L'artista in una raffigurazione barocca rappresenta i protagonisti, Enea e la Sibilla cumana, che attraversano il Tartaro. Un dipinto ricco di figure, in accordo con il periodo artistico, raffiguranti numerosissimi dannati che esprimono perfettamente il loro dolore sopratutto tramite i loro corpi contorti visto che le espressioni dei volti non sono facilmente osservabili. Tra questi sotto il drappo che si trova al centro del quadro sono probabilmente presenti le tre furie, Megera Tisifone ed Aletto. Riconoscibili grazie ai loro capelli di serpenti aggrovigliati e anche perché sappiamo dalla descrizione virgiliana del VI libro che tali creature erano presenti nel Tartaro e si assicuravano che le anime non mangiassero dalle mense, che però risultano essere assenti in tale dipinto. Tra tutte queste figure, ed in generale una luce molto tetra ed oscura che ben sottolinea ed esalta la natura del luogo infero, la Sibilla ed Enea sono adornati da vesti dai colori sgargianti che sembrano sottolineare la loro non appartenenza al luogo. Infine nello sfondo del quadro è presente una rocca e subito dietro una luce fiammeggiante: probabilmente la città dannata di Dite.
Il pittore barocco ci propone una delle più affascinanti rappresentazioni dei Campi Elisi. Al centro del quadro si possono scorgere due figure abbracciarsi riconducibili ad Enea ed Anchise nel momento del ritrovamento e pertanto si può ipotizzare che la figura femminile a lato sia la Sibilla, accompagnatrice dell’eroe nella sua discesa agli inferi e per l’appunto nei campi Elisi. Particolare attenzione viene posta alla rappresentazione della flora e della fauna, entrambe estremamente floride e rigogliose, caratteristica tipica dei Campi Elisi. Un’altra peculiarità di questo luogo edenico è la presenza delle ninfe creature mitologiche generalmente raffigurate nude; in tale raffigurazione nell’angolo in basso a sinistra è possibile ammirare un figura di spalle e una che spunta dall’albero probabilmente riconducibili a queste creature. Nel quadro colpiscono però anche degli elementi anacronistici per l’epoca dell’eroe virgiliano quali per esempio l’armatura della figura nell’angolo a destra, tipica piuttosto del Seicento, o ancora nello sfondo tra le anime dei beati è possibile scorgere qualche carrozza trainata da cavalli. Singolare è la luce del quadro, quasi soffusa, che non esalta quella che è la vitalità e la rigogliosità tipica dei Campi Elisi ma che al contrario sembra quasi incupirli.
Il pittore Sebastiano Conca ci propone una raffigurazione dei Campi Elisi tipicamente barocca: ciò è facilmente deducibile dall’abbondanza dei personaggi e la cura con cui sono stati raffigurati anche i più piccoli dettagli. Un’opera dai colori vivaci e vibranti ed estremamente dinamica grazie le diverse posizioni dei personaggi e all’esaltazione del tono muscolare grazie al ricorso di efficaci chiaroscuri. Al centro di questo quadro ancora una volta Enea ed il padre Anchise il quale sembra essere raffigurato nell’atto di presentare il paesaggio al figlio, individuabile tra l’altro proprio nella mano del soggetto il punto di fuga del quadro. Ancora una volta dietro ad Enea una figura femminile con il capo avvolto in un turbante, probabilmente la Sibilla. Altro elemento tipico dei Campi Elisi ancora meglio raffigurato rispetto al precedente quadro sono le ninfe individuabili nelle due figure nude che si trovano al centro del quadro avvolte da colorati panneggi: ad accreditare tale tesi anche la vicinanza all’acqua, prerogativa delle ninfe ma anche elemento utile ad esaltare la fertilità e rigogliosità dei campi dei beati. Probabilmente si può individuare in quell’acqua il fiume Lete: secondo la tradizione mitologica qui vi si tuffano quando devono reincarnarsi dimenticando le vite passate, secondo la concezione pitagorica della metempsicosi. Si notino a tal proposito le anime sullo sfondo che sembrano apprestarsi a fare il bagno nell’acqua. Ben rappresentata è inoltre la natura florida e anche le attività dei diversi soggetti paiono essere serene quasi festive, in accordo dunque con il clima di tranquillità e beatitudine del luogo. Infine un dettaglio del quadro non trascurabile è la figura che si staglia in alto nel cielo, esaltata da un bagliore di luce e forse individuabile nella dea Aurora; non risulta essere nella sua tipica quadriga ma la posizione sopra una nube, come se discendesse direttamente dal cielo, e il drappo azzurro, colore riconducibile alle divinità, farebbero pensare proprio alla dea.