 barre di combustibile stoccate in una piscina al quinto piano della centrale. Se ci fosse un’altra scossa di terremoto in grado di far crollare l’edificio che cosa accadrebbe? “Sarebbe la fine” ha detto il prof Hiroaki Koide dell’Università di Kyoto.

Dei 2 milioni di abitanti del dipartimento di Fukushima solamente 63mila l’hanno abbandonato, mentre 100mila sono migrati allontanandosi dalla centrale ma restando all’interno della regione. Lo scorso dicembre sono scaduti gli alloggiamenti gratuiti per gli sfollati, il 39% degli 80mila bambini finora esaminati accusa noduli e cisti, si segnalano i primi casi di cancro. Un terzo dei 300mila abitanti della città vorrebbe fuggire ma non può farlo.

Prigionieri di un incubo tutt’altro che finito, gli abitanti di Fukushima non sono soltanto vittime degli effetti collaterali del progresso, ma di una post-capitalismo che continua a produrre ignoranza e disinformazione per perpetuare le proprie agonizzanti rendite di posizione.

Via I Rue89

Foto © Getty Images

«… e la lor cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte»

posted Dec 3, 2012, 2:14 AM by Vittorio Cagnetta   [ updated Jan 17, 2013, 7:22 AM ]

L'articolo in questione l'ho letto all'URL " http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=27474" e lo nella mia "home" virtuale anche per far un pò di pubblicità ad Arianna Editrice, che mi sembra se lo meriti. 



«… e la lor cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte»
di Francesco Lamendola - 19/08/2009

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

Così descrive gli ignavi il gran padre Dante, nei versi 46-48 del terzo canto dell'«Inferno»:

«Questi non hanno speranza di morte,
e la loro cieca vita è tanto bassa,
che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte».

