Enea ammira le armi (vv. 617-619)
Ci troviamo nel momento immediatamente successivo alla consegna delle armi forgiate da Vulcano ad Enea da parte della madre Venere, e in questi versi assistiamo alla reazione di Enea per i doni ricevuti. Servio scrive che Enea si è sentito onorato per aver potuto essere faccia a faccia con la madre, evento perciò molto raro. Secondo Wagner invece ciò sarebbe successo per la straordinaria bellezza dell’armatura. Conington fa poi notare come Ille deae donis et tanto laetus honore sia ripreso da τέρπετο δ᾽ ἐν χείρεσσιν ἔχων θεοῦ ἀγλαὰ δῶρα. Αὐτὰρ ἐπεὶ φρεσὶν ᾗσι τετάρπετο δαίδαλα λεύσσων di Iliade XIX vv.18-19. Palese è poi la somiglianza tra Teti che consegna le armi ad Achille e Venere che le consegna ad Enea. Scorrendo però la descrizione dello scudo nei versi seguenti emergono diverse differenze tra cui questa: tra le scene rappresentate sullo scudo di Achille ogni scena è in una dimensione a sé stante, questo perché disporle secondo un ordine cronologico stonerebbe con l’atemporalità che caratterizza il dio che l’ha forgiato. Nello scudo virgiliano invece, secondo Bettini, le scene sono tutte legate tra loro per la necessità di raccontare gli eventi dando loro una continuità temporale (voce “scudo” Enciclopedia Virgiliana Treccani).
Commento di Riccardo Stella