NOME
Sul portale dedicato al Decameron dell’Università di Zurigo UZH, è presente una prospettiva molto intrigante sul nome Dioneo:
E così anche Panfilo, Filostrato e Dioneo hanno nomi che, presentati come reali, svelano subito il loro carattere allusivo, il riferimento a tre diversi modi di essere nei confronti dell'amore. Panfilo è ormai "il tutto amore" o, come preferisce il Muscetta, "colui che ama il tutto"; Filostrato è il "vinto da amore" secondo una falsa etimologia (in realtà significherebbe "l‘amante della guerra"); Dioneo, infine, come già sappiamo, sta per "il dissoluto".” (“Per un Decameron ipertestuale”)
In All'ombra di dioneo: Tipologie e percorsi della novella da Boccaccio a Bandello, si può inoltre leggere:
Dioneo è "nome-simbolo, di genealogia bacchica ed erotica" (Ma, p. 39) che deriva da Dionisio, figlio di Giove e di Semele; e che, come ben notato dal Mazzacurati, non è altro che la versione italiana di un autoappellativo dello stesso Boccaccio nelle giovanili Epìstole: "spurcissimus Dyoneus" (Ma, p. 39). Dioneo, quindi, è il lato più osé di Boccaccio, che lo stesso Dioneo presenta sotto le parvenze del corvo nero: "Leggiadre donne, in fra molte bianche colombe aggiunge più di bellezza un nero corvo, che non farebbe un candido cigno" (IX, 10). (Therivel 256)
*****
CARATTERISTICHE FISICHE
...
*****
PERSONALITA'
Decameron Decameron Decameron
*****
LEGAMI INTERNI CON GLI ALTRI NOVE NARRATORI
Il privilegio di Dioneo: perché?
Dioneo solamente, tutti gli altri tacendo già, disse: – Madonna, come tutti questi altri hanno detto, così dico io sommamente esser piacevole e commendabile l’ordine dato da voi; ma di spezial grazia vi chieggio un dono, il quale voglio che mi sia confermato per infino a tanto che la nostra compagnia durerà, il quale è questo: che io a questa legge non sia costretto di dover dire novella secondo la proposta data, se io non vorrò, ma quale più di dire mi piacerà. E acciò che alcun non creda che io questa grazia voglia sì come uomo che delle novella non abbia alle mani, infino da ora son contento d’esser sempre l’ultimo che ragioni. La reina [Filomena], la quale lui e sollazzevole uomo e festevole conoscea e ottimamente si avvisò questo lui non chiedere se non per dovere la brigata, se stanca fosse del ragionare, rallegrare con alcuna novella da ridere, col consentimento degli altri lietamente la grazia gli fece. (I, Conclusioni)
Insieme a Pampinea, Dioneo assicura un equilibrio all’interno della brigata, soprattutto in relazione al divieto di menzionare qualsiasi avvenimento legato al mondo al di fuori della villa. Per questo motivo, i due creano un’atmosfera e un contesto di isolamento per non essere contagiati né dal punto di vista fisico né tantomeno mentale ed emotivo. È possibile riscontrare questi concetti nelle seguenti citazioni:
“…dilicatissimi cibi e ottimi vini temperatissimamente usando e ogni lussuria fuggendo, senza lasciarsi parlare a alcuno o volere di fuori di morte o d’infermi alcuna novella sentire, con suoni e con quegli piaceri che aver poteano si dimovano.” (I, Introduzione: Narratore)
“…e ciascuno generalmente, per quanto egli avrà cara la nostra grazia, vogliamo e comandiamo che si guardi, dove che egli vada, onde che egli torni, che egli oda o vegga, niuna novella, altro che lieta, ci rechi di fuori.” (I, Introduzione: Pampinea)
“Her [Pampinea] last words to these, her most significant commandment, is that, whatever they see or hear to bring no unhappy news from the outside world…” (Barolini 524)
“Pampinea is acceding to Dioneo, who had stipulated, as the necessity condition determining his stay with the others, that there be a total severance of their ties to the city. Establishing two distinct spheres of existence, according to the binary opposition “in” vs. “out”.