Queste parole, così crudamente realistiche e così spietatamente vere, ci tornano alla mente ogni qualvolta ci capita d'imbatterci, non volendo, in quella esiziale forma di bassezza umana che consiste nel covare gelosamente il proprio orticello culturale, la propria immagine deformata di sé, la propria illusione di grandezza, tenendosi pronti a scattare come vipere non appena si abbia la sensazione, a torto o a ragione (di solito a torto), che qualcosa o qualcuno minaccino quel comodissimo «particulare», mettano in forse quelle misere certezze prefabbricate.
Talvolta è stata la boria professorale di qualche barone universitario, magari divenuto tale a forza di leccare gli stivali del suo predecessore, e che è partito all'attacco, ciecamente e a lancia in resta, di colui che, oltretutto privo del pedigree accademico, aveva osato invadere la sua proprietà riservata, il suo campicello coltivato con sospettosa diffidenza e considerato, ormai, proprietà sacra e intangibile; qualche barone, diciamo, totalmente disinteressato alla libera e franca discussione, totalmente infastidito dalla prospettiva di potere o dovere tener conto di altri punti di vista, di altre visioni del reale, e unicamente concentrato nell'esercizio logorroico e maniacale di un soliloquio erudito nel quale chiunque altro, prima di avventurarsi, deve chiedere umilmente il permesso e fare pubblico atto di sottomissione a quel tremendo signore feudale.
Individui che si trincerano dietro l'alibi della scientificità della ricerca e che tutto ciò a cui mirano, in realtà, è difendere ciecamente, contro tutto e contro tutti, la propria riserva di caccia; che non sono disposti a scendere dalla loro amata cattedra mai e poi mai, per nessun motivo, perché, se lo facessero, sembrerebbe loro di abbassarsi al livello dei comuni mortali, del «vulgo odioso et inimico», come lo definitiva il loro grande capostipite, il barone cortigiano per antonomasia, messer Francesco Petrarca; che non sono mai stati sfiorati in vita loro, neppure una volta, dal sospetto che forse, dopotutto, la vera università non è quella industria pseudoculturale che rilascia i diplomi di laurea, ma la vita, la vita vera e vissuta, con i suoi dolori e le sue difficoltà, con la sua saggezza e la sua ansia di verità e di bellezza.
Altre volte sono stati colleghi invidiosi e malevoli, divorati dalla gelosia, ma, in realtà, tarlati nel profondo dalla mancanza di autostima; e, più in generale, persone assolutamente incapaci di guardarsi dentro con un minimo di onestà intellettuale e spirituale, di leggere nelle proprie miserie e debolezze: e ben decise, al contrario, a costruire l'intera loro esistenza sotto le bandiere della rivincita, del rancore, della malevolenza, particolarmente contro quanti intuiscono essere loro di gran lunga superiori, non tanto per ragioni contingenti, professionali o culturali, ma proprio sul terreno della capacità di mettersi in discussione; di farsi umili davanti al mistero del mondo; di seguire con fedeltà la propria chiamata; di leggersi dentro senza sconti e senza ipocrisie; di lavorare incessantemente su se stessi per migliorarsi, affinarsi, perfezionarsi.
Persone che si credono vive, mentre sono già in avanzato stato di putrefazione spirituale e morale; persone sopravvissute alla rovina della propria dignità, della propria trasparenza, della propria autenticità; persone che, per cibare l'orgoglio del proprio cadavere, hanno sempre bisogno di un nemico contro il quale scagliarsi, di qualcuno con cui venire a contesa, di un capro espiatorio sul quale riversare tutta la loro frustrazione, la loro rabbia impotente, la loro intima disperazione di anime perdute.
Un caso abbastanza tipico è quello di quanti esercitano una forma di potere o di autorità legale; di quanti, da una posizione di forza, lavorano presso un ufficio pubblico; di quanti indossano una divisa, solo per nascondere la loro insufficienza e per prendersi una effimera rivincita sul prossimo: una rivincita che non sarebbe alla loro portata, mai e poi mai, se dovessero misurarsi con la vita ad armi pari, e rinunciare all'effimera superiorità conferita loro da circostanze puramente esteriori, e che poco o nulla hanno a che fare con il loro autentico valore di esseri umani.
È noto che l'imbecille in uniforme è un tipo umano estremamente caratteristico; anche se va aggiunto, subito dopo, che non è assolutamente vero che tutti gli individui in uniforme siano degli imbecilli: niente affatto; ma è un dato incontrovertibile che l'uniforme, e specialmente i gradi cuciti su di essa, costituiscono il guscio ideale per tutti quei molluschi che hanno bisogno di sentirsi dei leoni, ma senza fare troppa fatica e senza esporsi al benché minimo rischio.
Poi, in una categoria a parte, o in una sottocategoria a parte, bisognerebbe mettere le donne (con buona pace del dilagante servilismo nei confronti di una cultura femminista sempre più logora e ipocrita): quelle donne, precisamente, che cercano nell'uomo solamente il trastullo della propria vanità più banale e grossolana, pronte e disposte a servirsi di qualunque mezzo, pur di riuscire a strappare una nuova conquista, che gratifichi il loro ipertrofico ego e le aiuti a cullarsi ancora un poco nella dolce illusione della propria potenza e irresistibilità.
E sia chiaro che, fra esse, le peggiori non sono quelle che giocano, per così dire, a carte scoperte, gettando sul tavolo della partita la propria avvenenza, vera o presunta, e la propria capacità di sedurre, sul piano puramente sensuale: perché quelle, almeno, non pretendono di essere altro da ciò che sono; e, non fosse altro che per questo, meritano un certo grado di rispetto.
Nossignore: le peggiori sono quelle che  mascherano lo stesso identico desiderio, dietro una facciata di pretese culturali e persino spirituali; che parlano di viaggi interiori, di percorsi di conoscenza, di esigenze durevoli dell'anima: ma che, in realtà, tutto quello che vogliono è di rigirarsi l'uomo - non un uomo qualsiasi, ma quello che sentono essere loro superiore, appunto sul piano della coerenza esistenziale e della ricerca spirituale - fino al punto di vederlo in propria balia e, con un sorriso di trionfo, aggiungerlo all'elenco delle loro pretese «vittorie».
Questo tipo di donna, così come il corrispondente tipo di uomo, è una creatura del fango, che ha fatto della propria vita un impegno indefesso non già per tirarsene fuori e portarsi sul terreno asciutto, ma per trascinare in basso, ancora più in basso di sé, gli altri; e che gode particolarmente se vi riesce proprio con quelli che, con infallibile intuito, avverte appartenere all'altra grande razza umana: quella di coloro che sono disposti e decisi a lottare per trarre fuori dal fango se stessi e, se possibile, in un secondo tempo, anche i propri simili più vicini.
Aggiungiamo che non è cosa semplice esprimersi in questi termini, perché la cultura del sospetto di freudiana memoria, nella quale noi tutti, figli della modernità, ci troviamo impantanati, vorrebbe che un simile giudizio si ritorca immediatamente contro colui che ha osato pronunciarlo, almeno dal punto di vista della maggioranza. «Ecco, è chiaro - bisbiglieranno le creature del fango, con le palpebre ricoperte da uno spesso strato di mota - che costui, per parlare in questo modo, chissà quante esperienze negative avrà fatto, chissà quante volte sarà caduto: e ora vorrebbe venderci queste pillole di saggezza, solo per addolcire le proprie sconfitte e la propria amarezza!».
No, creature del fango: il vostro ricatto non ci fa né caldo né freddo; e non ha alcuna importanza quello che voi pensate, perché soltanto chi si sente inadeguato, ha vergogna di riconoscere che qualcuno gli ha rubato il portafoglio; e, per non passare da ingenuo, proclama fin dall'alto dei tetti che i ladri, in città, non esistono, ma soltanto le persone oneste.
Ma colui che possiede un animo abbastanza forte da poter riconoscere di aver subito un furto, non esiterà a mettere in guardia i propri concittadini contro la presenza dei ladri che si aggirano per le strade e sulla piazza, nel giorno di mercato, con l'intento di rubare il portafoglio al maggior numero possibile di persone.
Beninteso, quello che abbiamo descritto è il tipo femminile inferiore (apparentato, già lo abbiamo detto, con un analogo tipo maschile: per quanto, di virile, quest'ultimo non possieda proprio un bel nulla); ma vi sono anche delle donne magnifiche, che nell'uomo cercano il vero completamento e che sono capaci a far dono della parte migliore di sé; ma, purtroppo, sembra che il tipo inferiore si stia oggi diffondendo in maniera vertiginosa, con la deplorevole velocità di una infestazione di organismi parassiti delle colture.
Un altro gruppo di infelici è costituito da coloro i quali si atteggiano eternamente a vittime: vittime degli altri, vittime della società, vittime della sfortuna, vittime del destino. Si tratta, sovente, di persone costituzionalmente incapaci di essere felici, e che fanno tutto ciò che sta in loro per rendere infelici quanti le circondano o vivono insieme a loro.
Autentici vampiri psichici, tutti protesi a succhiare le forze vitali del prossimo, riescono sempre a trovare la parola molesta che  semina il dubbio, che diffonde il sospetto, che avvelena anche le gioie più pure e disinteressate; nulla li può soddisfare, perché hanno deciso, una volta per tutte, che la vita è il regno del male, e che niente mai potrà loro capitare di buono o di bello.
Di conseguenza, vivono nell'eterno timore che altri possano trovare qualche fonte di piacere o di serenità, cosa che guasterebbe il godimento della propria amarezza e del proprio rancore universale, che è tutto ciò di cui hanno bisogno per effettuare una buona digestione e per godersi lo spettacolo del mondo nelle migliori (si fa per dire) condizioni di spirito. L'esistenza di una persona serena, o addirittura felice; l'esistenza di una persona soddisfatta di sé, e sia pure senza compiacimento e senza arroganza, smentirebbe clamorosamente la loro teoria nichilista: dunque, essi devono assolutamente fare in modo che ogni serenità si trasformi in angoscia, che ogni felicità si muti in cupa desolazione.
È la loro ragione di vita, la loro missione: una missione alla rovescia, ma pur sempre una missione. E l'essere umano, come è noto, non potrebbe in alcun modo affrontare la fatica di vivere, se non possedesse almeno degli obiettivi negativi davanti a sé, posto che non sappia o non voglia perseguire quelli positivi.
Più in generale, tutti questi tipi umani che abbiamo menzionato, ed altri ad essi simili, hanno una caratteristica in comune: quella di aver sostituito il proprio desiderio abortito di eccellere - abortito per mancanza di talento, o di costanza, o di serietà di vita - con il desiderio, altrettanto furioso e incoercibile, di sprofondare in basso coloro i quali essi sospettano essere invece in grado, almeno potenzialmente, per trasformare se stessi in ricercatori delle altezze, in pionieri della verità interiore, conquistata a duro prezzo e pagando sempre di persona, in moneta sonante.
Si tratta, alla lettera, di poveri indemoniati: di individui, cioè, che hanno venduto la propria anima al diavolo dell'infelicità, dell'invidia e del rancore, e che vivono per augurare e, se possibile, per provocare il male degli altri, nella forma più estesa possibile.
La loro, beninteso, è una battaglia persa: perché, se è in loro potere di trascinare in basso, nel  medesimo fango in cui giacciono sprofondati, gli individui strutturalmente simili a loro, o, comunque, privi di discernimento, volontà e buone disposizioni spirituali, sono però del tutto impotenti a distogliere dalla via i veri ricercatori spirituali, coloro i quali sono riusciti a raggiungere, a prezzo di duri sforzi, le regioni superiori dell'anima.
Possono, questo è vero, molestarli e tormentarli in vario modo, e ci mettono tutto l'impegno e tutto lo zelo di cui sono capaci, con una tenacia ed una perseveranza realmente degne di una miglior causa; ma non possono fare molto di più, e questo lo sanno oppure lo intuiscono segretamente; e ciò li rende ancora più incattiviti, rancorosi e vendicativi.
Si dice che il Diavolo, essendo impotente a colpire in profondità uomini santi, come il famoso Curato d'Ars, si sfoghi a molestarli sul piano più grossolano dell'esistenza, ossia quello materiale, con ogni sorta di colpi e di dispetti: misera e sterile soddisfazione, che è, al tempo stesso, una confessione di totale e irrimediabile sconfitta.
La grande legge dell'evoluzione spirituale, infatti, è questa: nessuna anima che si trovi, per sua ignavia e viltà, nei regni spirituali inferiori, sarà mai in grado di sviare un'anima la quale, procedendo con purezza d'intenti e con retto giudizio, sia riuscita ad accedere alle regioni superiori, e sia pure a quelle meno elevate. Un'anima evoluta può, a determinate condizioni, aiutare un'anima meno evoluta a progredire; ma quest'ultima non è in grado di arrecare danni permanenti alla prima, se non su di un piano meramente fisico ed esteriore. Per il resto, riuscirà a turbarla e, forse, a farla soffrire, così come Giuda, con il suo tradimento, provocò turbamento e dolore nell'animo di Gesù Cristo; ma niente di più. Non si tratta di un turbamento irreparabile, né di un dolore capace di annullare le precedenti conquiste spirituali.
Giunti a questo punto, potremmo domandarci come ci si debba regolare quando si incappa in codesti vampiri psichici, in codesti denigratori della vita, in codesti indemoniati, bramosi unicamente di danneggiare e di abbassare il prossimo.
Crediamo che il giusto atteggiamento dovrebbe essere, piuttosto che l'ira o lo sdegno, la compassione: perché si tratta, come già abbiamo detto, di anime perse, ossia di anime che hanno scelto, deliberatamente, di perdersi, avendo individuato nella propria perdizione - e, per quanto sta in loro, in quella degli altri - la via più facile da percorre, la più comodo e la più piacevole. Il che equivale a riconoscere che si tratta di creature profondamente meritevoli di compassione, per quanto sgradevoli, e perfino pericolosi, possano essere i loro atti. Tuttavia, in definitiva, esse trovano già in sé il proprio adeguato castigo: che è, appunto, quello di precludersi, scientemente e pervicacemente, il cammino verso la luce e la liberazione, ossia l'unica strategia che potrebbe trarle fuori dalla sofferenza in cui giacciono.
Certo, si tratta di persone che hanno, talvolta, il potere di arrecare un grave danno all'insieme del corpo sociale, dal momento che la folla è gregaria, e, nella sua pigrizia e stoltezza, è propensa ad ascoltare molto più volentieri la voce di questi disperati, di questi falliti, di questi indemoniati, che quella delle autentiche guide spirituali.
Non bisogna, d'altra parte, sopravvalutare la loro capacità di nuocere: perché ciascuno riceve, in fondo, solo quel che desidera ricevere, ciò per cui è spiritualmente pronto; e nessuna verità è in grado di cambiare positivamente la vita delle persone, se non viene ricercata ed accolta con un moto sincero e spontaneo dell'animo; altrimenti, anch'essa finirebbe per degenerare nella più abietta menzogna. Per la stessa ragione, nessuna menzogna è in grado di cambiare negativamente la vita di alcuno, se questi non è disponibile a darle il proprio assenso.
A ciascuno, dunque, la sua parte; a ciascuno il suo sentiero.
Solo al termine del viaggio si potrà vedere chiaramente chi avrà camminato a vuoto, e chi sarà giunto alla meta.
Solo allora potremo riconoscere e distinguere, separandoli nettamente nel nostro giudizio - come è giusto e necessario -, i veri amici da quelli falsi; i veri maestri, dai cialtroni; i veri iniziati, dai tristi seminatori di scandali e di discordie.


Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it


Non è più possibile dire che non sapevamo

posted Aug 8, 2012, 6:47 AM by Vittorio Cagnetta   [ updated Jan 17, 2013, 7:24 AM ]

L'articolo in questione, non scritto da me ma da Marco Túlio Pires (e poi tradotto da ? ), l'ho letto all'URL" http://ki.noblogs.org/?p=4721" e lo riporto nella mia "home" virtuale anche in virtù della frase "Preghiamo [...] la massima divulgazione". 


Non è più possibile dire che non sapevamo

.

.

DA: A.L.F. Fronte Liberazione Animale:

Preghiamo la ATTENTA e completa lettura e la massima divulgazione..

