La terra, nel sistema solare, gode di una situazione fisica che la rende unica, non solo nell'aspetto ma anche e soprattutto nelle sue condizioni fisiche. La presenza nell'atmosfera di ossigeno ed azoto, l'abbondanza di acqua e la relativa vicinanza al Sole fanno si che solo in questo nostro pianeta sia possibile la vita. La superficie della terra è ricoperta per quasi 3/4 da oceani e mari che hanno un volume complessivo di 1.420.000.000 di Km cubi. Quest'acqua viene, in minima parte, fatta evaporare dal Sole, che è alla base del ciclo dell'acqua. L'evaporazione maggiore proviene da oceani e mari; negli oceani, in particolare, è contenuto il 97,3% delle risorse idriche complessive della terra. II Sole provoca ogni anno l'evaporazione di circa 450.000 Km cubi d'acqua degli oceani, mentre la terra cede per evapotraspirazione 62000 Km cubi di acqua, in totale quindi l'evaporazione ammonta a 512000 Km cubi annui. Questo vapore, ad una certa altezza, condensa formando le nuvole che a loro volta ritornano alla superficie sotto forma d'acqua, come precipitazioni, grandinate e nevicate. Le precipitazioni, in particolare, non sono distribuite in modo omogeneo. A causa infatti dell'orografia e della vegetazione i continenti ricevono più acqua di quanta non ne cedano con l'evapotraspirazione, la quantità in eccesso, però, torna ai mari attraverso i corsi d'acqua superficiali e sotterranei, c'e alla fine, complessivamente, un certo equilibrio. Se in un contesto ristretto ciò è valido, in particolare, bisogna tener conto di molti fattori che non solo rallentano il ciclo, ma fanno si che certe quantità d'acqua non ne entrino più perché bloccate dalle basse temperature (Antartide), dove enormi quantità ghiaccio sono da moltissimo tempo stabili.
I fattori climatici principali che influiscono sulla temperatura sono moltemplici. Sappiamo che la terra di per sè produce calore proveniente dall'interno, il gradiente geotermico lo dimostra, infatti sappiamo che la temperatura aumenta di I grado per ogni 100 metri di profondità. Sappiamo anche che la terra ruota su un asse inclinato di circa 23 gradi e ciò ha influenza sulle stagioni e sull'intensità delle radiazioni solari. E' dimostrato inoltre che la rotazione della terra influenza i venti (effetto coriolis) .
Tale effetto prende il nome dal suo scopritore, uno scienziato francese di nome Gaspard Gustave De Coriolis (1792-1843)). II suo studio dimostra che la rotazione terrestre influenza molto le masse d'aria presenti nell'atmosfera. Sostanzialmente i venti vanno da una zona di alta pressione ad una bassa pressione. Ma il vento, mentre scende, viene deflesso dalla rotazione terrestre facendogli compiere delle rotazioni intorno all'area di bassa pressione prima di arrivare ad essa. II risultato di ciò è che si crea un ciclone attorno alla depressione ed un anticiclone nelle zone di alta pressione. La conseguenza e che i venti impiegano molto più tempo per arrivare alla depressione. E' per questo che le basse ed alte pressioni durano molto. A causa di tale persistenza della situazione barometrica, le zone di bassa pressione possono giungere molto lontano e portare quindi la pioggia in regioni distanti dall'oceano; grazie anche a questo sono fertili le regioni a medie latitudini. Analogicamente i venti alisei, anch'essi derivati dalla rotazione terrestre, portano umidità nelle regioni vicine all'equatore. Quindi tutta l'intera struttura della vita e dell'agricoltura dipende dalla rotazione della terra.
