Sulle vie dell’acqua e del cotone
La nostra Piedimonte custodisce una ricchezza preziosa che spesso passa inosservata, ma che la rende speciale rispetto a tanti paesi vicini e perfino a città molto più conosciute. Stiamo parlando dell’acqua, una risorsa fondamentale di cui il nostro territorio è da sempre particolarmente ricco. Basta fare una passeggiata per accorgersene: fontane grandi e piccole si incontrano lungo le strade, nelle piazze e negli angoli del centro storico. Per chi ci vive può sembrare una cosa normale, ma non è affatto scontato avere così tanta acqua a disposizione e poter bere un sorso fresco durante una camminata.
Un visitatore che arriva da fuori potrebbe rimanere colpito anche dalla presenza del grande lavatoio comunale, lungo oltre venti metri, una testimonianza concreta dell’abbondanza d’acqua che ha sempre caratterizzato il nostro paese. Guardandolo, possiamo immaginare le donne che nell’Ottocento vi si recavano per lavare i panni, quando non esistevano le comodità di oggi e la vita quotidiana era molto diversa.
L’acqua, però, non è importante soltanto per la vita quotidiana: ha avuto anche un ruolo fondamentale nella storia e nello sviluppo di Piedimonte. Oggi vogliamo raccontare una vicenda che si intreccia profondamente con quella della nostra città, quella di un imprenditore svizzero che nell’Ottocento scelse di venire qui e di investire nel nostro territorio. Del suo passaggio restano poche tracce, ma sono ancora visibili in alcuni luoghi che noi ragazzi abbiamo imparato a osservare con maggiore attenzione. Attraverso questi segni, vogliamo raccontare ciò che abbiamo scoperto e ricostruire una storia che ha lasciato un’impronta importante nella crescita di Piedimonte.
Gian Giacomo Egg decise di trasferirsi dalla Svizzera a Piedimonte Matese per tre motivi principali: il primo era la presenza sul territorio di due corsi d’acqua dalla portata abbondante, ossia il fiume Torano e il fiume Maretto, dal momento che l’acqua era fondamentale per la produzione di cotone; il secondo motivo era la presenza di un convento vuoto proprio accanto al punto d’incrocio tra i due fiumi, perfetto per ospitare la filanda, luogo oggi conosciuto come “Piazza Carmine”, in onore dei frati carmelitani che prima vi abitavano. Il terzo motivo era il vantaggio economico dovuto all’assenza di dazi doganali nel Regno delle due Sicilie.
Attualmente in piazza Carmine possiamo ammirare una grande fontana che celebra il ruolo dell’acqua a Piedimonte, con tre livelli di altezze che simboleggiano il corso del fiume Torano. La parte alta indica il fiume che scende dalla montagna, la parte intermedia rappresenta il corso d'acqua che è sceso dalla montagna ed è quasi arrivato a valle e il livello inferiore raffigura il Torano che attraversa i borghi in pianura.
Ma a Piedimonte sono rimaste tracce concrete di Egg e della sua filanda?
Molti non lo sanno, ma la risposta è sì!
Ad esempio, di fronte al teatro Mascagni c’è un palazzo storico nel quale risiedevano gli operai della fabbrica, infatti nella fase di massima espansione c’erano molte maestranze svizzere che necessitavano di un alloggio e non solo… Serviva anche un luogo dove essere sepolti secondo il rito protestante, per questo Egg fece costruire un cimitero a loro dedicato, ancora oggi ricordato con il nome di “Cimitero degli Svizzeri”.
I Giardini Egg sono il nome attuale della Villa comunale di Piedimonte Matese , uno degli spazi pubblici più rappresentativi della città. Dopo un importante intervento di riqualificazione, il parco è stato inaugurato nel novembre 2024 ed è stato dedicato a Gian Giacomo Egg , figura fondamentale per lo sviluppo economico locale dell'Ottocento. I Giardini Egg sorgono proprio dove erano situati i giardini privati della sua villa, infatti Gian Giacomo Egg possedeva vaste proprietà nella zona e contribuì alla trasformazione del territorio.
Al centro dei Giardini Egg troviamo una grande fontana con sopra una statua raffigurante Gian Giacomo Egg che migra verso Piedimonte per rivedere la sua città.
Alla morte di Gian Giacomo la filanda fu ereditata da suo fratello, Gian Gaspare Egg e a seguire dal nipote Giovan Giacomo.
I Berner, un'altra famiglia molto importante svizzera, prestarono moltissimi soldi alla famiglia Egg per sostenere il cotonificio però non vennero mai restituiti in contanti, quindi rilevarono l’intera filanda.
Ringraziamo il Dirigente Scolastico Gianfrancesco D’Andrea per la bellissima passeggiata alla scoperta delle vie dell’acqua e della storia della filanda Egg.
Conoscere la storia del proprio territorio è molto importante perché, come ci ricorda D’Andrea, “La conoscenza è tutto”.
Oggi vogliamo raccontarvi la nostra mattinata al museo civico Raffaele Marrocco guidati dall’assessore Loredana Cerrone. Non è la prima volta che lo visitiamo, però oggi lo abbiamo visto con occhi diversi, nella sua interezza.
Il primo nucleo di questa struttura nasce nel 1414 per la volontà della famiglia Sanseverino e oggi è strutturato in varie sezioni: liturgica, archeologica e civica. La parte che ci ha attirato di più è l’ex cappella del convento, ora adibita all’esposizione di strumenti musicali d’epoca. Sul soffitto c’è una pala restaurata di recente e dietro un armadio antico c’è un passaggio nascosto che porta alla chiesa di San Domenico.
Un altro ambiente che ci ha colpito è stato quello contenente l’ex farmacia dell’ospedale, dove sono in mostra dei paramenti liturgici antichi e preziosi. Si possono ammirare oggetti in argento per decorare l’altare e abiti dai tessuti preziosi e ricercati.
Un ulteriore tesoro che ci ha impressionato è il Corridore del Cila, ritrovato verso la fine del 1927 nell’omonimo monte. Quello che vediamo oggi non è l’originale, ma una riproduzione fedele. L’archeologo Maiuri, capendo il valore della statuetta, la portò al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e fino ad oggi non siamo riusciti a riportarla a Piedimonte, se non per brevi esposizioni.
Il Museo civico stupisce un visitatore innanzitutto per il bellissimo chiostro affrescato che ci accoglie con dipinti murali ispirati ai segni zodiacali.
Racconta le nostre radici e custodisce tracce importanti della nostra storia e della nostra tradizione. Nella zona archeologica ci sono numerosi reperti della civiltà dei Sanniti, popolo guerriero che ha scelto i nostri monti per stabilirsi. Vedendo queste testimonianze, possiamo immaginare come trascorrevano la vita.
Al piano superiore, invece, si trovano bambole con abiti della tradizione matesina, la bandiera della legione del Matese, una preziosa pergamena dove Piedimonte viene dichiarata città, una collezione numismatica e poi una bellissima pinacoteca, con quadri che raffigurano il nostro territorio, come ad esempio paesaggi della Piedimonte attraversata dal fiume Torano, che oggi non vediamo più.
Dobbiamo ricordare che una parte del patrimonio del Museo è stato generosamente donato da cittadini privati, anche di paesi vicini, che continuano ad alimentare le sue collezioni e farlo crescere.
Abbiamo apprezzato molto scoprire un luogo che custodisce le meraviglie del nostro territorio e ci auguriamo che possa attrarre molti più visitatori.