Commento versi 714 – 728
In questi versi, inseriti nell’ekphrasis dello scudo di Enea, Ottaviano entra a Roma celebrando il suo triplice trionfo (triplici triumpho), così chiamato perché furono applaudite la vittoria sui Dalmati, quella su Antonio e quella sull’Egitto in tre giornate di festeggiamenti. Le vie fremono di gioia e di giochi: secondo Servio sono i ludi compitalicii, reintrodotti da Augusto.
Intanto nei santuari risuonano i cori delle madri e vengono celebrati sacrifici. Egli sulla nivea soglia (niveo limine, così definito perché marmoreo) del tempio di Febo Apollo, donatore della vittoria di Azio, esamina i doni dei popoli sconfitti.
Quindi sfilano i popoli sottomessi che Virgilio aggiunge a quelli citati nelle Res gestae, rendendo questo passo un supplemento del testamento del princeps.
Tra loro vi sono i Numidi e gli Africani, definiti “discinctos” o perché indossavano gli abiti senza cintura o intendendoli non abili al servizio militare. Poi troviamo i popoli orientali dei Lelegi e dei Cari e i Geloni, che il Forbiger ritiene identificabili con i Daci.
Accostando i Morini al Reno e i Dai all’Arasse, Virgilio crea uno schema grazie al quale collega un popolo al rispettivo territorio e, precisamente, al fiume che lo attraversa.
Commento di Anna Scodellaro