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rubrica di "viaggi , curiosità e cultura, fenomeni e scienze della terra..."
Le carte geografiche
non dicono sempre la verità
di Daniele Crivello, II H
Sapete che le carte geografiche non sono mai del tutto accurate? Sembra incredibile, ma è vero! Le mappe, così familiari e utili, nascondono alcune “bugie” per via delle distorsioni necessarie per rappresentare la superficie curva della Terra su un piano.
Prendiamo la Carta di Mercatore, una delle mappe più conosciute e utilizzate al mondo. Questa proiezione è particolarmente apprezzata perché mantiene gli angoli corretti, rendendola perfetta per la navigazione. Tuttavia, c’è un problema: le dimensioni dei paesi non sono proporzionali alla realtà. Per esempio, osservando questa mappa, la Groenlandia sembra gigantesca, quasi grande quanto l’Africa!
In realtà, le cose stanno diversamente. Se prendete la Groenlandia e la spostate verso l’Equatore (potete farlo sul sito The True Size Of https://www.thetruesize.com), scoprirete che è molto più piccola: addirittura più piccola della Repubblica Democratica del Congo! Questo accade perché vicino ai poli, le distorsioni della Carta di Mercatore fanno sembrare i territori più grandi di quanto non siano realmente.
Un’altra famosa proiezione è la Carta di Peters, che cerca di risolvere il problema delle dimensioni. Su questa mappa, i paesi sono rappresentati con le dimensioni corrette, ma gli angoli risultano distorti. Questo ci dimostra che non esiste una mappa perfetta: ogni proiezione ha i suoi compromessi.
Per capire meglio, provate a osservare l’Italia: spostatela dall’equatore ai poli, sempre sul sito The True Size Of. Noterete come cambia la sua forma e dimensione! Questo succede perché la Terra non è una sfera perfetta ma un geoide, una forma leggermente schiacciata ai poli.
Quindi, possiamo davvero fidarci delle carte geografiche? Sì e no. Ogni mappa ci offre un modo diverso di guardare il mondo, ma nessuna è completamente fedele alla realtà. L’unico strumento che si avvicina alla perfezione è Google Earth, che rappresenta la Terra in 3D e non in 2D, eliminando molte delle distorsioni.
Questo ci insegna che la geografia non è solo questione di mappe: è un’avventura per comprendere il nostro pianeta in tutte le sue forme. Ora siete pronti a guardare le carte geografiche con occhi più critici e curiosi! Buon viaggio nelle prossime esplorazioni! 🌍
COREA
una cultura millenaria e affascinante
di Giorgia Vaccaro,Claudia Sapienza,Beatrice Torregrossa - 3^D
KPop
Il K Pop, abbreviazione di Korean Pop, è molto più di un semplice genere musicale: è un fenomeno culturale globale che ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo. Ma cos'è il k pop esattamente e perché ha questo incredibile successo? Scopriamolo insieme. Il k pop nasce in Corea del Sud negli anni '90, fondendo elementi della musica pop occidentale con la cultura coreana. La musica k pop si distingue per le sue melodie accattivanti, le coreografie elaborate e la produzione impeccabile che combina pop, hip hop, R&B e dance music. La cultura k pop va ben oltre la musica: Moda e stile unici, Coreografie elaborate, Video musicali di alta qualità, Fan culture molto attiva, Social media engagement, Eventi e concerti internazionali
Le band coreane hanno conquistato le classifiche musicali globali. Tra le più celebri ricordiamo i gruppi Kpop Maschili BTS, EXO, SEVENTEEN, Stray Kids, ENHYPEN e i gruppi Kpop Femminili, BLACKPINK, TWICE, Red Velvet, NewJeans, ITZY. Il Kpop è molto più di un semplice trend musicale: è un fenomeno culturale che continua a evolversi e crescere. Che tu sia un nuovo fan o un appassionato di lunga data, il mondo del Kpop offre un'esperienza musicale e culturale unica che vale la pena esplorare.
#Sport
rubrica di "sport, sano agonismo, attività motorie e salute"
La Champions League
di Alessandro Ciriminna e Simone Vassallo - II F
La Champions League è la più grande competizione di calcio per club al mondo e quest’anno ha subito grossi cambiamenti. Negli anni precedenti la classifica per qualificarsi agli ottavi di finale era composta da otto gironi suddivisi da quattro squadre. Invece nell’anno 2024/25 tutte le trentasei squadre qualificate si scontreranno in un unico girone e si svolgerà come un campionato; nella prima fase verranno sorteggiate otto avversarie per ogni squadra, invece a fine “campionato” le prime otto classificate passano direttamente agli ottavi di finale, le squadre che si posizionano dalla nona fino alla ventiquattresima si affronteranno in dei play-off con partita di andata e ritorno in base alla classifica. Chi invece si classifica dalla venticinquesima fino alla trentaseiesima viene eliminato. Il motivo per cui hanno cambiato le regole sono: aumentare l'attrattività, maggiore equità, aumentare i ricavi, adattamento ai nuovi scenari calcistici. In poche parole la UEFA (cioè la società calcistica che ha creato la competizione) ha cambiato questo torneo per ricavare più denaro perché più spettatori ci sono in ogni partita più loro guadagnano.
Sinner,
un grande campione!
di Michele Giglio 3C
Jannik Sinner, il ventitreenne italiano, diventato la stella mondiale del tennis, è considerato uno dei più grandi tennisti italiani di sempre e uno dei più forti nella sua generazione, riuscendo già a portare a casa diversi trofei ambiziosi, ma anche la sua nazionale italiana, a livelli mai raggiunti prima.
Riguardo alle competizioni vinte, Jannik ha reso questa stagione del tennis italiano, magica ed unica, trasformandola in un momento leggendario e raggiungendo la prima posizione del ranking ATP.
Considerato il campione indiscusso, Sinner è riuscito a vincere l’Australia open, singolare maschile, l’US Open, singolare maschile, la Coppa Davis con l’Italia, torneo a squadre internazionale e di recente anche le ATP finals a Torino, il cosiddetto “Torneo dei Maestri”, singolare maschile.
Oltre ad essere un grande tennista, è anche una grande persona, con una giusta grinta e determinazione , un vero modello per i giovani ragazzi.
Difatti, il suo obiettivo è continuare questo cammino ricco di esperienze e traguardi, già conquistati o che arriveranno in futuro.
Il tennis per lui, come per tutti noi è uno sport importante, utile e salutare, definito “sport della mente”, che sviluppa moltissimo anche la massa muscolare di braccia, gambe, addominali e glutei.
Jannik, inoltre, si interessa molto al campo della beneficenza: infatti ha promesso che ogni suo ace ”servizio vincente” avrebbe contribuito alla donazione di denaro per la Fondazione Piemontese ai fini della ricerca sul cancro.
Il ragazzo sponsorizza anche numerosi marchi famosi del mondo della moda e del campo commerciale ed economico, come Nike, Gucci, Rolex, Parmigiano Reggiano, Alfa Romeo, Lavazza, intesa Sanpaolo e molti altri.
Siamo tutti pronti ad ammirare le nuove future promesse del tennis che riusciranno a rendere magico questo sport e appassionarci tutti!!
LA FERRARI
di Antonio Mioduszewski - 3^D
La casa automobilistica sportiva italiana Ferrari, è stata fondata da Enzo Ferrari nel 1947, famosa soprattutto per il successo nelle gare e nella costruzione di auto sempre più veloci.
Infatti, già nel 1929, Enzo fu conosciuto come miglior pilota dal nome “Drake”.
Tutto è iniziato da un semplice sogno di un ragazzo che voleva vincere le gare e diventare uno tra i migliori piloti, poi, però, il sogno si trasformò nella creazione di una casa automobilistica che potesse competere con le migliori case costruttrici dell’epoca (FIAT, Alfa Romeo, Lancia e Ford), iniziando con la collaborazione della sezione corse dell'Alfa Romeo e con l’assunzione del miglior ingegnere sul mercato (Vittorio Jano), che lavorava per la FIAT: creando la rivoluzionaria “Alfa Romeo P2”, nel 1923.
Nel 1947 la Ferrari divenne un’azienda che lavorava autonomamente ed infatti aprì la fabbrica a Maranello, costruendo la prima Ferrari Spider 125 S, prodotta solo in due esemplari.
E’ sempre stata un Team della Formula 1, fin dalla sua nascita e il primo pilota fu Alberto Ascari, ma la sua vera storia è stata segnata, oltre che da Ascari, da: Fangio, Hawthorn, Surtees, Lauda, Scheckter, Schumacher e Raikkonen.
L’idea del marchio è nata da un cavallino rampante, dipinto sull’aereo da guerra di Francesco Baracca, ma è diventata simbolo della Scuderia, solo quando la moglie, ormai vedova, ne parlò ad Enzo, chiedendogli di esporlo ad ogni gara in memoria di suo marito.
