Roberto racconta che la sorella Aurora, destrimane come lui, è diventata afasica dopo un ictus emisferico destro; ne è rimasto molto meravigliato perché in base alle sue conoscenze pensava che il linguaggio potesse essere danneggiato solo da una lesione dell’emisfero sinistro.
La condizione clinica descritta (afasia conseguente ad una lesione dell’emisfero destro in una persona destrimane) viene definita “Afasia crociata”. E’ certamente un’eccezione alla regola generale descritta già da Broca secondo cui “Noi parliamo con l’emisfero sinistro”, ma non è un’evenienza così rara come si potrebbe credere. E’ anzi un chiaro esempio (uno dei tanti) di come le colorate mappe topografiche che si trovano stampate sui manuali di neurologia siano in realtà il risultato di una rappresentazione statistica dell’organizzazione anatomica e funzionale del cervello. Non bisogna dimenticare però che il modello standard (o, come si usa dire, tipico) del pattern di organizzazione cerebrale perde il suo valore a livello individuale. La questione è che alla nascita il cervello non è già organizzato; il patrimonio genetico fornisce solo le istruzioni, ma poi i mattoni per l’edificio devono provenire dall’ambiente (ad esempio, in una persona cieca, dato che le informazioni dalla vista non giungono al cervello, la corteccia visiva non si organizza). Questo meccanismo di aggiustamento alle caratteristiche dell’ambiente continua per tutta la vita e rappresenta la base di ogni tipo di apprendimento. Ciò che cambia a livello individuale sono i dettagli dell’architettura cerebrale, oggi identificabili con le attuali metodiche di indagine; ad esempio, l’apprendimento di una seconda lingua modifica tutta l’organizzazione cerebrale o semplicemente imparare a leggere sposta alcune funzioni percettive nell’emisfero non linguistico. In definitiva, ogni cervello viene plasmato dalle esperienze che si sono vissute. Per questo non possono esistere due cervelli identici. Nemmeno due gemelli omozigoti, pur avendo un corredo genetico identico, possiedono una organizzazione cerebrale identica. Bisogna ricordarsene quando ci si trova a decidere il tipo di trattamento riabilitativo da proporre ad un paziente, magari basandosi sulle linee guida: non esistono due pazienti identici.