Il 25 aprile si festeggia l'anniversario della Liberazione o Festa della Liberazione dell'Italia dal governo fascista e dall'occupazione nazista del paese. La Festa del 25 aprile è una festività dedicata anche al valore dei partigiani che, a partire dal 1943, contribuirono alla liberazione del paese.
L'8 settembre 1943 è la data in cui l'Italia firma l'armistizio di Cassibile che prevedeva la resa incondizionata del Regno d'Italia agli Alleati . Esso venne firmato il 3 settembre 1943 dai generali Giuseppe Castellano e Walter Bedell Smith e venne annunciato al popolo italiano dall'ammiraglio e primo ministro Pietro Badoglio l'8 settembre del 1943 . L'annuncio dell'armistizio ebbe per conseguenza l'invasione dei territori italiani da parte delle forze armate tedesche e l'inizio della Resistenza e della guerra di liberazione italiana contro il nazifascismo.
Da quel momento nel nord d'Italia entrarono in gioco le formazioni partigiane composte da antifascisti e da militari del dissolto regio esercito. Inizialmente la Resistenza contava poche migliaia di uomini, assunse consistenza grazie alla vasta partecipazione di operai, contadini e dei giovani renitenti alla leva della Repubblica di Salò che portarono nell'esercito partigiano circa 300.000 persone.
Le bande partigiane diedero vita alla resistenza armata contro l’occupazione nazifascista. Contemporaneamente ad una guerra di liberazione dagli invasori inizia così una guerra civile contro i collaboratori fascisti.
L’azione della Resistenza fu coordinata dai Comitati di Liberazione Nazionali il primo dei quali sorse a Roma il 9 settembre 1943 mentre il Re e Badoglio fuggivano. Nei CLN erano rappresentati i partiti sorti e ricostituitisi durante il 1943. Nel giugno 1944 si costituì anche il CLN Alta Italia (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia).
Il 25 aprile 1945 il CLNAI – il cui comando aveva sede a Milano- proclamò l'insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia, facenti parte del Corpo volontari della libertà, di attaccare i presìdi fascisti e tedeschi, imponendo la resa, giorni prima dell'arrivo delle truppe alleate.
Le formazioni partigiane si distinguevano a loro volta per orientamento politico: vi erano le brigate Garibaldi (comuniste), le Matteotti (socialiste) e Giustizia e libertà (del partito d’azione). Grazie all'attività di questi gruppi a cui si affiancò la partecipazione diretta della popolazione civile, molte zone furono liberate dai partigiani prima dell’arrivo degli alleati.
«Arrendersi o perire!» fu l'intimazione che i partigiani quel giorno e in quelli immediatamente successivi diedero ai nazifascisti ancora in armi.
Ecco le parole di Sandro Pertini che proclama lo sciopero generale a Milano:
«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.»
Entro il 1º maggio tutta l'Italia settentrionale fu liberata: Bologna (il 21 aprile), Genova (il 23 aprile) e Venezia (il 28 aprile).
Tratto dell'aricolo dell'Eco di Begamo
Torniamo a quei giorni grazie alle parole di Angelo Bendotti, direttore dell'Isrec, l'Istituto bergamasco per la Storia della Resistenza e dell'età contemporanea. «La notizia dell'armistizio venne diffusa dalla radio, ci fu gioia, paura, disorientamento. Naturalmente si temeva l’invasione tedesca. A Bergamo i militari germanici erano presenti all’aeroporto di Orio, ma era una forza molto limitata. Con l’armistizio scesero le colonne dal Brennero. A Bergamo arrivarono almeno mille soldati dalla direzione est, da Brescia. Entrarono in città senza colpo ferire, a differenza di quanto accadde in alcune altre località. Non ci furono morti. I soldati delle caserme bergamasche si diedero alla fuga abbandonando ogni cosa»
L'8 settembre segnò anche l'inizio della Resistenza bergamasca: «Dopo l’8 settembre - racconta Bendotti - si registrarono alcuni fatti importanti. Prima di tutto la fuga dei militari dalle caserme, poi l’idea di creare un presidio armato di volontari contro eventuali invasori. E quindi la grande fuga dei quattromila prigionieri di guerra del campo della Grumellina. Fu una fuga che investì tutta la provincia, si costituì in brevissimo tempo una rete di aiuto fino alle propaggini estreme della Bergamasca. Per esempio, a Schilpario il parroco don Bianchi con l’aiuto dei contrabbandieri salvò molti fuggiaschi che vennero portati al Passo del Venerocolo e quindi giù a Tresenda e quindi in Svizzera».
Nascono due organizzazioni a Bergamo, una legata al Partito di Azione, Giustizia e Libertà con gli operai della Dalmine, l’altra cattolica che coinvolgeva i preti dell’oratorio dell’Immacolata, fra questi don Antonio Seghezzi. Uno dei centri più importanti è Santa Brigida A Santa Brigida c’era la casa per le vacanze del patronato San Vincenzo di Bergamo, l’istituto di don Bepo Vavassori... E anche don Antonio Seghezzi operava con don Bepo, che appoggiò i partigiani, come tanti altri preti».
La formazione 24 maggio, tristemente protagonista della strage di Cornalba faceva parte dell'organizzazione Giustizia e libertà.