Sulla terra, con il passare del tempo, si e avuta una diminuzione dell'attività magmatica e quindi minor umidità nell'atmosfera. La conseguenza è la relativa diminuzione della temperatura. E' il caso di considerare che questo fenomeno e stato influenzato dall'entrata in scena di certe attività produttive dell'uomo iniziate in particolare negli anni '30. Un numero sempre maggiore di persone intende a produrre, ha contribuito alla formazione di nuove polveri che l'attività agricola meccanizzata ha innalzato e che grazie all'azione eolica, sono state trasportate negli strati alti dell'atmosfera. L'addensamento neIl'atmosfera di tali polveri ostacola il passaggio dei raggi solari, con il relativo abbassamento della temperatura terrestre. Quindi neppure il presunto effetto serra può essere dato del tutto per scontato, poiché un riscaldamento potrebbe provocare un aumento di umidità dovuta all'accelerazione dell'evaporazione, e quindi di schermatura della luce solare, il che a sua volta manterrebbe il riscaldamento sotto controllo. Un aumento, infatti, del 2% della nuvolosità sarebbe in grado di controbilanciare l'effetto di un aumento della percentuale di anidride carbonica del cento per cento. Dal punto di vista climatologico sarebbe di estrema importanza, per la preparazione di sistemi di previsioni per il futuro, stabi1ire se la tendenza al rialzo termico e alla siccità sia destinata a durare, o se ci troviamo davanti ad una normale fluttuazione statistica. Una risposta ci può venire da un esame dei dati passati. La rivista francese "La Recherche" nel suo fascicolo di marzo '90 pubblica un articolo suI clima degli ultimi
mille anni, di Philip Jones, climatologo. I metodi si basano principalmente su testimonianze storiche sullo studio degli anelli di accrescimento dei tronchi d'albero, sulla temperatura degli oceani e sull'analisi isotopica di "carote" estratte dai ghiacciai. II secondo millennio cominciò nel bel mezzo di un periodo caldo, che durò fino al tredicesimo secolo. In quel tempo le foreste si spingevano ben più a nord dei loro attuali limiti in Alaska e in Scandinavia, e persino una parte della Groenlandia ospitava una discreta vegetazione. Seguì un intermezzo freddo, noto come la piccola era glaciale; che va dal 1450 al 1800. Poi la temperatura media globale prese a risalire.
La temperatura
Ai due poli terrestri la temperatura scende parecchio sotto lo 0 gradi Centigradi e l'acqua diventa ghiaccio. Al polo Nord si forma la banchisa, un' immensa distesa di ghiaccio galleggiante che si protende anche sott'acqua. Da questo immenso pezzo di ghiaccio si staccano molti frammenti alti attorno agli 80 metri. Il loro scioglimento però non influenzerebbe il livello dei mari perché questi ghiacci galleggiando sull'acqua hanno già spostato il livello (legge di Archimede). II ghiaccio infatti ha una densità minore dell'acqua. Questi tipi di formazione prendono il nome di "icebergs" ed hanno la maggior parte della massa, circa l'80%, sotto il livello dell'acqua. Negli anni tra il 1971 ed il 1973 la neve e il pack nell'emisfero nord si sono formati in anticipo durante l'inverno e hanno ricoperto un'area più vasta dell'11% rispetto al 1970. Le registrazioni metereologiche mostrano un progressivo raffreddamento dell'emisfero nord fin dal 1950 circa, soprattutto neIl'Artico. Al polo Sud la situazione e diversa, infatti l'estensione dei ghiacci ricopre una base di terreno, inoltre le tavole di mare ghiacciato aderiscono al vero e proprio continente senza staccarsi. Tali tavolati si estendono per circa 900.000 Km quadrati. Questo continente di nome Antartide ha una superficie di 13.176.727 Km quadrati ed il volume dei ghiacci e di 25 milioni di Km cubi (il 92% di tutto il ghiaccio della terra). Secondo alcuni dati si ritiene che l'accumulo di ghiaccio dovuto alle nevi e alla condensazione di vapore sia di circa 2300 Km cubi annui: ma di questi ghiacci non meno di 1800 Km. cubi all'anno spariscono per varie cause (vento, iceberg, ecc.) sicché l 'aumento non sarebbe che di 511 Km. cubi annui, pari a 4,5 cm di ghiaccio distribuiti in media nell' intercontinente. Ciò che cade sulla superficie ghiacciata dei poli non è neve, ma pulviscolo ghiacciato che si deposita. La temperatura media che persiste sull'Antartide varia da -20 a -55 grandi . Le variazioni climatiche non hanno inciso sull'estensione dei ghiacci antartici, infatti non sono andati soggetti a cambiamenti significativi negli ultimi 50 anni. E' assodato, da tutta una serie di controlli che non è stato evidenziato, per l'Antardite, nessun tasso di aumentato riscaldamento in tutto il continente.
