Testo latino
[652] IN SUMMO CUSTOS TARPEIAE MANLIUS ARCIS in summa clipei parte; nam postea ait 'in medio classes aeratas'. et bona ratione utitur in pictura apta unicuique rei loca distribuens. ideo enim in summa clipei parte dicit factum esse Capitolium, quia hoc arcem urbis esse manifestum est. haec historia autem talis est: Brenno duce Senones Galli venerunt ad urbem et circa Alliam fluvium occurrentem sibi deleverunt exercitum omnem populi Romani. aliaque die cum vellent ingredi civitatem, primo cunctati sunt timentes insidias, quia et patentes portas et nullum in muris videbant. postea paulatim ingressi cuncta vastarunt octo integris mensibus, adeo ut quae incendere non poterant, militari manu diruerent, solo remanente Capitolio, ad quod cum utensilibus reliqui confugerant cives: qui tamen a Gallis obsidebantur etiam id penetrare cupientibus, quos alii per dumeta et saxa aspera, alii per cuniculos dicunt conatos ascendere. tunc Manlius, custos Capitolii, Gallos detrusit ex arce, clangore anseris excitatus, quem privatus quidam dono Iunoni dederat: namque secundum Plinium nullum animal ita odorem hominis sentit. qua causa postea eo die quo hoc factum est, canes qui tunc dormientes non senserant, cruci suffigebantur, anseres auro et purpura exornati in lecticis gestabantur. sane hic Manlius post defensum Capitolium pro praemio singulis libris farris ob virtutem a populo donatus est. in tantam autem cibi penuriam redacti erant in obsidione, ut coriis madefactis et postea frictis vescerentur: cuius rei argumentum est quod hodieque ara in Capitolio est Iovis Tutoris, in qua liberati obsidione coria et sola vetera concremaverunt. hic tamen Manlius, postmodum adductus in suspitionem regni appetiti vel inimicorum oppressus factione, a populo damnatus est.
[653] PRO TEMPLO pro defensione templi, hoc est 'in templo'; nam 'ante templum' non procedit, cum obsessus intra templum esset. sic in nono “ipsi intus dextra ac laeva pro turribus adstant”, Terentius “nam ni haec ita essent, pro illo haud stares Phaedria". TENEBAT defendebat: et est militare verbum, ut etiam Sallustius dicit. unde e contra victos 'loco motos' dicimus: Cicero “loco ille motus est”.
[654] HORREBAT REGIA CULMO Curiam Calabram dicit, quam Romulus texerat culmis. ideo autem 'Calabra', quod cum incertae essent kalendae aut idus, a Romulo constitutum est, ut ibi patres vel populus calarentur, id est vocarentur, et scirent, qua die kalendae essent vel etiam idus. a rege sacrificulo idem fiebat ut, quoniam adhuc fasti non erant, ludorum et sacrificiorum praenoscerent dies.
[655] ATQUE HIC 'hic', in Capitolio scilicet. et satis prudenter argenteum anserem dixit: nam quasi et epitheton est coloris et significavit rem veram. nam in Capitolio in honorem illius anseris, qui Gallorum nuntiarat adventum, positus fuerat anser argenteus. AURATIS PORTICIBUS hoc ad tempus retulit florentis Romanae reipublicae: nam illo loco ubi dixit 'horrebat regia culmo', ideo addidit 'Romuleo', ut incipientis et pauperis adhuc imperii tempora designaret.
[656] GALLOS Senones, qui Senones dicti sunt, quod Liberum patrem hospitio recepissent. CANEBAT quasi praedivinabat: nam 'canere' et icere et divinare significat.
[657] ARCEMQUE TENEBANT deest 'paene': nam prope tenuerunt.
[658] DEFENSI TENEBRIS ET DONO NOCTIS OPACAE multi iterationem volunt, alii dicunt 'tenebris' propter cuniculos, 'dono noctis' somno Manlii; nam somnus noctis est donum.
[659] CAESARIES coma, ab eo quod caedi potest. AVREA VESTIS hoc est barba: unde contra investes dicimus inberbes: unde est “tunc mihi prima genas vestibat flore iuventas”.
[660] VIRGATIS LUCENT SAGULIS quae habebant in virgarum modum deductas vias. et bene adlusit ad Gallicam linguam, per quam virga purpura dicitur. 'virgatis' ergo, ac si diceret virga tinctis, id est purpuratis. GAESA hastas viriles: nam etiam viros fortes Galli gaesos vocant.
[662] SCUTIS LONGIS per hoc corporum ostenditur magnitudo, ut supra “stabant ter centum nitidi in praesepibus altis”, per quod equorum magnitudinem expressit.