Le Ferrari più conosciute al mondo sono: la 250 GT del 1962, la 365 GTB/4 del 1964, la Dino 206 GT del 1969, la 512 BB del 1976, la Testarossa del 1984, l’F40 del 1987, l'F 355 del 1994 e la 458 del 2009; il primo SUV Ferrari quattro posti è la Purosangue, ideata nel 2022, caratterizzata dal suo motore a V, con 12 cilindri.
In Formula 1, invece, la Ferrari più veloce è stata la Ferrari F1-86, guidata da Riccardo Patrese ed Elio De Angelis, con il motore che riusciva ad erogare fino a 1200 CV nelle piste più veloci.
Ayrton Senna Forever
di Mattia La Barbera, II H
Ayrton Senna è nato il 21 marzo 1960 a San Paolo ed è una leggenda della Formula 1.
Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della sua morte, avvenuta il 1° maggio 1994 a Imola, quando durante il gran premio di San Marino si schiantò alla curva del tamburello.
Il suo vero nome è Ayrton Da Silva. Da Silva era un cognome molto diffuso in Brasile, Senna invece era il cognome di sua madre, Ayrton aveva radici siciliane perché sua nonna emigrò in Brasile da Agrigento. Ayrton era un pilota ambizioso e determinato a vincere ogni gara e nella vita privata un uomo generoso con i più poveri e scherzoso con gli amici.
Una sua frase che mi ha colpito è “Non so guidare in un altro modo che non sia rischioso. Ognuno deve migliorare se stesso. Ogni pilota ha il suo limite. Il mio limite è un po' più lontano di quello degli altri”. Secondo me queste parole delineano chiaramente la sua personalità.
La sua carriera è costellata di momenti memorabili
Nel 1983 entra nella scuderia Toleman e gareggia per la prima volta nel 1984. Era un giovane esuberante e sicuro di sé tanto che durante il gran premio di Monaco, uno dei più difficili, esultò prima del tempo, convinto di aver in tasca la vittoria, ma arrivò al secondo posto.
Nel 1985 passa alla scuderia Lotus, vi rimarrà fino al 1987 e poi nel 1988 passerà alla McLaren.
Nel 1988 a Monaco Ayrton fece un giro perfetto sulla McLaren mp4\4 e proprio in quell'anno vinse il suo primo Mondiale. Nel 1991 arriva il trionfo epico a Interlagos e il celebre duello con Alain Prost. Ayrton Senna non aveva ancora mai vinto il Gran Premio del Brasile, completare la gara sarebbe stata un’impresa impossibile per chiunque ma non per il “mago”, come lo chiamavano a quei tempi.
Nel 1994 Senna passa alla scuderia Williams. Ayrton prima del Gran Premio di Imola, il suo ultimo GP, appariva molto pensieroso. Il giorno della gara Senna era in testa, deciso come sempre a vincere, dietro di lui Michael Schumacher sulla sua Benetton cercava una scia per sorpassarlo, ma alla curva del tamburello Ayrton si schiantò contro il muro a quasi 300 km/h.
Venne trasportato all’ospedale di Bologna, però era troppo tardi.
A dispetto del crudele destino la morte lo rese ancora più popolare. Senna è ricordato attraverso omaggi in tutto il mondo, tra cui i cordoli di Interlagos colorati con i colori del suo casco, cioè, giallo verde e blu scuro. A Torino quest’anno è stata allestita una mostra temporanea al MAUTO (Museo Nazionale dell’Automobile).
Io ho avuto la fortuna di visitarla e mi sono accorto di quanto ancora oggi sia amato da tanta gente di tutte le età. La mostra raccoglie testimonianze della sua carriera: tute, guanti, caschi, trofei e persino la sua Mercedes 190 E.
Di Senna mi piace la determinazione e il fatto che credeva in quello che faceva, mettendoci tutto se stesso. Diceva: “Io non sono destinato ad essere secondo o terzo. Sono destinato a vincere”. Intenzionato a portare con me un ricordo di questa entusiasmante giornata al museo ho scattato tante foto e ho comprato il libro pubblicato proprio per questa occasione.
Voglio chiudere con una delle frasi di questo incredibile pilota: “Voglio vivere pienamente, molto intensamente. Non vorrei mai vivere parzialmente, soffrendo di malattie o infortuni. Se mai mi capiterà di avere un incidente che mi costerà la vita, spero che accada in un istante”.
È così è stato.
IL TAEKWONDO
non solo un’arte marziale
di Samuele Temperino - 3^D
Il Taekwondo è un'arte marziale coreana che combina tecniche di combattimento, difesa personale e disciplina fisica, ed è una delle arti marziali più popolari e praticate al mondo. Il termine "Taekwondo" deriva da tre parole coreane: "Tae" che significa "calciare", "Kwon" che significa "colpire con il pugno" e "Do" che significa "la via" o "il percorso". Quindi, il Taekwondo può essere tradotto come "la via del calciare e colpire con il pugno". Nel corso degli anni, il Taekwondo si è evoluto, ma continua a mantenere come principi fondamentali il rispetto, la disciplina, la concentrazione, la forza mentale e la cortesia.
La storia
Le origini del Taekwondo risalgono a migliaia di anni fa, ma la forma moderna dell'arte marziale ha preso piede in Corea durante il XX secolo. Le radici storiche del Taekwondo affondano nelle pratiche marziali antiche coreane
Il Taekwondo moderno, tuttavia, è stato formalmente codificato negli anni '50 e '60. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Corea fu divisa in due paesi e il Taekwondo si evolse come una disciplina nazionale per unificare la popolazione e rafforzare la cultura coreana. Nel 1955, un gruppo di maestri coreani, tra cui il generale Choi Hong Hi, fondò la Korea Taekwondo Association (KTA), con l'obiettivo di standardizzare le tecniche e i principi. Il Taekwondo si diffuse rapidamente in tutto il mondo grazie alla sua combinazione di tecniche di combattimento spettacolari e un forte sistema di valori morali.
Nel 1973 venne fondata la World Taekwondo Federation (WTF), l'ente internazionale che ha regolato la disciplina a livello globale. Nel 1988, il Taekwondo venne incluso come sport dimostrativo alle Olimpiadi di Seoul, e nel 2000, divenne uno sport olimpico ufficiale.
Il Sistema delle Cinture
Nel Taekwondo, come in molte altre arti marziali, il progresso è segnato dal cambiamento delle cinture che rappresentano i vari livelli di abilità e conoscenza. Le cinture sono un simbolo del cammino di apprendimento e miglioramento, e ogni cambiamento di cintura viene celebrato attraverso una cerimonia di graduazione. Il sistema di cinture è strutturato in due fasi principali: la fase giovanile (per i principianti) e la fase adulta (per gli esperti). Può variare leggermente a seconda delle scuole, ma solitamente segue questo ordine:
Bianca (beginner, il principiante) – Rappresenta la purezza e l'inizio del cammino.
Gialla – Il primo stadio di apprendimento, simboleggia la semina di nuovi semi.
Verde – Rappresenta la crescita e l'espansione.
Blu – Indica la maturità e la potenza.
Rossa – Il livello di avvertimento, il praticante è ora esperto ma deve ancora perfezionarsi.
Nera – Rappresenta la maestria, il culmine dell'apprendimento.
Oltre alle cinture principali, ci sono strisce che segnalano i progressi intermedi (ad esempio, cintura gialla con strisce verdi). Ogni cintura è accompagnata da un determinato numero di anni di pratica e test di abilità che comprendono tecniche di combattimento, forme (chiamate "poomsae"), difesa personale e abilità fisiche.
Il Gi Kimono e il Dobok
Il dobok è l'uniforme tradizionale indossata dai praticanti di Taekwondo. Il termine "dobok" significa letteralmente "vestito da pratica" ed è composto da giacca (simile a quella di un kimono) e pantaloni. Il colore del dobok varia a seconda del livello di avanzamento del praticante e della scuola. Generalmente, per i principianti viene indossato un dobok bianco, mentre i praticanti avanzati possono indossare un dobok con finiture nere o rosse.
Il cinturone (o "ti") è l'elemento distintivo di ogni praticante e viene indossato sopra la giacca, in vita, per indicare il grado raggiunto. La cintura rappresenta il livello del praticante e il suo impegno nel perfezionare la disciplina.
Le Categorie e la Competizione
Il Taekwondo è una disciplina che comprende sia l'aspetto tecnico che quello competitivo. Esistono due principali tipologie di competizione:
Il combattimento (Sparring): Questo è il tipo di gara più spettacolare e popolare, dove due atleti si affrontano in un incontro di combattimento (sparring). I combattimenti di Taekwondo si svolgono secondo regole precise, in cui i punti vengono guadagnati colpendo l'avversario in aree specifiche del corpo come la testa, il torso e l'addome. I colpi sono eseguiti con calci, pugni e tecniche di difesa. Il punteggio è determinato dalla potenza, dalla tecnica e dalla precisione dei colpi.
