I progressi tecnologici nel secolo scorso hanno portato molti di noi a possedere più computer: desktop e laptop, telefoni cellulari, tablet. Il personal computer moderno come lo conosciamo è solo un'invenzione recente. Scorri verso il basso per vedere come questa tecnologia si è evoluta negli ultimi 70 anni.
Il linguaggio Logo, diffuso anche nella scuola elementare, era secondo il suo inventore uno strumento per pensare e non più per insegnare, un ambiente orientato alla soluzione di problemi e alla costruzione attiva di conoscenza (Chiappini & Manca, 2006).
L’introduzione del linguaggio di programmazione, dei videogiochi e degli ambienti di scrittura ha accompagnato la messa in disparte della visione del computer come tutor (sostituto dell’insegnante) e il passaggio a quella del computer come tool (come utensile cognitivo) che supporta il processo di apprendimento nel quale lo studente è posto al centro.
Il computer diviene così uno strumento di supporto per l’apprendimento capace di dilatare la conoscenza e il processo per acquisirla, favorendo l’autonomia e la creatività, secondo un approccio cognitivistico-costruttivista che prevarrà negli anni successivi influenzando il rapporto tra tecnologie e didattica
Negli anni Novanta, con l’esplosione degli ipertesti, della rete e della multimedialità, prendono spazio nuovi modelli didattici ispirati all’apprendimento collaborativo di taglio costruttivista. Il diffondersi di questo paradigma si accompagna a nuove pratiche progettuali, con uno spostamento del focus sul carattere condiviso e distribuito della costruzione della conoscenza favorita dalle reti, il computer cambia ancora il suo ruolo e diventa un tool collaborativo
Devo dire che il progredire delle esperienze in campo tecnologico non mi ha sempre stimolato a seguire le "novita" del momento. Per questo ho cercato sempre di conservare alcune esperienze maturate negli anni riproposte ai bambini e ai colleghi in forma rivisitata, ma ancora molto vecchia scuola. In particolare sono sempre rimasto affascinato dal ruolo e dalla figura del Maestro Alberto Manzi che rimane per me, insieme a Celestin Freinet, il faro a cui ispirarsi nella didattica di tutti i giorni, anche e soprattutto in campo tecnologico.