Assunta durante le Olimpiadi di Parigi ha sentito un commentatore parlare di Effetto Mandela
Effetto Mandela è il termine utilizzato per indicare un aspetto peculiare della memoria: la formazione dei cosiddetti falsi ricordi. La denominazione, sicuramente molto originale, risale ad un noto episodio raccontato in un articolo del 2009: la studiosa Fiona Broome nel corso di una conferenza disse che Nelson Mandela, presidente del Sud Africa, era morto in prigione negli anni 80 precisando di ricordare la trasmissione in diretta dei funerali e il discorso della vedova. Come noto, invece, Mandela ottenne il premio Nobel per la pace nel 1993, morì a 95 anni nel 2013 e al momento del convegno era ancora vivo. Il fatto incredibile fu che molti dei presenti non solo non si accorsero dell’errore ma addirittura confessarono di avere lo stesso ricordo.
L’esistenza dell’effetto Mandela è stata documentata ripetutamente. Ad esempio, la maggioranza delle persone è convinto che tra le parole Coca e Cola ci sia un trattino lineare o ondulato e non un puntino quadrato in alto accanto alla “a” di Coca. Oppure molti sarebbero pronti a scommettere che Grimilde, la matrice di Biancaneve, allo specchio magico chiedeva “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” e non “Specchio, servo delle mie brame, …”. O, per citare Dante, la frase usata da Virgilio per indicare gli ignavi non è, come si crede, “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”, ma “Non ragioniam di lor, …”.
Per falso ricordo si intende la rievocazione di un evento che è accaduto in modo diverso da come viene ricordato o addirittura non è mai accaduto.
L’aspetto che identifica l’errore di memoria come conseguenza dell’effetto Mandela è che il falso ricordo non riguarda il singolo individuo ma è condiviso da una comunità più o meno ampia. Inoltre, il ricordo riguarda nomi, eventi o immagini altamente specifici e non si manifesta in altri settori della conoscenza.
Un altro tipo di falso ricordo è la confabulazione, che si verifica quando il soggetto ha un reale disturbo della memoria, cioè effettivamente non ricorda quanto avvenuto, però, invece di ammettere la sua mancanza di memoria, riempie l’amnesia utilizzando un ricordo che al momento risulta più disponibile.
D’altra parte, essere convinti di qualcosa e poi accorgersi di essersi sbagliati è un fenomeno piuttosto comune. In questi casi si tratta di un meccanismo fisiologico insito nel funzionamento dei processi di memoria che può avere diverse modalità di insorgenza, come perfettamente illustrato da Daniel Schacter in “I sette peccati della memoria”.
Una caratteristica da sottolineare è che in tutti e tre i tipi di falso ricordo (fisiologico, patologico ed effetto Mandela) il ricordo non viene alterato consapevolmente; al contrario, il soggetto mostra un grado piuttosto alto di sicurezza sulla correttezza del proprio ricordo. La caratteristica che differenzia l’effetto Mandela dagli altri tipi di falso ricordo è che la distorsione riguarda la memoria collettiva.
Come accennato, all’origine di tutti questi fenomeni è il funzionamento stesso dei processi di memoria, che non è, come spesso si ritiene, equivalente ad una fotocopia, o una fotografia o, ancor meno, un file di computer, ma è il risultato di una ricostruzione dei vari frammenti di cui è costituito un evento e di una loro elaborazione continua, commista ad altri frammenti estranei all’evento. L’importanza teorica dell’effetto Mandela dipende dalla dimostrazione che il ricordo è influenzato (e distorto) anche da informazioni di natura relazionale e sociale.