Il punteggio: Ogni parte del corpo ha un valore diverso: un calcio alla testa può guadagnare più punti rispetto a un calcio al corpo, ad esempio. Inoltre, ci sono anche penalità per comportamenti scorretti, come l'uso di tecniche illegali o l'assenza di sportività.
Le forme (Poomsae): Le forme sono sequenze prestabilite di movimenti e tecniche che il praticante deve eseguire in maniera fluida e precisa. Le forme simulano un combattimento contro più avversari e sono un aspetto fondamentale per migliorare la concentrazione, la tecnica e la postura. Ogni forma ha una serie di movimenti ed esistono diversi livelli di forme, a seconda del grado del praticante.
Le competizioni di forme premiano la precisione dei movimenti, la fluidità dell’esecuzione e la concentrazione mentale. Ogni atleta deve dimostrare di padroneggiare una serie di forme specifiche per il suo livello di cintura.
Il Taekwondo Olimpico
Il Taekwondo è uno sport olimpico dal 2000, e le competizioni olimpiche sono uno degli appuntamenti più prestigiosi per gli atleti di Taekwondo. Nelle competizioni olimpiche, il Taekwondo è caratterizzato da combattimenti individuali, che si svolgono in un'area delimitata chiamata "tatami". Le categorie di peso sono suddivise per garantire una competizione equa tra atleti di dimensioni fisiche simili.
L'Etica e la Filosofia del Taekwondo
Il Taekwondo pone un forte accento sull'educazione morale e spirituale. Ogni scuola di Taekwondo segue un codice etico che include valori come il rispetto, l'umiltà, l'integrità e la perseveranza. Tra i principi fondamentali del Taekwondo, vi sono:
Cortesia: il rispetto per il maestro, per i compagni di allenamento e per le tradizioni.
Integrità:agire con onestà, sempre cercando di fare la cosa giusta.
Perseveranza: non arrendersi di fronte alle difficoltà.
Autocontrollo: mantenere sempre il controllo delle proprie emozioni e delle proprie azioni.
Spirito indomabile: la determinazione a superare le difficoltà e a proseguire con forza nel cammino dell'arte marziale.
Conclusioni
Il Taekwondo è molto più di una semplice arte marziale; è una via che promuove lo sviluppo del corpo, della mente e dello spirito. Grazie alla sua combinazione di tecniche spettacolari, disciplina mentale e valori etici, il Taekwondo ha guadagnato un posto di rilievo nel panorama delle arti marziali mondiali. Il suo impegno per il miglioramento continuo, il rispetto per gli altri e l'autocontrollo, lo rende una disciplina unica, capace di formare individui non solo abili nel combattimento, ma anche caratterialmente forti.
TRIONFO DELLE AZZURRE ALLE OLIMPIADI:
STORIA DI UN SOGNO NELLA PALLAVOLO
di Manfredi Drago e Laura Madonia-3D
La pallavolo, nonostante sia uno sport molto recente, è cresciuta velocemente, la sua evoluzione è stata grande fino a raggiungere l’ideale di un gioco sportivo accattivante, ma allo stesso tempo elegante. Non solo per chi lo pratica, ma anche per chi lo guarda è uno sport incredibile, pieno di suspense, dove non solo i muscoli, ma anche il cervello giocano un ruolo importantissimo. Ovviamente la pallavolo è uno sport che richiede molti sacrifici, ve lo dico in prima persona, e sono questi sacrifici che ti spingono ad andare avanti sempre di più finché non ti rendi conto di inseguire un sogno, ma questo sogno, quest’estate è diventato realtà per tutti gli Italiani grazie alla mitica squadra delle azzurre! Queste, guidate da Julio Velasco, sono arrivate a Parigi nell’imbarcazione che navigava lenta sulla Senna insieme agli altri sportivi della bandiera tricolore e hanno portato un sorriso nelle case dei cittadini di tutto lo Stato, partita dopo partita. Abbiamo scalato una vetta, finché finalmente, dopo aver sfidato Stato dopo Stato, siamo arrivati alla finale una finale dove il sestetto femminile ci ha tenuti con il fiato sospeso, set dopo set, set vinti 3-0, dunque li abbiamo vinti tutti! Questa vittoria schiacciante è stata possibile grazie all impressionante bravura delle atlete, come l’ace di Myriam Sylla o le schiacciate potentissime della grandissima Paola Egonu, non è mancata l’opportunità di crescere sportivamente nel corso di Paris 2024, un ottimo esempio è l’esordio di Sarah Fahr. Quindi grazie Azzurre e grazie Julio Velasco per farci sognare sempre!
LA PASSIONE PER LA GINNASTICA ARTISTICA
di Chiara Girgenti Classe 2^E
La mia passione per la ginnastica artistica è nata quando avevo cinque anni e ho dei ricordi bellissimi di quel periodo.
All’inizio ci possono essere due reazioni: o ti cattura con la sua eleganza e precisione, o non ti pace e cerchi un altro sport. Nel mio caso è stato subito amore.
Ci sono due tipi di ginnastica: la ginnastica artistica e la ginnastica ritmica.
Che differenza c’è tra questi due tipi di ginnastica?
Mentre nella ginnastica artistica le ginnaste lavorano su attrezzi fissi come la trave e le parallele asimmetriche, nella ginnastica ritmica gli attrezzi sono mobili e vengono utilizzati per eseguire movimenti fluidi e armoniosi.
Lo sport che pratico è la ginnastica artistica, non è solo trave e parallele asimmetriche, ma prevede anche volteggio, corpo libero, trampolino ecc…. Queste specialità sono molto diverse tra loro, ma il bello sta proprio in questo: non è solo una specialità, ma tante messe insieme, e quest’aspetto affascina molto. L’attrezzo più difficile in ginnastica artistica, secondo me, è la trave, perché si deve avere molto equilibrio e sicurezza in sé stessi.
Dal 1896, data della prima Olimpiade dell’era moderna fino ai Giochi di Amsterdam nel 1928, le gare di ginnastica erano riservate solo agli uomini. Dal 1928 anche le donne hanno iniziato a gareggiare in questa specialità.
Non so se per gli altri funziona così, ma per me è stato amore a prima vista con questo sport, mi ha sempre appassionato. Ho dovuto interrompere gli allenamenti tre anni fa a causa della pandemia e sentivo il bisogno di tornare a fare ginnastica artistica e, finalmente, quest’anno ho ripreso a praticarla.
Secondo me, questo sport è come un seme che quando ti entra dentro cresce e ti rimane per sempre.
La ginnastica artistica è una delle mie passioni più grandi, perché mi fa sentire bene e anche perché è uno sport che fa sviluppare molto il senso dell’ordine e per me questo è molto importante.
Quando sono in palestra mi sento bene e a mio agio ed è una sensazione che mi fa dimenticare la fatica e le preoccupazioni.
La Joya
di Federico Molina, II H
Il calcio è uno sport straordinario, capace di regalare emozioni intense grazie a giocatori eccezionali che riescono a farti innamorare del loro stile di gioco, indipendentemente dalla squadra che tifi. Certo, ci sono momenti di rivalità, ma ci sono anche istanti in cui si va oltre i colori, come quando un calciatore subisce un infortunio o un malore. Questi momenti rappresentano il vero spirito di rispetto che il calcio sa insegnare. Paulo Dybala è uno di quei giocatori che riescono a catturare il cuore di chi lo guarda. Argentino di nascita, ha iniziato la sua carriera nell’Instituto, dove ha giocato nelle giovanili e poi in prima squadra per un anno, senza ottenere grandi successi.
Nel 2012, la sua carriera ha preso una svolta importante con il trasferimento al Palermo, acquistato per 12 milioni di euro dal presidente Maurizio Zamparini. In Sicilia, Dybala ha avuto un ruolo fondamentale nella promozione della squadra in Serie A.
Il 4 giugno 2015, Dybala si è trasferito alla Juventus, dove ha scritto pagine importanti della storia del club. Con la "Vecchia Signora" ha conquistato tantissimi trofei: 5 scudetti, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe Italiane. Tuttavia, non è riuscito a coronare il sogno della Champions League, perdendo due finali: una contro il Barcellona nel 2015 e l'altra contro il Real Madrid nel 2017, segnata dallo spettacolare gol in rovesciata di Cristiano Ronaldo.
Dybala è uno dei migliori marcatori della Juventus di tutti i tempi, con 113 gol e 48 assist, un record che lo pone al livello di leggende come Roberto Baggio. Dopo otto stagioni indimenticabili, la sua avventura in bianconero si è conclusa nel 2022, quando l’allenatore Massimiliano Allegri ha deciso di non includerlo più nei piani della squadra. Controvoglia, Dybala ha lasciato Torino e si è trasferito alla Roma per 30 milioni di euro.