Neuroscienziati riconoscono la coscienza nei mammiferi e uccelli.
“Un polpo ha 500 miliardi di neuroni (gli esseri umani ne hanno 100 miliardi)”

La sofferenza degli animali è stata riconosciuta a livello scientifico…
una verità scomoda….

Sabato scorso in una conferenza a Cambridge neuroscienziati di tutto il mondo hanno firmato una petizione che indica che tutti i mammiferi, uccelli e altre creature, tra cui i polpi, hanno una coscienza.

Il Neuroscienziato canadese Philip Low spiega perché i ricercatori si sono riuniti per firmare una dichiarazione che riconosce l’esistenza della coscienza in tutti i mammiferi e come questa scoperta potrebbe avere un impatto sulla società.

.

.

Philip Low, “Tutti i mammiferi e gli uccelli sono coscienti.”

Low è un ricercatore presso la Stanford University e il MIT (Massachusetts Institute of Technology), entrambi i luoghi si trovano negli Stati Uniti. Lui e altri 25 ricercatori ritengono che le strutture cerebrali che producono la coscienza negli esseri umani esistono anche negli animali. “Le aree del cervello che ci distinguono dagli altri animali sono quelli che producono la coscienza”, dice Low, che ha dato la seguente intervista a un sito web:

Intervistatore: Gli studi sul comportamento animale hanno sostenuto che gli animali vari hanno un certo grado di coscienza. Cosa le neuroscienze dicono in proposito?

Low: Abbiamo trovato che le strutture che ci distinguono dagli altri animali, come la corteccia cerebrale, non sono responsabili per la manifestazione della coscienza. In breve, se il resto del cervello responsabile per la coscienza e queste strutture sono simili tra gli esseri umani e altri animali come i mammiferi e gli uccelli, possiamo concludere che questi animali sono anche consapevoli.

Intervistatore: Quali animali hanno una coscienza?

Low: Sappiamo che tutti i mammiferi, tutti gli uccelli e molte altre creature, come il polpo, sono dotate di strutture nervose che producono coscienza.
Ciò significa che questi animali soffrono.
Si tratta di una verità scomoda: è sempre stato facile dire che gli animali non hanno coscienza. Ora abbiamo un gruppo di autorevoli neuroscienziati che studiano il fenomeno della coscienza, comportamento animale, la rete neurale, anatomia e genetica del cervello. Non si può dire che non sapevamo.

Intervistatore: E ‘possibile misurare la somiglianza tra la coscienza di mammiferi e uccelli e gli esseri umani?

Low: Questa domanda è stata lasciata aperta sul documento. Non abbiamo un indicatore, data la natura del nostro approccio. Sappiamo che ci sono diversi tipi di coscienza. Possiamo dire, tuttavia, che la capacità di sentire piacere e dolore nei mammiferi e nell’uomo è molto simile.

Intervistatore: Che tipo di comportamento animale sostiene l’idea che essi hanno la coscienza?

Low: Quando un cane ha paura o di dolore o di gioia nel vedere il suo padrone, si attivano nel cervello come le strutture che si attivano negli esseri umani, quando ci mostriamo la paura, dolore e piacere. Un comportamento molto importante è il riconoscimento di sé allo specchio. Tra gli animali che possono, oltre che gli esseri umani, sono i delfini, scimpanzé, bonobo, cani e una specie di uccello chiamato pica-pica.

Intervistatore: Quali vantaggi potrebbero derivare da una comprensione della coscienza negli animali?

Low: C’è una certa ironia. Spendiamo un sacco di soldi cercando di trovare vita intelligente fuori dal pianeta, mentre siamo qui, circondato da intelligenza cosciente del pianeta stesso. Se si considera che un polpo – che ha 500 miliardi di neuroni (gli esseri umani hanno 100 miliardi) – si capisce che il polpo ha coscienza, siamo molto più vicini alla produzione di una coscienza sintetica di quanto pensassimo.

Intervistatore: Qual è l’ambizione di questo studio? Sarà che i neuroscienziati sono diventati membri del movimento per i diritti degli animali?

Low: Si tratta di una questione delicata. Il nostro ruolo come scienziati non è quello di convincere la società, ma rendere pubblico quello che abbiamo trovato. La società avrà ora una discussione su ciò che sta accadendo e può decidere se fare leggi nuove, ulteriori ricerche per capire la coscienza degli animali o di proteggerli in qualche modo. Il nostro ruolo è quello di presentare i dati.

Intervistatore: Quale impatto avranno queste scoperte su di lei?

Low: Diventerò vegetariano. E ‘impossibile non essere toccati da questa nuova percezione degli animali, in particolare sulla loro esperienza di sofferenza. Sarà difficile, perché amo il formaggio.

Intervistatore: Cosa può cambiare con questa scoperta?

Low: I dati sono inquietanti, ma molto importanti. In definitiva, penso che la società dovrà contare meno sugli animali. Sarà meglio per tutti.
Lasciate che vi faccia un esempio. Il mondo spende 20 miliardi di dollari uccidendo 100 milioni di animali vertebrati nella ricerca medica. La probabilità che un farmaco proveniente da questi studi sia efficace negli esseri umani è del 6%.
Si tratta di una possibilità terribile. Un primo passo è di sviluppare metodi non invasivi. Non occorre uccidere una vita per studiare la vita.
Penso che dobbiamo fare appello al nostro ingegno e sviluppare migliori tecnologie che rispettano la vita degli animali. Dobbiamo mettere la tecnologia in grado di servire i nostri ideali, piuttosto che competere con loro.

.

Fonte: http://veja.abril.com.br/noticia/ciencia/nao-e-mais-possivel-dizer-que-nao-sabiamos-diz-philip-low

SIGNORAGGIO FAQ

posted Mar 22, 2012, 5:09 AM by Vittorio Cagnetta   [ updated Jan 17, 2013, 7:23 AM ]


L'articolo in questione l'ho letto all'URL" http://www.carmillaonline.com/archives/2012/03/004236.html".

Il fatto che sia una delle pochissime "opere di ingegno" non create da me e nonostante questo trovi spazio nella mia esclusivissima home, testimonia l'indubbio valore che dò a questo scritto, che con domande semplici e risposte alla portata di tutti progressivamente dipana molti dubbi/confusioni su un argomento tanto controverso e dibattuto come il signoraggio bancario. Non ritengo la FAQ in questione come un Vangelo, ma molto illuminante, quello sì.


L'unica parte dell'articolo che non mi trova d'accordo è quella sul prof. Giacinto Auriti, che a dispetto dell'opinione dell'Autore non solo non fu un ciarlatano (il cambio 2:1 con la lira era inevitabile se si voleva far partire in qualche modo l'esperimento) ma dimostrò nei fatti che una valuta locale può essere uno straordinario volano per l'economia di una realtà piccola (com'era quella del paesino di Guardiagruele). Questa dimostrazione si trova anche nelle stesse registrazioni dei TG locali dell'epoca, guardare per credere.




SIGNORAGGIO FAQ, ovvero come ho imparato a non preoccuparmi del Complotto e a odiare il Capitale

di Mauro Vanetti e Luca Lombardi

Euroschiavi.jpgÈ vero quello che ho letto sul signoraggio?

Probabilmente no. Questo è un tema su cui si fa molta disinformazione; le fonti di questa disinformazione sono gruppi fascisti o rossobruni (cioè fascisti camuffati da comunisti), teorici del complotto e moltissima gente in buona fede che si è convinta che queste teorie spieghino come le banche e il capitalismo ci schiavizzino. Chiameremo quelli che diffondono bufale sul signoraggio “signoraggisti”.

Le banche e il capitalismo ci schiavizzano?

Sì. Ma la teoria del signoraggio non ci aiuta a capire come, né come fare a rompere questa schiavitù.

Che cos'è il signoraggio?

Il signoraggio è il guadagno realizzato dall'emissione di moneta. Se l'emissione di moneta ha un costo (per esempio, nel caso delle monete metalliche, il costo del metallo e i costi di funzionamento della zecca), il signoraggio è la differenza tra il valore nominale della moneta e il suo costo di produzione.

Chi ci guadagna dal signoraggio?

Lo Stato o la banca centrale, a seconda dei casi. Anche quando a guadagnarci è la banca centrale, gran parte o la totalità degli utili della banca vanno comunque per legge allo Stato.

Chi ci perde dal signoraggio?

Tutti quelli che posseggono denaro denominato nella valuta che viene emessa, perché si svaluta – ovvero, si alzano i prezzi e peggiora il cambio con valute straniere.

Perché non è direttamente lo Stato a battere moneta?

A dire il vero, in alcuni casi è direttamente lo Stato a battere moneta. Nelle economie capitalistiche più sviluppate, tuttavia, si è introdotto il concetto di “autonomia della banca centrale”, per cui non è il governo a poter decidere l'emissione di nuova moneta, bensì la banca centrale, i cui organismi dirigenti sono scelti con procedimenti che cambiano da Paese a Paese, in genere congegnati in modo che il controllo democratico sia molto indiretto. Questa operazione viene giustificata chiamando in causa il rischio che un singolo capo di governo in difficoltà di budget o sotto elezioni stampi irresponsabilmente moneta per finanziare la spesa pubblica col signoraggio, provocando iperinflazione.

