IL CANOVACCIO
Storie @rbëresh: la notte del nubifragio
Narratrice presenta il periodo storico, caratterizzato da un inverno rigido e da una terribile carestia.
1^ scena
Personaggi: Caterina, Ngecca e Melina
Luoghi: casa di Pietrina
In casa di Caterina fa freddo, la donna non ha più legna per scaldare le nipoti che vivono con lei, non c’è possibilità di cucinare un piatto caldo. Le ragazze si lamentano e propongono di andare a chiedere alla vicina di casa un po’ di legna da restituire quando il nonno sarebbe rientrato dal lavoro in un altro paese.
Narratrice fa riferimento ad una solidarietà non più possibile tra vicini di casa poiché il malessere era generalizzato.
2^ scena
Personaggi: Ngecca, Melina, comare Rosetta e comare Sisina e Comare Marietta
Luoghi: Strada vicino a casa di Pietrina, sulla sua porta di casa
Le due ragazze si avviano speranzose verso la casa della comare Rosetta, ma non ricevono quanto desiderato, anzi la comare risponde loro male poiché lei stessa avrebbe bisogno di un po’ di legna e si lamenta con le altre donne del vicinato con le quali decide di andare dal parroco.
Narratrice introduce le preoccupazioni del parroco che chiede aiuto al sindaco e al commendatore Casalini per sostenere le famiglie in quel triste momento, senza dimenticare la vicina festa di San Giuseppe a cui dovranno essere offerti i tradizionali fuochi.
3^ scena
Personaggi: Parroco, don Carlo, sindaco, Francesco Paolo Cavallo, commendatore Casalini, Caterina, Rosetta, Sisina e Marietta, altre ragazzine
Luoghi: Chiesa, via Elena Castriota e ufficio del sindaco
Il parroco in chiesa ascolta le donne rimaste a casa ad accudire i figli e i nipoti poiché i mariti sono nelle campagne a lavorare. Il parroco decide di andare dal sindaco e per strada rimugina su quanto sta avvenendo, sulla preoccupazione di non poter aiutare le donne, ma anche di non poter festeggiare degnamente il Santo tanto caro al suo popolo. Quando arriva dal sindaco, Don Carlo trova anche il commendatore. I due discutono sul tempo rigido e sulla fame del popolo. Il parroco non riceve buone notizie, litiga con il sindaco sull’importanza di accendere i fuochi e va via prospettando una punizione divina.
Narratrice racconta la notte del nubifragio e descrive la devastazione presentatasi agli uomini rientrati all’alba dalle campagne dove erano per lavorare, la decisione del commendatore di usare la legna raccolta nelle campagne dopo la distruzione del nubifragio per accendere un grande falò.
4^ scena
Personaggi: Caterina e nipoti, Ciccillo, marito di Caterina
Luoghi: casa di Caterina
La notte in casa di Caterina le ragazze piangono hanno paura, Caterina copre gli specchi e trattiene le ragazze, invitandole a pregare San Giuseppe. All’alba rientra trafelato Seppu che racconta a Caterina quanto è successo in campagna e annuncia il ritorno di tutti gli altri uomini che bussano alla porta di casa e lo chiamano per andare dal commendatore.
Cambio di scena
Personaggi: Seppu e tutti gli altri contadini, commendatore Casalini, sindaco e parroco
Luoghi: via Elena Castriota, piazza Casalini
Tutti insieme vanno dal commendatore presso il palazzo Casalini e raccontano cosa è accaduto durante la notte. Arrivano anche il sindaco e il parroco che richiama la punizione divina. Da qui la scelta del commendatore di raccogliere la legna dalle campagne e di portarla sul largo monte per accendere un grande falò, Zjarrë Madhë.
Narratrice parla della nascita di una tradizione unica nel suo genere, la processione della legna in memoria di quella notte di nubifragio e della realizzazione del grande falò. L’intervista al comitato, l’intervento di Don Cosimo alla benedizione del pane, Marina che spiega il rito del fuoco, Mimmo Mazza che fa riferimento al riconoscimento dato a San Marzano per il rito del fuoco, sindaco che spiega il toponimo San Marzano di San Giuseppe.
5^ scena
Personaggi: sindaco e tutto il popolo
Luoghi: Piazza Casalini
Il sindaco raduna il popolo e chiede di esprimersi per l’aggiunta di un suffisso al toponimo San Marzano voluto dal re dopo l’unità d’Italia per differenziare i paesi con lo stesso nome. All’unanimità il popolo acclama San Giuseppe e così si decreta San Marzano di San Giuseppe. Il parroco commenta “Finalmente tutti ora sapranno che San Giuseppe è il protettore dei Sammarzanesi”.