La prova ci viene dai licheni che crescono sulle rocce e sui massi che si trovano attorno ai ghiacciai. (Il lichene può vivere addirittura a contatto con la superficie del ghiaccio, ma è incredibilmente lento a crescere: una chiazza di licheni impiega 500 anni per allargarsi di appena 10 cm. Sotto i ghiacciai della Lapponia svedese il più alto livello raggiunto dai licheni rivela l'ultimo massimo glaciale (1916) e i nuovi licheni si stanno reinsediando lentamente sulle rocce che oggi sono nude. D'altra parte, accanto ai ghiacciai antartici non c'e alcun intervallo tra licheni e ghiaccio, il che dimostra che non vi è stato alcun ritiro dei ghiacci in quella regione. (inoltre la forma concoide della massa continentale antartica dimostra che questo continente sta lentamente sprofondando a causa del peso della coltre ghiacciata. Una parte di tale continente si trova addirittura sotto il livello del mare, comunque ricoperto di ghiaccio. L'acqua dolce racchiusa nei ghiacci polari e in quelli continentali è stimata in 29.200 Km cubi pari a 2,14% dell'acqua totale del pianeta ed è considerata perciò una specie di riserva d'acqua dolce. E' da precisare che i ghiacci artici e antartici sono di antica formazione, di conseguenza hanno inglobato piccole quantità di aria imprigionate fra le molecole di ghiaccio. Considerata la possibilità di uno scioglimento di tali ghiacci causato dall'effetto terra, al volume di ghiaccio non corrisponderà lo stesso dell'acqua, in pratica lo scioglimento della banchisa artica farebbe diminuire il livello dei mari se pur di poco. Un aumento di temperatura dell'atmosfera e di conseguenza della parte superficiale dei mari comporterebbe un aumento del volume a causa del coefficiente termico di dilatazione che per l'acqua è relativamente basso. La densità massima dell'acqua si ha a 4 C( il valore viene fissato a 1). Per la nota anomalia dell'acqua da 0 gradi a 4 gradi essa si contrae per poi, superato il valore di 4 C, dilatarsi .Essendo quindi relativamente basso il coefficiente e considerando che il mare ha una temperatura superficiale variabile (mari caldi e mari freddi ), possiamo considerare tale fattore ininfluente. L'aumento del livello dei mari può anche essere influenzato dall'apporto sedimentario dei fiumi e dal pulviscolo atmosferico.
Studi consolidati ipotizzano un aumento dei sedimenti marini a non oltre al centimetro e mezzo ogni millennio, per cui nel medio termine ciò è un fattore da escludere. Inoltre anche se si verificasse un aumento di temperatura di 3-4 c. la temperatura ai poli Nord e Sud rimarrebbe comunque sempre sotto lo 0°, i ghiacci non si scioglierebbero. Dopo tutte queste considerazioni le coste del pianeta si possono considerare salve dalle eventuali conseguenze dell'effetto serra.
