La prima edizione del nostro giornale scolastico: “La voce del Fermi” rappresenta uno strumento capace di costruire un itinerario strutturato sulla vita della scuola, sull’attualità, sulla poesia, sulla scrittura creativa, sulle interviste. Tale percorso è stato strutturato attraverso un processo di apprendimento che ha seguito la logica della ricerca, progettazione e rielaborazione creativa della conoscenza e della realtà, incoraggiando un’occasione formativa che ha permesso lo sviluppo di dinamiche relazionali e cooperative complesse, stimolate da compiti comuni da svolgere in cui il docente, spesso, ha circoscritto il proprio ruolo a quello di guida e facilitatore. E’stato uno strumento estremamente valido, perché ha offerto agli studenti l’opportunità di leggere il proprio presente, di esprimersi, di comunicare dentro e fuori l’habitat scolastico. I ragazzi hanno accolto con entusiasmo di partecipare a questo progetto, in quanto hanno avvertito la necessità di comunicare le loro idee ed emozioni, ed avere uno strumento rappresentativo che potesse far conoscere agli altri, anche fuori dalle mura scolastiche, le molteplici esperienze educativo— didattiche vissute e condivise durante questo primo trimestre scolastico. Questo giornalino ci ha permesso la comunicazione e la collaborazione con tutti i vari componenti del nostro Istituto, riuscendo a darci una conoscenza ed una visione diversa delle relazioni instaurabili e della realtà territoriale cui apparteniamo. Istruttive sono state anche: la partecipazione alle manifestazioni organizzate, la conoscenza delle tradizioni del nostro territorio e, soprattutto l'acquisizione delle pratiche e delle tecniche giornalistiche, come l'intervista e le indagini. Cosa più rilevante, abbiamo rinnovato il piacere di leggere e scrivere insieme. Buona lettura.
Prof.ssa Giusy Vetro
In un'epoca dominata dalla rapidità delle informazioni e dalla loro spesso acritica fruizione, è fondamentale educare i giovani a essere non solo consumatori, ma anche produttori consapevoli di contenuti. La nostra scuola, da sempre attenta a promuovere lo sviluppo delle competenze espressive e critiche, ha intrapreso un percorso volto a restituire agli studenti un ruolo attivo nel processo di creazione e diffusione dell’informazione.
Attraverso una serie di attività curricolari ed extracurricolari legate alla scrittura, offriamo a tutti gli alunni l'opportunità di sperimentare diverse forme di espressione: dall’articolo giornalistico al racconto creativo, dal saggio argomentativo, alla poesia. Ogni esercizio rappresenta non solo un momento di apprendimento tecnico, ma anche un'occasione per riflettere, confrontarsi e condividere idee con i propri coetanei.
Prof. ssa Tiziana Messina
Per una scuola inclusiva e consapevole.
L'Istituto Enrico Fermi è una scuola dinamica e sempre pronta a mettersi in gioco. Non ama restare ferma e si impegna costantemente in iniziative che stimolino la crescita culturale e sociale degli studenti. La nostra scuola crede fermamente nell'importanza di formare cittadini consapevoli, pronti a riflettere su temi rilevanti e a partecipare attivamente alla vita sociale.
Un esempio concreto di questo impegno è la nostra partecipazione alle Giornate Sciasciane, durante le quali gli studenti hanno recitato parti del libro Todo Modo di Leonardo Sciascia, affrontando tematiche importanti come la corruzione e il potere. Inoltre, siamo stati protagonisti della manifestazione contro la violenza sulle donne, un evento che ha visto non solo la partecipazione delle nostre studentesse, come spesso accade, ma anche dei ragazzi, che sono stati coinvolti attivamente. Durante la manifestazione, sono state recitate poesie, eseguiti balli e cantati brani, tutti momenti di sensibilizzazione su un tema cruciale per la nostra società. Ma l'impegno della scuola non si ferma qui: in occasione della Commemorazione dei defunti, è stata organizzata una performance che ha visto gli studenti protagonisti nel recitare A Livella di Totò, un testo che riflette sulla disparità e sulla condizione umana. Un'iniziativa che ha sensibilizzato i ragazzi anche durante un momento di festa, facendo riflettere sull'importanza dell'uguaglianza e del rispetto reciproco.
Anche nel periodo natalizio, l'Istituto Enrico Fermi si distingue per la realizzazione del tradizionale Presepe Vivente. Ogni anno, gli studenti indossano abiti caratteristici, dando vita a scene che rievocano la Natività e che coinvolgono tutta la comunità scolastica. È un momento di condivisione e riflessione che arricchisce la tradizione natalizia e rafforza il legame tra gli studenti.