…
Dioneo e Pampinea are the brigata’s ideologues“ (Barolini 525)
L’esempio forse più netto e visibile a tutti è sicuramente il tema e il clima rilassato e decisamente comico della novella IV, 10 (Mazzeo della Montagna, Ruggiero d’Aieroli, ecc.). Di fatto, grazie al racconto di questa gioiosa novella, Dioneo controbilancia l’enorme peso emotivo e la tristezza negli animi della Brigata (e ovviamente del lettore) che si sono ritrovati dinanzi una giornata (IV) interamente ricolma di dolore, sofferenza, disperazione e soprattutto sconforto e sfiducia nel futuro, elementi questi che, come visto, Dioneo (seguito da Pampinea) vuole debellare con ogni suo gesto dal principio alla fine del Decameron.
*****
APPARIZIONI IN ALTRE OPERE LETTERARIE
”Dioneo made an earlier appearance as the young man “di meravigliosa bellezza…in atto lascivo” of the Commedia delle ninfe fiorentine (XXVI)” (Barolini 524)
*****
APPARIZIONI IN ALTRE OPERE NON LETTERARIE
Decameron Decameron Decameron
*****
ALTRO
Nell’introduzione della sesta giornata, assistiamo a una scenetta esilarante tra la serva di Filomena, Licisca, e Tindaro, cameriere di Filostrato. Dioneo è interpellato dalla regina per risolvere il battibecco tra i due, il quale finisce con Dioneo che da nettamente e immediatamente ragione alla donna:
E volendo già la reina comandare la prima novella, avvenne cosa che ancora addivenuta non v’era, cioè che per la reina e per tutti fu un gran romore udito, che per le fanti e famigliari si faceva in cucina. Laonde, fatto chiamare il siniscalco, e domandato qual gridasse e qual fosse del romore la cagione, rispose che il romore era tra Licisca e Tindaro; ma la cagione egli non sapea, sì come colui che pure allora giugnea per fargli star cheti, quando per parte di lei era stato chiamato. Al quale la reina comandò che incontanente quivi facesse venire la Licisca e Tindaro; li quali venuti, domandò la reina qual fosse la cagione del loro romore.
[...]
Mentre la Licisca parlava, facevan le donne sì gran risa, che tutti i denti si sarebbero loro potuti trarre. E la reina l’aveva ben sei volte imposto silenzio; ma niente valea: ella non ristette mai infino a tanto che ella ebbe detto ciò che le piacque. Ma poi che fatto ebbe alle parole fine, la reina ridendo, volta a Dioneo, disse: – Dioneo, questa è quistion da te; e per ciò farai, quando finite fieno le nostre novelle che tu sopr’essa dei sentenzia finale. Alla qual Dioneo prestamente rispose: – Madonna, la sentenzia è data senza udirne altro; e dico che la Licisca ha ragione, e credo che così sia com’ella dice; e Tindaro è una bestia. (VI, Introduzione)
Anche in quest’occasione si può constatare quanto Dioneo sia visto da tutta la Brigata non solo come un pilastro fondamentale ma soprattutto come portatore di equilibrio all’interno del gruppo (come visto precedentemente nella sezione “LEGAMI INTERNI CON GLI ALTRI NOVE NARRATORI”).
NOVELLE RACCONTATE
I, 4
Un monaco, caduto in peccato degno di gravissima punizione, onestamente rimproverando al suo abate quella medesima colpa, si libera dalla pena.
II, 10
Paganino da Monaco ruba la moglie a messer Ricciardo da Chinzica; il quale, sappiendo dove ella è, va, e diventa amico di Paganino; raddomandagliele, e egli, dove ella voglia, gliele concede; ella non vuol con lui tornare, e, morto messer Ricciardo, moglie di Paganin diviene.
III, 10
Alibech diviene romita, a cui Rustico monaco insegna rimettere il diavolo in inferno; poi, quindi tolta, diventa moglie di Neerbale.
IV, 10
La moglie d'un medico per morto mette un suo amante adoppiato in una arca, la quale con tutto lui due usurai se ne portano in casa. Questi si sente, è preso per ladro; la fante della donna racconta alla signoria sé averlo esso nell'arca dagli usurieri imbolata, laond'egli scampa dalle forche e i prestatori d'avere l'arca furata sono condannati in denari.
V, 10
Pietro di Vinciolo va a cenare altrove; la donna sua si fa venire un garzone; torna Pietro; ella il nasconde sotto una cesta da polli; Pietro dice essere stato trovato in casa d'Ercolano, con cui cenava, un giovane messovi dalla moglie; la donna biasima la moglie d'Ercolano; uno asino per isciagura pon piede in su le dita di colui che era sotto la cesta; egli grida; Pietro corre là, vedelo cognosce lo 'nganno della moglie con la quale ultimamente rimane in concordia per la sua tristezza.