Nella Groenlandia e in Alaska in particolare la stagione 2007/2008 ha visto il susseguirsi di un inverno con precipitazioni nevose molto al di sopra della media stagionale e di un'estate con temperature insolitamente fredde. Da almeno 25 anni non si registrava un'estate così gelida, la terza estate più fredda mai registrata. A metà giugno c'era ancora neve al livello del mare. A 500 metri di quota la neve ha resistito fino ad Agosto. A Juneau a fine Luglio c'erano ancora 6 metri di neve nuova. E così in tutti i ghiacciai dello stato. Mai i ghiacciai dell'Alaska erano stati così in salute da quando vengono costantemente monitorati nell'ambito di un progetto di ricerca e cioè dal 1946. Per la prima volta da tempo immemorabile, in tutto il paese i ghiacciai hanno avuto un bilancio di massa positivo, ossia è stata maggiore la neve caduta in inverno di quanta non se ne sia sciolta durante l'estate. Questo significa che i ghiacci dell'Alaska si stanno espandendo. Dal 1750 si era perso il 15% dei ghiacciai ossia 12000 km2. Il riscaldameto globale registrato fino a pochi anni fa aveva fatto ipotizzare una totale scomparsa dei ghiacciai in breve tempo. E invece ecco l'inversione di tendenza. Ecco cosa dice il glaciologo dello "U.S. Geological Survey" Bruce Molnia: "stiamo parlando di un abbassamento della temperatura media annua di una sola piccola frazione di grado, ma questa variazione ha enormi ripercussioni sul clima. Una sola estate come questa, che lascia 6 metri di neve nuova su tutti i ghiacciai dello stato come punto di partenza per il nuovo inverno può anche non essere un grosso problema ma 10 estati come questa segnerebbero inequivocabilmente l'inizio di qualcosa come la piccola era glaciale
Effetto serra
Fino a non molto tempo fa l'uomo ha subito il clima della terra, ma da alcuni anni, in particolare con l'avvento dell'era industriale, egli riesce a influenzare il clima specie nelle zone urbane e di produttività. L'attività umana ha addirittura variato la costituzione chimica dell'atmosfera con l'aggiunta di sostanze inquinanti come S02, S03, CO , CO2, NOx ecc.
In particolare negli ultimi 50 anni l'anidride carbonica neIl'aria e il CO, sono costantemente aumentati. Ciò ha fatto sorgere la preoccupazione di un possibile effetto serra con la conseguenza di un innalzamento della temperatura. Studi internazionali hanno accertato che nel secolo trascorso la temperatura globale è aumentata di circa 0,6 gradi facendo temere I'inizio del tanto discusso effetto serra. Per altro su tale fenomeno, che risulta molto controverso, molti scienziati esprimono opinioni diverse e contrastanti. I più possibilisti ritengono che nel giro di un ventennio la temperatura del pianeta aumenterà di circa 5 gradi, i più cauti, invece, di 2 gradi. Oggi si è orientati a ipotizzare l'aumento di mezzo grado nell'arco di mezzo secolo ma c'è gia chi addirittura dà valore all'ipotesi di un inizio di era glaciale.
Coloro che giudicano tale fenomeno innocuo pensano addirittura che la Terra potrebbe cominciare a raffreddarsi per diverse concause (minore irraggiamento del Sole, diminuzione dell'attività magmatica all'interno della Terra e inizio di una possibile era glaciale).Da chiarire che l'effetto serra permette alla terra di mantenere la vita, infatti la temperatura media, che risulta essere intorno ai 18 gradi, è dovuta proprio a questo effetto. Sulla Luna dove manca l'atmosfera e le condizioni di irraggiamento sono quasi uguali alla Terra , la temperatura media si aggira intorno ai meno venti gradi. Responsabile dell'effetto serra è soprattutto il vapore acqueo e le nuvole per l'80%, il resto si suddivide con gli altri gas tra cui la tanto temuta CO2 ( il metano possiede un effetto serra 80 volte maggiore della CO2 ).
