13 maggio 2024 - Incontro con l’Autore
LE DOMANDE DEI RAGAZZI
AL PROFESSOR MARCO PAPPALARDO
Cosa ricorda di aver provato dinanzi alla notizia della morte di don Puglisi?
Io ho conosciuto la storia di padre Pino Puglisi qualche anno dopo l'accaduto.
Un giorno, mentre frequentavo ancora il liceo classico Cutelli a Catania negli anni ‘90, sentiamo uno sparo in strada... un uomo era stato ucciso. Quel giorno il nostro professore di greco, non affrontò i classici argomenti di studio, ma ci spiegò cosa fosse la mafia raccontandoci la storia di Padre Pino Puglisi che io non conoscevo ancora perché non era un personaggio pubblico noto, nonostante avesse intrapreso la coraggiosa sfida di ridare dignità al quartiere di Brancaccio, viveva defilato e faceva il suo lavoro in silenzio. È stato il primo prete ucciso dalla mafia.
La scelta di scrivere un libro sotto forma di diario vuole coinvolgere il lettore e far leva sulle sue emozioni. Quali emozioni ha suscitato in lei il doversi calare nei panni di don Puglisi?
Avendo letto tutto ciò che ha scritto, ho imparato a conoscere di più don Pino e quella che era una simpatia iniziale è diventato un legame strutturato. Un po' come quando ci si innamora e più sai di una persona, più vuoi sapere di lei, più puoi amarla. Leggere la storia delle persone ci avvicina a loro.
L’aver inserito nel libro parole effettivamente pronunciate o scritte da don Puglisi, ci fa entrare particolarmente in sintonia con lui. A che cosa è dovuta questa scelta? Quali sono state le sue fonti?
Non si può scrivere bene senza aver letto. Bisogna esercitarsi. Non puoi fare una maratona se non sei abituato a correre. PPP ha fatto una scommessa... bisogna andare al cuore delle cose e delle persone... sapere cosa sentono, cosa pensano, cosa vogliono, io quindi volevo restituire l'autenticità della sua personalità, perciò mi sono documentato attraverso i testi citati nella bibliografia, ho ripescato anche qualche video relativo alle poche interviste rilasciate ed ancora ho attinto agli atti dei convegni cui partecipava. Per distinguere le fonti dal mio impianto narrativo ho usato il corsivo con cui segnalo le parole originali di PPP.
Quanto è stato importante per lei conoscere ed intervistare persone che hanno collaborato con don Puglisi?
Sicuramente é stato fondamentale perché sono fonti dirette, parlare con chi è vissuto con lui non solo ci fa prendere contatto con la vita concreta, ma ci rivela ciò che le fonti scritte non dicono, per esempio lui amava molto ascoltare gli altri e con molta ironia diceva di essere agevolato dal fatto di avere grandi orecchie.
Come si fa a scoprire la propria vocazione? come ha fatto lei a scoprire la sua? Potrebbe darci una mano a scoprire la nostra?
Quando si parla di vocazione non bisogna intendere ovviamente solo quella in ambito religioso. La Vocazione è una chiamata, ma anche una risposta. È la risposta concreta ad un sogno che abbiamo. PPP restituiva ai ragazzi di strada i sogni che la mafia toglieva. Le persone che non realizzano i propri sogni sono infelici, ma possono essere infelici anche le persone che hanno realizzato il proprio sogno ma non testimoniano la gioia. Bisogna essere felici nelle cose che si fanno... questa è la vocazione. La vocazione cresce nel confronto con gli altri. Se non condivido il mio sogno, difficilmente riesco a realizzarlo. PPP ascoltava le vocazioni degli altri. La vocazione è uno sguardo grande alla realtà.
Qual è stato il suo sogno più grande? l’ha realizzato?
La scrittura per me è un sogno che continua a realizzarsi, ma i sogni si inseguono e non devono mai aver termine, il teatro, ad esempio, è un sogno tuttora in corso.
Quando si sogna però è importante sognare con gli altri, i sogni si pensano con e per gli altri, allora realizzarli è più bello.
Nel suo libro don Pino distingue la povertà dalla miseria; ma per Lei cos’è la povertà?
