Giovanni Antonio Porcheddu


Carlino Sole: Personaggi della Sardegna: l’ing. Giovanni Antonio Porcheddu(1860-1937)”re del cemento armato”.-da “Bollettino bibliografico e rassegna archivistica e di studi storici della Sardegna” (n° 11-12) -1989- 


“Giovanni Antonio Porcheddu nacque a Ittiri il 26 giugno 1860 e morì a Torino il 17 ottobre 1937. Era di umili origini: il padre faceva il muratore e talvolta come capomastro, si improvvisava piccolo imprenditore… I genitori del piccolo Giovanni Antonio morirono prematuramente, lasciando il figlio senza un’adeguata istruzione e senza alcuna prospettiva di sistemazione. Se ne occuparono generosamente ed affettuosamente i parenti più vicini, avviandolo al lavoro che era stato del padre. Il giovinetto si trasferì a Sassari dove lavorò come operaio alla costruzione del Palazzo del Consiglio Provinciale che sorge con una certa imponenza su uno dei lati della centrale Piazza d’Italia. Ma mentre i suoi compagni nelle ore libere pensavano solo a divertirsi, egli si dedicava privatamente allo studio con l’intento di conseguire la licenza tecnica inferiore. Ottenuto questo primo titolo, con l’aiuto dei parenti, e mercè un piccolo sussidio dell’Amministrazione Provinciale, potè frequentare, sebbene già ventenne, la Scuola Tecnica Superiore, sezione di Fisica e Matematica, e conseguì con pieno merito il relativo Diploma. 
In riconoscimento delle sue indubbie capacità ottenne ancora dalla Provincia una borsa di studio per la frequenza del primo biennio di Ingegneria presso l’Università di Pisa; di qui passò a Torino, dove frequentò la Scuola di Applicazione per Ingegneri, conseguendo la laurea in Ingegneria civile nel 1890, a trent’anni. Egli era convinto che l’industria edilizia non poteva progredire ed affermarsi senza l’ausilio dell’elettrotecnica, scienza ancora agli inizi della sua straordinaria evoluzione: pertanto continuò gli studi anche in quel ramo della Scienza e in capo ad un anno (1891) si laureò Ingegnere Elettrotecnico. Rientrato in Sardegna, ebbe la possibilità di un impiego nell’Amministrazione delle Miniere, per il quale però occorreva la laurea in Ingegneria Industriale. Il neo-ingegnere non esitò a recarsi di nuovo a Torino: in un anno frequentò i corsi universitari e superò gli esami necessari per la nuova terza laurea. Amici e colleghi ritennero quell’exploit straordinario e stupefacente: era il preludio ad una brillante carriera di progettista e costruttore. 
Nel 1892 sposò Amalia Dainesi, dalla quale ebbe sette figli. Uno di essi, Beppe, particolarmente versato nelle arti figurative, conseguì ampia e meritata fama di ottimo incisore, di fine disegnatore, di efficace illustratore di opere letterarie. 
(…)Il maggior merito dell’ing.Porcheddu fu quello di aver intuito e apprezzato per primo in Italia e poi ampiamente divulgato, l’importanza della nuova tecnica costruttiva del cemento armato ( detta più propriamente del conglomerato cementizio armato), sperimentata e brevettata nell’ultimo decennio del 19° secolo dal geniale costruttore (poi ingegnere) di origine Belga, Francois Hennebique( 1842-1921). 
(…)I nuovi metodi all’inizio furono accolti con molta diffidenza in Italia, dove quasi nessuno degli ingegneri e costruttori volle prenderli in considerazione. Nel resto dell’Europa Occidentale, invece, essi furono accolti con maggior favore, e lo Hennebique, attraverso una Società Generale portante il suo nome, con sedi a Parigi e Bruxelles, creò una fitta rete di agenti e di concessionari del brevetto. Nel 1896, nonostante l’opposizione di parenti, amici e colleghi, l’ing. Porcheddu ne prese la rappresentanza esclusiva per l’alta Italia. 
(…)Nel giro di pochi anni, egli divenne l’incontrastato dominatore del settore non solo a Torino e Genova, ma anche via via a Milano, nel Veneto, a Roma e persino nell’estremo sud e in Sicilia. 
