Testo latino
[671] HAEC INTER bene inter inferos et superos mare factum dicit, quod, ut supra diximus, nos ab antipodis dividit, qui inferi sunt nostri comparatione.
[672] IMAGO AVREA non est contrarium quod et caerulam et auream et argenteam maris esse dicit imaginem, quam scimus pro ventorum qualitate mutari et colores varios reddere: quod expressum in scuto fuisse significat. IBAT autem quidam pro 'erat' accipiunt, ut “ast ego quae divum incedo regina” . Sane ubique propositum est poetae Augusti gloriam praedicare; itaque maiorem partem operis in hoc clipeo Augusto adsignat. CAERULA id est maria. FLUCTU CANO omnis enim spuma alba est.
[673] IN ORBEM in circuitu.
[674] AESTUMQUE SECABANT naturalem rem ostendit: nam semper mare turbatur, quando delphini apparuerint.
Traduzione
[671] HAEC INTER dice bene che il mare si è formato tra gli inferi e i superi, poiché, come abbiamo detto sopra, ci divide dagli antipodi, che sono individui che si trovano al disotto in confronto a noi.
[672] IMAGO AVREA non è l'opposto poiché dice che l'aspetto del mare è sia azzurro sia aureo e argenteo, aspetto che noi sappiamo cambiare a seconda della natura dei venti e che restituisce diversi colori: il che significa che era raffigurato nello scudo. IBAT alcuni lo interpretano come "c'era", come "E invece io che incedo degli dei regina". Certamente qui il proposito del poeta è celebrare la gloria di Augusto; e così assegna ad Augusto lo spazio maggiore in questo scudo. CAERULA cioè i mari. FLUCTU CANO infatti la schiuma è bianca del tutto.
[673] IN ORBEM in cerchio.
[674] AESTUMQUE SECABANT presenta una fenomeno naturale: infatti il mare è mosso continuamente dal momento che sono apparsi i delfini.