Ai versi 714-719 è raffigurato il triplici triumpho di Ottaviano, tenutosi tra il 13 e il 15 agosto del 29 a.C., e celebrato in seguito alla vittoria sui Dalmati e nelle battaglie di Azio e Alessandria: il vincitore è intento a sciogliere l’ inmortale votum di trecento are massime (numero esagerato secondo Fo, che ricorda anche come il restauro dei templi cominciò l’ anno seguente), mentre la città è in festa e, spiega Servio, si celebrano i Compitali, cioè ’’feste religiose in onore dei Lari, e in età imperiale legate al culto del Genio di Augusto, che derivano il nome dai compita, i crocicchi dove si incrociavano i sentieri che dividevano gli appezzamenti di terreno’’ (A. Ferrari, Dizionario di mitologia). Nei versi successivi (720-728) Ottaviano, seduto sulla soglia del tempio di Apollo sul Palatino, è intento a celebrare il rito della supplicatio (Fo), cioè una preghiera pubblica agli dei in seguito ad eventi fausti o infausti (si veda di nuovo A. Ferrari, ibidem), e a ricevere dai popoli sconfitti dei dona, che Virgilio giustamente, dice Servio, non chiama spolia, in quanto si tratta dell’ aurum coronarium, cioè di quell’ oro che i comandanti ottenevano dai vinti propter concessam immunitatem.
Commento di Alessandro Liut