(…)Tanti successi in opere variamente diversificate( edilizia abitativa, pubblica e privata, edilizia industriale, di servizio e viaria: ponti e viadotti), gli valsero un’altissima fama e un’infinità di riconoscimenti, fra i quali il Diploma di Cavaliere al Merito Del Lavoro, nel 1914. …La società diretta dall’imprenditore sardo finì per risultare una fra le più prestigiose e meglio organizzate del nostro Paese. Essa contava, oltre quella principale, numerose altre sedi filiali, parecchie decine d’ingegneri e tecnici e una fitta rete di agenti e rappresentanti sparsi per tutta la penisola. Comprendeva due settori distinti ma strettamente collegati: quello della progettazione e quello della messa in opera. 
(…)E’ impossibile citare la pleiade di lavori che sorsero in Italia per opera sua. Ricorderò solo a Genova: i monumentali Silos Granari del porto, i grandiosi Mulini Alta Italia, le principali case di via XX Settembre, il Mercato Orientale, i Docks Vinicoli, il Palazzo della nuova Borsa, le Scuole di Arti e Mestieri, l’Albergo Popolare; a Millesimo il meraviglioso ponte sulla Bormida: a Padova il Cavalcavia della Stazione; a Milano i serbatoi sul Castello Sforzesco; a Rovigo il Teatro Municipale: a Torino i principali nuovi edifici della città e dintorni, tre ponti sulla Dora, il serbatoio per l’acquedotto Municipale, i Magazzini Generali Piemontesi, le Scuole di Arti e mestieri, la Scuola Vittorio Alfieri, la grandiosa Rimessa per locomotore, l’arginatura del Po, il palazzo Stabile del Giornale, lo Stadium, che è il più grande del mondo; a Roma il Teatro Apollo, l’Istituto Sperimentale per Esplosivi. In tutte le province egli costruì case di comune abitazione, ville, palazzi, edifici pubblici, teatri, chiese, scuole, caserme, ospedali, opere stradali e idrauliche. 
Dell’attività costruttiva della società Porcheddu due opere, almeno, meritano qui di essere sommariamente descritte per la loro importanza ed esemplarità: la ricostruzione integrale del famoso campanile di Piazza San Marco a Venezia, crollato improvvisamente nel 1902 per cedimento delle fondazioni, e il ponte sul Tevere a Roma detto comunemente Ponte Risorgimento. 
Relativamente al campanile di San Marco…Il progetto generale portava la firma del celebre ing.Donghi, già collaboratore del Porcheddu in altre opere, mentre il progetto delle strutture portanti e dei relativi calcoli era dovuto ai tecnici della società Porcheddu, con in testa il più attivo e valido dei collaboratori dell’imprenditore sardo, l’altrettanto famoso ing. Arturo Danusso. Quest’ultimo, ricorrendo il centenario della nascita del Porcheddu, scrisse, per La Nuova Sardegna di Sassari (25 giugno 1960), un importante ed affettuoso articolo commemorativo sulla vicenda umana e professionale del suo antico maestro. 
(...)Il Ponte Risorgimento fu uno dei primi grandi ponti nel mondo ad unica campata (100 metri di lunghezza) ed a minimo spessore nella chiave di volta (85 cm complessivamente tra soletta di carreggiata , vuoto cellulare e volta vera e propria dell’arco). Tutti questi primati tecnici furono conservati per un decennio, fino a quando, nel 1921, non vennero superati dal grande ponte di Minneapolis (USA) con una campata unica di 122 metri. 
(…)Il Ponte Risorgimento fu inaugurato alla presenza del re Vittorio Emanuele III che, intrattenendosi affabilmente col geniale costruttore sardo, convenne che la circostanza comportava l’incontro di due re: lui, re d’Italia, e il Porcheddu “re del cemento armato”. 
(...)Un ultima benemerenza va riconosciuta, ancora, al nostro illustre conterraneo: quella di aver sempre intrattenuto con i tecnici, le maestranze e gli operai della sua grande impresa, rapporti di piena correttezza, di grande cordialità e di umana comprensione e solidarietà".

Tore Masia
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