Interviste
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SCRIVERE? LA PASSIONE DI UNA VITA!
Oggi 10/06/2026 abbiamo incontrato la scrittrice Annamaria Tartaglia e le abbiamo rivolto qualche domanda sul suo percorso e sul suo lavoro.
Il suo primo romanzo è stato scritto a maggio 2025 ed è intitolato "Nel cuore giusto”. Si tratta di un libro che sviluppa la narrazione attraverso la formula del diario intimo e, pagina dopo pagina, accompagna il lettore nel mondo interiore della protagonista .
Annamaria è originaria di Alife e ha 31 anni. La sua passione per la scrittura è nata quando, ancora bambina, ha iniziato a mettere nero su bianco pensieri ed emozioni nei suoi diari segreti e poi si è sviluppata crescendo.
Durante gli studi non era sicura che quella fosse la sua strada, anche a causa di alcune esperienze poco piacevoli vissute a scuola. Con il passare del tempo, però, l’autrice ha capito che la scrittura era il suo porto sicuro e la sua valvola di sfogo nei periodi bui, perché in quel modo riusciva a liberarsi dei pensieri negativi.
Annamaria ha frequentato l’Istituto tecnico-commerciale, un'esperienza che ricorda con piacere, tuttavia se tornasse indietro sicuramente sceglierebbe un indirizzo di studi differente e seguirebbe il consiglio dei suoi professori delle scuole medie, che le avevano indicato un indirizzo di taglio più umanistico.
Nonostante i dubbi iniziali, Annamaria ha continuato a coltivare il suo talento e il suo amore per i libri, fino a cimentarsi nella scrittura del suo primo romanzo, seguito da varie esperienze di giornalismo e concorsi letterari, che le regalano numerose soddisfazioni.
La sfida più difficile?
Per Annamaria la vera sfida è stata imparare a conoscere se stessa fino in fondo e a credere nelle sue capacità.
Prima di salutarci, ci ha consigliato di credere sempre in noi stessi e di non farci influenzare dagli altri sulle nostre scelte personali, imparando a seguire sempre le nostre passioni.
Ringraziamo Annamaria e le auguriamo di continuare a scrivere e di diventare sempre più conosciuta, perché abbiamo visto nel suo sguardo una luce accendersi quando parla della sua passione e siamo sicuri che farà davvero molta strada.
La parola ai baristi
Vi siete mai chiesti che ne pensano i baristi dei giovani di oggi?
Noi sì e proprio per questo abbiamo deciso di intervistarli e conoscere le loro opinioni su come si comportano i ragazzi quando escono da soli.
Quasi in tutti i bar ci hanno detto che i ragazzi sono molto scostumati sia con i baristi sia tra di loro, per esempio alzano la voce, lasciano le lattine a terra, non salutano e pensano che tutto sia loro dovuto. Molti non hanno cura degli spazi, non rispettano l'ambiente né il personale in servizio.
I giovani ormai sono sempre attaccati al telefono e non parlano più tra loro.
I baristi ci hanno spiegato che, prima di servire gli alcolici, viene richiesta la carta d’identità ai ragazzi, ma purtroppo alcuni maggiorenni, appena esceonofuori dal bar, consegnano queste bevande ad alcuni ragazzi più piccoli. Alcune volte i ragazzi pur di bere falsificano le loro carte d’identità!
Ci hanno anche riferito che le ragazze bevono più dei ragazzi e questo è un dato in crescita negli ultimi periodi!
Solo in un bar ci hanno precisato che i giovani rispettano l’ambiente e chi ci lavora, non usano tanto il telefono e sono educati.
La fascia di età di ragazzi che frequenta i bar è dai 16/21 anni circa e gli orari sono dalle 23:00 alle 02:00 la sera, mentre i nostri coetanei (9/14 anni) passano a consumare qualcosa il tardo pomeriggio e la mattina ad orario di colazione.
Purtroppo il comportamento dei ragazzi non è più quello di una volta e sono sempre di più gli atteggiamenti inappropriati.
