Il mare (vv. 671-672)
In questo passo il mare viene posto haec inter, come osserva Conington: ci sarebbe quindi un influsso del canto diciottesimo dell’Iliade (vv 607-608) in cui il fiume scorre intorno allo scudo, come un confine; Forbiger e Sabbadini invece ritengono che Virgilio, dopo aver descritto le parti più esterne dello scudo, si voglia concentrare di più sulla parte centrale; Eden ritiene che il mare con i delfini possa essere una fascia esterna e secondo il Warde Fowler questa fascia potrebbe servire a separare la scena dei Salii da quella di Catilina. Nella descrizione del mare, come sostiene Conington, Virgilio gioca con il contrasto tra l’oscurità del mare d’oro cupo, dato dall’effetto dei flutti, il che ricorda Iliade XVIII, v.548 dove viene raffigurata l’oscurità dei solchi, e il candore dell’argento. Questo gioco di colori, aequora cano, tra cupo e bianco era già stato usato da Ennio negli Annales (aequora cana) e da Lucrezio nel De Rerum Natura (II, v.767: vertitur in canos cadenti marmore fluctus) riferendosi ai cambiamenti di colore del mare. Sotto l’aspetto testuale a v.672 si trova in alcune edizioni spesso spumabant invece di spumabat basandosi queste sulla nota di Servio che collega caerula ad imago e poi ad un sottointeso maria, anche se questo crea un evidente equivoco.
Commento di Marta Sacchetto