SINTESI CONCLUSIVA
Circa 20.000 mila anni fa si concludeva l’ultimo periodo glaciale del nostro pianeta; il livello del mare all’epoca si era abbassato di oltre un centinaio di metri a causa di una spessa coltre di ghiaccio che aveva sepolto quasi tutte le terre emerse della fascia temperata e sottratto acqua agli oceani. Il ghiaccio aveva praticamente sommerso quasi tutta l’Asia, l’Europa e il nord America e lo spessore in certi punti più freddi raggiungeva quote ragguardevoli oltre il km di altezza . Con l’inizio della fase post glaciale la temperatura è ricominciata a salire e il ghiaccio lentamente a sciogliersi ed arretrare; pur con fasi alterne, tale processo è continuato fino ai tempi attuali che rappresentano la fase conclusiva del disgelo, infatti sono rimasti pochissimi ghiacciai perenni. Il mare ha così ripreso i sui livelli iniziali e negli ultimi decenni l’andamento di risalita sembra, specie per il Mediterraneo, arrestarsi. Per quanto riguarda il nostro mare c’è da dire che essendo praticamente un bacino chiuso e ricevendo pochi fiumi, il bilancio evaporazione e scarico fluviale è in difetto nel senso che il Mediterraneo dà in evaporazione più acqua di quanto ne riceve dai fiumi o dalle piogge. Ciò porta a due conclusioni, il mare tende ad abbassarsi e ad aumentare in salinità. Per conseguenza dallo stretto di Gibilterra viene richiamata acqua di compensazione che entra con difficoltà a causa della relativa minore salinità. Come dire che il Mediterraneo verrebbe richiamato per osmosi dall’oceano perché meno salato e si formerebbe, secondo questa ipotesi, una sorta di leggero scalino ed ecco anche perché il nostro mare non è più in risalita. Non sempre però c’è corrispondenza fra aumento del livello degli oceani e dei mari e la linea di spiaggia in terraferma. Molti infatti sono i movimenti della crosta terrestre: isostasia, interventi antropici ( prelievi di liquidi e gas dal sottosuolo), bradisismi positivi e negativi, terremoti, oltre ai movimenti astronomici ( maree di terra ) e spostamento delle zolle per il movimento del mantello. L'Italia in particolare viene spinta dalla zolla africana verso l'Europa orientale e in certi punti - coste della Sardegna - le antiche spiagge dell'era glaciale wurmiana sono sollevate di oltre 8 metri. Le terre emerse, in particolare quelle vicine alle spiagge, si devono considerare in equilibrio con i fondali marini costituiti da una roccia, il basalto, molto densa rispetto ai vari graniti delle rocce costituenti la parte emersa che sono meno pesanti e che continua ad appesantirsi a causa dei sedimenti che raccoglie. Tale equilibrio è regolato dall’isostasia, una forza che risulta dall’insieme della legge di Archimede e l’equilibrio delle leve. L’isostasia ci spiega che le terre liberate dai ghiacci durante il periodo mite tendono, per compensazione, a risalire di quota; risalita che non è immediata ma risente dell’inerzia dei materiali e dalla risposta lenta dei materiali densi del mantello. La Scandinavia e altre zone del nord America come pure l’Europa, guadagnano ogni anno circa un centimetro di quota grazie al minor peso dei ghiacci scomparsi che li ricoprivano nel periodo glaciale che con il loro peso riuscivano a schiacciarli. Con l’aumento della temperatura dell’aria in quest’ultimo secolo, meno di un grado, l’acqua superficiale del mare tende a riscaldarsi e a dilatarsi; da notare però che le correnti calde che portano l’acqua dall'equatore ai poli riportano l’acqua ad una temperatura bassa ristabilendo l’equilibrio. L’acqua raffreddata poi ritorna lentamente a riprendere il suo ciclo iniziale. Per la nota anomalia dell’acqua sappiamo che la dilatazione non è costante e anche la salinità influisce su questo fenomeno. Studi francesi sulle barriere coralline dimostrano che la risalita del livello degli oceani è in fase di diminuzione e ciò concorda con quanto risulta