Corto per Miller
La cosa inizia nell’inverno milanese 1962.
L’eroica traduzione di Bianciardi propizia la nascita di un’idea fissa.
Alla settultima riga di pagina 43 del Tropico del Cancro trovo: “Ha in mano una qualche trappoletta di Jaworski” che traduce “Has some Jaworski nonsense in his hand”. Quale trappoletta? Le trappole del linguaggio? Giochi di parole. Assurdi. Incomprensibili? Nel 1945 fu tradotto “charabia de Jaworski”. Ma chi è Jaworski? Cosa è quell’assurdo Jaworski? (pagina 79, sempre Feltrinelli 1962). Il romanzo ambientato a Parigi e Digione è stato scritto da Miller fra il 1931 ed il 1932.
I Tropici sono rimasti il mio libro favorito. Rilettissimo, rilegatissimo vista la brossura originaria.
Negli anni gli indovinelli “tropicali” sono stati risolti: qualcuno Almansi (Meridiani Mondadori, 1992), altri personalmente, io e Gianni. Solo Jaworski è inafferrabile.
Scrissi a Henry Miller nel 1971 (posta verso Los Angeles recapitata tramite Erich Linder). La segretaria di allora Connie Perry rispose negando che Miller doppiamente convalescente mi potesse dar retta. La carta da lettera registra sul bordo inferiore una facile profezia: “Quando la merda avrà valore i poveri nasceranno senza il culo”.
Luciano Bianciardi moriva giovane nel novembre 1971 e Miller vecchio nel 1980.
Quando nel 1997 risalii il Big Sur era troppo tardi per parlare con qualcuno informato. La decina di Jaworski parigini hanno riposto al telefono di non saperne nulla. Il prof. Jaworski – letteratura americana a Parigi – non ne ha la più pallida idea.
Dal 1999 Laura è vissuta più a Parigi che a Varese ma non ha chiarito il mistero.
Anche i newsgroups tacciono.
La crisi è di questi giorni: una trappoletta non basta neanche per il topino nella stanza di Mimosa (spalmato del Gardencol in cucina).
La musica per archi alla Maison de l’Architecture non era granché e i librai di Saint-Germain-des-Prés dicono non so (solo il jazz di “Bindu” e le ostriche #2 salvano la gita). Anche il CD che produrrò contiene il brano “Fuga dal Mouse”… passo dai topi ai tonni.
Non parlavo con Urszula da anni: “Jaworski è un cognome polacco non comune….. Jaworski è l’uomo del ginepro”.
Kostro, come lo chiamavano gli amici, ha scritto di gin e Parigi in “Via lattea” nella raccolta Alcools.
Così Miller ha reso omaggio al “mal-amato” Apollinaire e salvato l’innamorato di Marie Laurencin, l’Orfeo di Dufy, con l’assurdo pseudonimo Jaworski, il polacco del gin. Oggi traduco “some Jaworski nonsense” con “stravaganze Apollinairiane” o “stravaganti Apollinaire” o addirittura “calligrammi”.
Giorgio Mortarino, Favignana 30/6/05
Fotografia originale di Michael Reeve, 30 Gennaio 2004