Come funziona oggi la produzione di nuova moneta?

Poche persone in Italia tengono i loro soldi in contanti sotto il materasso. Probabilmente, chi legge queste FAQ ha la gran parte dei propri soldi sotto forma di depositi in un conto corrente.
Ai giorni nostri, per aumentare il denaro in circolazione le banche centrali accreditano i conti che le banche commerciali hanno presso di loro. Le condizioni a cui lo fanno (tassi, garanzie ecc.) regolano le condizioni di liquidità del sistema economico.
Il circolante effettivo, ossia le banconote, è ormai una proporzione minuscola del denaro esistente nell'economia e potrebbe anche sparire e tutte le transazioni economiche avvenire con assegni, giroconti, e carte di credito: il signoraggio ci sarebbe lo stesso.

Capita spesso che le banche centrali acquistino titoli di Stato?

Le banche centrali acquistano titoli di Stato in cambio di moneta (depositata nei conti correnti delle banche) creando così nuovo denaro. Con la crisi, queste operazioni hanno assunto dimensioni colossali: in due mesi la BCE ha dato mille miliardi di euro alle banche e quantità simili sono date da anni dalla Federal Reserve (la banca centrale statunitense) per cercare di calmare “i mercati”, ossia le grandi banche che dominano l'economia mondiale.
Queste operazioni di dimensioni e caratteristiche eccezionali sono state definite di quantitative easing nel Regno Unito e negli Stati Uniti [http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/subjects/q/quantitative_easing/index.html].
Anche la BCE ha realizzato operazioni simili chiamate Long-Term Refinancing Operation (LTRO). Si tratta di prestiti dalla BCE alle banche ad un tasso bassissimo (1%) e con un termine lunghissimo (3 anni) chiedendo in pegno titoli di Stato. Se dopo 3 anni le banche non riusciranno a ripagare il prestito, la BCE si terrà i titoli e le banche si terranno i soldi; è più o meno come dire che la BCE ha comprato i titoli, a condizioni molto svantaggiose, dalle banche private.

Le banche centrali si arricchiscono ai danni del popolo battendo moneta?

Prima dell'unione monetaria, in Italia il signoraggio era una voce importante nelle entrate (e non certo nelle spese!) dello Stato: dal 1975 al 1985 ha costituito il 28% delle fonti di finanziamento pubblico. [http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:RicercaISBN/0135442060]
Con l'aumentata finanziarizzazione dell'economia, il ricorso al signoraggio si è ridotto. Paradossalmente, quanto più le grandi banche dominano l'economia mondiale, tanto meno pesa il signoraggio. Sono ben altri i canali con cui le banche si arricchiscono e nulla hanno a che vedere con lo stampare la carta moneta, un metodo vetusto di guadagnare che sta ai profitti delle banche di oggi come una lancia a un missile a testata nucleare.

Le banche centrali impediscono al popolo di arricchirsi perché non gli lasciano battere moneta?

Nella propaganda dei signoraggisti non è molto chiaro se il problema sia che si batte troppa moneta o che se ne batte troppo poca. Ci tocca quindi rispondere a due obiezioni opposte.
Pensare che la soluzione ai problemi economici sia battere moneta è puerile. La ricchezza di un Paese è il frutto del lavoro umano e della scienza applicata alle sue risorse naturali. Questa ricchezza viene distribuita tra le classi sociali o trasformata in capitale (quindi “investimenti”) usando la moneta come strumento di circolazione. Aumentare la moneta non può aumentare la ricchezza di una nazione così come trasformare i metri in pollici non aumenta l'altezza di una persona. Semmai, nei periodi di forte inflazione, c'è un enorme trasferimento di ricchezza dai lavoratori e dai pensionati, che hanno redditi fissi, ai capitalisti (banche, industriali, Stato). Perciò il signoraggio è anche chiamata “tassa sull'inflazione”. Anche per questo motivo sarebbe importante ripristinare una scala mobile dei salari, in modo che il reddito dei lavoratori si adegui alla crescita dei prezzi.
Questo non significa che la deflazione sia una politica che favorisca i lavoratori. Al contrario è usata per tagliare i salari, lo stato sociale, i diritti. Il punto non è dunque quanta moneta circola ma chi decide la politica economica e nell'interesse di quali classi sociali. I lavoratori italiani si ricordano bene come le loro condizioni di vita e di lavoro siano state messe sotto attacco sia nei periodi di alta inflazione come i primi anni Ottanta, sia nei periodi di lotta all'inflazione come gli anni Novanta.

Le banche centrali usano il signoraggio per indebitarci?

Il signoraggio è una delle tante entrate dello Stato e dunque come ogni entrata pubblica serve alle finalità della classe sociale che controlla lo Stato. Lo stesso vale quando gli introiti del signoraggio passano per le banche centrali, dato che, come si è visto, finiscono alla fine allo Stato.
Prima dell'euro (o se un domani l'Italia uscirà dall'euro), la Banca d'Italia poteva usare le lire per comprare titoli di Stato favorendone così il collocamento e riducendone il costo. Di per sé questo meccanismo non è negativo. Ora per la BCE la cosa è più difficile poiché rappresenta Stati diversi, e le è vietato per legge di comprare direttamente titoli di Stato.

OK, la banca centrale fa un favore allo Stato togliendo dal mercato i suoi titoli, ma non fa comunque un favore anche a chi deteneva quei titoli?

Consideriamo come funziona il meccanismo di assegnamento dei titoli di Stato. Lo Stato vende i titoli di Stato sul mercato primario (cioè soprattutto a banche e altri enti finanziari) attraverso un'asta. Chi opera su questo mercato può tenersi questi titoli oppure rivenderli sul mercato secondario. La BCE ogni tanto compra titoli di Stato sul mercato secondario. Qualcuno (per esempio Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista) ha proposto che li compri nel mercato primario in modo da fissarne il tasso come fanno altre banche centrali e come ha fatto di recente la Bundesbank, seppure ciò sarebbe formalmente vietato.
In tutto ciò, i legami tra banche centrali e grandi banche private vanno assolutamente oltre il signoraggio. Per esempio, anche se nell'area dell'euro circolasse solo oro, posto che ne esista a a sufficienza al mondo, ciò non impedirebbe alle banche di fare affari d'oro (è il caso di dire), vendendo titoli alla BCE all'1% come sta facendo in questi mesi; anzi, sarebbe peggio perché la BCE dovrebbe pure procurarsi l'oro a spese dei contribuenti.

Le banche centrali sono private?

Le banche centrali sono di solito società di diritto pubblico o regolate dallo Stato, spesso (come la Banca d'Inghilterra) di proprietà statale, talvolta di proprietà privata, come la Banca d'Italia.
La Banca d'Italia è una società per azioni posseduta al 94% da banche e compagnie assicurative private; la quota restante è di proprietà dell'INPS e dell'INAIL. Tuttavia, è un istituto di diritto pubblico che non funziona affatto come un'impresa privata. In particolare, la distribuzione degli utili è strettamente regolata dal suo Statuto in modo che i guadagni restino quasi integralmente nelle riserve della banca o vadano allo Stato. Inoltre gli azionisti non decidono nulla e sono solo spettatori passivi di ciò che decide la Banca. Gli azionisti non ricevono alcun beneficio da questa partecipazione. Non a caso, il 10 maggio del 2011 Corrado Passera, allora amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo (maggiore azionista della Banca d'Italia) ha dichiarato esplicitamente all'assemblea dei suoi azionisti: “Sarebbe meglio venderla? Certo. A cosa serve detenerla? Niente, anzi ci costa pure”. [http://www.wallstreetitalia.com/article/1128916/intesa-sanpaolo-passera-quota-in-bankitalia-e-inutile.aspx]

Però i banchieri, inclusi quelli della Banca d'Italia, fanno solo i loro interessi. Non sarebbe giusto nazionalizzare Bankitalia?

L'assetto proprietario della Banca d'Italia ha ragioni storiche: tutte le banche centrali si sono evolute da precedenti banche private; in Italia fino al 1926 altre due banche avevano il diritto di emettere moneta (convertibile in oro), e solo nel 1936 il fascismo l'ha ufficialmente trasformata in un ente di diritto pubblico. Dal 1999 lo Stato è in trattativa con gli azionisti di Bankitalia per arrivare alla sua nazionalizzazione formale. Visto che lo Stato italiano è controllato dal grande capitale industriale e finanziario e visto che Bankitalia è già nei fatti un istituto pubblico, questa nazionalizzazione formale non avrebbe nessun impatto. Infatti non c'è nessuna differenza tra la banca centrale italiana e quella di paesi in cui è formalmente pubblica.
Una “vera” nazionalizzazione della Banca d'Italia e la sua soggezione al controllo “del popolo”, rivendicate dai signoraggisti, non è certo qualcosa che possa fare un meet-up di Beppe Grillo con una raccolta firme su una proposta di legge. Si tratta di una rivendicazione giusta che però può essere portata avanti solo da un forte movimento di lotta di classe. Come ogni istituzione borghese, la Banca d'Italia non risponde al popolo ma ai ricchi. Finché i ricchi comanderanno, decideranno anche che cosa fanno le banche centrali.
Ovviamente, se una rivoluzione cambiasse il carattere del potere politico nel nostro Paese, la politica portata avanti dalla Banca d'Italia cambierebbe radicalmente come d'altronde è successo in tutti i processi di profonda trasformazione sociale (cfr. le riforme costituzionali in Venezuela che si proponevano di abolire la cosiddetta “autonomia” della banca centrale).
Il problema non è tanto far passare la banca centrale nelle mani dello Stato, il problema è far passare lo Stato nelle mani dei lavoratori.