Con i giallorossi, Dybala non ha ancora vinto trofei, anche se ha perso in modo controverso una finale di Europa League. Quest’estate ha ricevuto una ricca offerta da una squadra dell’Arabia Saudita, ma ha scelto di rimanere in Italia per continuare a competere a livelli alti.
Dybala è un giocatore che mi appassiona fin da quando ero bambino. Avrebbe potuto raggiungere i livelli di Messi, ma i tanti infortuni hanno segnato la sua carriera. Era un talento straordinario, tanto forte quanto fragile. Anche se oggi non è più al massimo della sua forma, spero che riesca a tornare ai suoi livelli migliori e a segnare ancora tanti gol, come faceva una volta.
Spettacolare
rubrica di recensione "Libri, film, concerti e teatro"
Il ragazzo dai pantaloni rosa:
un film da non perdere!
di Basile Giorgia - 3C
Giorno 4 novembre, in occasione della giornata contro il bullismo e cyberbullismo, ci siamo recati insieme alle classi 2G, 3A, 3H, 3B, 3F, 2F,3G, 2H, 2I, 3L, 3E, 2M, 2D e 3I al cinema Tiffany per vedere in anteprima il film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”.
Dopo la visione del film abbiamo avuto l’occasione di partecipare ad un dibattito in streaming dove erano presenti la madre di Andrea, Teresa Manes, Samuele Carrino che interpreta Andrea nel film, la regista Margherita Ferri, il produttore Roberto Proia e la cantante Arisa. Questo film è basato su una storia vera che ha per protagonista un giovane ragazzo di nome Andrea Spezzacatena che si è tolto la vita il 20 novembre 2012, appena quindicenne, per atti di bullismo e cyberbullismo da parte dei suoi “amici” e compagni di classe.
Tutto ha inizio da un episodio innocuo: un semplice lavaggio di jeans che da rossi diventano rosa e Andrea anziché arrabbiarsi decide di indossarli a scuola. Questa scelta crea risate e cattiverie tra i suoi compagni di classe. Dopo diversi giorni la situazione degenera: Andrea non riceve solo insulti di persona ma anche online: i suoi amici , infatti, creano una pagina facebook chiamata “il ragazzo dai pantaloni rosa” in cui lo prendevano in giro. Di giorno in giorno gli insulti diventano sempre più pesanti e violenti finché il giovane non viene soprannominato “ Andrea checca catena”. Nel film il bullo di nome Christian, insieme al suo gruppo, finge di essere amico di Andrea e lo invita a partecipare alla famosa festa di fine anno, facendogli credere che alcuni di loro si sarebbero vestiti, per movimentare la serata, da ragazze di facili costumi. Appena Andrea, arriva alla festa, truccato e vestito da donna , si reca in bagno per incontrare i suoi “amici” ma con stupore li trova in abbigliamento elegante e subito dopo viene deriso, picchiato e trascinato forzatamente al centro della pista da ballo. Tutti gli invitati scoppiano a ridere e in quel momento Andrea, frastornato ed amareggiato, decide di scappare dalla festa. Giorni dopo Christian insieme al suo gruppo continua a prenderlo in giro con insulti persecutori, finché Andrea non decide di togliersi la vita.
Il bullismo è un fenomeno molto diffuso tra gli adolescenti di oggi che può avere conseguenze devastanti per le vittime, influenzando negativamente la loro vita da più punti di vista. Il primo più importante è quello psicologico, ma ci sono altri aspetti da non sottovalutare come quello emotivo e sociale. Alcune vittime stremate da tutto ciò che il bullismo comporta, arrivano a compiere gesti estremi come l’autolesionismo e il suicidio. Le perosne prese di mira spesso sviluppano disturbi psicologici come ansia, depressione e scasrsa autostima. Infatti, nel caso di Andrea protagonista di questa storia, non riuscendo più a sopportare una situazione così stressante, decide di compiere il gesto più estremo, ossia porre fine alla sua esistenza. Le uniche soluzioni possibili per diminuire i casi di bullismo sono: dialogare con i propri genitori, compagni di classe, insegnanti e amici e denunciare l’accaduto. Si deve avere il coraggio e la forza di reagire, nonostante le difficoltà che si possono incontrare.
La madre di Andrea con grande energia e motivazione ha scritto e pubblicato il libro dal titolo “Andrea oltre il pantalone rosa” con la speranza che l’esperienza di suo figlio possa servire da monito a non cadere più negli stessi errori.
Un dolore nascosto nel rosa
di Giulia Di Trapani, I H
Andrea Spezzacatena è il "Ragazzo dai pantaloni rosa", che si tolse la vita poco dopo il suo quindicesimo compleanno a causa di atti di cyberbullismo e omofobia ricevuti.
Il film, uscito il 7 novembre 2024, attualmente è in cima alle classifiche dei film più visti nelle sale cinematografiche. Il film della regista Margherita Ferri si basa su una storia vera del 2012.
Andrea Spezzacatena, un ragazzo dal cuore d'oro pieno di qualità, molto dotato per il canto, suonava il pianoforte come se fosse un professionista ed era anche uno studente eccellente. Successivamente la sua vita venne stravolta a causa di un paio di pantaloni regalati dalla madre che, stinti per un lavaggio, divennero rosa. Comincia così l'incubo segreto e silenzioso che il ragazzo è costretto a vivere ogni giorno, tra scherzi, prese in giro, insulti di ogni genere. Andrea scopre qualche tempo dopo l'esistenza di una pagina social, creata da alcuni compagni, che aveva il solo scopo di deriderlo e offenderlo. Tutto questo peso Andrea non riusciva più a sopportarlo e, nonostante le apparenze, non aveva più forza e non voleva più lottare, fino a compiere il gesto più estremo a cui nessun ragazzo nessun uomo dovrebbe mai arrivare. Andrea si tolse la vita il 20 novembre del 2012 pochi giorni dopo il suo compleanno e solo dopo la madre scoprì la tragedia che il figlio aveva vissuto. Ho visto il film un sabato pomeriggio come tanti, insieme ad un gruppo di amiche e non dimenticherò mai le parole di Andrea rivolte alla madre "COSI VINCONO LORO". Andrea continuò ad indossare i suoi pantaloni rosa perché non voleva arrendersi nonostante ciò che aveva passato. Sulle note della canzone "Canta Ancora" di Arisa, colonna sonora del film, ricordiamo la vita di Andrea... sempre!
Simona Malato: essere attori, cosa si prova veramente?
di Manfredi Maria Drago III D
Diciamoci la verità, tutti quanti ci siamo chiesti almeno una volta nella vita cosa significhi essere un attore, magari fantasticando di essere un Jonny Depp o un’ Angelina Jolie. Quest'anno solo per voi lettori abbiamo intervistato un’attrice siciliana per comprendere meglio il loro mestiere. Ciack si gira!
Simona Malato è un’attrice di cinema e teatro che recita da diversi anni ormai, e ha acconsentito, grazie al progetto Ciack,classici in rete, a parlarci di ciò che fa e a darci qualche chiarimento e consiglio personale. Lei iniziò a recitare per caso, infatti, studiando psicologia e volendo comprendere meglio la mente delle persone cercò qualche attività utile a questo scopo, e con il passare del tempo prese gusto nel rappresentare i personaggi, tanto che per puro caso trovò, a 23 anni, la sua strada.
Cominciando dal teatro, che lei dice di preferire, avviò la sua carriera anche verso il cinema, specificando che sono entrambe professioni ed esperienze potenti, per persone molto differenti. Infatti il cinema è per persone più introverse, ma il teatro necessità di un carattere molto potente, nulla toglie che recitare fa aprire anche la più introversa delle persone; quindi, se vuoi trovare un modo di uscire dal tuo guscio, ti consiglio di intraprendere questa strada. “Chiunque decida di recitare inevitabilmente riscontrerà difficoltà, ma le difficoltà e gli ostacoli sono la parte interessante della vita, e un attore è il più bravo a saltarli e a superarli, con la voce il corpo e ogni fibra della propria anima, egli affronterà la vita a testa alta e con grande valore.” Questo è quanto ci ha, saggiamente, confessato Simona, aggiungendo inoltre: “ io consiglio il cinema a tutti i giovani, perché esso ci fa guardare negli occhi, ci fa toccare l’un l’altro, ci fa interagire, tutte cose che nel mondo digitale, anche se molto importante, non accade. Quindi si lo consiglio con tutta me stessa”.
Grazie Simona, sei una persona eccezionale!
A voi lettori rivolgo un’ultima domanda: Chi ha interpretato il ruolo di Tony Stark nel franchise cinematografico di Iron Man?
