traduzione di Luca Canali
Ma Cesare, portato alle mura romane in triplice trionfo,
consacrava agli dei italici un voto immortale,
trecento massimi templi in tutta la città.
Le vie fremevano di letizia, di giochi, di applausi;
in ogni santuario un coro di madri, ed are in ognuno;
davanti alle are gli immolati giovenchi coprivano la terra.
Egli, assiso sulla nivea soglia di Apollo splendente,
esamina i doni dei popoli e li appende alle porte
superbe; avanzano in lunga fila le nazioni vinte,
quanto diverse di lingue, tanto di foggia di vesti e d’armi.
Qui l’artefice aveva effigiato la stirpe dei Nomadi
e i nudi Africani, qui i Lelegi e i Cari, e i saettanti
Geloni; l’Eufrate scorreva con onde più miti,
e i Morini, estremi degli uomini, e il Reno bicorne,
e gli indomiti Dai, e, sdegnato del ponte, l’Arasse.
traduzione di Alessandro Fo
E, con triplo trionfo le mura romane varcando,
Cesare consacrava agli dei d’Italia, immortale
voto, per tutta l’Urbe trecento grandissimi templi.
Di letizia e di giochi e di applausi le strade fremevano;
in ogni tempio un corteo di matrone, in ognuno le are;
e, alle are, coprivano il suolo giovenchi immolati.
Lui sulla nivea soglia di Febo splendente sedendo
passa in rassegna dei popoli i doni, e alle porte superbe
li affigge; incedono in lunga teoria le genti sconfitte,
quanto diverse per lingue, tanto per vesti e per armi.
Qui la stirpe dei Nomadi e gli Afri discinti sbalzato
Il Mulcibero aveva, e i Lelegi e i Cari e i Geloni
sagittiferi; andava l’Eufrate già d’onde più mite;
ed, estremi fra gli uomini, i Morini, e il Reno bicorne
e gli indomiti Dai e, insofferente per un ponte, l’Arasse.
traduzione di Rosa Calzecchi-Onesti
Ma Cesare, con tre trionfi salendo alle rocche Romane,
agli Itali dei voto immortale scioglieva,
trecento are massime per l’intera città.
Di gioia, di giochi, di applausi fremevan le strade:
in tutti i templi cori di donne, are in tutti:
coprivan la terra davanti alle are i giovenchi.
Lui, sulla nivea soglia del candido Apollo sedendo,
passa in rassegna i doni dei popoli e li appende alle porte
superbe: avanzano, lungo corteo, le genti sconfitte,
tanto varie di lingue quanto di foggia dell’abito e d’armi.
Qui la stirpe dei Nomadi e i nudi Africani,
qui i Lelegi e i Cari, e bravi a gettar frecce i Geloni
fece Vulcano, e più mite l’Eufrate ormai scorrer con l’onde,
poi gli estremi degli uomini, i Morini, e il Reno bicorne,
poi gli indomabili Dai e irato del ponte l’Arasse.
traduzione del gruppo
Ma Cesare, condotto in triplice trionfo alle mura romane,
consacrava agli dei d’Italia un voto immortale,
trecento grandissimi templi per l’intera città.
Le strade fremevano di letizia, di giochi e di applausi;
in tutti i templi un coro di madri, in tutti le are;
i giovenchi immolati coprivano la terra davanti alle are.
Egli, sedendo sulla nivea soglia di Febo splendente,
esamina i doni dei popoli e li appende alle superbe
porte; avanzano in lungo corteo i popoli sconfitti,
tanto diversi per la lingua quanto per gli abiti e le armi.
Qui il Mulcibero aveva effigiato la stirpe dei Nomadi,
e i discinti Afri, qui i Lelegi e i Cari e i Geloni sagittiferi;
l’Eufrate già scorreva più mite con le onde,
e i Morini, estremi degli uomini, e il Reno bicorne,
e gli indomabili Dai e, irato per un ponte, l’Arasse.