E voi come vi comportereste al loro posto?
Le meraviglie e le difficoltà di un mestiere prezioso ed antico: la nostra intervista ad Ada Colapetella, artigiana ceramista profondamente innamorata del suo lavoro.
Quali sono state le difficoltà nella tua carriera?
Dal 2002 al 2009 sono stati gli anni migliori perché c'era richiesta di ceramica; nel 2015 sono iniziati i primi problemi perché c'è stato un aumento dei costi delle materie prime, ma il periodo peggiore è stato nel 2020 con la pandemia. Ve la ricordate? Eravamo tutti chiusi in casa e uscivamo solo per fare la spesa e la ceramica era l'ultima cosa a cui pensare, ma per me era un bel guaio. La situazione è continuata a peggiorare nel 2022: con la guerra Russia-Ucraina i prezzi dell'argilla sono aumentati, insieme alle bollette per la corrente del forno.
Poi non è certo facile lavorare la ceramica in una città piccola come Piedimonte, poiché la circolazione di gente è ridotta, mentre in una città turistica questo problema non c'è. Ma nonostante tutto io continuo a tenere duro perché è la mia più grande passione!
Quali sono le piccole soddisfazioni di un artigiano come te?
Sapere che ciò che vendo e porto nelle case é fatto da me, inoltre quando apro il forno l'emozione di vedere il risultato del mio lavoro non è mai cambiata, nonostante passi il tempo.
Da dove nasce il tuo amore per la ceramica e come hai imparato la tecnica?
Questa vocazione artistica nasce da quando ero bambina e andavo nel terreno della nonna dove c'era un fiumiciattolo che bagnava la terra intorno, io andavo lì per aiutarla, però poi mi divertivo a creare ciotoline e vasetti con il fango. Nella mia famiglia nessun altro è artista, tranne lo zio di mio padre, purtroppo morto in guerra nel 1916, a me piaceva completare i suoi disegni incompiuti.
Poi ho continuato ad imparare alla scuola d'arte di Cerreto, nonostante i miei genitori non approvassero siccome Cerreto è a un'ora di pullman da Piedimonte e volevano iscrivermi alla Ragioneria. Io invece avevo deciso che quella sarebbe stata la mia strada e così è stato. In quella scuola però, si imparava solo a dipingere su mattonella, il resto l'ho appreso come autodidatta.
Cosa ti piace di più dello stare con le nuove generazioni?
Organizzo spesso corsi per i più giovani, per insegnare ai ragazzi la costanza e a spegnere il telefono; poi cerco di tramandare un lavoro “a rischio estinzione”.
Un consiglio che ci lasci?
SPORCATEVI LE MANI! È una cosa che ora manca tantissimo, ma nulla mi ispira più della natura e ricordo ancora l'odore del fango nel terreno di mia nonna… allora non capivo quanto fosse prezioso!
Celebrità del nostro paese
Abbiamo rivolto alcune domande a Fabio Ferrucci, giovane influencer ormai noto in tutta Italia.
1. Come ci si sente ad essere un ragazzo famoso già a quest'età?
Non mi ritengo un ragazzo famoso, bensì conosciuto, però è una grande responsabilità portare contenuti! Ma quando mi fermano o mi fanno complimenti per me è una bella sensazione.
2. Qual era il tuo sogno da piccolo?
Il mio sogno da piccolo era quello di diventare un calciatore.
3. Che tipo di studente sei?
Sono uno studente curioso, se un argomento mi interessa lo approfondisco fino in fondo… le materie che preferisco sono diritto ed economia, secondo me di grande attualità nel mondo d'oggi.
4. Com'è nata l'idea di creare il libro del Breakfast Club?
Perchè abbiamo sempre trasmesso tutto sui social, ovvero la nostra vita. Quindi ci siamo sentiti in bisogno di scrivere un libro così da avere anche qualcosa di fisico.
