NOME
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CARATTERISTICHE FISICHE
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PERSONALITA'
Il personaggio di Emilia si associa ad un’idea di bellezza, vanità, narcisismo ma anche forza gioiosa e vitalistica. Nella sua canzone che conclude la Giornata Prima del Decameron, Emilia, accompagnata al liuto da Dioneo, canta così:
Io son sì vaga della mia bellezza,
che d’altro amor già mai
non curerò né credo aver vaghezza.
Io veggio in quella, ogn’or che io mi specchio,
quel ben che fa contento lo ‘ntelletto:
né accidente nuovo o pensier vecchio
mi può privar di sì caro diletto.
Altri riferimenti alla sua bellezza fisica li ritroviamo a conclusione della Giornata VIII quando Fiammetta incoronando regina Emilia, le rivolge queste parole: “Madonna, io non so come piacevole reina noi avrem di voi, ma bella pure l’avrem noi, fate adunque che alle vostre bellezze l’opere siano rispondenti”.
Ancora, il tema della vanità emerge, in maniera più o meno esplicita, in alcune delle novelle da lei raccontata. Ne è un esempio la novella 7, IV in cui si fa accenno ad un elemento di cosmesi e cura del corpo:
“Pasquino, al gran cesto della salvia rivolto, di quella colse una foglia e con essa s'incominciò a stropicciare i denti e le gengie, dicendo che la salvia molto ben gli nettava d'ogni cosa che sopr'essi rimasa fosse dopo l'aver mangiato”.
In VI, 8, la novella di Cesca, la vanità è invece esplicitamente tematizzata, e lo specchio l’elemento che mette in moto il meccanismo del motto arguto su cui l’intera giornata si basa. Ancora, il tema della vanità punita ritorna in VIII, 4 dove Monna Piccarda, con una beffa si libera delle avances, del proposto di Fiesole il quale “era baldanzoso e altiero, e di sé ogni gran cosa presumeva”.
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LEGAMI INTERNI CON GLI ALTRI NOVE NARRATORI
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APPARIZIONI IN ALTRE OPERE LETTERARIE
Emilia appare in altre opere boccacciane; la ritroviamo nella Comedia delle ninfe fiorentine, nel Teseida e in Amorosa visione, insieme ad un altro dei narratori del Decameron, Pampinea.
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APPARIZIONI IN ALTRE OPERE NON LETTERARIE
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ALTRO
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NOVELLE RACCONTATE
I, 6
Confonde un valente uomo con un bel detto la malvagia ipocresia de' religiosi.
II, 6
Madama Beritola, con due cavriuoli sopra una isola trovata, avendo due figliuoli perduti, ne va in Lunigiana; quivi l'un de' figliuoli col signore di lei si pone e con la figliuola di lui giace e è messo in prigione: Cicilia ribellata al re Carlo e il figliuolo riconosciuto dalla madre, sposa la figliuola del suo signore e il suo fratel ritrova e in grande stato ritornano.
III, 7
Tedaldo, turbato con una sua donna, si parte di Firenze; tornavi in forma di peregrino dopo alcun tempo; parla con la donna e falla del suo error conoscente, e libera il marito di lei da morte, che lui gli era provato che aveva ucciso, e co' fratelli il pacefica; e poi saviamente colla sua donna si gode.
IV, 7
La Simona ama Pasquino; sono insieme in un orto, Pasquini si fre a’ denti una foglia di salvia e muorsi: è presa la Simona, la quale volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino, fregatasi una di quelle foglie a’ denti similmente si muore.
V, 2
Gostanza ama Martuccio Gomito, la quale, udendo che morto era, per disperata sola si mette in una barca, la quale dal vento fu trasportata a Susa; ritruoval vivo in Tunisi, palesaglisi, e egli grande essendo col re per consigli dati, sposatala, ricco con lei in Lipari se ne torna.
VI, 8
Fresco conforta la nepote che non si specchi, se gli spiacevoli, come diceva, l'erano a veder noiosi.
VII, 1
Gianni Lotteringhi ode di notte toccar l'uscio suo; desta la moglie, ed ella gli fa accredere che egli è la fantasima; vanno a incantare con una orazione, e il picchiare si rimane.
VIII, 4
ll proposto di Fiesole ama una donna vedova,:non è amato da lei, e credendosi giacer con lei, giace con una sua fante, e i fratelli della donna vel fanno trovare al vescovo suo.
IX, 9
Due giovani domandan consiglio a Salamone, l'uno come possa essere amato, l'altro come gastigare debba la moglie ritrosa; all'un risponde che ami, all'altro che vada al Ponte all'Oca.
X, 5
Madonna Dianora domanda a messer Ansaldo un giardino di gennaio bello come di maggio; messer Ansaldo con l'obligarsi a uno nigromante gliele dà; il marito le concede che ella faccia il piacere di messer Ansaldo, il quale udita la liberalità del marito, l'assolve della promessa, e il nigromante, senza volere alcuna cosa del suo, assolve messere Ansaldo.
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RE(GINA) DELLA GIORNATA: IX
Tema della giornata
Emilia è eletta regina della giornata Nona, il tema è libero e ciascuno può raccontare ciò che più gli aggrada. Ecco come la regina giustifica questa singolare e, fino a quel punto, inedita scelta.
Dilettose donne, assai manifestamente veggiamo che, poi che i buoi alcuna parte del giorno hanno faticato sotto il giogo ristretti, quegli esser dal giogo alleviati e disciolti, e liberamente dove lor piú piace, per li boschi lasciati sono andare alla pastura: e veggiamo ancora non esser men belli, ma molto piú, i giardini di varie piante fronzuti che i boschi ne' quali solamente querce veggiamo; per le quali cose io estimo, avendo riguardo quanti giorni sotto certa legge ristretti ragionato abbiamo, che, sí come a bisognosi, di vagare alquanto e vagando riprender forze a rientrar sotto il giogo non solamente sia utile ma oportuno. E per ciò quello che domane, seguendo il vostro dilettevole ragionar, sia da dire non intendo di ristrignervi sotto alcuna spezialità, ma voglio che ciascun secondo che gli piace ragioni, fermamente tenendo che la varietà delle cose che si diranno non meno graziosa ne fia che l'avrete pur d'una parlato; e cosí avendo fatto, chi appresso di me nel reame verrà, sí come piú forti, con maggior sicurtà ne potrà nelle usate leggi ristrignere. (IX, Introduzione).
di Francesco Ferrari
Bibliografia
Boccaccio, Giovanni. Decameron. A cura di Vittore Branca. Torino: Einaudi, 2005. Print.
Decameron Web (Brown University):
http://www.brown.edu/Departments/Italian_Studies/dweb/