Tutti questi progetti sono resi possibili grazie all'impegno costante della nostra dirigente Elisa Maria Enza Casalicchio, della nostra vice dirigente Tiziana Messina e di tutti i docenti che, ogni giorno, collaborano con passione e dedizione per offrire agli studenti opportunità di crescita, sia culturale che umana. L'instancabile lavoro del corpo docente contribuisce a creare un ambiente inclusivo e stimolante, dove ogni alunno può sentirsi valorizzato.
L'Istituto Enrico Fermi si impegna a coinvolgere tutti gli studenti, dando a ciascuno la medesima la possibilità di esprimersi e partecipare. Desideriamo che ogni ragazzo e ragazza, indipendentemente dalle proprie difficoltà, possa sentirsi parte di una comunità che valorizza le diversità e offre le stesse opportunità di crescita. La nostra scuola crede che ogni iniziativa, grande o piccola che sia, possa fare la differenza. L'inclusione, la sensibilizzazione e il rispetto sono valori fondamentali che cerchiamo di promuovere ogni giorno.
Aurora Patito 2GSS
Presepe vivente e albero, simboli di umiltà e rinnovamento nella nostra scuola
Il Natale è ricco di tradizioni come il presepe vivente e l'albero di Natale, che ogni anno realizziamo nella nostra scuola, invitandoci a riflettere su valori di umiltà, condivisione e rinnovamento.
San Francesco d'Assisi è noto per aver creato il primo presepe vivente nel 1223, a Greccio per rappresentare la nascita di Gesú.
L'intento di San Francesco era di rendere tangibile e visibile il mistero della Natività, coinvolgendo tutti i fedeli in un'esperienza piú emotiva e spirituale. Scelse di usare un vero bambino, degli animali e un ambiente naturale per evocare la povertà e l'umiltà del Natale in modo che le persone potessero sentire più vicino il messaggio di Gesù. La tradizione del presepe si diffuse da lì in tutto il mondo. Al giorno d'oggi il presepe è un simbolo del Natale molto importante per noi, infatti ogni anno la nostra scuola organizza il presepe vivente, dove ognuno di noi ha un ruolo ben specifico e una propria postazione. Un altro simbolo importante è anche l'albero di Natale. La tradizione dell'albero di Natale ha origini antiche e si è sviluppata nel contesto delle festività natalizie. Nella scuola anche esso ha un ruolo importante perché noi alunni insieme ai prof addobbiamo l’albero e la scuola con addobbi natalizi. Si ritiene che l'uso degli alberi come simbolo di vita e rinnovamento, risalga agli antichi popoli germanici e celtici, che decoravano gli alberi durante il solstizio d'inverno . Tuttavia, la tradizione dell'albero di Natale come la conosciamo oggi nasce in Germania nel 16 secolo quando si iniziò a decorare un abete con degli ornamenti e delle candele. La pratica si diffuse in Europa, e grazie alla regina Vittoria e al suo consorte Alberto, proveniente dalla Germania, l'albero divenne popolare in Inghilterra e nel 19 secolo. Successivamente, la tradizione si estese anche in America e nel resto del mondo, diventando, oltre al presepe, un simbolo iconico del Natale.
In conclusione, sia il presepe vivente che l'albero di Natale rappresentano tradizioni profondamente radicate nella nostra cultura, che ci aiutano a vivere il Natale non solo come un momento di festa, ma anche come un’occasione di riflessione sui valori di umiltà, solidarietà e rinnovamento. Questi simboli, che ancora oggi arricchiscono le nostre
scuole e le nostre case, ci ricordano l'importanza di condividere e di mantenere viva la tradizione, trasmettendo alle nuove generazioni il significato profondo di questa festività.
Gli alunni 2GSS
La 'Livella' di Totò: riflessioni sull'uguaglianza e i veri valori della vita
Recitare una parte della "Livella" di Totò mi ha spinta a riflettere su temi profondi come l'uguaglianza, il potere e le vere ricchezze della vita. Con il suo umorismo unico, Totò ci ricorda che, alla fine, siamo tutti uguali di fronte alla morte. In questo articolo, voglio condividere le mie riflessioni su come la poesia ci inviti a guardare oltre le differenze superficiali e a riscoprire l'importanza dell'umanità e del rispetto reciproco.
Le mie riflessioni sulla "Livella" di Totò.
