Ci troviamo esattamente al centro di quello che una volta era il territorio di un’antica popolazione, gli Equi.
Gli Equi (Lat. Aequi) occupavano un'area oggi compresa fra il Lazio e l'Abruzzo, costantemente citata nella prima decade di Livio come ostile a Roma nei primi tre secoli dell'esistenza della città.
Più precisamente occupavano l'estensione superiori delle valli del fiume Anio (Aniene) , affluente del Tevere, Tolenus (Turano), Himella (Imele) e Saltus (Salto), che scorrono verso nord e confluiscono nel fiume Nera. Il loro centro principale sarebbe stato conquistato una prima volta dai Romani verso il 484 a.C. e di nuovo circa novanta anni più tardi, ma non furono sottomessi definitivamente che alla fine della Seconda guerra sannitica, quando sembra che abbiano ricevuto una forma limitata di libertà.
Tutto ciò che sappiamo della loro successiva situazione politica è che dopo la guerra sociale le popolazioni di Nersae (quest'ultima oggi nel comune di Pescorocchiano) sembrano unite in una res publica Aequiculorum, che era un municipium di tipo ordinarion insieme a Cliternia (probabilmente oggi Petrella Salto). Le colonie latine di Alba Fucens (304 a.C.) e Carsoli (298 a.C.) dovevano aver diffuso l'uso del Latino (o di una variante di esso) per tutto il distretto.
Il territorio era attraversato dall'itinerario verso Lucera e l'Italia meridionale (via Valeria) utilizzato dagli Equi che praticavano la transumanza con le popolazioni più a sud ed in particolare con gli alleati Volsci.
È proprio sulle tracce di questi itinerari che l’associazione Cankuna intende tornare alla scoperta di questo territorio.