Catilina e Catone
Attraverso pochi versi, Virgilio ripropone decenni di scrittura su due dei personaggi più emblematici della fine della Repubblica Romana, quali Catilina e Catone l’Uticense. Le due figure, antitetiche fra loro, divengono i massimi rappresentanti dell’Oltretomba: da un lato l’aldilà dei dannati, con la figura per eccellenza della morale e integrità romana calpestata, Catilina, dall’altra il sommo esponente dei giusti, Catone.
L’uomo della battaglia di Pistoia non viene descritto né rappresentato secondo la tradizione sallustiana, in cui compaiono i lati sia positivi che negativi, non viene neanche descritto esplicitamente come esempio di corruzione e decadenza etica, Virgilio si limita a descriverlo intimidito dalle Furie mentre pende da una rupe. Come Catilina non ha mai avuto in vita senso civile e morale, così Virgilio sceglie di non dedicargli neanche un verso di commento o di rimprovero. In realtà il pensiero di Virgilio è implicito: Catilina è il quarto elemento di un climax ascendente che esplora geograficamente i luoghi dell’aldilà dei condannati, dalle sedi tartaree alle porte di Dite, etc…
D’altro canto, colui che ‘dà legge’ fra i pii e i giusti, è Catone. Appurato che non si tratti del Catone severo e conservatore del secondo secolo a.C., ma di Catone l’Uticense, contrariamente a quanto spiega Servio nei suoi noti commenti all’Eneide, è interessante capire perché Virgilio scelga proprio Catone. Molti, fra cui lo stesso Servio, non si capacitano del perché Virgilio, fido esponente del Circolo di Mecenate, possa aver messo come somma figura fra i beati colui che per primo scelse di togliersi la vita pur di non cadere sotto il potere tirannico di Cesare, padre adottivo di Ottaviano. Il commento di Paratore spiega bene questa scelta: Virgilio non poteva non scegliere colui che più tenacemente, insieme a Cicerone, aveva combattuto Catilina. Oltretutto, Augusto non aveva mai bandito la figura di Catone esplicitamente, pur cercando di non ‘martirizzarla’, seguendo la linea di una politica di compromesso.
La propaganda augustea entra in un altro senso in tali versi: polarizzando l’aldilà fra giusti e ingiusti, fra integri e corrotti, Virgilio lascia ben intendere quali sono i valori da perseguire, il mos maiorum romano, basato su fedeltà alla famiglia, alla Res Publica e ai numi, ossia tutto quell’assetto di valori che Augusto cercava tenacemente di reintegrare nella vita sociale e politica di Roma, con una vera macchina propagandistica.
Apparentemente cinque versi veloci che delineano in un quadretto quasi impressionistico il mondo dell’Oltretomba virgiliano, saranno poi la base di spunto per Dante e la costruzione della Comedia, che, a secoli di distanza, porrà proprio Catone l’Uticense come guardia del Purgatorio.
Commento di Mathilda Calenda