I delfini d'argento (vv. 673-674)
Ci troviamo all’interno dell’ekphrasis dello scudo di Enea dove degli argento clari delphines spuntano in cerchio dal mare spumeggiante. I delphines, già trattati da Virgilio in Eclogae VIII, 56 con Arione tra loro, in Aen III 428 all’interno della descrizione di Scilla, Aen V 594 nella similitudine della sfilata dei fanciulli a cavallo, Aen IX 119 nel paragone con il movimento delle navi, sono descritti in ogni passo mettendo in luce caratteristiche diverse quindi non hanno una precisa connotazione. Probabilmente, secondo Conington, l’introduzione dei delfini d’argento riprende lo Scudo di Eracle ai versi 209 e seguenti “πολλοί γε μὲν ἂμ μέσον αὐτοῦ δελφῖνες τῇ καὶ τῇ ἐθύνεον ἰχθυάοντες νηχομένοις ἴκελοι: δοιὼ δ' ἀναφυσιόωντες ἀργύρεοι δελφῖνες ἐφοίβεον ἔλλοπας ἰχθῦς” (“In mezzo, numerosi delfini balzavano in cerca di pesce, come se veramente nuotassero: due delfini d'argento affioravano sbuffando per inseguire i pesci muti” L. Magugliani).
Commento di Filippo Furlan