5. Come riesci a gestire scuola e i social contemporaneamente?
Gestirli contemporaneamente non è stato facile però sono sempre andato bene a scuola perché a me piace molto studiare. A volte recupero la sera per non restare indietro, ma l'obiettivo di andare avanti con gli studi non è mai stato messo in discussione.
6. C'è una parte della tua vita che non mostrerai mai sui social?
Io mostro quasi tutto sui social,ma quando mi trovo con la famiglia tendo a non usare tanto il cellulare perchè quei momenti devono essere vissuti a pieno. I momenti privati con i propri cari credo vadano perservati e non mostrati.
7. Se potessi fare un salto indietro nel tempo e incontrare te da bambino prima dei social e di tutto questo successo, cosa pensi che ti direbbe vedendoti oggi?
Il me bambino mi farebbe i complimenti perchè mi è sempre piaciuto stare sui social, però mi farebbe anche una ramanzina... perchè non sono diventato un calciatore!
8. C'è un ricordo d'infanzia o un luogo speciale a cui ti aggrappi nei momenti di forte stress o quando senti il bisogno di staccare da tutto?
Il luogo a cui mi aggrappo nei momenti di forte stress è il campo da calcio perché io lo definisco come “casa”. Ma anche stare con la mia famiglia e con i miei affetti nei momenti difficili è un rifugio sicuro.
9. Se dovessi fare un augurio profondo al Fabio di domani, diciamo tra cinque anni, quale sarebbe?
Spero di realizzare tutti i miei sogni e di portarli a termine!
10. Hai un consiglio da dare a noi giovani?
Il consiglio che vi dò è quello di inseguire sempre i vostri sogni e di impegnarvi per realizarli,vi consiglio di studiare sempre e di godervi tutti i momenti dal primo all’ultimo.
Zaino in spalla: viaggio nel mondo degli Scout
Andrea e Antimo, responsabili della sezione Scout di Piedimonte, ci hanno rilasciato un’intervista molto interessante, in cui è venuta fuori l’anima di questa associazione che aiuta i giovani di tutto il mondo a crescere e diventare cittadini responsabili.
1) In che anno sono stati fondati gli Scout e da chi?
Sono stati fondati nel 1907 da Baden Powell, un militare che decise di insegnare ai ragazzi la tecnica dello scouting, basata su una serie di tappe: guardarsi intorno, capire, dedurre e agire. Voleva insegnare ai ragazzi tornati dalla guerra ad essere più autonomi.
2) Quanti ragazzi fanno parte degli Scout?
Lo scoutismo è diffuso in tutto il mondo, con 182 mila scout in Italia e circa 100 a Piedimonte. Ci sono vari gruppi, quello a cui facciamo capo noi è il maggiore in Italia, si chiama Agesci.
3) Gli Scout hanno delle regole precise? Quali sono?
Sì, gli scout hanno regole precise, tra cui mantenere tre impegni alla fine del percorso scout che finisce a 20 anni: fede, servizio, politica. Quando si recita la Promessa, la preghiera tipica degli scout, si mette il pollice sul mignolo per rappresentare il grande che aiuta il piccolo. Uno scout deve sempre aiutare gli altri, essere una brava persona e fare del bene.
4) Che tipo di attività fanno gli Scout?
Gli Scout praticano vari tipi di attività, che sono diverse a seconda dell’età. Ci sono attività settimanali e d’estate si organizzano i campi.
5) Che cos'è l'autofinanziamento? Come vengono usati i soldi ottenuti?
L’autofinanziamento è il metodo degli scout per guadagnare soldi, che vengono usati esclusivamente per fini gestionali e non di lucro, ossia per organizzare attività e comprare il materiale necessario. Però l’autofinanziamento non basta per coprire tutte le spese, quindi all’inizio del percorso si paga una quota di 40€, che vanno all’AGESCI, ovvero l’associazione più grande d’Italia. I soldi sono gestiti dai capi squadriglia. Lo scopo dell'autofinanziamento è imparare a gestirsi, ad avere rispetto per il lavoro speso e a crescere in autonomia.