Ci vediamo nel prossimo numero!
Scrittori per caso
di Chiara Abate, II H
Vi siete mai chiesti quanto dev’essere bello essere nipoti di uno scrittore?
Beh, io non ci avevo mai pensato… fino all’estate scorsa, quando a mio nonno venne una folle idea: scrivere fiabe per bambini. Ma non fiabe qualunque, bensì storie piene di avventura, fantasia e un pizzico di follia. Forte, vero?
Un nonno scrittore è qualcosa di speciale: ogni momento può diventare l’occasione per chiederti un’idea da trasformare in racconto. Ogni fiaba che scrive esprime sempre una morale. Quando il nonno scrive, mi coinvolge in tutto: dalla scelta dei personaggi ai luoghi dove si svolge la storia. Curiosamente, capita raramente che ci sia un antagonista che intralcia i piani del protagonista. Sapete perché? Perché secondo lui, almeno nel mondo delle fiabe, non deve esistere malvagità. Questo è uno dei motivi per cui amo aiutarlo: la fantasia, in fondo, può essere diversa dalla realtà, più leggera, più positiva.
Una delle fiabe che preferisco si intitola La luce tra le nuvole. Racconta la storia di un bambino, Luca, che ha perso la mamma e vive con suo nonno. Nel loro paesino, tutti gli abitanti dicono che sua mamma è in cielo, tra le nuvole… Ma non voglio dirvi altro, altrimenti vi rovino il piacere di leggerla!
Se siete curiosi quanto me, allora vi lascio qui la storia. Buona lettura!
La luce tra le nuvole: la storia di Luca e la mamma
C’era una volta, in un piccolo villaggio immerso tra le colline e i boschi, un bambino di nome Luca. Luca era un bambino vivace e curioso, ma la vita gli aveva riservato una triste prova: la sua mamma era volata via, lasciandolo solo, e viveva con il nonno. Le persone del villaggio, con dolcezza e affetto, avevano cercato di consolarlo, dicendogli che la sua mamma era volata tra le nuvole.
Luca, che amava ascoltare le storie che il nonno raccontava davanti al caminetto acceso, si rifugiava nei suoi racconti ogni sera. Ma la mancanza della mamma era una ferita profonda nel suo cuore, e non poteva fare a meno di pensare che solo volando tra le nuvole avrebbe potuto rivederla.
Una notte, quando la luna era alta nel cielo e le stelle brillavano come piccoli diamanti, Luca decise di chiedere aiuto al cielo. Si sedette sul prato, guardando le nuvole che danzavano dolcemente sotto il chiarore della luna. Chiuse gli occhi e, con tutta la forza del suo cuore, pregò: «Mamma, vorrei tanto volare tra le nuvole per incontrarti. Mi manchi tantissimo e non riesco a trovare la pace senza di te.»
Le nuvole, sentendo il desiderio sincero del bambino, si radunarono in un angolo del cielo, parlando tra di loro con un sussurro soave. Erano commosse dalla purezza del cuore di Luca e decisero di aiutarlo. Una delle nuvole più gentili scese lentamente, portando con sé una piccola bottiglietta di vetro. Quando Luca aprì gli occhi, vide la bottiglietta luminosa davanti a lui. Era come se un frammento di luce stellare fosse stato racchiuso in quel piccolo contenitore. La nuvola parlò con una voce dolce e rassicurante: «Caro Luca, questa è la luce di una stella. Essa ha il potere di guidarti tra le nuvole e farti incontrare la tua mamma. Ma ricorda, questa luce è anche una guida per il tuo cuore: quando sentirai la sua mancanza, guardala e sentirai la sua presenza.»
Luca, con il cuore colmo di speranza, prese la bottiglietta e la strinse forte tra le mani. Non appena la bottiglietta entrò in contatto con il suo cuore, una sensazione calda e luminosa lo avvolse, e sentì come se fosse sollevato da terra. Le nuvole lo accolsero con dolcezza, e Luca iniziò a fluttuare lentamente verso il cielo. Le nuvole lo guidarono attraverso un meraviglioso paesaggio di morbidi vapori e luci scintillanti. Finalmente, in mezzo a un angolo di cielo particolarmente luminoso, vide la sua mamma, che lo aspettava con un sorriso sereno. I suoi occhi brillavano di una luce amorevole, e le braccia erano aperte in un abbraccio che sembrava infinito.
Luca corse verso di lei, e la mamma lo abbracciò forte, come se non avesse mai dovuto separarsi da lui. «Sono sempre con te, tesoro mio,» disse la mamma con voce dolce, «anche se non posso essere qui con te fisicamente. Questa luce ti ha guidato, ma ricorda che l’amore che ci lega è eterno e non ha confini.»
Con il cuore colmo di pace e gioia, Luca passò un po' di tempo con la sua mamma tra le nuvole, ridendo e giocando come un tempo. Poi, quando fu il momento di tornare sulla Terra, la mamma gli diede un ultimo bacio e gli disse: «Quando sentirai il bisogno di me, guarda la luce nella bottiglietta. Essa è il nostro legame speciale.»
Luca tornò dolcemente al suo prato, con la bottiglietta stretta al petto e un sorriso luminoso sulle labbra. Non sentiva più quel dolore acuto della separazione, perché sapeva che l’amore della mamma era sempre con lui, anche se lei era tra le nuvole.
Ogni sera, davanti al caminetto acceso, il nonno raccontava questa storia con voce calda e avvolgente, proprio come quella luce che aveva guidato Luca. E, ascoltando il racconto, i bambini del villaggio imparavano che l’amore è una forza potente, capace di attraversare le nuvole e illuminare anche i cuori più tristi.
Se vi è piaciuta vi consiglio di leggere il libro "Davanti al Camino…il nonno racconta” di Giuseppe Maiorana.
Breve storia dei fumetti giapponesi
i manga
di Emanuele La Mantia, 1^H
I manga giapponesi hanno una lunga e affascinante storia che risale al 1947 quando venne pubblicato “Shin Takarajima” (La nuova isola del tesoro). L'autore è Osamu Tezuka, definito come il vero padre dei manga. Uno dei più celebri manga, che ha fatto nascere questa passione dentro generazioni di ragazzini, è Naruto, scritto e disegnato da Masashi Kishimoto, pubblicato il 4 Ottobre 1999, fino alla conclusione dell'opera il 10 Novembre 2014.
I 700 capitoli realizzati sono stati raccolti in 72 volumi e successivamente sono state prodotte due serie televisive anime.
Ecco l’affascinante inizio della storia:
«C'era una volta uno spirito malvagio dalle sembianze di una gigantesca Volpe a Nove Code. Con il solo movimento delle sue code, la Volpe poteva spianare montagne e provocare maremoti. Per far fronte a quello spirito, la gente invocò l'aiuto dei ninja. Uno solo di quei ninja, a costo della propria vita, riuscì a imprigionare lo spirito. Quel ninja era il Quarto Hokage.»
Naruto Uzumaki è un ninja dodicenne, irruente e impulsivo, del Villaggio della Foglia con il sogno di diventare Hokage, il ninja più importante del villaggio, per essere accettato dagli altri.
Naruto, infatti, ha passato l'infanzia nell'emarginazione poiché dentro di lui è sigillata la Volpe a Nove Code, un demone che in passato ha quasi distrutto il suo villaggio.
Dopo essere stato promosso all'Accademia Ninja, Naruto entra nel Gruppo 7, insieme a Sasuke e Sakura, sotto la guida di Kakashi Hatake. Sasuke, però, decide di lasciare il Villaggio della Foglia per allenarsi con Orochimaru e vendicare il suo clan, sterminato dal fratello Itachi. Dopo un tentativo fallito di riportare Sasuke, Naruto intraprende un lungo allenamento con il maestro Jiraiya, mentre Sakura si specializza nelle arti mediche. Nel frattempo, l'Organizzazione Alba cerca di catturare Naruto, che dovrà affrontare vari membri di questo gruppo di ninja traditori.
Le avventure di Naruto si snodano quindi tra il tentativo di difendere sé stesso e il suo villaggio dall'Organizzazione Alba e quello di riportare sulla retta via l'amico Sasuke, mentre continua a coltivare il proprio sogno di diventare Hokage.
Molti elementi del mondo di Naruto prendono ispirazione da mitologia e filosofia orientale, ad esempio i cinque paesi principali del mondo dei ninja sono il Paese del Fuoco, il Paese del Vento, il Paese del Fulmine, il Paese della Terra e il Paese dell'Acqua, che si riferiscono ai cinque tipi di chakra elementali. L'utilizzo dei chakra, cioè l'unione tra energia fisica e mentale, è quello che differenzia un essere umano comune da un ninja.
Tra le tematiche trattate nel manga, sono presenti il passaggio di responsabilità e insegnamenti tra le varie generazioni e l'accettazione del prossimo, oltre all'importanza del confronto e del dialogo per risolvere i problemi. Buona lettura!