dai dati raccolti nelle stazioni italiane sui livelli del mare e in particolare su Trieste; mentre nel secolo scorso i dati ci dicono che l’aumento del livello del mare era quasi di due centimetri per decennio, ora i dati ci confermano un rallentamento della risalita fermandosi ad un aumento di meno di un centimetro sempre per decennio. La tendenza perciò è che la risalita risente dell’esaurimento dell’apporto dello scioglimento dei ghiacci delle catene montuose della terraferma. Un aspetto che non sempre viene valutato nella giusta dimensione è che il vero motore del nostro clima è, e rimane, sempre il sole. La nostra stella infatti è l’artefice principale del risultato del nostro clima e anche se non è capace di riscaldare direttamente l’aria che è quasi trasparente ( eccezione per il vapore e il pulviscolo), riscalda il nostro pianeta e poi per contatto dell’aria con l’acqua e la terra ferma anche l'atmosfera. Occorre però ricordare che il nostro sole è una stella variabile in attività, con periodi più o meno intensi di produzione di energia. In certi periodi spariscono le macchie e anche la corona e il flusso di radiazioni che raggiungono la Terra diminuisce in modo tangibile. Il sole possiede un periodo undecennale e le macchie riescono anche ad avere periodiche spostamenti dalla parte nord a quella sud oltre che a diminuire fino alla completa sparizione; esse rappresentano l’acme dell’attività nucleare del sole con produzione di getti e corona. Si ritiene che il maggior numero di macchie solari è causato da un potente campo magnetico che si genera all’interno della nostra stella per un parossismo nucleare. In tale periodo si notano le lingue di fuoco originate da eruzioni di masse gassose elettrizzate che producono un ulteriore fortissimo campo magnetico esterno capace di ionizzare in modo intenso la nostra ionosfera terrestre e quindi di influenzare il tragitto dei raggi cosmici. Il ciclo di maggiore attività e quindi di elevato numero di macchie solari, si manifesta ogni 11,2 anni circa. Nel 2008 sono state al minimo di presenze, mentre nel marzo del 2019 dovrebbero raggiungere il numero di 175 circa. Oggi si conoscono molti periodi diversi nella variazione del numero di macchie, di cui quello di 11 anni è semplicemente il più evidente. Lo stesso periodo è osservato nella maggior parte delle altre espressioni di attività solare, ed è profondamente legato alle variazioni del campo magnetico solare. Diversi studiosi e scienziati ritengono che le macchie solari siano la causa alla base del riscaldamento globale e non l'uomo e i suoi consumi. E’ stato accertato che l’attività solare ha influenza sulla caduta di raggi cosmici sulla terra. Nelle fasi di intensa attività solare i raggi cosmici sono confinati ai poli mentre in assenza di macchie e corona i raggi cosmici piovono su tutto il pianeta terra ma sappiamo anche che i raggi cosmici influenzano la formazione delle nuvole, esse sono come un catalizzatore per la condensazione del vapore. Insomma con un sole molto attivo il caldo aumenta sulla terra e diminuisce la nuvolosità; viceversa al contrario con un sole in scarsa produzione di energia.Ci sono infatti concordanze statistiche fra periodi freddi e attività scarsa del sole e viceversa. L'attività solare ha toccato, tra il 2007 e il 2008, il suo minimo undecennale, che si palesa attraverso una drastica riduzione delle macchie solari (Sunspots).Anche se qualche macchia è ricominciata ad apparire a fine 2008, alcuni ricercatori affermano che questa stentata ripresa non rappresenti soltanto la fine di un ciclo undecennale, ma che inauguri un possibile minimo a scala secolare. Se a tutto questo aggiungiamo l'ormai imminente raffreddamento delle correnti atlantiche (ciclo AMO , Atlantic Multidecadal Oscillation.) e l'inizio della fase fredda della PDO ( Pacific Decadal Oscillation) c'è davvero di che riflettere. Come