Quanto guadagnano le banche private azioniste della Banca d'Italia grazie al signoraggio?

Da quando esiste l'euro, la Banca d'Italia riceve una quota dei profitti della Banca Centrale Europea pari alla sua partecipazione al capitale della BCE. Questa quota corrisponde ad 1/8 degli utili distribuiti dalla BCE tra tutte le banche centrali della zona euro.
Una parte degli utili della BCE sono redditi da signoraggio, relativi all'8% delle banconote poste in circolazione (il 92% è invece suddiviso tra le varie banche centrali nazionali) e alle operazioni del Securities Market Programme. Gli utili restanti sono normali rendite finanziarie dovute alle operazioni che la Banca Centrale Europea fa sul mercato come qualsiasi altra banca. Nel 2010 la BCE ha trattenuto tutti i suoi redditi da signoraggio, ma ha comunque distribuito gli altri utili; alla Banca d'Italia sono spettati 263 milioni. Come si vede, la BCE non si basa solo sul signoraggio per arricchirsi.
Anche la Banca d'Italia però ha la sua quota diretta di signoraggio sugli euro (la sua frazione del 92% delle banconote circolanti in Europa), che va a bilancio nel “risultato netto della redistribuzione del reddito monetario”. Nel 2010 questa voce valeva 613 milioni, che in un modo o nell'altro derivavano dal signoraggio e dalle operazioni di politica monetaria. A questa voce vanno aggiunti gli altri introiti di Bankitalia, per arrivare ad un totale di 1777 milioni: la maggior parte degli utili della Banca d'Italia non dipendono dai suoi “superpoteri” monetari. Vediamo come sono stati suddivisi:
Risultato 2010 prima delle imposte: 1777 milioni (va in tasse e utile netto)
Tasse: 925 milioni (vanno allo Stato)
Utile netto: 852 milioni (va allo Stato, alle banche e alle riserve)
Utile che va allo Stato: 511 milioni
Utile che va alle banche: 62 milioni
Utile che va alle riserve 341 milioni
Quindi, dei 1777 milioni, più di 1400 sono andati allo Stato direttamente, più di 300 restano nelle riserve, solo le briciole (62 milioni) vanno alle banche private. Ecco perché Passera voleva liberarsi delle azioni di Bankitalia...

Stai dicendo che in buona sostanza il reddito da signoraggio finisce già oggi nelle mani dello Stato?

Già. I signoraggisti “lottano” per ottenere una cosa che abbiamo già.

Quindi le banche private italiane nel 2010 hanno guadagnato 62 milioni di euro grazie al signoraggio?

No, 62 milioni di euro è il guadagno complessivo dei soci privati della Banca d'Italia nel 2010. Come abbiamo visto, la maggior parte dei guadagni di Bankitalia non dipendono affatto dal signoraggio.

62 milioni di euro non è comunque un bel po'? E poi è una questione di principio, non sarebbe meglio tenerceli noi quei soldi?

62 milioni di euro sono una cifra ridicola! Si tratta di circa un euro all'anno per ogni persona che abita in Italia; per le banche, è una miseria. La maggior parte di quell'euro pro capite non dipende neppure dal signoraggio.
Banca Intesa-Sanpaolo nel 2010 ha fatto 2,7 miliardi di euro di utile netto: quello è un bel po'. Lasciamo ai signoraggisti le battaglie di principio per farci restituire 40 centesimi all'anno a testa e facciamo invece una battaglia vera per farci restituire quei miliardi.

Ma i guadagni “normali” delle banche private sono legittimi, mentre il signoraggio è una truffa. Non potremmo trovare il modo di farci restituire almeno il signoraggio?

Il reddito da signoraggio è legittimo, come è stato concluso definitivamente da una sentenza della Cassazione a corti unite del 22 giugno 2006.
Le banche private azioniste di Bankitalia nella logica dell'economia di mercato hanno il diritto di rivendicare una quota dei dividendi della Banca d'Italia; i privilegi attribuiti dallo Stato a Bankitalia sono ampiamente compensati dai doveri speciali a cui Bankitalia deve sottostare (il versamento di quasi tutti i suoi utili allo Stato).
Quindi non c'è differenza legale tra i pochi milioni guadagnati dalle banche private italiane col signoraggio e i molti miliardi che guadagnano in tutti gli altri modi. La vera questione, che il signoraggismo nasconde, è il ruolo del capitale finanziario nel capitalismo. Non è una questione che si possa risolvere in tribunale.
Come mai esiste la rendita finanziaria, ovvero: come mai se una banca presta 1 milione un anno dopo riesce ad avere indietro 1 milione e 100 mila euro? Da dove vengono quei centomila euro?
Alla base di questo meccanismo non c'è una qualità particolare del denaro. Di per sé i soldi non generano magicamente altri soldi. Il motivo per cui esiste l'interesse è perché esiste il profitto: per esempio, l'imprenditore a cui la banca ha prestato un milione, dopo aver pagato le materie prime e l'affitto dei terreni mezzo milione, con l'altro mezzo milione avrà fatto lavorare i suoi operai tutto l'anno per trasformare le materie prime in prodotti. Poniamo che riesca a vendere questi prodotti a 1 milione e 150mila euro. 1 milione e 100mila euro li restituisce alla banca (capitale + interessi), altri 50mila euro se li tiene lui. Chi ha creato i 100mila euro di rendita della banca e i 50mila euro di profitto del capitalista? La forza lavoro degli operai, che anche se è costata solo 500mila euro ha creato un valore aggiunto di 650mila euro.
Ciò che permette alle banche di guadagnare, solo prestando denaro è il fatto che chi detiene il capitale si appropria del plusvalore estratto dai lavoratori salariati. Col credito, le banche forniscono il capitale necessario a sfruttare il lavoro in ogni occasione disponibile. Al tempo stesso, con spericolate operazioni finanziarie scommettono sull'efficacia di ogni possibile investimento. In questo modo ridistribuiscono il plusvalore tra le varie componenti della classe dominante, ma senza lavoro produttivo non ci sarebbe nulla da redistribuire.
Invece di contrapporre le banche cattive ai buoni e “produttivi” capitalisti, bisogna comprendere come interesse finanziario, profitto industriale e rendita fondiaria sono tre aspetti dello sfruttamento del lavoro umano. Smontare “da sinistra” la bufala del signoraggio vuol dire smettere di fissarsi sul meccanismo secondario dell'emissione di denaro, per concentrare la nostra attenzione sul meccanismo centrale che permette alle banche di parassitare la società in simbiosi con il grande capitale industriale e con gli speculatori immobiliari.

La moneta di popolo è una buona soluzione per la crisi finanziaria?

Alcuni gruppi fascisti, per esempio Forza Nuova, parlano di “moneta di popolo” e la collegano alla lotta contro il signoraggio. Si tratterebbe di una valuta locale, accettata volontariamente “sulla fiducia” come forma di pagamento dai negozi di una certa zona. Questa valuta, non essendo emessa da una banca centrale, non garantirebbe redditi da signoraggio alla Banca d'Italia o alla BCE.
La cosa buffa è che chi fa questa proposta non si rende conto che l'attuale valuta ufficiale si è evoluta precisamente a partire da monete fiduciarie a valore locale. Se una valuta locale prende piede, l'ente che la emette ha un reddito da signoraggio esattamente come la BCE con gli euro o la Banca d'Inghilterra con le sterline. Se tutti accettassero la “moneta di popolo” emessa da Forza Nuova, la zecca privata di Forza Nuova potrebbe stamparne una quantità arbitraria e arricchirsi col reddito da signoraggio. Per fortuna solo dei fascisti sarebbero tanto stupidi da vendere qualcosa a Forza Nuova accettando di essere pagati coi soldi del Monopoli.
Queste idee provengono da un certo Giacinto Auriti, professore a Teramo (ma non di Economia), scomparso nel 2006. Auriti è descritto dai siti signoraggisti e di estrema destra come una specie di “genio incompreso” della scienza economica. Si trattava semplicemente di un ciarlatano.

Giacinto Auriti ha dimostrato nella pratica la fattibilità della moneta di popolo?