Oceania 2
di Federico Mazzola, 2^H
Il cinema è un'attività piacevole che ci permette di rilassarci e divertirci e goderci un sogno ad occhi aperti. Oceania 2, sceneggiato da Jared Bush e Dana Ledoux Miller, prodotto da Walt Disney Animation Studios e distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures, è il sequel di Oceania (2016) e il 63º Classico Disney. Il film in pochi giorni ha attirato un elevato numero di spettatori, che hanno riempito le sale. La storia riprende le avventure di Vaiana, che vive in armonia con il suo popolo come capo della sua isola. Un giorno, dopo aver ricevuto un inaspettato richiamo dai suoi antenati, Vaiana deve intraprende un viaggio verso i lontani mari dell’Oceania, in acque pericolose e dimenticate per vivere un’avventura straordinaria, affrontando sfide mai provate prima. La sua forza, il suo coraggio e il legame con i suoi cari saranno messi alla prova come mai prima d’ora. La colonna sonora del film è composta da Mark Mancina e Opetaia Foa'i, mentre Abigail Barlow ed Emily Bear hanno scritto le canzoni, sostituendo Lin Manuel Miranda del primo film. Le ambientazioni sono spettacolari, un vero tuffo in un mondo magico e pieno di emozioni. Il film dura 1h e 40 min piacevoli e coinvolgenti, vi consiglio di vederlo con la famiglia oppure con gli amici. E mi raccomando…rimanete fino alla fine dei titoli di coda!
C'è una sorpresa che non potete perdere!
Tutte le video-recensioni ai libri che vi consigliamo potete trovarli nella nostra playlist di YouTube: Playlist video-recensioni
Cuciniamo
rubrica di "cucina, ricette e pasticci"
CINNAMON ROLLS
di Cloe Barbuscia, Virginia Mustica, Emma Gambino di 2ªH
Che cosa sono?
Li si riconosce dal profumo, i deliziosi Cinnamon Rolls.
Sono vere e proprie rondelle di impasto lievitato, arricchite con un velo di burro, zucchero e cannella, alleato perfetto di merende e pause caffè.
Scopriamo cosa si nasconde dietro uno dei dolcetti più amati e famosi al mondo!
Qual è la loro storia?
Tutto iniziò poco dopo la Prima Guerra Mondiale e il merito è di alcuni pasticceri svedesi, che per primi crearono questo soffice dolce chiamato anche kanelbulle. Da allora, il kanelbulle è diventato una vera e propria specialità locale, per poi diffondersi in tutto il mondo e avere, dal 1999, addirittura un giorno a lui dedicato. Il 4 ottobre, infatti, si celebra il Kanelbullens dag, il Cinnamon Roll Day.
Questi panini dolci in origine presero il nome dalla città in cui vennero prodotti per la prima volta: ordinare un Philadelphia Bun significava a quei tempi chiedere un fragrante panino arrotolato ricco di cannella, uvetta, nocciole e lucida glassa. Ecco a voi la ricetta!
Ingredienti
Ingredienti impasto: 250ml di latte, 8g di LDB fresco, 70g di zucchero, 535g di farina Manitoba, 2 uova, 6g di sale, 80g di burro.
Ingredienti ripieno:160g di burro morbido,230g di zucchero di canna, 2 cucchiai di cannella (8-10g)
Ingredienti frosting (glassa): 125g di philadelphia, 60g di burro morbido, 70g di zucchero a velo 1 cucchiaino di estratto vaniglia, pizzico di sale.
Procedimento
In una ciotola mescolare il latte, il lievito, lo zucchero e le uova. Aggiungere la farina setacciata ed iniziare ad impastare, unire il sale e infine il burro morbido, pochi pezzi alla volta, e continuare ad impastare fino a quando l'impasto non sarà ben incordato.
Lasciarlo lievitare coperto fino al raddoppio (circa 2 ore e mezza). Mentre l'impasto lievita, preparare il ripieno mescolando tutti gli ingredienti con un cucchiaio fino ad ottenere una crema abbastanza corposa. Capovolgere l'impasto su una superficie infarinata e con l'aiuto del mattarello stenderlo, dando la forma di un rettangolo dello spessore di circa 1 cm, quindi spalmare sopra il ripieno e arrotolare dal lato lungo. Tagliare il rotolo in girelle con l’aiuto di uno spago fino a che non raddoppiano (circa 60-70 minuti), spennellare con un po’ di latte o panna anche negli spazi rimasti vuoti tra una girella e l’altra e cuocere a 160 gradi forno ventilato preriscaldato per circa 20 minuti, oppure a 170 gradi statico per circa 25 minuti.
Mentre i rolls cuociono, prepariamo la glassa mescolando insieme burro morbido, Philadelphia, zucchero a velo, vaniglia e sale. Sfornare i cinnamon rolls e ricoprirli con la glassa appena preparata.
Con questi dolcetti, la vostra casa si riempirà di un delizioso profumo di caramello e cannella, perfetto per l'atmosfera natalizia. Assolutamente da provare durante le feste!
Tradizioni culinarie natalizie…
a casa mia!
di Carlotta Gazzani, 2H
Immagini a cura di Samuele Murana
Il Natale per me e la mia famiglia è una festa speciale, piena di luci, regali e tanto cibo delizioso!
Il Natale è da sempre una festività bella, ci si vuole bene, si sta insieme ed è il giorno in cui la famiglia si riunisce anche con i parenti che sono lontani.
A casa mia, la tradizione culinaria è un po' particolare, perché mio padre è romano e mia madre è palermitana e ogni anno ci dividiamo tra queste due cucine.
Il momento più caloroso è quello del pranzo in cui tutti sono riuniti attorno alla tavola, ma oggi come oggi è sempre più difficile trovare un menù che soddisfi tutti i palati a causa dei differenti tipi di gusti: chi non mangia carne, chi non mangia il formaggio, chi è vegano, vegetariano o chi semplicemente si aspettava qualcosa di più, anche non immagina il lavoro e la creatività che ci sono dietro all’organizzazione di un pranzo.
La Vigilia di Natale la trascorriamo dai miei nonni palermitani con la loro tradizione, che però ogni anno vogliono rivoluzionare con innovazioni, invece per il pranzo di Natale vengono tutti a casa nostra e mio padre si sbizzarrisce con i suoi sapori.
La cena della Vigilia rispetta la tradizione cristiana di non mangiare carne e così il menù propone piatti a base di pesce. Mia madre mi racconta che quando era piccola era d’obbligo la pasta col tonno, ma adesso mia nonna e mia zia si sbizzarriscono anche con innovazioni culinarie che qualche volta mettono in difficoltà noi bambini…ricordo l’anno scorso è stata preparata la pasta col ragù di moscardini!
Il menu è comunque ricco e variegato: antipasti con tartine di salmone e l’immancabile vulcano di mascarpone con caviale, (anche se la parte romana di mio padre vorrebbe la frittura di pesce, baccalà e capitone), fritti di verdure, insalata russa e insalata di mare.
Il secondo è sempre un pesce cotto in forno (per sembrare più leggero), accompagnato da purè o patate per noi piccoli e verdure per i grandi, e anche qui mio padre le vorrebbe belle ripassate con aglio, olio e peperoncino.
Il trionfo lo abbiamo sui dolci, accontentano tutti i gusti…cassata, dolcini al cioccolato e ricotta, tronchetto di Natale e l’immancabile panettone.
Il pranzo del giorno di Natale è tutto romano, solitamente abbondante e variegato.
Si parte con antipasti ricchi, come salumi e formaggi tipici (guanciale, lonza e salsicce), olive e tartine varie. Un piatto molto tradizionale e che non può mancare nella nostra tavola è la lasagna con ragù, che accontenta grandi e piccoli, anche se mio padre ne deve fare anche una versione senza formaggio e una versione vegetariana.
Il cavallo di battaglia però è l’abbacchio arrosto con le patate e il pollo con i peperoni.
A chiudere il pranzo in genere c’è il panettone tradizionale e il pandoro.
La tradizione romana prevede anche il pangiallo un dolce tipico a base di frutta secca che gli faceva sua nonna e che adesso fa la mia quando festeggiamo il Natale con lei.
Chissà quest’anno quali novità porteranno in tavola le tradizioni della mia famiglia!
E voi? Quale menu preferite?
