traduzione di Luca Canali
Egli, lieto dei doni della dea e di tanto onore,
non riesce a saziarsi e percorre tutto con gli occhi
e guarda ammirato e rigira tra le mani e le braccia
l'elmo terribile per le creste, che emette fiamme,
la spada mortifera e la rigida corazza di bronzo,
sanguigna, enorme, quale una livida nube
arde ai raggi del sole e rifulge lontano;
poi i levigati schinieri di elettro e d'oro raffinato,
e l'asta, e l'indescrivibile compagine dello scudo.
Qui il dio del fuoco, esperto dei vaticinii e consapevole
del tempo avvenire, aveva effigiato le gesta italiche
e i trionfi dei Romani e tutta la discendenza futura
del sangue di Ascanio, e in ordine le guerre combattute.
traduzione di Alessandro Fo
Lui della dea per i doni lieto, e ad un simile onore,
non se ne riesce a saziare, e ogni cosa percorre con gli occhi,
e ne è ammirato, e rivolge fra le sue mani e le braccia
l'elmo di creste tremendo e minaccioso di fiamme,
e la spada fatale, la solida bronzea corazza
di color sangue, imponente, simile a livida nube
se per i raggi del sole s'incendia e rifulge lontano;
poi i levigati schinieri di elettro e di oro rifuso
e l'asta, e dello scudo la non descrivibile trama.
Là aveva inciso gli eventi d'Italia e i trionfi romani,
non dei profeti all'oscuro, né ignaro dei tempi futuri,
l'Ignipotente, là sopra il popolo intero a venire
dalla stirpe di Ascanio, e le guerre affrontate per ordine.
traduzione di Rosa Calzecchi Onesti
Lieto dei doni divini e di così grande onore,
lui non si sazia e gli occhi bea su ogni cosa:
ammira e tra le mani e le braccia palleggia
l'elmo, pauroso di creste, e la spada fatale,
che vomita fiamme, e la lorica rigida, bronzea,
color del sangue, grandissima, come se cerula nube
arda ai raggi del sole e da lontano rifulga:
e ancora, lucenti d'elettro e d'oro rifuso, i gambali,
e l'asta, e dello scudo la non descrivibile opera.
Qui la storia d'Italia e i trionfi romani,
non dei responsi impartecipe e tutta la stirpe a venire
dal sangue di Ascanio, e le guerre e le lotte per ordine.
traduzione personale
Quegli, lieto dei doni della dea e di tale onore,
non riesce a saziarsi e volge gli occhi per ogni cosa,
e ammira e tra le mani e le braccia rigira
l'elmo tremendo per le creste, che vomita fiamme,
e la spada fatale, la lorica di bronzo rigida,
sanguigna, enorme, quale una cupa nube
quando arde ai raggi del sole e rifulge lontano;
poi i levigati schinieri di elettro e di oro rifuso,
e l'asta, e l'indescrivibile intreccio dello scudo.
Qui l'Ignipotente aveva effigiato i fatti italici
e i trionfi dei Romani non all'oscuro dei vati
né ignaro del tempo avvenire, là l'intera linea
della stirpe futura di Ascanio e le guerre combattute in ordine.
Proposta di scioglimento del problema testuale (v.620)
Si è scelta la variante testuale "vomentem" avendo accettato l'ipotesi di un leitmotiv virgiliano che ritorna nello stesso libro in tre punti diversi (vv.259, 620 e 681) ed essendo attestata da Macrobio e dall'imitazione di Silio Italico, nonché supportata, come fa notare Conington, da Ausonio (Periocha V).