6) Come si ottengono i distintivi?
I distintivi si ottengono raggiungendo gli obiettivi che vengono prefissati. Ogni volta che uno Scout, grande o piccolo, raggiunge il traguardo che si era proposto ha diritto ad ottenere il distintivo, che cambia in base al gruppo di appartenenza. Ci sono tre categorie: Lupetti e Coccinelle (8-11 anni), Guide ed Esploratori (11-16 anni), Scolte e Rover (16-21 anni).
7) Che tipo di divisa usate? È diversa tra piccoli e grandi?
Gli scout non indossano una divisa, ma un’ uniforme, che è uguale per tutti, a parte per il cappello verde che indossano i più piccoli. L’uniforme è formata da pantaloncini di velluto, camicia azzurra, calze blu lunghe, scarpe da trekking e il fazzolettone.
8) Perché consigliereste ad un giovane di entrare negli scout?
Per ritornare ai vecchi valori, per stare insieme, per creare legami, per fare uscite, per staccarsi dal telefono, per condividere problemi e per prendere decisioni.
9)A cosa serve il fazzolettone?
Il fazzolettone serve a distinguere di che paese siamo, ad esempio i ragazzi di Piedimonte Matese l'hanno verde e marrone per richiamare i colori del Matese.
MENS SANA IN CORPORE SANO
Si può continuare a fare sport per trentacinque anni senza mai perdere la voglia di mettersi in gioco? Gianni Paesano, ex protagonista dei campionati di Serie B, è la dimostrazione vivente che la passione non ha età. Abbiamo incontrato Gianni e abbiamo colto l'occasione per fargli qualche domanda e scoprire cosa si prova a vivere una vita da atleta. Gianni ci ha aperto le porte della sua esperienza e noi abbiamo cercato di capire cosa significhi, davvero, fare dello sport uno stile di vita.
Gianni ha giocato a pallavolo da quando aveva 13 anni, con la squadra della scuola, fino ai 48.
A 18 anni è passato dalla Serie C alla Serie B. È stato anche campione del salto in alto (2010) e del lancio del peso (2011).
Negli anni '90 ha partecipato anche ai campionati nazionali di beach volley.
Nella nostra chiacchierata ci ha mostrato foto delle sue esperienze e ci ha svelato il suo punto di vista sullo sport e sui suoi benefici, ad ogni età.
Gianni pensa che lo sport, rispetto a quando giocava lui, sia cambiato: pensa che i giovani siano stimolati da troppe cose e che non ci siano più i valori essenziali di una volta. Oggi i ragazzi si impegnano di meno in quello che fanno, sono distratti dal cellulare e si arrendono facilmente davanti alle sfide.
Secondo Gianni lo sport insegna a vivere di emozioni. Ai suoi tempi non c'era uso eccessivo di doping, ma c'erano comunque controlli con i test delle urine; secondo lui l'uso di queste sostanze non ha senso perché bisogna essere se stessi in ogni circostanza, senza cercare facili scorciatoie.
Nel suo parere uno sportivo può anche smettere le sue attività, ma lo sport gli rimane dentro per tutta la vita.
Ora lui non pratica più attività agonistica, ma corre e fa esercizi a casa. D'estate gioca a beach volley nella sua casa al mare.
Gianni ci ha fatto capire che lo sport è molto importante perché chi ha un corpo sano ha anche una mente sana e anche perchè ti fa osservare e essere curioso. Bisogna essere un po’ più “spugne”, ci ha raccomandato, e imparare da chi ci sta accanto.
Anche suo figlio ha giocato ai campionati di pallavolo, suo fratello ha fatto l'allenatore della nazionale di pallavolo e suo padre era un pugile. Insomma, una famiglia di sportivi!
Ringraziamo Gianni per averci dedicato questo tempo e per averci raccontato che lo sport non è solo fatica, ma un modo fantastico per crescere insieme. E voi, avete già trovato lo sport che vi appassiona?