Le Lasagne
Adrianopoli Giorgio- 3C
Le lasagne nacquero nel 1° secolo a.C. quasi certamente non assomigliavano alle nostre lasagne, ma erano un pane molto sottile cotto al forno o forse fritto. L'uso di lessare gli impasti di acqua e farina risale al Medioevo e la lasagna è uno dei formati più conosciuti, citata a partire almeno dal XIII secolo. Rimane celebre il riferimento di Fra' Salimbene da Parma che nella sua cronaca del 1284 parla di un frate corpulento dicendo "non vidi mai nessuno che come lui si abbuffasse tanto volentieri di lasagne con formaggio". La lasagna del goloso frate doveva essere impastata con sola acqua e farina, tagliata in larghe strisce, lessata in brodo o acqua e servita asciutta con formaggio grattugiato. Questo era probabilmente il modo più comune di consumare le lasagne, ma ne esisteva anche una versione al forno a noi più familiare a cui era riservato un condimento molto più ricco. Nei ricettari che si fanno risalire alla corte angioina ne viene descritto un tipo imbottito con "uova fritte o lessate o strapazzate e ravioli fatti a pezzi o interi, formaggio grasso grattato o tagliato, lardo quanto basta" il tutto contornato da salsicce disposte"; all'intorno a guisa del muro" e sormontato da figure di pasta come quella di "un serpente che combatte con una colomba". La ricetta rinascimentale a base di burro e formaggio resisterà, con minime variazioni, fino alla seconda metà del Settecento, quando si imporranno definitivamente i timballi o pasticci di lasagne al forno. In molti casi la farcitura era composta da formaggio, prosciutto e soprattutto sugo di carne, il liquido ottenuto dalla rosolatura e seguente stufatura di carne e ortaggi in brodo, ristretto in una salsa densa e molto saporita. Un esempio erano i "Princisgras", questa specialità era composta da lasagne di pasta all'uovo condite con una salsa simile alla besciamella in cui era sostituito il burro con la panna a cui venivano aggiunti prosciutto e tartufo. Gli strati erano poi terminati anche da fiocchi di burro e parmigiano grattugiato. Nel Medioevo queste lasagne erano talmente diffuse che furono numerosi i poeti che le citarono nei loro lavori: in Umbria Jacopone da Todi, secondo il quale spesso "granel di pepe vince per virtù la lasagna"; In Toscana, Cecco Angiolieri: "Chi de l'altrui farina fa lasagne, il su'; castello non ha ne muro ne fosso". Mentre fra' Salimbene da Parma (come visto prima) le descriveva : "Non vidi mai nessuno che come lui si abbuffasse tanto volentieri di lasagne con formaggio". In Emilia ci arriviamo con l'avvento della pasta all'uovo nel Nord Italia, in epoca rinascimentale e con l'avvento di una ricetta, risalente al XIV secolo che prevedeva l'alternarsi di strati di pasta e di formaggio e probabilmente è dall'unione di questa pietanza con le vecchie lasagne romane, che nel ‘600 nacquero, in Emilia, le odierne lasagne completate un secolo più tardi dall'arrivo della salsa di pomodoro da Napoli. Ma è proprio qui che la tradizione della lasagna emiliana si incontra e scontra con quella, parallela, messa in campo dalla cucina napoletana. E qui lo scontro campanilistico si accende. Perché se è pacifico che la prima ricetta delle lasagne al pomodoro è del 1881, contenuta nel “Principe dei cuochi o la vera cucina napolitana di Francesco Palma”, è ormai accertato che pure gli antenati della lasagna odierna sono assai più partenopei che emiliani. Nel “Liber de coquina”, di epoca angioina si parla infatti di lasagne lessate e poi condite, strato dopo strato, con formaggio e spezie. Nel 1634 Giovanni Battista Crisci, pubblica a Napoli il libro “La lucerna de corteggiani”, che contiene la ricetta delle "lasagne di monache stufate" la prima in cui le lasagne vengano farcite con un latticino a pasta filata e quindi passate al forno. Mentre il re borbone Ferdinando II era chiamato anche "re lasagna" per la sua smodata passione per questo piatto. Qual è la verità? Con ogni probabilità, dopo l'Unità d'Italia, potrebbe essere stata la spinta propulsiva napoletana ad aver fatto rinascere questo piatto, che non a caso verrà trascurato dal romagnolo Pellegrino Artusi. E verrà invece lestamente codificato da alcuni ristoratori bolognesi all'inizio del 900 prima della definitiva affermazione su scala nazionale grazie a Paolo Monelli. Significativo, poi, il fatto che l’ Accademia italiana della cucina abbia depositato presso la Camera di commercio felsinea (2003) la ricetta delle lasagne verdi alla bolognese, e non di quelle "bianche". Queste si preparano con ragù classico bolognese, parmigiano reggiano, besciamella, burro e sfoglia verde preparata con spinaci. Mentre le lasagne napoletane, piatto tipico di carnevale, si preparano con ragù napoletano, polpettine, ricotta vaccina, provola, pecorino, olio extravergine d'oliva e sfoglia.
Preparazione
Le lasagne alla bolognese sono le lasagne più conosciute al mondo e solitamente è il piatto della domenica e delle festività. Dato che siamo vicini al natale vi spiegherò come cucinarle.
Ingredienti
con queste dosi otterrete 5 strati aumentando le dosi potrete arrivare a 8 stati
PER LA SFOGLIA ALL'UOVO VERDE
Semola di grano duro rimacinata 350 g; Spinaci 250 g; Tuorli 3; Farina 00 150 g; Uova 2
PER IL RAGU’
Carne bovina (trita di manzo, macinata grossa e mista) 300g; Carote 50 g; Cipolle dorate 50 g; Passata di pomodoro 300 g; Olio extravergine d'oliva 1cucchiaio; Pepe nero n soggettivo o niente; Pancetta 150 g; Sedano 50 g; Vino rosso 100 g; Brodo vegetale numero soggettivo o niente; Sale fino numero soggettivo o niente
PER LA BESCIAMELLA
Burro 70 g; Latte intero 11; Noce moscata n soggettivo o niente; Farina 00 70 g; Sale fino n soggettivo o niente
Preparazione Ragu’
1. Preparate il brodo vegetale che dovrete tenere in caldo;
2. Prendete la pancetta, tagliatela prima a striscioline con un coltello o una mezzaluna sminuzzatela per bene;
3. Preparate un trito fine con carote, cipolle, sedano e tenetelo da parte;
4. In una casseruola versate un filo d'olio ed unitevi la pancetta. Sgranatela bene con un mestolo e lasciatela rosolare per alcuni minuti, poi aggiungete il trito di verdure e fate insaporire per 5-6 minuti;
5. Unite la carne macinata e mescolate alzando la fiamma, lasciate rosolare la carne senza fretta. Dovrà essere ben rosolata per sigillare i succhi e risultare morbida e non stopposa;
6. Sfumate il tutto con il vino rosso, poi aspettate che sia completamente evaporato e aggiungete la passata di pomodoro continuando a mescolare lasciate cuocere il ragù per almeno due ore;
7. Quando ha ripreso il bollore aggiungete il brodo caldo, uno o due mestoli, fate cuocere il tutto per un paio d'ore con il coperchio non del tutto chiuso e mescolate di tanto in tanto ed al bisogno aggiungete altro brodo.
Preparazione della Pasta
1. Versate gli spinaci in un tegame e aggiungete poca acqua, coprite con un coperchio, lasciate cuocere fino a che non saranno appassiti, ci vorranno circa 5-6 minuti. Successivamente scolateli, strizzateli per bene e lasciateli intiepidire;
2. Trasferite gli spinaci intiepiditi in un mixer e frullateli fino ad ottenere una purea, ne occorrono circa 100 g;
3. In una spianatoia versate la semola e la farina 00, aggiungete gli spinaci e create una forma a fontana. Unite le uova leggermente sbattute e poi i tuorli, sempre sbattuti. Impastate il tutto partendo dal centro, così le uova non scivoleranno fuori dalla fontana, fino ad ottenere un panetto omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e lasciate riposare per circa 30 minuti a temperatura ambiente;
4. In attesa che riposi il nostro impasto prepariamo la Besciamella. a. In un primo pentolino mettete a scaldare il latte senza farlo bollire, b. In un secondo pentolino versate il burro e lasciatelo Sciogliere. Una volta fuso aggiungete la farina in una volta sola e cuocete per pochi minuti fino ad ottenere un roux dorato. c. Unite al roux il latte caldo, versandolo in tre volte, e mescolate mescolando bene, aggiungete sale e aromatizzate e noce moscata. Continuate a mescolare il tutto fino ad ottenere una besciamella cremosa. d. Trasferite la Besciamella in una ciotolina, coprite con pellicola a contatto e tenetela da parte.
5. Trascorsi i 30 minuti riprendete il panetto di pasta e prelevatene un pezzo (coprite la pasta restante con la pellicola per non farla seccare). Aiutandovi con un po' di semola appiattitelo leggermente sulla spianatoia in modo da formare un rettangolo e stendete la pasta nella macchina. Iniziate da uno spessore più largo, poi ripiegate la pasta su se stessa e ripassatela. Quando sentite che è troppo umida spolverizzate con un po' di semola. Riducete man mano lo spessore fino ad ottenere una sfoglia spessa poco più di mezzo mm. Trasferitela sulla spianatoia e tagliate dei rettangoli grandi circa 30x20 cm. Ripetete il passaggio fino a terminare l'impasto.