La miseria esiste ed è peggio della povertà; esistono però due tipi di miseria c'è quella che ti toglie la dignità, ti mette nel bisogno, ma c'è anche la miseria di chi ha tutto e non guarda in faccia chi non ha nulla. Le persone come persone PPP fanno la differenza, egli infatti ha preso a cuore chi viveva nella miseria per evitare che il bisogno li rendesse facile preda della mafia e li ha aiutati a costruire la loro vita. Il povero spesso assolve i suoi debiti con più dignità del ricco, dunque la povertà non toglie dignità: l'onestà spesso non è del ricco, ma del povero.
Sembra impossibile poter desiderare la pace con la madre di chi ti ha assassinato il figlio, ma è sempre giusto perdonare? se sì, per quale motivo.
Non è semplice perdonare e non siamo obbligati al perdono. Deve venire dal cuore. PPP si è trovato in queste condizioni. Mettersi in ascolto di queste persone. Il perdono si costruisce chiedendo scusa e non dicendo "non sono stato io". PPP ascoltava per capire gli altri. L'orgoglio e la vendetta uccidono il perdono. PPP ci insegna che si può andare oltre.
Secondo lei, quanto è importante “parlare la lingua dei giovani ed amare ciò che essi amano”?
Non è semplice, ma è chiaro che se nessuno vi parla e nessuno vi ascolta non crescerete mai. Si cresce imparando a capire e ascoltando. Per entrare nel mondo degli altri bisogna necessariamente conoscere la lingua degli altri... se io fossi un attore e dovessi interpretare il ruolo di un cieco, dovrei vivere con persone ipovedenti per comprenderne le difficoltà e replicarle. Allo stesso modo se io scrivo per parlare a voi giovani devo entrare nel vostro linguaggio.
Secondo lei, perché don Puglisi riteneva così importante ascoltare la gente?
L'ascolto è il punto di partenza che dà valore all'altro, se io ti ascolto anche in silenzio sto riconoscendo che tu esisti e questo basta a darti dignità, nessuno ha formule magiche che risolvono i problemi, ma dare a tutti pari dignità fa crescere anche chi ha fatto del male.
Siamo in cammino, ma verso dove? Perché è importante dare una direzione alla propria vita?
La nostra direzione dovrebbe essere quella del sogno che abbiamo. I ragazzi di Brancaccio incontravano persone sbagliate che facevano vedere loro come belle… cose che belle non sono; tuttavia anche se può capitare di smarrire la via, la strada si recupera grazie alle persone che ci vogliono bene.
Cosa le ha lasciato la scrittura di questo libro? Quali emozioni ha provato? Ritiene di aver imparato qualcosa?
Certo che ho imparato qualcosa: continuo ad imparare tutti i giorni qualcosa, ora dagli insegnanti che mi permettono di continuare a parlare di PPP, ora dagli incontri con voi. Noi adulti impariamo tanto da voi ragazzi che ci aiutate a rompere gli schemi mentali, un po' come ne "Il piccolo principe" l'aviatore comprende se stesso attraverso il bambino.
Lei pensa, come don Puglisi, che sia veramente possibile salvare i ragazzi dalla mafia puntando sull’educazione e offrendo loro un modello alternativo a quello proposto dalle loro famiglie?
Non è semplice, ma la vita di PPP ci dimostra che è fattibile, alcuni ragazzi di Brancaccio sono riusciti ad affrancarsi dal loro contesto di provenienza, si sono lasciati il passato alle spalle e hanno intrapreso un nuovo cammino, ma altri non hanno saputo farlo.
Lei pensa che se gli assassini di Padre Pino Puglisi fossero entrati in casa sua, lui sarebbe riuscito a dialogare con loro? Li avrebbe portati sulla buona strada? è possibile convertire i mafiosi?
Questo non lo so, ma so che la mafia ha una falsa religiosità. I mafiosi non sono gente di fede. Non c'è fede nelle statue dei santi illuminate o nei crocefissi in oro: si deve cambiare vita e convertirsi, con sincero pentimento - così come chiedeva Rosaria Schifani dopo l'attentato di Capaci - per cancellare il male. PPP sfidava la mafia ed è stato ucciso, ma alla fine ha vinto lui, almeno tre volte: la prima perchè siamo ancora qui a parlare di lui, la seconda perché i responsabili e i mandanti del suo omicidio sono stati catturati, la terza perché il ragazzo che lo ha ucciso ha intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia nel ricordo del sorriso con cui PPP lo guardò mentre veniva assassinato.