Noi abbiamo avuto la fortuna di recarci con il nostro Istituto a Cornalba, comune italiano in provincia di Bergamo dove, dopo l’8 settembre 1943 é nata la formazione 24 maggio composta da giovani partigiani che hanno lottato contro il fascismo e per la propria patria. Il 25 novembre 1944 é avvenuto il rastrellamento a Cornalba da parte dei fascisti del reparto della compagnia OP di Bergamo, al comando del capitano Aldo Resmini. Uccisero 7 partigiani fra le strade e i sentieri, altri 3 sulla corriera per Bergamo, fermata dalle camionette a Rosolo, appena fuori Serina. Successivamente altri 5 la settimana dopo, fra la baita del Cascinetto, che era la base sul Monte Alben e la mulattiera tra Serina e Dossena.
Quella mattina i fascisti bloccarono le due corriere che scendevano dal paesino e perquisirono i passeggeri e vennero riconosciuti e uccisi sul posto i partigiani:
Antonio Ferrari, boscaiolo 23enne di Endenna;
il compaesano Barnaba Chiesa;
Giuseppe Biava, studente universitario di Bergamo;
Antonio, appena si accorse della presenza dei rastrellatori, tentò di fuggire, lanciandosi dal veicolo mentre era ancora in moto. Nel salto finì contro il parapetto della strada ferendosi a un ginocchio, ma riuscì ugualmente a scavalcare il muretto e a raggiungere il sottostante avvallamento, qui venne colpito a morte dalle raffiche dei mitra fascisti.
Gli altri due vennero subito riconosciuti, uno era in possesso di una pistola, entrambi furono immediatamente giustiziati sul posto.
Successivamente la colonna fascista si divise in due gruppi. Il primo proseguì lungo la provinciale per Serina, dove effettuò un breve rastrellamento, nella zona centrale del paese. Molti uomini e giovani del posto si diedero alla fuga e riuscirono a raggiungere i sentieri nei boschi.
Il secondo si diresse verso Cornalba giungendovi poco prima delle ore otto dove i partigiani che si trovavano lì fuggirono verso le pendici dell'Alben, per ricongiungersi alla formazione.
Appena arrivati, i fascisti piazzarono la prima mitragliatrice sul campanile della chiesa dove potevano avere una buona visuale sul sentiero di sinistra che portava al monte Alben, mentre un'altra insieme a due mortai vennero piazzati in un prato così da poter controllare il sentiero di destra.
Per due ore nel paese risuonarono le raffiche di mitraglia e i colpi di mortaio, e non mancarono le perquisizioni nelle case minacciando distruzioni e stragi.
Alle ore 10.00 venne dato l'ordine di cessare il fuoco, ma ebbe inizio il rastrellamento nei boschi e nelle cascine sopra l'abitato, dove fu catturato Luigi Maver, che proveniva da Nembro in valle Seriana e poi due giovani di Cornalba, Egidio Bianchi (padre di Bruno) e Luigi Carrara, nascosti in un cunicolo di roccia. Mentre questi stavano per essere interrogati, fu fermato poco lontano Callisto Sguazzi e venne giustiziato da un tenente fascista.
Il paese intanto era in preda al terrore e vennero perquisite varie case, fu fatta saltare la cabina elettrica, e per intimorire le persone i fascisti spararono sui tetti facendo saltare le tegole, finchè alle ore 12.00 la colonna OP lasciò Cornalba per fermarsi al municipio di Bracca, situato in Algua, dove il capitano minacciò il podestà e il parroco prospettando nuovi rastrellamenti.
I cittadini di Cornalba iniziarono così la ricerca e la raccolta dei caduti e le salme furono composte nella camera mortuaria del cimitero. Il 28 novembre, malgrado l’ordine delle autorità fasciste che avevano vietato ogni cerimonia e imposto la fossa comune, il paese tributò l’estremo saluto alle giovani vittime, alla presenza dei partigiani scampati alla strage.
Quel giorno persero la vita:
Giacomo Tiragallo, il comandante della formazione, nome di battaglia Ratti. Proveniente da Milano, era entrato nella lotta clandestina a Treviglio e aveva poi chiesto di essere inviato in valle;
i fratelli Gino e Piero Cornetti di 17 e 18 anni, boscaioli del paese;
Franco Cortinovis, 25 anni, di Ranica;
Giuseppe Maffi, che a 21 anni si era ritirato sulle montagne da Romano;
Callisto Sguazzi, detto Peter, aveva 27 anni e veniva della provincia di Cremona. Fu inviato a dare manforte;
Battista Mancuso, 22 anni, era iscritto a Medicina a Milano. Legato al paese perché la sua famiglia passava le estati a Cornalba alloggiati alla Cà Bianca.
La brigata 24 Maggio, dopo la strage era dispersa e allo sbando e rischiò seriamente di disgregarsi, però Il Comando di Giustizia e Libertà decise, nel frattempo, di inviare dalla brigata Camozzi come nuovo comandante Fortunato Fasana “Renato”, uno dei più validi ufficiali di quella formazione che si era distinto per il suo coraggio e le sue indubbie capacità militari ed organizzative.
Il nuovo comandante portò in salvo i pochi uomini rimasti con lui sui monti in alta Valle Brembana. Qui svernarono in una baracca in condizioni metereologiche proibitive e quell'inverno la neve arrivò fino a sei metri di altezza e si raggiunsero i 20 gradi sottozero ed ormai tutti i loro compagni li credevano morti. Verso i primi di febbraio la formazione tornò in Valle Serina, ma questa volta si stanziò nelle baite sopra Zorzone. La preparazione militare, organizzativa e il carisma di Renato, porteranno la 24 Maggio a diventare in breve tempo una delle più organizzate e combattive formazioni partigiane di tutta la bergamasca e ad avere un ruolo di primo piano nella liberazione di Bergamo.