suggeriscono gli acronimi si tratta di due oscillazioni pluriennali, i cui cicli si alternano, rispettivamente, ogni 20-40 anni. Tra il 1645 e il 1715 il mondo sperimentò il cosiddetto 'minimo solare di Maunder durante il quale le macchie solari risultarono quasi assenti interrompendo la normale alternanza ciclica. Quel periodo corrispose con una delle fasi più fredde della piccola era glaciale. Un'altra lunga fase caratterizzata da scarsissima attività solare, denominata minimo di Dalton, si produsse tra il 1790 e il 1820, coincidendo ancora una volta con anni caratterizzati da severe condizioni climatiche. A queste fasi fece seguito l'ottimo climatico moderno che, salvo pochi scivoloni, dal 1890 ad oggi tiene alla larga pericolosi rigurgiti freddi. Ovviamente il coincidente aumento dei gas serra ha esaltato il riscaldamento climatico indotto dal sole superando ampiamente la compensazione e facendoci vivere, specie negli ultimi decenni, fasi di caldo eccezionale. Alcuni ricercatori asseriscono che l'ottimo climatico moderno, che ha rappresentato l'apice solare degli ultimi 8000 anni, sia ormai finito e che al suo posto stia per cominciare un nuovo minimo secolare. Ciclo che potrebbe ripetere risultare del tutto simile a quelli di Dalton e di Maunder, provocando un calo termico nel Nord Emisfero tra gli 0.4 e gli 0.8°C. Secondo la teoria di Croll e di Milankovitch – affinata poi da contributi matematici recenti - le glaciazioni e i periodi interglaciali avverrebbero per motivi astronomici legati all’eccentricità dell’orbita della Terra intorno al Sole,alla precessione degli equinozi e all’obliquità dell’eclittica. Milankovitch riuscì a costruire un modello matematico in grado di spiegare le variazioni climatiche della terra negli ultimi 600.000 anni. Lo studioso Franco Battaglia ,assieme ad alltri 650 scienziati, hanno presentato una loro ricerca al Senato Americano nel 2008 che in sintesi dice:
1) Il pianeta è già stato più caldo di adesso: senza invocare tempi geologicamente lontani, lo è stato per molti secoli nel cosiddetto “periodo caldo olocenico” di 6000 anni fa, e per un paio di secoli nel “periodo caldo medievale” di 1000 anni fa. È spontaneo chiedersi se, per caso, ciò che rese caldo il pianeta allora, sia anche ciò che lo sta rendendo caldo ora.
2) L’attuale riscaldamento è cominciato non nella seconda metà del XIX secolo, all’inizio dell’era industriale – come i rapporti dell’Ipcc (escluso l’ultimo rapporto, del 2007), erano soliti riportare – ma nel 1700, quando si era nel minimo della cosiddetta piccola era glaciale. Ma nel 1700 l’industrializzazione e le emissioni d’origine antropica erano minimali e la popolazione mondiale contava mezzo miliardo di persone. Il riscaldamento cominciato nel 1700 è poi continuato fino al 1940 quando l’industrializzazione era molto inferiore a quella odierna e la popolazione mondiale era un terzo di quella odierna.
3) La temperatura del pianeta è diminuita per ben 35 anni, dal 1940 al 1975, tanto che a metà degli anni Settanta del secolo scorso si era diffusa l’idea che stavamo andando incontro ad una nuova glaciazione. Eppure quelli furono gli anni di grande crescita industriale, del boom demografico e dell’aumento delle emissioni di gas-serra. Secondo la teoria del Global Warming sarebbero dovuti essere anni caldissimi. A questo proposito, l’ultimo rapporto dell’Ipcc – a differenza dei tre precedenti ove attribuiva all’uomo la responsabilità del riscaldamento globale degli ultimi 150 anni – si limita ad attribuire all’uomo la responsabilità del riscaldamento globale iniziato “nella seconda metà del secolo scorso”, cioè dopo il 1975.
4) È dal 1998 che la temperatura del pianeta ha smesso di crescere e il 2008 sarà probabilmente dichiarato il più freddo degli ultimi 10 anni; anche se dal 1998 le emissioni di gas-serra a livello mondiale sono aumentate ininterrottamente.
