I fattori climatici principali che influiscono sulla temperatura sono moltemplici. Sappiamo che la terra di per sè produce calore proveniente dall'interno, il gradiente geotermico lo dimostra, infatti sappiamo che la temperatura aumenta di I grado per ogni 100 metri di profondità. Sappiamo anche che la terra ruota su un asse inclinato di circa 23 gradi e ciò ha influenza sulle stagioni e sull'intensità delle radiazioni solari. E' dimostrato inoltre che la rotazione della terra influenza i venti (effetto coriolis) .
Tale effetto prende il nome dal suo scopritore, uno scienziato francese di nome Gaspard Gustave De Coriolis (1792-1843)). II suo studio dimostra che la rotazione terrestre influenza molto le masse d'aria presenti nell'atmosfera. Sostanzialmente i venti vanno da una zona di alta pressione ad una bassa pressione. Ma il vento, mentre scende, viene deflesso dalla rotazione terrestre facendogli compiere delle rotazioni intorno all'area di bassa pressione prima di arrivare ad essa. II risultato di ciò è che si crea un ciclone attorno alla depressione ed un anticiclone nelle zone di alta pressione. La conseguenza e che i venti impiegano molto più tempo per arrivare alla depressione. E' per questo che le basse ed alte pressioni durano molto. A causa di tale persistenza della situazione barometrica, le zone di bassa pressione possono giungere molto lontano e portare quindi la pioggia in regioni distanti dall'oceano; grazie anche a questo sono fertili le regioni a medie latitudini. Analogicamente i venti alisei, anch'essi derivati dalla rotazione terrestre, portano umidità nelle regioni vicine all'equatore. Quindi tutta l'intera struttura della vita e dell'agricoltura dipende dalla rotazione della terra.
Sulla terra, con il passare del tempo, si e avuta una diminuzione dell'attività magmatica e quindi minor umidità nell'atmosfera. La conseguenza è la relativa diminuzione della temperatura. E' il caso di considerare che questo fenomeno e stato influenzato dall'entrata in scena di certe attività produttive dell'uomo iniziate in particolare negli anni '30. Un numero sempre maggiore di persone intende a produrre, ha contribuito alla formazione di nuove polveri che l'attività agricola meccanizzata ha innalzato e che grazie all'azione eolica, sono state trasportate negli strati alti dell'atmosfera. L'addensamento neIl'atmosfera di tali polveri ostacola il passaggio dei raggi solari, con il relativo abbassamento della temperatura terrestre. Quindi neppure il presunto effetto serra può essere dato del tutto per scontato, poiché un riscaldamento potrebbe provocare un aumento di umidità dovuta all'accelerazione dell'evaporazione, e quindi di schermatura della luce solare, il che a sua volta manterrebbe il riscaldamento sotto controllo. Un aumento, infatti, del 2% della nuvolosità sarebbe in grado di controbilanciare l'effetto di un aumento della percentuale di anidride carbonica del cento per cento. Dal punto di vista climatologico sarebbe di estrema importanza, per la preparazione di sistemi di previsioni per il futuro, stabi1ire se la tendenza al rialzo termico e alla siccità sia destinata a durare, o se ci troviamo davanti ad una normale fluttuazione statistica. Una risposta ci può venire da un esame dei dati passati. La rivista francese "La Recherche" nel suo fascicolo di marzo '90 pubblica un articolo suI clima degli ultimi
mille anni, di Philip Jones, climatologo. I metodi si basano principalmente su testimonianze storiche sullo studio degli anelli di accrescimento dei tronchi d'albero, sulla temperatura degli oceani e sull'analisi isotopica di "carote" estratte dai ghiacciai. II secondo millennio cominciò nel bel mezzo di un periodo caldo, che durò fino al tredicesimo secolo. In quel tempo le foreste si spingevano ben più a nord dei loro attuali limiti in Alaska e in Scandinavia, e persino una parte della Groenlandia ospitava una discreta vegetazione. Seguì un intermezzo freddo, noto come la piccola era glaciale; che va dal 1450 al 1800. Poi la temperatura media globale prese a risalire.