Parto da una considerazione fondamentale e cioè che non esiste cura nella relazione se non si cura la comunicazione. E poiché ritengo non ci possa essere nessun passaggio di conoscenze né forma di apprendimento senza una buona relazione, curare la comunicazione diventa fondamentale.
Ma cos'è la comunicazione?
Innanzitutto occorre comprendere cosa intendiamo per comunicazione. Sono le parole che utilizziamo? Solo quelle? O anche il modo in cui le diciamo, i gesti con cui le accompagniamo, le espressioni e la postura che utilizziamo?
Come funziona la comunicazione?
Da Paul Watzlawick in poi numerosi studi sono stati fatti sul funzionamento della comunicazione. Dagli assiomi della comunicazione della scuola di Palo Alto, passando per l'Analisi Transazionale di Eric Berne, per non parlare della Programmazione Neuro Linguistica (PNL) e di tutta l'analisi del linguaggio portata avanti da illustri studiosi come Piaget, Vygotskij, Chomsky.
Il funzionamento della comunicazione è un mondo complesso nel quale trovo molto interessante avventurarsi, perche parla (appunto!) di ciascuno di noi e del modo in cui entriamo in relazione con il resto del mondo.
Difficile trattare in questa pagina l'argomento in modo esaustivo, ma rimando ad un po' di fonti per approfondire, le trovate a fondo pagina.
Linguaggio, narrazione ed esperienza
"La mappa non è il territorio" dicono gli studiosi di PNL. A significare che il modo in cui rappresentiamo qualcosa non è mai la cosa, ma solo una sua interpretazione.
Pertanto quando comunichiamo, quando parliamo di qualcosa, stiamo certamente parlando della nostra personale percezione di quella cosa, di come la vediamo e valutiamo in base alle nostre esperienze di vita. E quando ascoltiamo o leggiamo, filtriamo la comunicazione secondo i nostri schemi e la nostra mappa (approfondimento più giù nella sezione dei Bias Cognitivi).
Anche il modo in cui ci raccontiamo agli altri parla di noi, del nostro modo di vedere il mondo e di vederci nel mondo. Quando ad esempio racconto di quella volta in cui sono finito per l'ennesima volta dentro ad una pozzanghera piena di fango "perché capitano tutte a me", oltre all'aneddoto in sé sto comunicando anche che mi considero un po' il Paperino del mondo, che penso di essere sfortunato da sempre e che forse non mi aspetto grandi cose dalla mia vita.
Anche per questo motivo è importante mettere cura ed attenzione su come comunichiamo e su quali parole utilizziamo per descrivere il mondo: a volte cambiare le parole può farci vedere possibilità e risorse che non pensavamo di avere!
«Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!», ammoniva Nanni Moretti in uno dei suoi indimenticabili film.
Ti consiglio di vedere questo breve video di Paolo Borzacchiello, un divulgatore e studioso di PNL.
Comunicazione e bias cognitivi
La comunicazione non è semplicemente trasmettere parole o dati: è un processo complesso in cui il mittente invia un messaggio, il ricevente lo interpreta, lo elabora, lo integra con le sue esperienze e i suoi pregiudizi, e risponde.
I bias cognitivi (o distorsioni cognitive) sono scorciatoie mentali che tutti usiamo per capire il mondo più rapidamente, ma che possono alterare la percezione, l’interpretazione e la valutazione delle informazioni.
Distorsione della realtà: grazie ai bias, quello che percepiamo non è la realtà “oggettiva”, ma una versione filtrata dal nostro vissuto, dalle nostre emozioni, da cosa già crediamo.
Polarizzazione e conflitto: quando due parti hanno visioni opposte e ciascuna si conferma con le proprie fonti, diventa difficile dialogare.
Manipolazione possibile: media, opinione pubblica, politica, social network possono sfruttare i bias per modellare come vengono presentate le notizie (framing), quali fatti mettere in evidenza, quali omettere.
Decisioni sbagliate: non solo idee, ma scelte concrete (politiche, personali, sociali) possono venire influenzate da errori sistematici nel modo in cui pensiamo.
Ecco un video breve e molto chiaro su cosa e quali sono i principali bias cognitivi, di cui TUTTI siamo vittime.