Recitare una parte della "Livella" di Totò è stata un’esperienza che mi ha fatto riflettere profondamente su temi universali e attuali. La poesia di Totò ci insegna una lezione fondamentale: l’uguaglianza di fronte alla morte. In modo ironico ma potente, l’autore ci ricorda che, indipendentemente dal nostro status sociale, dalle nostre ricchezze o dal nostro potere, la morte è l’unica cosa che ci rende tutti uguali. La "livella", infatti, è il simbolo di questa uguaglianza assoluta: il ricco e il povero, il potente e l’umile, davanti alla morte, sono destinati a finire allo stesso modo.
Inoltre, Totò utilizza l’umorismo per mettere in discussione le illusioni del potere e delle ricchezze. La "livella" evidenzia l'assurdità di chi crede che il denaro o il prestigio possano davvero fare la differenza. Alla fine, tutte le distinzioni tra ricchi e poveri, potenti e umili, diventano irrilevanti di fronte all'inevitabilità della morte. Recitare questa poesia mi ha fatto riflettere su quanto spesso nella vita ci dimentichiamo di questi valori, lasciandoci travolgere dalle apparenze e dalle cose effimere. Totò, con il suo stile unico, ci invita a guardare al di là delle nostredifferenze, per ricordarci che ciò che conta davvero è la nostra umanità.
In conclusione, recitare la "Livella" di Totò mi ha permesso di riflettere su temi profondi che riguardano la nostra esistenza e le nostre priorità. La poesia ci invita a superare le divisioni superficiali tra ricchi e poveri, potenti e umili, ricordandoci che, alla fine, siamo tutti uguali di fronte alla morte. Questo messaggio, seppur espresso con l’umorismo tipico di Totò, ci spinge a considerare le vere ricchezze della vita, come l'umiltà e il rispetto reciproco, piuttosto che il potere o le ricchezze materiali.
'A livella
Ogn'anno, il due novembre,
c'è l'usanza per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno Il'adda fa chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio
(Madonna!) si ce penzo, che paura!
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del '31".
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e 'stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino": guardannola,
che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo 'stu penziero,
s'era ggia fatta quase mezanotte,
e i 'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato... dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia; era 'o Marchese: c'o' tubbo,
'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'na scopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta''a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo... calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, sì, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, sì, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate
un fosso tra i vostri pari, tra la vostra gente".
"Signor Marchese, nun è colpa mia,
i nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
¡' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse e
proprio mo, obbi... 'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé... piglia 'sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere... nu ddio?
Ccà dinto, 'o vuo capi, ca simmo eguale?...
.Muorto si' tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato è tale e qquale".
"Lurido porco!... Come ti permetti paragonarti a me
ch'ebbi natali illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!
T"o vuo' mettere 'ncapo... 'int'a cervella
che staje malato ancora E fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched"e?... è una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò, stamme a ssenti... nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino - che te 'mporta?
Sti pagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie... appartenimmo â morte!".
Antonio De Curtis, in arte Totò
Aurora Nucera e Maira Micari 2GSS
La Donna
Questa poesia, scritta da un alunno, esprime un messaggio potente di rispetto e amore verso le donne. Con parole sincere e significative, l'autore riflette sulla loro fragilità e forza, evidenziando l'importanza di ascoltarle, proteggerle e apprezzarle. Ogni verso è un invito a riconoscere la dignità e il valore delle donne, contrastando ogni forma di violenza o ingiustizia nei loro confronti.
LA DONNA
La donna è pregiata e
deve essere rispettata,
non si deve toccare,
bensì si deve amare.
La donna non deve essere usata,
e nemmeno violentata.
dobbiamo imparare ad apprezzarla
e ad ascoltarla.
La donna ha un cuore grande
e se viene maltrattata,spesso piange,
la donna è come un fiore,
se la tocchi le provochi dolore
La donna è preziosa
e anche affettuosa
se viene derisa
dentro di lei viene uccisa.
La donna è come un rametto: è molto delicata,
ma spesso viene spezzata
quando torna a casa, deve essere bentornata
e non sfruttata.
La donna deve essere beneficiata
ricordando che non deve essere attaccata.
Adesso che la poesia è finita
La donna sarà sempre ambita.
Luigi Farrugio 2GSS
Per la Commemorazione dei Defunti, gli studenti, con il supporto della professoressa di Religione Monica Bellavia, hanno organizzato un evento che ha unito riflessione e divertimento. Tra preparazioni culinarie, come pancake e Nutella, e la recitazione di A Livella di Totò, la giornata è stata un’occasione di condivisione e riflessione sul valore dell’uguaglianza e della vita.