Traduzione
[652] IN SUMMO CUSTOS TARPEIAE MANLIUS ARCIS nella parte superiore dello scudo; infatti più avanti si dice 'in medio classes aeratas' (al centro le flotte armate di bronzo). E si è usato il buon senso nella rappresentazione, ripartendo i luoghi adatti a ciascuna scena. Perciò si dice dunque che il Campidoglio sia stato fatto nella parte superiore dello scudo, perché fosse chiaro che quella era sulla parte più alta della città. Questa è dunque la storia: i Galli Senoni arrivarono a Roma sotto la guida di Brenno e nei pressi del fiume Allia, arrivato contro di loro tutto l’esercito romano, lo annientarono. In un altro giorno, volendo entrare in città, inizialmente esitavano, temendo degli agguati, visto che vedevano le porte aperte e nessuno sulle mura. Poco dopo però, entrati in città, devastarono ogni cosa per otto mesi interi, finché non poterono più avanzare; distrussero tutto per mano dei soldati, e rimaneva solo il Campidoglio, dove si rifugiarono i cittadini rimasti con i propri averi: questi tuttavia vennero presi d’assedio dai Galli, che volevano conquistare anche il Campidoglio, e alcuni dicono che i Galli tentarono di salire attraverso i rovi e le rupi rocciose, altri invece attraverso dei cunicoli. Allora Manlio, custode del Campidoglio, respinse i Galli dalla rocca, svegliato dallo schiamazzo dell’oca che un cittadino aveva dato in dono a Giunone: infatti secondo Plinio nessun animale sente così fortemente l’odore dell’uomo. Per questo motivo il giorno seguente, i cani, che, poiché dormivano, non si erano accorti dell’arrivo dei Galli, vennero appesi a una croce, mentre le oche, ornate di oro e di porpora, vennero portate in lettiga. Certamente anche Manlio, dopo aver difeso il Campidoglio, per il suo coraggio venne ricompensato dal popolo con una libbra di grano per ciascuno. D’altronde erano stati ridotti in così tanta povertà di cibo durante l’assedio che si cibavano di pelli di animali imbevute d’acqua e poi arrostite: la prova di questa cosa è che ancora oggi c’è un altare sul Campidoglio dedicato a Giove Tutore sul quale bruciarono, liberati dall’assedio, le pelli e le antiche fondamenta. Manlio però, attirato dall’idea di prendere il potere e sconfitto dalla fazione avversaria, venne condannato dal popolo.
[653] PRO TEMPLO per la difesa del tempio, cioè “nel tempio”; infatti “davanti al tempio” non ha senso, in quanto l’assediato si troverebbe all’interno del tempio. Così nel nono libro (Virgilio, Eneide, IX, 677) “ipsi intus dextra ac laeva pro turribus adstant” (“Essi dentro, a destra e a sinistra, come torri stan pronti”), Terenzio (Terenzio, Phormio, 2, 39) “nam ni haec ita essent, pro illo haud stares Phaedria” (“Se non fosse così, caro Fedria, non staresti dalla sua parte.”). TENEBAT difendeva: e c’è un verbo bellico, come dice anche Sallustio. Da qui diciamo contrariamente i vinti “essersi allontanati dal luogo”: così Cicerone “si è allontanato dal luogo” (In Catilinam, oratio II, 1)
[654] HORREBAT REGIA CULMO Si parla della Curia Calabra, che Romolo aveva ricoperto con un tetto di paglia. Per questo dunque “Calabra”, perché, non essendo certa la data delle Kalendae o delle Idi, venne stabilito da Romolo che i senatori o il popolo venissero convocati lì, cioè venissero chiamati in assemblea, affinché sapessero in quale giorno fossero le Kalendae o le Idi. Poi accadeva che, poiché ancora non c’erano fasti [calendario in cui il pontefice massimo riportava tutti i giorni dell'anno con le relative feste e gli avvenimenti degni di nota], conoscessero prima i giorni dei giochi e dei sacrifici dal re sacrificatore.
[655] ATQUE HIC “qui” (hic), si intende sul Campidoglio. E in modo molto abile l’oca è detta d’argento: infatti sembra quasi un epiteto, e allude ad una cosa vera. Infatti sul Campidoglio, in onore dell’oca che aveva annunciato l’arrivo dei Galli, venne posta un’oca d’argento. AURATIS PORTICIBUS questo si riferisce al tempo della fiorente repubblica romana: infatti nel luogo dove si dice “horrebat regia culmo” (era squallida la reggia di paglia), proprio per questo motivo viene aggiunto “Romuleo” (di Romolo), come ad alludere ai tempi del regno ancora agli inizi e povero.
[656] GALLOS i Galli Senoni, che vengono detti Senoni perché avevano ospitato il padre Libero. CANTAVA, quasi prediceva: infatti “canere” vuol dire sia colpire (icere) che predire (divinare).
[657] ARCEMQUE TENEBANT manca “per poco”: infatti la occupavano in parte.
[658] DEFENSI TENEBRIS ET DONO NOCTIS OPACAE molti vogliono una ripetizione (epanalessi), altri dicono “tenebre” (tenebris) al posto di “cunicoli” (cuniculi), “dono noctis” per il sonno di Manlio: infatti il sonno è un dono della notte.
[659] CAESARIES i capelli, da questo (caedo) perché possono essere tagliati. AUREA VESTIS cioè la barba: da qui diciamo, al posto di “nudo” (investis), “imberbe” (imberbis): da qui si dice “allora la prima giovinezza mi vestiva le guance di barba”.
[660] VIRGATIS LUCENT SAGULIS perché avevano nei vestiti delle liste di stoffa intessute. E abilmente allude alla lingua gallica, nella quale la porpora è detta “virga”. Listati (“virgatis”) dunque, come se si dicesse tinti di magliolo, cioè vestiti di porpora. GAESA giavellotti maschili: infatti i Galli chiamano “gaesi” anche gli uomini forti.
[662] SCUTIS LONGIS la lunghezza di estendeva per tutto il corpo; come sopra (Virgilio, Eneide, VII, 275) “stabant ter centum nitidi in praesepibus altis” (“trecento, lucidi, stavano nelle alte sue stalle”), attraverso cui si esprime la grandezza dei cavalli.