VI, 10
Frate Cipolla promette a certi contadini di mostrar loro la penna dell'agnolo Gabriello; in luogo della quale trovando carboni, quegli dice esser di quegli che arrostirono san Lorenzo.
VII, 10
Due sanesi amano una donna comare dell'uno; muore il, compare e torna al compagno secondo la promessa fattagli, e raccontagli come di là si dimori.
VIII, 10
Una ciciliana maestrevolmente toglie ad un mercatante ciò che in Palermo ha portato; il quale, sembiante faccendo d'esservi tornato con molta più mercatantia che prima, da lei accattati denari, le lascia acqua e capecchio.
IX, 10
Donno Gianni ad istanzia di compar Pietro fa lo 'ncantesimo per far diventar la moglie una cavalla; e quando viene ad appiccar la coda, compar Pietro, dicendo che non vi voleva coda, guasta tutto lo 'ncantamento.
X, 10
Il marchese di Saluzzo, da' prieghi de' suoi uomini costretto di pigliar moglie, per prenderla a suo modo, piglia una figliuola d'un villano, della quale ha due figlioli, li quali le fa veduto di uccidergli; poi, mostrando lei essergli rincresciuta e avere altra moglie presa, a casa faccendosi ritornare la propria figliuola come se sua moglie fosse, lei avendo in camicia cacciata e ad ogni cosa trovandola paziente, più cara che mai in casa tornatalasi, i suoi figliuoli grandi le mostra, e come marchesana l'onora e fa onorare.
*****
RE(GINA) DELLA GIORNATA: VII
Tema della giornata
Le beffe fatte dalle donne, per amore o per paura, ai loro mariti.
Dioneo, presa la corona, ridendo rispose: – Assai volte già ne potete aver veduti, io dico delli re da scacchi, troppo più cari che io non sono; e per certo, se voi m’ubbidiste come vero re si dee ubbidire, io vi farei goder di quello senza il che per certo niuna festa
compiutamente è lieta. Ma lasciamo star queste parole: io reggerò come io saprò.
E fattosi, secondo il costume usato, venire il siniscalco, ciò che a fare avesse quanto durasse la sua signoria ordinatamente gl’impose, e appresso disse: – Valorose donne, in diverse maniere ci s’è della umana industria e de’ casi vari ragionato, tanto che, se donna Licisca non fosse poco avanti qui venuta, la quale con le sue parole m’ha trovata materia à futuri ragionamenti di domane, io dubito che io non avessi gran pezza penato a trovar tema da ragionare. Ella, come voi udiste, disse che vicina non avea che pulcella ne fosse andata a marito; e soggiunse che ben sapeva quante e quali beffe le maritate ancora facessero à mariti. Ma, lasciando stare la prima parte, che è opera fanciullesca, reputo che la seconda debbia essere piacevole a ragionarne; e per ciò voglio che domane si dica, poi che donna Licisca data ce n’ha cagione, delle beffe, le quali, o per amore o per salvamento di loro, le donne hanno già fatte à lor mariti, senza essersene essi avveduti o sì. Il ragionare di sì fatta materia pareva ad alcuna delle donne che male a loro si convenisse, e pregavanlo che mutasse la proposta già detta. (VI, Conclusione)
by Pierpaolo Spagnolo
Bibliografia
Barolini, Teodolinda. "The Wheel of the Decameron," Romance Philology 36 (1983): 521-539. URL: https://www.academia.edu/3724205/Wheel_of_the_Decameron
Boccaccio, Giovanni. Decameron. A cura di Vittore Branca. Torino: Einaudi, 2005. Print.
“Decameron Web” (Brown University): http://www.brown.edu/Departments/Italian_Studies/dweb/
“Per un Decameron ipertestuale” (University of Zurich UZH): http://www.rose.uzh.ch/static/decameron/Therivel, William A. University of Houston
Mazzacurati, Giancarlo. Palumbo, Matteo, All'ombra Di Dioneo: Tipologie E Percorsi Della Novella Da Boccaccio A Bandello. Scandicci (Firenze) : La Nuova Italia, 1996. Print. URL: http://www.rivistadistudiitaliani.it/filecounter2.php?id=817