Proprio il contrario.
Nel 2000 Auriti tentò di far partire una “moneta di popolo” a Guardiagrele in provincia di Chieti; questa moneta sperimentale si chiamava SIMEC. Come già spiegato, chi emette moneta può riscuotere un reddito da signoraggio, cioè la differenza tra il valore intrinseco della moneta e il valore che le viene attribuito.
Per convincere la gente di Guardiagrele ad utilizzare il SIMEC, Auriti vendeva 1 SIMEC al cambio di 1 lira, ma prometteva di riacquistare 1 SIMEC al prezzo di 2 lire. Quindi il valore intrinseco del SIMEC (costo di emissione) era 2 lire, il valore attribuito era 1 lira: il signoraggio in questo caso era negativo, pari a -1 lira per ogni SIMEC.
A queste condizioni, era facile convincere molte persone a comprare SIMEC. Comprando un milione di SIMEC si potevano guadagnare istantaneamente due milioni di lire! È abbastanza ovvio che un sistema del genere non è sostenibile; fortunatamente per Auriti, prima di andare in rovina con questo schema Ponzi al contrario l'economista della domenica venne fermato dalla Guardia di Finanza che sequestrò i SIMEC e la “zecca” (ovviamente i complottisti credono che l'esperimento sia stato fermato perché “troppo rivoluzionario”).
Come questo possa dimostrare l'efficacia della moneta di popolo, non è dato sapere.

Gli altri casi di “moneta locale” non dimostrano la fattibilità dell'idea?

Sì, l'idea, che non ha niente di rivoluzionario, è fattibile e d'altronde è all'origine di tutti i sistemi monetari odierni. Bisogna però ancora dimostrare che sia utile.
Ci sono decine di monete alternative o complementari utilizzate su scala locale in tutto il mondo. Un esempio è la “sterlina di Brixton”, B£. [http://brixtonpound.org/] Una sterlina di Brixton può essere scambiata con una normale sterlina britannica e viceversa. Questo significa che il signoraggio è nullo, come per qualsiasi moneta a cambio fisso; quando l'Argentina aveva la sua moneta nazionale, il peso, agganciato al dollaro, non guadagnava più reddito da signoraggio, perché ogni peso emesso doveva essere convertibile col dollaro. Il reddito da signoraggio andava tutto alla Federal Reserve, così come il reddito da signoraggio per ogni sterlina di Brixton in circolazione è andato tutto – indirettamente – alla Banca d'Inghilterra. Durante la crisi argentina esisteva tutta una serie di valute locali, come il Patacon emesso dalla provincia di Buenos Aires, agganciate al peso che a sua volta era agganciato al dollaro; anche queste monete “alternative” in ultima istanza si fondavano sulla convertibilità in dollari e sulla fiducia che riponevano i consumatori nell'ente emissore. Fiducia mal riposta: sia il Patacon sia il peso convertibile sono finiti molto male, come è noto.
Qual è la funzione della sterlina di Brixton? Lo dicono gli stessi organizzatori dell'iniziativa: aiutare l'economia locale facendo in modo che “la ricchezza di Brixton resti a Brixton” (e blaterano anche qualcosa sulla “economia a km zero” per darsi arie da ecologisti). Non si vede nulla di anticapitalista o di rivoluzionario in questi propositi “leghisti”.
La Lega Nord in effetti qualche volta ha giocherellato con l'idea di una “lira padana”. Cosa succederebbe se la zecca leghista di Brixton abbandonasse la convertibilità con la sterlina di “Londra ladrona”? Diventerebbe un'altra moneta, con un cambio fluttuante rispetto alla sterlina britannica. L'ente che emette la sterlina di Brixton potrebbe raccogliere reddito da signoraggio stampando B£ senza ritegno. Perché sarebbe meglio che questo reddito da signoraggio andasse a Brixton invece che a Londra?
Prima della Rivoluzione Francese c'erano migliaia di valute diverse in Europa, e ciascun signorotto feudale poteva avanzare i suoi diritti di signoraggio, per l'appunto. Solo un reazionario estremo potrebbe avere nostalgia di quel tipo di società. Ma soprattutto, è da quella società che è nata questa. Forse bisognerebbe guardare avanti invece che indietro.

La spiegazione di fondo magari è diversa, ma la soluzione marxista al problema non è comunque la stessa dei signoraggisti, ovvero la nazionalizzazione della banca centrale per restituire la sovranità monetaria al popolo?

Molti signoraggisti sono stati semplicemente turlupinati da qualche teorico del complotto, ma si ritengono semplicemente dei militanti anticapitalisti. Sono disposti ad ammettere che la spiegazione signoraggista del sistema bancario abbia qualche imprecisione, ma la cosa che conta per loro è che l'obiettivo è lo stesso dei marxisti: abolire il capitalismo finanziario.
Tuttavia, proprio perché danno retta alle sirene signoraggiste, sono spinti verso obiettivi sbagliati. Per esempio, sono spinti a pensare che la “sovranità monetaria” sia la rivendicazione più importante contro il capitalismo. Anzi, siccome vedono che i fascisti sono molto più insistenti dei comunisti nel chiedere “sovranità monetaria” finiscono per pensare che i fascisti siano più anticapitalisti dell'estrema sinistra. Questo è uno dei motivi per cui i fascisti insistono su questo tema: farsi una verginità anticapitalista senza in realtà rompere coi meccanismi fondamentali del capitalismo.
Dare la sovranità monetaria allo Stato invece che alla banca centrale è qualcosa che può fare qualsiasi regime autoritario; lo può fare anche un regime fascista. D'altronde le banche centrali sono nazionalizzate in molti Paesi capitalisti, per esempio in Inghilterra, senza che il capitalismo sia abolito.
Anzi, più in generale si può dire che la sovranità statale sulla politica monetaria è una caratteristica normale del capitalismo moderno. Anche nei Paesi più liberisti il governatore della banca centrale decide la politica monetaria ed è nominato dal potere politico.
Quello che veramente romperebbe il meccanismo capitalistico è imporre la sovranità popolare sull'intero sistema creditizio. Significherebbe nazionalizzare tutto il sistema bancario e formare una sola grande banca nazionale sotto il controllo dei lavoratori, che non faccia più gli interessi del profitto e della rendita ma quelli delle masse. Questa è la posizione storica dei marxisti fin dai tempi del Manifesto del Partito Comunista, che nel decalogo di rivendicazioni fondamentali include proprio questa: “5. Accentramento del credito in mano dello Stato mediante una banca nazionale con capitale dello Stato e monopolio esclusivo”.

Tutti i signoraggisti sono fascisti?

No, alcuni sono soltanto mal informati. Anche Beppe Grillo e Antonio Di Pietro hanno sostenuto teorie signoraggiste.

È vero che Karl Marx era un signoraggista?

No. Tra i signoraggisti va di moda questa citazione dal Capitale: “Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. […] La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Con queste banconote essa poteva scontare cambiali, concedere anticipi su merci e acquistare metalli nobili. Non ci volle molto tempo perchè questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico”.
I signoraggisti vedono uno di loro in chiunque parli male delle banche, del debito pubblico e del rapporto ambiguo tra sistema bancario e Stato.
La citazione di Marx è molto interessante, spiega per l'appunto come si sia verificata sin dall'inizio dell'era capitalista una fusione tra le banche centrali e lo Stato. Questo è proprio il contrario di quel che dicono i complottisti del signoraggio, i quali ritengono che lo Stato sia “sfruttato” dalla banca centrale che riceve il pagamento degli interessi sul debito pubblico; nella citazione che è stata fatta, Marx spiega come la Banca d'Inghilterra “pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico”.
Ai tempi di Marx d'altronde il denaro era convertibile in oro, quindi non c'era signoraggio nel senso odierno del termine. Per i complottisti del signoraggio è proprio la possibilità di battere moneta non convertibile in oro a creare i favolosi arricchimenti delle banche centrali ai danni degli Stati.

È vero che Duisberg ha ammesso l'esistenza del signoraggio?

Nessuno ha mai negato l'esistenza del signoraggio. Quello che si nega è che funzioni come dicono i signoraggisti.
Il Natale esiste per tutti, ma non tutti credono a Babbo Natale.

È vero che … [un nome famoso qualsiasi] ha ammesso l'esistenza del signoraggio?

Vedi domanda precedente.
Il signoraggio è menzionato anche nel sito ufficiale della Banca d'Italia e si parla di questo argomento in tutti i parlamenti del mondo; se è un complotto segreto, è il peggiore complotto segreto mai organizzato.
È più difficile trovare articoli come questo che smontino il signoraggismo che articoli, libri e opuscoli che lo sostengono. Numerosi uomini politici anche di governo hanno sostenuto le tesi complottiste sul signoraggio. Quasi verrebbe da credere che il vero complotto sia quello dei signoraggisti!

Gli euro sono di proprietà della BCE e ogni anno la BCE mette a bilancio gli interessi fruttati sugli euro in circolazione. Questo significa che ogni euro è un debito con la BCE?