5) Tutti i modelli matematici che attribuiscono ai gas-serra antropici il ruolo di governanti del clima prevedono che nella troposfera a 10 km al di sopra dell’equatore si dovrebbe osservare un riscaldamento triplo rispetto a quello che si osserva alla superficie terrestre; orbene, le misure satellitari non rivelano, lassù, alcun aumentato riscaldamento, men che meno triplo, ma, piuttosto, un raffreddamento. Dai dati sul Polo Sud sappiamo che anche in inverno le temperature massime oscillano tra i -40 e i -60°C, mentre le minime arrivano a toccare i -70°C; anche le aree costiere registrano un costante calo termico al quale si associa una quotidiana espansione della banchisa. La superficie del pack osservata nell'aprile del 2009 dal satellite, era pari a 5.8 milioni di chilometri quadrati, vale a dire 700.000kmq in più rispetto alla media trentennale di riferimento. Il National Snow and Ice Data Center (NSIDC) ha reso noto nell'estate 2009 lo stato attuale della fusione dei ghiacci artici, dalla quale si evince che al 10 Luglio, l'estensione del pack sul Mar Artico risulta in deficit di circa 2.5 milioni di km quadrati, rispetto alla media ventennale 1979-2000 ricavata dalla misurazioni satellitari. Tuttavia l'estensione attuale risulta superiore al minimo raggiunto nel 2007. In base alle rilevazioni satellitari del NSIDC e dell'IJIS del settembre del 2009, rispetto allo scorso anno il pack artico ha guadagnato circa 500.000 chilometri quadrati, mentre rispetto al 2007 il progresso sfiora il milione. In termini percentuali parliamo, rispettivamente, del +10% e del +17%. Nel 2014 i ghiacci antartici hanno raggiunto una estensione di ben 9 milioni di km quadrati, superando di circa 320.000 km quadrati il precedente record registrato nel 2008 ( record da quando si effettuano le misure satellitari ). Durante lo scorso mese di Aprile 2014 in particolare si è assistito ad un incremento medio giornaliero dell'estensione dei ghiacci di 112.600 km quadrati. Da aggiungere che il ghiacciaio del Gran Sasso è in costante aumento da diversi anni.
I catastrofisti devono perciò ancora aspettare! Inoltre: Il livello delle acque marine nel mondo sta diminuendo!!!
Ad andare controcorrente ci hanno pensato i dati satellitari elaborati dall’Università del Colorado ( ma anche dalla NOAA, AVISO, CSIRO) che smentiscono la convinzione che lo scioglimento dei ghiacciai stia facendo innalzare il livello del mare, e dimostra come negli ultimi anni il livello delle acque marine nel mondo sia addirittura diminuito! Bisogna comunque precisare che il calcolo del livello marino globale è una delle cose più difficili e complesse da effettuare. Gli studiosi del Colorado spiegano, innanzitutto, che le variazioni del livello del mare a lungo termine sono misurati principalmente con due metodi diversi. Nel corso del secolo scorso, il cambiamento globale del livello del mare è in genere stato stimato da misure mareografiche medie realizzate con boe e vari strumenti marittimi. In alternativa ci sono le misurazioni effettuate con l’altimetro satellitare che, combinate con specifici dati provenienti dallo spazio, noti proprio per fornire una misura migliorata di mare cambiamento a livello globale, possono dare un grosso contributo a questi studi. Dal mese di agosto 1992 gli altimetri satellitari hanno misurato il livello del mare su scala globale con una precisione senza precedenti. La missione satellitare ’TOPEX/POSEIDON’ ha fornito le osservazioni del cambiamento del livello del mare dal 1992 al 2005 e dalla fine del 2001 il satellite Jason-1, lanciato in orbita in quei giorni, realizza questi studi ancora fino ai giorni nostri, fornendo una stima del livello mondiale medio del mare ogni 10 giorni, con un margine di 3-4 mm. Secondo questi dati, negli ultimi due anni il livello medio mondiale del mare sarebbe calato di 2-3mm, andando così a smentire tutte le tesi catastrofiste che, da decenni, ci tartassano con Venezia e New York sommerse dall’acqua. Per maggiori dettagli: http://sealevel.colorado.edu/documents.php (da 3b meteo ).
Copyright 1990
da Questioni di Scienze, 1990