Al verso 640 dell’ VIII Libro dell’Eneide, Virgilio cita come dantem iura Catone, senza specificare se si riferisce a Catone il Censore, vissuto lungo il II secolo a.C., oppure a Catone l’Uticense, fervido difensore della Res Publica lungo il I secolo a.C. Riporto di seguito i commenti di Servio, Paratore e Fo, che, rispettivamente, sostengono uno l’interpretazione per cui Virgilio si riferisca a Cato Maior, gli altri, l’Uticense.
Commento di Servio:
[670] SECRETOSQUE PIOS aut in secreto morantes; aut participialiter, ab illis secretos. HIS DANTEM IURA CATONEM ut supra diximus, Censorium significat, non Uticensem, qui contra Caesarem bella suscepit. quomodo enim piis iura redderet, qui in se impius fuit? et supergressus est hoc loco Homeri dispositionem, siquidem ille Minoem, Rhadamanthyn, Aeacum de impiis iudicare dicit, hic Romanum ducem innocentibus dare iura commemorat.
[670] SECRETOSQUE PIOS oppure ‘in secreto morante’, oppure al participio ‘ab illis secretos’. HIS DANTEM IURA CATONEM, come abbiamo già detto sopra, si riferisce a Catone il Censore, non l’Uticense, il quale supportò le guerre contro Cesare. In che modo infatti avrebbe mai potuto giudicare gli uomini pii, colui che fu così empio? Inoltre supera il modello di Omero, poiché quello (Omero) narrava che a giudicare le empietà fossero Minosse, Radamente ed Eaco, invece qui (Virgilio) onora il generale dei Romani che giudica gli uomini pii.
Commento di Paratore:
Quale dei due più famosi uomini politici contraddistinti da questo cognomen? Marco Porcio Catone, detto il Censore (234-149 a.C.), avversario del circolo innovatore e grecizzante degli Scipioni in quanto espressione del ceto conservatore fondato sulla proprietà terriera, intransigente difensore del severo costume patriarcale, vigoroso oratore e scrittore? Oppure Marco Porcio Catone, detto l’Uticense, (94-46 a.C.), pronipote del precedente, assertore dell’età stoica, campione dell’età repubblicana agonizzante, seguace di Pompeo e anticesariano, suicida a Utica dopo la sconfitta dei Pompeiani a Tapso?
Gli antichi esegeti, persuasi che Virgilio non potesse essere così audace da celebrale solennemente l’Uticense, hanno seguito Servio […]. Così hanno seguito anche Ladewig e lo stesso Pascoli, appellandosi al ‘chi tacerebbe di te, magnanimo Catone’ di VI 841 e al fatto che in VI 434 i suicidi figurano relegati nel preinferno. Ma gli altri commentatori hanno facilmente replicato che la menzione di Catone dopo Catilina non può non indicare l’Uticense, che Sallustio nel De Coniuratione Catilinae ci dipinge come il più energico propugnatore della repressione del moto catilinario, e di cui proprio Cicerone aveva tessuto l’elogio. Del resto, Orazio ci documenta che in età augustea le lodi dell’Uticense non facevano scandalo (Odi, I, 12, 35-6,‘la nobile morte di Catone’ e II, 1, 23-4 ‘e tutto il mondo sottomesso, tranne il fiero animo di Catone’). Rientrava nella sottile politica di compromesso perseguita da Augusto rivalutare le più dignitose tradizioni repubblicane, anche a scandalo della troppo scomoda e assorbente gloria di Cesare. Dante, perciò, rese rettamente il passo virgiliano, ponendo Catone l’Uticense a capo del Purgatorio, custode delle anime a cui era garantita la salvezza al termine del loro itinerario di espiazione e di purificazione.
Commento di Fo:
Catone l’Uticense, ‘a pattern of purity and sanctity in a dissolute age’ (Conington ad locum) che appoggiò Cicerone contro Catilina e gli altri congiurati, facendoli condannare a morte; in seguito, quando scoppiò la guerra civile, si schierò contro Cesare e per Pompeo, seguendolo in Oriente e, dopo la morte di Pompeo e il fallimento dei pompeiani, si uccise a Utica, donde il cognomen ‘Uticense’. È problematico il ruolo di Catone rappresentato nel dare iura ai pii: si è pensato che la sua autorità si rivolga al dirimere le dispute che possano insorgere fra le ombre, ma forse il cenno vuole solo, vagamente, definire una sua posizione di particolare spicco e autorevolezza fra le anime grandi, una sorta di ‘presidenza’ di un gruppo che di per sé non necessiterebbe né di iura né di giudizi.