Nonostante appaiano nell’ Eneide solo una volta, e solo in un verso per uno, Orazio Coclite e Clelia sono due dei più grandi eroi “mitologici” romani, almeno per quanto riguarda la Roma tra la fine della monarchia e l’ inizio della repubblica. Non è infatti un caso che siano posti uno accanto all’ altra, in quanto le loro imprese sono legate alla stessa guerra, l’ assedio di Roma da parte del lucumone etrusco Porsenna, alleato di Tarquinio il Superbo, e hanno a che fare con il Tevere. Ritengo molto d’ impatto l’ immagine che Virgilio ci trasmette, quasi come se le due azioni avvenissero in contemporanea, e ciò risalta dalla fondamentale differenza delle due azioni: uno deve impedire a tutti i costi che i nemici passino il fiume; l’ altra deve a tutti i costi attraversarlo. Questi due eroi sono ovviamente presenti anche nell’ opera di Tito Livio, anche qui vicini, anche se non così tanto. Proprio questa uguale presenza mi ha fatto pensare a come la descrizione dello scudo di Enea non sia altro che una grande condensazione della stessa materia di Livio, e per questo non può fare altro che far scorrere la narrazione attraverso immagini forti date dalle grandi azioni o dalle peggiori nefandezze, dato che non ha lo stesso spazio dello storico. Sempre per questo motivo, gli eroi non possono essere altro che rappresentanti delle virtù romane, come voluto da Ottaviano, e chi meglio di un guerriero che respinge da solo i nemici e di una ragazza che scappa dalla prigionia attraversando il fiume a nuoto, salvando anche le sue compagne?
Commento di Andrea Di Terlizzi