21 Febbraio 2019 - Aula 1 - Edificio 19 - Viale delle Scienze, Palermo
Target: Triennio scuola secondaria di secondo grado
Ore: 09:30
Durata: 60 min
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Paola Di Simone, Sergio Badalamenti e William Pacelli.
Polizia scientifica di Palermo
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La Polizia Scientifica tra passato e futuro
a cura del Gabinetto Regionale Polizia Scientifica di Palermo
Sin dalla seconda metà dell’800 uomini di scienza accompagnati da un grande interesse per le indagini criminali comprendono l’importanza di utilizzare l’approccio scientifico per individuare l’autore di un crimine o riscostruirne la dinamica. Sono gli anni in cui Alphonse Bertillon in Francia propone un metodo identificativo basato sulle caratteristiche fisionomiche della persona; in Inghilterra le impronte digitali iniziano ad essere un prezioso strumento per l’identificazione di una persona. Negli anni, anche l’analisi del dna ha trovato largo impiego nelle aule dei tribunali come supporto e riscontro a ipotesi investigative.
Quello che in Italia oggi è possibile rilevare sulla scena di un crimine e ottenere all’interno dei laboratori forensi è il frutto di oltre cento anni di storia e di studi.
La Polizia Scientifica nasce nel 1903 con l’istituzione della Scuola di Polizia Scientifica su impulso di Salvatore Ottolenghi che, per primo, propone di applicare il metodo descrittivo (il “portait parlé” di Bertillon) non solo alla persona ma anche ai luoghi teatro di un evento criminale.
Si comprende l’importanza di cristallizzare la scena del crimine e analizzare i vari elementi in essa contenuti. Negli anni, la Polizia Scientifica ha istituito diversi laboratori altamente specializzati in grado di espletare accertamenti in ambito chimico, fisico, biologico utilizzando, nel tempo, tecnologie all’avanguardia.
Il seminario si propone, in linea con il tema della manifestazione, di raccontare come la Polizia Scientifica abbia negli anni tenuto il passo con i progressi della scienza e della tecnologia, attuando quel cambiamento necessario per offrire alle indagini classiche strumenti e approcci sempre più performanti per la soluzione di un crimine.
Un’ultima frontiera nell’analisi della scena del crimine e nella ricostruzione della sua dinamica prevede l’utilizzo di una nuova tecnologia che consente la ricostruzione in 3D e la possibilità di rivivere la scena in un teatro virtuale. L’inserimento di ulteriori informazioni provenienti da altri contesti, quali merceologia, genetica forense, balistica, nonché la possibilità di interagire con gli oggetti ricreati in 3D ed inseriti dentro la scena (ovvero le “virtual evidence”) potenzia il risultato.