Per celebrare la commemorazione dei defunti, insieme alla nostra professoressa Bellavia, abbiamo trasformato questa occasione in un momento di condivisione e dolcezza. Tra musica, balli e, soprattutto, varie prelibatezze culinarie, abbiamo reso l’evento speciale. Abbiamo portato in scena una breve recitazione de A Livella di Totò, grazie anche al prezioso supporto della professoressa di italiano Graziella Costanza. Le scene rappresentano il litigio tra il marchese e Don Gennaro, basato sulla pretesa del marchese di non voler essere seppellito accanto a Don Gennaro solo perché quest’ultimo non era ricco.
La morale di questo classico ci ricorda che, di fronte alla morte, siamo tutti uguali. Una lezione di umiltà e uguaglianza che resta sempre attuale.
Alunne 3 GSS
In occasione di un importante evento scolastico dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza di genere, l'alunna della classe 5GSS Vanessa Messina, ha scelto di esibirsi con la toccante canzone "Donna" di Mia Martini. Attraverso la sua interpretazione, la studentessa ha voluto rendere omaggio a tutte le donne che affrontano quotidianamente discriminazioni e ingiustizie, offrendo una testimonianza intensa e sentita sull’importanza della musica come strumento di denuncia e cambiamento. Di seguito, le sue parole e le emozioni vissute durante questasignificativa esperienza.
La canzone "Donna" di Mia Martini è un potente inno alla dignità e alla forza delle donne, che si innalza come un grido di denuncia contro la violenza di genere e le discriminazioni ancora troppo presenti nella società. Ho scelto questa canzone appositamente perché rappresenta un vero e proprio urlo di protesta, carico di disperazione contro le continue ingiustizie e discriminazioni che le donne devono affrontare quotidianamente, sia inambito pubblico che privato.
Per me, esibirmi in questa occasione così importante e delicata è stato davvero emozionante: la voce di Mia Martini risuona ancora oggi con forza e sollecitudine, invitandoci a riflettere e a impegnarci per un futuro migliore per tutte le donne.
In questo contesto, la musica può sembrare un mezzo lontano dall'affrontare in modo concreto la violenza. Eppure, è proprio nella musica che si nasconde il potere di dare voce a chi voce non ha, di unire, e di provare a cambiare lecose.
L’esibizione ha ricordato a tutti la forza della musica come strumento di denuncia e cambiamento, lasciando un messaggio chiaro: il rispetto e la giustizia per le donne devono essere al centro del nostro impegno quotidiano.
Vanessa Messina 5GSS
La lettura della poesia “In piedi, signori davanti a una donna” di William Jean Bertozzo ha profondamente colpito gli alunni, spingendoli a riflettere sulla violenza di genere, un tema ancora troppo attuale. In pochi versi, l’autore descrive un mondo crudele in cui la donna è vista come inferiore e vittima di violenza, spesso da parte di chi dovrebbe proteggerla. Attraverso questa lettura, gli alunni hanno deciso di sensibilizzare i compagni, in particolare i ragazzi, sull’importanza del rispetto e dell’uguaglianza tra i generi, affinché nessuno possa mai più esercitare violenza su un altro essere umano.
Leggere la poesia "In piedi signori davanti a una donna" di William Jean Bertozzo, in cui affronta il delicato e sempre più attuale tema sulla violenza contro le donne ha suscitato in noi una forte empatia verso le donne che hanno subito violenza di qualsiasi tipo, sia fisica che psicologica. In questi pochi versi viene descritto un mondo crudele in cui la donna continua ad essere considerata inferiore all'uomo, un oggetto di cui poter decidere della vitae della morte; un mondo in cui chi dovrebbe proteggere la donna diventa il suo carnefice: mariti, padri, fidanzati...abbiamo deciso di leggere noi ragazzi questa poesia per sensibilizzare il sesso maschile affinché si renda conto che non esistono differenze di genere, siamo tutti uguali e nessuno ha il diritto di togliere la vita ad un altro essere. In conclusione, la poesia ci ha spinto a riflettere sull’importanza di combattere la violenza di genere e promuovere il rispetto e l’uguaglianza. Speriamo che questo messaggio aiuti a creare una società in cui nessuno debba più subire violenza.
Andrea Curto, Michele Lauricella, Calogero Castellacci, Giacomo Licata 5GMT
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