Per capire l'entità dei redditi da signoraggio della BCE, nel 2011 la quota dell'8% sulle banconote in euro ha fruttato alla Banca Centrale Europea 856 milioni. Questi redditi sono indicati a bilancio come “interessi”. Da questo fatto è sorto l'equivoco che una banconote sia una specie di cambiale verso la BCE e che quindi tutti i cittadini solo per il fatto di possedere del denaro le paghino un interesse annuo. Questa dottrina strampalata è conosciuta in ambienti signoraggisti come “teoria della moneta-debito”.
La spiegazione è molto più semplice. Quando una banca centrale immette nuova moneta in circolazione, non butta mazzette di banconote da un elicottero: usa il denaro “creato dal nulla” per comprare qualcosa, tipicamente dei titoli finanziari. Poniamo che la BCE decida per esempio di acquistare titoli dal valore nominale di 100 milioni, che danno un rendimento annuo del 10%: metterà a bilancio un passivo di 100 milioni di euro (i soldi pagati a chi le ha venduto i titoli), all'attivo 100 milioni di titoli e per tutti gli anni successivi un reddito di 10 milioni di euro. L'articolo 32 del trattato istitutivo della BCE prevede che questi redditi siano redistribuiti all'interno del sistema delle banche centrali dell'eurozona secondo percentuali stabilite: “L'importo del reddito monetario di ciascuna banca centrale nazionale è pari al reddito annuo che essa ottiene dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e dei depositi costituiti dagli enti creditizi. […] La somma dei redditi monetari delle banche centrali nazionali viene ripartita tra le stesse in proporzione alle quote versate di capitale della BCE”. [http://www.ecb.int/ecb/legal/pdf/it_statute_from_c_11520080509it02010328.pdf]
In realtà, dunque, una banconota da cento euro nelle nostre tasche è veramente, in un certo senso, una cambiale, ma una cambiale della BCE di cui noi siamo creditori. Originariamente, le banconote erano convertibili in oro presso la banca che le aveva emesse. Oggi non è più così, ma le banche centrali (e quindi, gli Stati) garantiscono comunque che quelle banconote potranno essere scambiate con altre merci o con dei titoli. Siccome la BCE si impegna ad accettare gli euro come forma di pagamento, per la BCE ogni euro in circolazione è un pagherò con la firma del suo governatore.

Senza il signoraggio esisterebbe il debito pubblico?

Abbiamo visto che i redditi da signoraggio vanno allo Stato. Quando uno Stato è molto indebitato, la banca centrale può essere indotta ad immettere denaro nell'economia generando redditi da signoraggio. Dire che il signoraggio è la causa del debito pubblico è come dire che le sciarpe sono la causa dell'inverno.

E allora come mai c'è il debito pubblico?

Perché gli Stati spendono più di quello che guadagnano. Anche le famiglie o le imprese lo fanno, ma solo gli Stati si indebitano sistematicamente così tanto. Il motivo è semplice: chi diventa creditore di qualcuno, lo controlla. Uno strozzino può far fare quello che vuole al suo debitore, anche cedergli la casa; fino a qualche secolo fa un debitore insolvente poteva legalmente essere fatto schiavo del suo creditore. Una banca può arrivare a controllare un'impresa tramite il credito; di fatto, è in questo modo che le banche controllano buona parte dell'economia. Col debito pubblico il capitale finanziario può ricattare il potere politico e dirigerne le azioni; lo abbiamo visto molto bene con la crisi “dello spread” in Italia, che ha permesso ai rappresentanti del potere bancario italiano ed europeo di conquistare il governo del Paese.
Siccome uno Stato ha molte risorse per recuperare denaro (può cambiare le leggi, può usare la polizia e l'esercito, può confiscare proprietà private), prestare soldi ad uno Stato molto indebitato è più sicuro che prestare soldi ad un individuo molto indebitato. Le bancarotte degli Stati superindebitati (default) sono frequenti ma non così frequenti come quelli delle aziende indebitatissime, e anche durante un default si possono strappare molte cose ad uno Stato insolvente, come si vede con le condizioni durissime imposte dall'Europa e dal Fondo Monetario alla Grecia per consentirle la ristrutturazione del debito.
L'indebitamento scriteriato ha permesso al capitalismo di vivere sopra le sue possibilità per decenni, vincendo la competizione con l'Unione Sovietica e i suoi satelliti. Come sarebbero finite le grandi lotte operaie e studentesche degli anni Settanta se l'economia di mercato non avesse garantito un apparente miglioramento delle condizioni di vita delle classi subalterne? Quel miglioramento è stato possibile ipotecando il tenore di vita delle generazioni future tramite una massa gigantesca di debito; oggi c'è da pagare il conto. Chi lo pagherà?

Se si vuole interloquire con Mauro Vanetti:
http://www.maurovanetti.info/

Pubblicato Marzo 22, 2012 04:52 AM

Viaggiare nel tempo e' possibile?

posted Mar 22, 2012, 4:46 AM by Vittorio Cagnetta

Qualche giorno fa mi telefono' un amico chiedendomi se fossi stato a conoscenza di un "bug" di Unix. Gli risposi che, per quanto ne sapevo, Unix e' nato nei primi anni '70: di bug ne avra' avuti sicuramente, _come ogni_ software appena nato, ma che fino ad oggi, dopo un periodo di _ben_ 40 anni, sicuramente li avranno tutti risolti... al che il mio buon amico mi disse: "digita in un motore di ricerca 'John Titor' e poi fammi sapere..."
E' quello che ho fatto, trovando un articolo sulla Wikipedia davvero ben fatto sull'argomento ( http://it.wikipedia.org/wiki/John_Titor ) , ovviamente, se avete 5 minuti ve lo consiglio... cosi'... giusto per prendervi una pausa...

Questo post e' per condividere con voi la domanda e le riflessioni per rispondere a quest'ultima, che quella storia mi ha inspirato:
"A parte la faccenda di John Titor... ma in generale, e' possibile viaggiare nel tempo?"

La mia risposta e' : NO. Seguite il mio ragionamento...
Per prima cosa, non si puo' rispondere alla domanda se non si capisce cos'e' il "tempo", elemento lungo il quale dovremmo "viaggiare". Infatti, il sogno di poter "viaggiare" nel tempo deriva proprio dalla "rappresentazione" metaforica che _noi_ diamo del tempo, e cioe' della rappresentazione _lineare_ , come cioe' un asse cartesiano, con cui noi ce lo rappresentiamo mentalmente. Oggi siamo nel punto x0, a sinistra c'e' il passato, a destra c'e' il futuro... C'e' da dire che una tale rappresentazione, per quanto noi siamo cosi' usi a vederla sui libri di fisica, non e' altro che una, come dicevo prima, metafora. Il tempo e' una grandezza che _non_ e' a nostra disposizione come puo' esserlo p.es. la lunghezza o la forza, e questo perche', semplicemente, noi viviamo un eterno "presente". E' la materia che si modifica intorno a noi, e se "prima" aveva uno stato, "ora" ne ha un altro, e "dopo" ne avra' un altro ancora (basti pensare, ad esempio, al decadimento radioattivo, la cui freccia temporale e' univocamente verso il futuro, oppure al moto di un elettrone, che fa' in modo che esso assuma, ogni momento, una posizione spaziale diversa, o alla vita di una stella, fino alla sua morte, o al nostro cuore, il cui numero di battiti totali e' piu' o meno fisso, ecc.ecc.). Quindi e' l'universo intorno a noi che si modifica, e _da questo_ , noi astraiamo il "concetto" di tempo. Non a caso, per "misurare" questa "astrazione", ci riferiamo allo standard di un orologio atomico _la cui struttura si modifica_ in modo costante ed esattamente (sotto-)multipla del secondo. Ripeto: non e' un caso; perche' il tempo _non esiste_ in quanto tale (se non come concetto filosofico), ma esiste in virtu' dell'universo, il quale e' in continuo mutamento.

Ora che si e' capito che il tempo in realta' non esiste, ma e' la materia intorno a noi che, col suo cambiare, lo definisce; possiamo gia' arrivare ad una conclusione: viaggiare a ritroso nel tempo significherebbe forzare la materia il cui cambiamento ha definito "lo scorrere" in avanti del tempo, ad avere un cambiamento "uguale e contrario" fino ad arrivare al punto di partenza, in modo tale da prefigurare lo stesso scorrere all'indietro. D'accordo, per una pietra che casca e che cambia il suo stato potrebbe essere anche possibile: la prendo e la riporto in alto... ma come si fa' a portare le lancette del tempo _dell'intero universo_ all'indietro? come si potrebbe forzare l'intero universo ad avere gli stessi mutamenti che ha avuto, ma al contrario? si' che il nostro “eterno presente” viaggierebbe all'indietro? Beh, e' ovvio che solo Dio potrebbe fare una cosa del genere, che per ovvi motivi sarebbe impensabile per noi limitati esseri umani.
Ma qualcuno potrebbe obiettare: “Non allarghiamoci a tutto cio' che e', ma accontentiamoci di una semplice pietra: potremmo sottoporre la _sua_ materia agli stessi mutamenti che ha avuto da ieri ad oggi, cosi' facendo la faremmo tornare indietro nel _suo_ tempo...”.
Ora, senza dilungarmi nelle obiezioni filosofiche che un simile approccio “relativistico” del tempo potrebbe far nascere (non vi voglio annoiare), il problema e' che e' proprio la scienza a dirci che “far tornare indietro” anche una singola pietra (o anche un singolo atomo) e' impossibile, e questo per due ragioni:
1) il principio di indeterminazione di Heisenberg
2) il terzo principio della termodinamica.

