"L'accento del paese natale resta nella mente e nel cuore, come nel linguaggio." François de La Rochefoucauld
Gli indizi linguistici sono essenziali per identificare la comunità di appartenenza di un parlante. Uno straniero viene facilmente individuato proprio da alcune caratteristiche del suo eloquio. Un esempio è fornito dalla storia nota come il “massacro del prezzemolo”, raccontata dal premio Nobel Mario Vargas Llosa: durante la dittatura di Rafael L. Trujillo (1891–1961) i soldati della Repubblica Dominicana usarono un mezzo infallibile per identificare i rifugiati haitiani che vivevano all'interno del confine dominicano: sollevando un rametto di prezzemolo chiedevano “Cos’è questo?” In questo modo più di 20.000 haitiani furono individuati (e uccisi) dato che non erano in grado di pronunciare correttamente la /r/ della parola spagnola “perejil” (prezzemolo); era la loro pronuncia che ne denunciava la provenienza da Haiti.
Si definisce sindrome dell’accento straniero (FAS, in inglese: Foreign Accent Syndrome) una condizione clinica in cui l’eloquio di un parlante viene percepito come quello di chi parla non nella lingua materna ma in una lingua straniera appresa da adulto. La stessa definizione è stata utilizzata anche per descrivere il cambiamento di pronuncia da un dialetto ad un altro nell’ambito dello stesso idioma.
E’ un disturbo raro (se ne riscontrano poco più di un centinaio di casi in letteratura) che si verifica solitamente in conseguenza di un evento cerebrovascolare; meno frequente è la sua insorgenza dopo un trauma cranioencefalico mentre solo recentemente sono stati descritti soggetti con una patologia neurodegenerativa, come la malattia di Alzheimer e l’afasia primaria progressiva.
Le caratteristiche neurofisiologiche e neuroanatomiche della sindrome sono ancora molto discusse. In primo luogo, non c’è accordo nel ritenere la sindrome una entità nosologica autonoma o riferibile secondariamente ad afasia, aprassia o disartria. Certamente la FAS è stata spesso descritta come esito di una afasia non fluente, ma ancora più spesso è stata riscontrata in modo isolato senza alcuna possibilità di attribuirla ad un disturbo afasico. In ogni caso è bene tener presente che l’eloquio di una persona afasica viene percepito come patologico e non come straniero. Lo stesso vale per l’aprassia verbale, l’aprassia orofacciale e la disartria. In altre parole, l’eloquio sembra quello di una persona che sta parlando utilizzando una sua seconda lingua e non di una persona che parla violando gli aspetti fonetici della propria lingua (ad esempio non vengono segnalati errori fonologici). A favore dell’autonomia della FAS stanno anche casi clinici in cui pazienti poliglotti mostrano un accento straniero solo per la lingua nativa ma non per quelle apprese o viceversa.
Anche le indagini sui meccanismi linguistici alterati sono spesso giunte a conclusioni contraddittorie, suggerendo da una parte che siano rilevabili distorsioni dell’eloquio, dall’altro che i suoni utilizzati dal paziente siano invece quelli naturali della lingua di appartenenza. Si segnalano soprattutto disturbi del timing e del ritmo (scandito sulle sillabe piuttosto che sull'accento), inserimento di vocali epentetiche che cambiano la struttura delle sillabe, modificazioni di suoni vocalici e consonantici (rafforzati o indeboliti), schemi di intonazione monotona o di tipo ascendente della frase.
Un attributo essenziale per la diagnosi è che l’accento straniero appartenga ad una lingua con cui non si è mai venuti a contatto precedentemente. Vengono quindi considerati diversamente i casi in cui l’accento appartenga ad una lingua con cui il paziente ha avuto esperienza o comunque familiarità precedentemente: in alcuni casi, ad esempio, soggetti nati in un paese diverso da quello in cui vivevano, e di cui avevano perso ogni ricordo, hanno presentato un disturbo caratterizzato dalla ricomparsa della prosodia della loro lingua natale.
D’altra parte, non va dimenticato che a giudicare quale sia la lingua straniera percepita dipende da chi ascolta e che il giudizio può variare tra gli ascoltatori. Alcuni studi hanno quindi esaminato l’esistenza di parametri regolari che portano a giudicare un eloquio come straniero: dal momento che lingue diverse presentano prosodia differente, apparentemente esistono vincoli nella genesi dell’accento straniero; ad esempio, in un parlante olandese sarebbe possibile percepire un accento come tedesco, ma in un parlante spagnolo non sarebbe possibile percepire un accento come olandese.
In definitiva, anche se non è possibile escludere che esistano forme diverse di FAS con differenti basi neurofisiologiche, l’ipotesi più accreditata considera la sindrome dell’accento straniero come una disprosodia (o aprosodia), cioè un disturbo selettivo della componente prosodica del linguaggio.
La prosodia si riferisce a diversi aspetti che caratterizzano l’espressione vocale, quali ritmo, accentazione e intonazione del linguaggio parlato. Il ritmo si riferisce alla cadenza e alla durata con cui vengono emessi i suoni ed alle pause tra i suoni stessi; l’accentazione si riferisce alla distribuzione degli accenti nell’eloquio; l’intonazione si riferisce alla variazione nell’altezza del suono emesso. Le caratteristiche prosodiche sono dette soprasegmentali, perché si sovrappongono alle caratteristiche linguistiche, cioè ai segmenti costituenti il linguaggio parlato (modificando ad esempio la durata o il tono di una sillaba o variando il volume della voce). Per questo motivo, la stessa frase, identica dal punto di vista formale, può assumere un significato differente in base alla prosodia con cui viene pronunciata: distinguere un’affermazione da una domanda o da un comando dipende appunto dalle informazioni prosodiche. La prosodia è, quindi, parte costituente del linguaggio, avviene automaticamente (la capacità di riconoscere il ritmo e l’intonazione della lingua materna è presente già prima della nascita) e guida l’interazione sociale, pur costituendo una modalità di comunicazione non verbale.
E’ possibile distinguere una prosodia linguistica da una prosodia affettiva/emozionale, termine con cui viene indicata l’informazione sullo stato emozionale dei parlanti (allegri, adirati ecc.) e sullo stile affettivo della comunicazione (intima, aggressiva, scherzosa ecc.). A questo proposito è interessante ricordare che Charles Darwin sottolineava che le scimmie esprimono rabbia e impazienza con toni bassi ma paura e dolore con toni alti. Secondo questa teoria, all’elaborazione della prosodia affettiva è predisposto l’emisfero destro (grazie ad una rete neuronale speculare a quella dell’emisfero sinistro per il linguaggio parlato). La componente linguistica della prosodia sarebbe invece elaborata a livello dell’emisfero sinistro.
La sindrome dell’accento straniero sarebbe una forma di disprosodia limitata alla sfera linguistica, mentre la prosodia affettiva rimarrebbe integra. In effetti, nella quasi totalità dei casi descritti le neuroimmagini documentano un deficit focale emisferico sinistro con particolare compromissione delle regioni motorie/premotorie, dell’insula e dei nuclei della base.