Testo latino
[646] NEC NON TARQUINIUM EIECTUM PORSENNA IVBEBAT Tarquinius Superbus habuit perditos filios, inter quos Arruntem. qui dum in castris esset, patre suo Ardeam obsidente, et ortus esset inter eum et Collatinum, maritum Lucretiae, de uxoribus sermo, eo usque processit contentio, ut ad probandos earum mores arreptis equis statim domos suas simul proficiscerentur. ingressi itaque civitatem Collatiam, ubi fuit Lucretiae domus, invenerunt eam lanificio operam dantem et tristem propter mariti absentiam. inde ad Arruntis domum profecti cum uxorem eius invenissent cantilenis et saltationibus indulgentem, reversi ad castra sunt. quod Arruns dolens cum de expugnanda Lucretiae castitate cogitaret, mariti eius nomine epistulam finxit et dedit Lucretiae, in qua hoc continebatur, ut Arruns susciperetur hospitio. quo facto per noctem stricto gladio eius ingressus cubiculum cum Aethiope, hac arte egit ut secum coiret, dicens 'nisi mecum concubueris, Aethiopem tecum interimo, tamquam in adulterio deprehenderim'. timens itaque Lucretia ne castitatis amore famam deperderet, quippe quam sine purgatione futuram esse cernebat, invita turpibus imperiis paruit. et altero die convocatis propinquis, marito Collatino, patre Tricipitino, Bruto avunculo, qui tribunus equitum celerum fuerat, rem indicans, petiit ne violatus pudor, neve inultus eius esset interitus, et coniecto gladio se interemit. quem Brutus de eius corpore extractum tenens processit ad populum, et multa conquestus de Tarquinii superbia et filiorum eius turpitudine, egit ne in urbem reciperentur, auctoritate qua plurimum poterat: nam ut diximus, Brutus tribunus equitum fuerat. sed cum non susciperetur Tarquinius contulit se ad Porsennam, regem Tusciae. qui pro Tarquinio cum ingentibus copiis capto Ianiculo et illic castris positis, Romam vehementer obsedit. et cum per sublicium pontem, hoc est ligneum, qui modo lapideus dicitur, transire conaretur, solus Cocles hostilem impetum sustinuit, donec a tergo pons solveretur a sociis: quo soluto se cum armis praecipitavit in Tiberim, et licet laesus esset in coxa, tamen eius fluenta superavit: unde est illud ab eo dictum, cum ei in comitiis coxae vitium obiceretur 'per singulos gradus admoneor triumphi mei'. in tantam autem obsidionis necessitatem populus venerat, ut etiam obsides daret. ex quibus Cloelia inventa occasione transnatavit fluvium et Romam reversa est, redditaque rursus est, pacis lege eam Porsenna repetente. qui admiratus virtutem puellae dedit ei optionem, ut cum quibus vellet rediret. illa elegit virgines, quae iniuriae poterant esse obnoxiae, unde Porsenna hoc quoque miratus concessit, et rogavit per litteras populum Romanum, ut ei aliquid virile decerneretur: cui data est statua equestris, quam in sacra via hodieque conspicimus.c
EIECTUM facile poterat suscipi et occidi. sed ideo non est susceptus, quia occidi non poterat religione impediente: rex enim etiam sacrorum fuerat. unde postea alii facti sunt consules, alii reges sacrorum.
PORSENNA unum 'n' addidit metri causa: unde et paenultimae datus accentus est: nam Porsena dictus est: Martialis “hanc spectare manum Porsena non potuit” .
[648] AENEADAE satis longe petitum epitheton. et potest hoc loco historia de Mucio accipi.
Traduzione
[646] NEC NON TARQUINIUM EIECTUM PORSENNA IVBEBAT Tarquinio il superbo ebbe figli corrotti, tra i quali Aruennte. Questo mentre è nell’accampamento, mentre suo padre assediava Ardea, e ha origine tra lui e Collatino, marito di Lucrezia, una discussione sulle moglie dalla quale derivò un contenzioso. Per verificare le virtù di queste ultime, spronati i cavalli, subito partirono insieme verso le loro case. Entrati così nella città di Collazia, dove c’era la casa di Lucrezia. La trovarono che si adoperava nella tessitura e triste per l’assenza del marito. Poi recatisi a casa di Arrunte avendo trovato la moglie di questo dedita a canti e balli ritornarono all’accampamento. Perciò Arrunte addolorato pensando ad espugnare la castità di Lucrezia falsificò una lettera a nome del marito e la recapitò a Lucrezia, nella quale era scritto questo, affinché Arrunte avesse ospitalità. Fatto ciò di notte brandito il suo gladio entrato nella stanza da letto con un Etiope, condusse questo artifizio affinché giacesse con lui dicendo “se non giacerai con me, ucciderò con te questo Etiope come se vi avessi colto in adulterio”. Temendo così Lucrezia di perdere la reputazione per amore di castità, sceglieva d’essere come colei senza considerazione, obbedì agli inviti per turpi pretese. E il giorno dopo convocati i pareti il marito Collatino, il pare Triciptino, lo zio Bruto, che era stato tribuno della cavalleria celere, indicando l’accaduto, chiese che non venga violato il suo pudore e che non rimanga impunita la sua morte, e preso il gladio si uccise. Bruto estratto questo dal suo corpo, lo mostrò al popolo, e lamentandosi con la folla della superbia di Tarquinio e della turpitudine dei suoi figli, ottene che fossero espulsi dalla città, aveva ottenuto moltissimo per la sua autorità: infatti, come abbiamo detto, Bruto era stato tribuno della cavalleria. Ma poiché Tarquinio non accettava di essere espulso si rivolse a Porsenna, re dei Tusci, che a favore di Tarquinio con ingenti truppe, preso Gianicolo ed il suo accampamento, assediò Roma con forza. E non potendo accingersi a passare il ponte sublicio, questo è di legno, in questo modo è detto sassoso, sostenne solo l’assalto dell’ostile Coclite, fino a che da una parte dagli alleati è staccato il ponte: fatto ciò lui con le sue armi precipitò nel Tevere, e sebbene si fosse ferito all’anca, tuttavia superò il fiume; per questo motivo fu detta quella famosa cosa, nei comizi fu rinfacciata la malattia della coscia, “con ogni passo ricordo il mio trionfo”. Per la necessita tanto grande a causa dell’assedio il popolo lo implorò tanto che gli diede anche degli ostaggi. Tra questi c’era Clelia che inventata un occasione attraversò il fiume e tornò a Roma, e subito dopo fu spedita indietro, rivendicata da Porsenna come simbolo di pace. Questo meravigliato dalla virtù della ragazza le diede la possibilità di scegliere con chi volesse tornare a casa. Lei scelse le ragazze, che potevano essere soggette ad ingiurie. Quindi Porsenna molto stupito concesse questo e chiese con una lettera al popolo romano che le fosse donato qualcosa per la sua virilità; a questa fu data una statua equestre, che ancora oggi vediamo nella via sacra.
EIECTUM facilmente aveva potuto prenderlo e ucciderlo ma non fu preso per questo motivo, poiché non aveva potuto ucciderlo perché lo impediva la religione: infatti il re era tra le cose sacre. Da qui dopo alcuni furono eletti consoli, altri re delle cose sacre
PORSENNA aggiunta una “n” per la metrica: da ciò l’accento è anche sulla penultima: infatti si chiama Porsena: Marziale: “Porsena non poté guardare quella mano”
[648] AENEADAE Epiteto utilizzato abbastanza spesso, e in questo luogo può iniziare la storia di Muzio