Conservando la natura fortemente celebrativa della figura e delle gesta di Augusto che caratterizza tutto quanto l’ottavo libro dell’Eneide, Virgilio decide di integrare nel ricco decoro dello scudo dell’eroe della pietas la gloriosa scena del trionfo augusteo. Gloriosi templi, strade che fremono per via della folla esultante, imponenti sacrifici e tributi da parte dei popoli sottomessi a Roma esaltano la grande impresa di colui che pose fine alle guerre civili e proiettò Roma in una nuova e imperitura età dell’oro. Si riscontrano naturalmente in questi versi tematiche imprescindibili dell’azione propagandistica augustea: la devozione agli dei imposta dagli antichi mores si rispecchia nell’immortale voto di Augusto, che gli impone la costruzione di trecento maestosi templi nell’Urbe e nei grandi sacrifici tenuti in onore del divo e degli dei di Roma. Viene poi ampiamente sottolineato il profondo clima di pace e allegria provocato dalla definitiva vittoria di Augusto con cui si conclude il più sanguinario secolo della storia della città eterna. Particolarmente significativa è infine la sovrapposizione di Augusto a Febo, immagine che guadagna particolare forza e rilievo dopo il successo di Azio.
Commento di Paolo Gianni