Il principio di indeterminazione di Heisenberg, formulato in maniera “terra-terra” (non me ne vogliano i fisici, a cui chiedo perdono per le inesattezze linguistiche) parte dal presupposto che una misura e' “esatta” se la misura stessa _non modifica_ lo stato della grandezza misurata, ossia, mi spiego meglio, se voglio misurare la posizione della Luna col mio cannocchiale posso farlo, perche' questa misura non modifica la posizione della Luna stessa, ma se voglio misurare l'umidita' di una stanza entrandoci nudo, dal momento che gia' il mio corpo produce vapore acqueo ed andrei in qualche modo ad aumentare l'umidita' in quella stanza, il fatto stesso di effettuare una misura di tal genere va' a modificare proprio la grandezza che voglio misurare, e quindi, a meno di non cambiare modo di misurazione, non posso sapere _esattamente_ l'ammontare di quella grandezza; certo, se non ho altri mezzi posso accontentarmi di un dato “statistico”, probabilistico, calcolando quanto _piu' o meno_ il mio corpo va' ad influenzare quella misura, ma certo non potrei “determinare” ( nel senso di : “con esattezza” ) il dato che voglio misurare. Ora, per tornare al nostro esimio fisico teorico dei primi del Novecento, egli dimostro' che _non si puo'_ “determinare” la posizione di un elettrone momento per momento: se si immaginano gli elettroni che orbitano intorno al nucleo atomico ( “modello planetario” ) in teoria, partendo da una posizione spaziale nota, potrei “calcolare” momento per momento dove si trova il pischelletto elettrone, ma, mentre cio' puo' essere senz'altro fatto per i pianeti che orbitano attorno al Sole, cio' non si puo' fare in ambito atomico... perche'? perche' per determinare la posizione iniziale dell'elettrone stesso ho bisogno di una misura che preveda p.es. un raggio di luce: puntato a destra o a sinistra del nucleo, nel momento che una parte mi ritornasse indietro (come un radar) , saprei che l'elettrone e' li'... purtroppo, anche _un solo_ fotone , assorbito dall'elettrone, provocherebbe in esso un cambiamento di stato nella sua energia, e l'atto stesso della misura ( molto piu' di me nudo nella stanza umida ) andrebbe a modificare la grandezza misurata... Quindi, da cio' ne deriva questo: la posizione dell'elettrone si puo' stabilire in modo probabilistico ( infatti non si usa piu' il “modello planetario” per gli atomi, ma uno con “una zona probabile dove potrebbero trovarsi momento per momento gli elettroni” ); da cio' il principio di indeterminazione. Ma che ci azzecca con i viaggi nel tempo? Semplice: ANCHE SE DECIDO DI MANDARE A RITROSO nel tempo ANCHE SOLO UN ATOMO,NON POSSO FARLO PERCHE' NON POSSO SAPERE MOMENTO PER MOMENTO QUAL'ERA LO STATO ESATTO DELL'ATOMO STESSO.
Mi capite Ora?

Ma c'e' un altro principio della fisica che ci mette i bastoni tra le ruote per non farci viaggiare nel tempo... porca...
Il terzo principio della termodinamica.
Dieci pietre cubiche di un centimetro di lato, poste una sopra l'altra configurano un “sistema” a piu' alta energia rispetto ad uno di dieci pietre, uguali a quelle la', sparse pero' per terra: non solo perche' le pietre piu' alte hanno maggiore energia potenziale, determinata dall'altezza, ma anche perche esse prefigurano un sistema “piu' ordinato”. Per creare sistemi piu' ordinati _si spende_ energia, e quando poi questi sistemi ritornano disordinati, essi ridanno indietro quell'energia ( che poi si trasforma,e mano a mano si modifica fino a perdersi, sotto forma di calore, nell'universo ). Nel caso delle dieci pietre una sull'altra, _prima o poi_ torneranno ad essere un sistema disordinato: vuoi il vento, vuoi un terremoto, o semplicemente mio figlio che (purtroppo) non va' ancora all'asilo, faranno in modo che, almeno una parte di quelle pietre caschino a terra. Ora, il terzo principio della termodinamica dice appunto questo: nell'Universo, tutti i i sistemi “a piu' alta energia” _tendono_ a diventare prima o poi “a piu' bassa energia”, e la differenza tra le due energie si perde nel cosmo ( come calore ): e' il cosidetto principio “dell'entropia”, la cui freccia temporale e' irreversibilmente verso destra... verso il futuro. Ma che ci azzecca con i viaggi nel tempo? ( ...ho fatto un copia-incolla da dieci righe prima...ehm... :-) ). Torniamo al caso della pietra. ANCHE SE NON CI FOSSE il principio di indeterminazione di Heisenberg, e sapessimo _momento per momento_ l'esatto stato di quella materia, non potremmo realmente portarla all'indietro nel tempo, perche' nel frattempo la sua energia _si e' persa_ nel calore diffuso del cosmo: potremmo usare _altra_ energia, diversa dalla sua, p.es. il mio braccio che alza la pietra, ma non significherebbe altro che alcuni zuccheri nel mio muscolo che si ossiderebbero e questa combustione che provocherebbe un po' di ulteriore calore che si andrebbe a sua volta a perdere nel calore nell'Universo... la freccia dell'entropia e' “ineluttabilmente” verso il futuro, come dal Bing-Bang verso le galassie in espansione... per estensione, se volete, “la freccia del tempo” e' inesorabilmente verso destra... ( a meno che si trova un modo di “riprendersi” il calore perso nel calore totale del cosmo dal sistema che ha diminuito la sua “energia” e un modo di ridarlo al sistema stesso... volete ribaltare la freccia dell'Entropia?...solo Dio potrebbe... )

Per finire, e ringraziando coloro che fin qui hanno letto il mio post, vorrei addurre un'ultimo, terzo motivo, che prefigurerebbe i viaggi nel tempo come impossibili. Ricordate tutti i vari paradossi che mano a mano nella ricerca scientifica sono saltati fuori? come, che ne so, il paradosso dei gemelli di Einstein, o quello del gatto allo stesso tempo vivo e morto (nella scatola) di (non mi ricordo chi), ecc..
Bene, dal momento che amo sia la fisica sia la filosofia, mi hanno sempre affascinato questi enigmi del pensiero... ebbene, nel mio lungo peregrinare mi sono reso conto che tutti questi cosidetti “paradossi” non sono altrimenti che in relazione con _i vari punti di vista_ ...ebbene si: cambiando punto di vista, si otterrebbero due condizioni magari diametralmente opposte, e l'uomo si ferma perche' nella sua piccolezza “non sa” _quale_ punto di vista di quelli possibili egli deve adottare... ma pensateci: la Natura _non_ e' contraddittoria: LO SAREBBE solo SE CI FOSSERO due situazioni diverse NELLO STESSO PUNTO DI VISTA. Dal momento che i paradossi vengono meno nel momento che si adotta ( per convenzione ) uno qualsiasi dei punti di vista (non dimenticatevi che la stessa geometria euclidea _e'_ una convenzione... ), si puo' tranquillamente affermare che la Natura fa' semplicemente osservare a noi poveri mortali profili diversi dello stesso volto ( un po' come una bella donna ) a seconda della diagonale con cui la si guarda. Perche' ho detto cio'? Perche' ammettere un viaggio nel tempo genererebbe dei paradossi _dello stesso punto di vista_ , e cio' non si e' MAI verificato , nel nostro Universo. Volete un esempio?
Subito. Ammettiamo che sono stato concepito su uno scoglio a Maggio (come dice quel cantautore...) e l'impulso della passione ai miei genitori fosse stato semplicemente un volo di una farfalla... io torno indietro nel tempo e, nell'atto di seguire i miei genitori che tra poco mi concepiranno, inavvertitamente schiaccio col piede _quella_ farfalla. La scintilla della passione non scatta perche' la farfalla che sarebbe stata responsabile di cio' giace a terra morta, e io verifico con orrore che i miei genitori se ne vanno ognuno per la loro strada senza avermi concepito: da un lato ci sono io nascosto dietro un cespuglio (e quindi esisto), dall'altro ho messo in moto un meccanismo che portera' alla mia non esistenza...
Nella serie di film “Ritorno al futuro” questo paradosso viene affrontato con ritagli di giornale che cambiano i titoli, e cose simili ... io potrei dire che le mie molecole in quel momento ritornano ad essere pura energia radiante e a fondersi col calore dell'Universo; in base alla legge di Einstein E=mc(2), 75 kg di massa convertiti completamente in energia, io diventerei una bomba atomica di miliardi e miliardi di kTon (altro che Hiroshima...) ...
Ma non e' questo il punto: nel nostro Universo, MAI si e' verificato, a memoria d'uomo, un paradosso “nello stesso punto di vista”... cio' sembra essere una legge incontrovertibile del nostro mondo. Semplicemente: non succede.

In conclusione.
Se mai Qualcuno ha creato mai questo Universo.... io sono del parere che tra le leggi fondamentali _su cui_ l'ha fondato, c'e' proprio quella che:
INDIETRO NON SI TORNA

by vaisarger





P.S. Risparmiatemi i commenti su di me che sbircierei i miei concepitori un po' come un voyeur...

1-8 of 8