Aurelius Victor, Liber de viris illustribus urbis Romae, 11
Porsenna rex Etruscorum cum Tarquinios in urbem restituere temptaret et primo impetu Ianiculum cepisset, Horatius Cocles (illo cognomine, quod in alio proelio oculum amiserat) pro ponte sublicio stetit et aciem hostium solus sustinuit, donec pons a tergo interrumperetur, cum quo in Tiberim decidit et armatus ad suos transnavit. [2] Ob hoc ei tantum agri publice datum, quantum uno die ambire <vomere> potuisset. Statua quoque ei in Vulcanali posita.
Poiché Porsenna, re degli Etruschi, tentava di riportare a Roma i Tarquini e al primo assalto aveva occupato il Gianicolo, Orazio Coclite, (con quel soprannome, perché aveva perso un occhio in un’altra battaglia) si tiene a capo sul ponte Sublicio e resistette da solo all’esercito dei nemici, finché i soldati romani tagliarono il ponte alle spalle; e con esso precipitò nel Tevere e armato raggiunse i suoi a nuoto. Perciò i Romani gli diedero tanto territorio pubblico quanto avesse potuto cingere in un solo giorno col vomere. in più gli fu eretta una statua nel Vulcanale.
M. Tullius Cicero, De Officiis, 1, 61
Contraque in laudibus, quae magno animo et fortiter excellenterque gesta sunt, ea nescio quo modo quasi pleniore ore laudamus. Hinc rhetorum campus de Marathone, Salamine, Plataeis, Thermopylis, Leuctris, hine noster Cocles, hinc Decii, hinc Cn. et P. Scipiones, hinc M. Marcellus, innumerabiles alii, maximeque ipse populus Romanus animi magnitudine excellit. Declaratur autem studium bellicae gloriae, quod statuas quoque videmus ornat fere militari.
All'opposto, quando si tratta di lodare, tutte quelle azioni che furono compiute con grandezza e fortezza d'animo, noi le esaltiamo, non so come, con voce più alta e più chiara. Di qui, quella larga messe di esempi che offrono ai maestri d'eloquenza le battaglie di Maratona, di Salamina, di Platea, delle Termopili, di Leuttra; di qui quella gloria onde risplendono i nostri eroi: Orazio Coclite, i Decii, Gaio e Publio Scipione, Marco Marcello e innumerevoli altri; ma soprattutto il popolo romano, meraviglioso campione di magnanimità. Inoltre mette in chiara luce il nostro amore per la gloria delle armi il fatto che anche le statue noi le vediamo generalmente in abito militare.
T. Livius, Ab Urbe Condita, II, 13
Ergo ita honorata uirtute, feminae quoque ad publica decora excitatae, et Cloelia uirgo una ex obsidibus, cum castra Etruscorum forte haud procul ripa Tiberis locata essent, frustrata custodes, dux agminis uirginum inter tela hostium Tiberim tranauit, sospitesque omnes Romam ad propinquos restituit.
Anche una ragazza di nome Clelia, una degli ostaggi, essendo l’accampamento etrusco situato casualmente vicino alla riva del Tevere, essendo sfuggita alle sentinelle, guida della schiera di fanciulle, attraversò a nuoto il fiume sotto una pioggia di frecce dei nemici, e le ricondusse sane e salve ai parenti in città.