6. Mettete sul fuoco una pentola colma d'acqua e salatela. Quando inizierà a bollire immergete una sfoglia alla volta aspettando circa 30-40 secondi, aiutandovi con una schiumarola scolatela e trasferitela su un vassoio, con un canovaccio tamponate per togliere l'acqua in eccesso. Proseguite in questo modo affiancando le sfoglie cotte, senza sovrapporle.
7. Non appena anche il ragù sarà pronto aggiustate di sale e pepe e procedete alla composizione delle lasagne a. Prendete una teglia da lasagna grande 30x20 cm e imburrate il fondo aggiungete uno strato sottile di besciamella e uno di ragù posizionate quindi la prima sfoglia aggiungete uno strato di besciamella e uno di ragù e il parmigiano grattugiato e posizionate sopra un'altra sfoglia di pasta. Continuate così fino a realizzare 5 strati. Dopo aver posizionato l'ultima sfoglia aggiungete il ragù in modo da coprire interamente la pasta; b. Spolverizzate con il formaggio grattugiato, aggiungete dei ciuffetti di burro e cuocete in forno statico preriscaldato a 170° per 40 minuti.
Le lasagne alla bolognese sono pronte per essere servite.
Nel caso in cui dovesse avanzare del ragù alla bolognese conservatelo in frigorifero chiuso in un contenitore ermetico, per 2-3 giorni al massimo. E' anche possibile congelarlo. Potete anche conservare le lasagne verdi alla bolognese in frigorifero, coperte con pellicola trasparente o in un contenitore ermetico per 1-2 giorni (si possono preparare il giorno prima, mantenere in frigorifero coperte con pellicola trasparente e cuocere il giorno dopo). E’ anche possibile congelarle, solo se si sono utilizzati tutti ingredienti freschi, (sarebbe meglio congelarle se non cotte), per cuocerle sarà sufficiente scongelarle in frigorifero circa 24 ore prima e poi cuocerle in forno.
La storia delle arancine
di Michele Gallo-3C
"L’arancina, quella vera, è una palla di riso compatta, dorata, fritta al punto giusto. Dentro ci deve essere il ragù, denso, saporito, con piselli, carne di prima scelta e salsa di pomodoro che lega il tutto alla perfezione. Ogni chicco di riso deve essere impregnato del profumo dello zafferano. La panatura dev’essere croccante, ma non invadente. Un’opera d’arte."
Andrea Camilleri, "Gli arancini di Montalbano"
Le arancine, simbolo della gastronomia palermitana, sono nate durante il periodo della dominazione araba in Sicilia. Gli Arabi introdussero il riso e lo zafferano, che venivano usati per creare piatti ricchi e profumati. Il riso veniva spesso aromatizzato e servito con spezie e carne. Successivamente, i Normanni e gli altri popoli che governarono la Sicilia contribuirono a trasformare questa pietanza in una specialità unica. L’arancina, con la sua forma tondeggiante che ricorda un’arancia da cui deriva il nome, divenne un pratico pasto da portare con sé. In origine, era un semplice riso condito e impanato, ma nel tempo si è evoluta con l’aggiunta di ripieni saporiti come il ragù, i piselli e il formaggio. A Palermo, la tradizione delle arancine è legata in particolare alla festa di Santa Lucia che si festeggia il 13 dicembre, durante la quale si evita di consumare pane e pasta, rendendo le arancine il piatto principale della giornata. La loro popolarità ha superato i confini della Sicilia, diventando un simbolo della cucina italiana nel mondo.
Ricetta delle Arancine Palermitane al Ragù Ingredienti (per circa 12 arancine)
Per il riso:
1 kg di riso Carnaroli o Arborio, 2 litri di brodo vegetale o acqua, 1 bustina di zafferano, 50 g di burro, 100 g di Parmigiano grattugiato, Sale q.b.
Per il ripieno al ragù:
300 g di carne macinata (manzo o misto), 200 g di piselli, 1 cipolla piccola tritata, 300 ml di passata di pomodoro, 1 bicchiere di vino rosso, 50 g di concentrato di pomodoro, Olio extravergine di oliva, Sale e pepe q.b.
Per la panatura e frittura:
200 g di farina, 500 ml di acqua, angrattato q.b., Olio di semi di arachidi per friggere
Procedimento
Preparare il riso:
Cuoci il riso nel brodo con lo zafferano fino a completo assorbimento dei liquidi. Una volta cotto, aggiungi il burro e il Parmigiano, mescolando bene. Lascia raffreddare completamente su un vassoio, stendendolo in uno strato uniforme.
Preparare il ragù:
In una padella, fai soffriggere la cipolla con un filo d'olio. Aggiungi la carne macinata e rosola per qualche minuto. Sfumare con il vino rosso. Unisci la passata, il concentrato di pomodoro e i piselli. Aggiusta di sale e pepe e cuoci a fuoco lento per circa 40 minuti, fino a ottenere un ragù denso. Lascia raffreddare.
Formare le arancine:
Prendi una porzione di riso (circa 80-100 g) e appiattiscila sul palmo della mano. Metti al centro un cucchiaio di ragù e richiudi il riso intorno al ripieno, formando una palla compatta.
Panatura:
Prepara una pastella mescolando la farina con l'acqua fino a ottenere un composto liscio e fluido. Passa le arancine nella pastella e poi nel pangrattato, assicurandoti che siano ben ricoperte.
Frittura:
Friggi le arancine in abbondante olio caldo (180°C) fino a doratura uniforme. Scolale su carta assorbente e servile calde.
Buon appetito!
IL KEBAB, che prelibatezza!
di Cincotta Gabriele-3C
Avvicinandoci alla cultura orientale, il kebab è sicuramente uno dei piatti più curiosi, ormai globalizzato e commercializzato sotto la forma di street food, si sta adattando all’esigenze del mondo occidentale.
Ma che cos’è il kebab? Il kebab in persiano kabab "carne arrostita"; in turco kebap è un piatto di origine mediorientale a base di carne di montone o di agnello arrostita, divenuto popolare in tutto il mondo grazie alle migrazioni.
Il tipo di kebab più famoso nel mondo è probabilmente il döner kebab. Döner kebab è traducibile come "kebab che gira", con riferimento allo spiedo verticale rotante sul quale la carne viene infilzata e fatta abbrustolire, facendola ruotare sull'asse del girarrosto. Tra le varianti più conosciute e consumate il döner kebab è affiancato al dürüm kebab. Mentre il primo è di solito servito in un panino, il dürüm kebab viene messo in una piadina; sono entrambi accompagnati da verdure e salse apposite per insaporire la carne. Esistono però altre varianti modificate nel corso del tempo dalle influenze culturali e gastronomiche di ogni singolo paese in oriente.
Shawarma (Medio Oriente, Paesi Arabi)
Origine: Paesi del Medio Oriente (Libano, Siria, Giordania)
Preparazione: Simile al döner, ma la carne (spesso pollo, agnello o manzo) è marinata con una miscela di spezie aromatiche. Viene cotta su uno spiedo verticale e servita in un pane arabo, accompagnata da hummus, tabbouleh, cetrioli e salsa tahina.
Kebab Koobideh (Iran)
Origine: Iran
Preparazione: La carne (di solito manzo o agnello) viene macinata e mescolata con cipolla, spezie e pepe. La miscela viene poi infilata su spiedi di metallo e cotta alla griglia, servita con riso pilaf o pane. È noto per il suo sapore ricco e speziato.
Seekh Kebab (Pakistan e India)
Origine: Pakistan e India
Preparazione: Carne macinata (spesso agnello o pollo) viene mescolata con spezie indiane come curcuma, cumino, coriandolo e pepe. La carne viene modellata su spiedi e cotta alla griglia. Viene servita con naan o riso e spesso accompagnata da chutney o salse speziate.
Adana Kebab (Turchia, Regione di Adana)
Origine: Turchia, in particolare dalla regione di Adana
Preparazione: Carne di agnello tritata viene mescolata con cipolla, peperoncino e spezie, poi modellata su spiedi di metallo e grigliata. Il risultato è un kebab piccante, servito con pane e insalata.
Ingredienti per un singolo Döner Kebab:
Carne: 150 g di petto di pollo, manzo o agnello (a seconda delle preferenze)
Pane: 1 pita o 1 lavash (o un altro tipo di pane morbido)
Verdure: 2-3 foglie di lattuga, 1 pomodoro, 1/4 di cipolla rossa (fetta sottile), qualche fetta di cetriolo
Spezie e marinatura: 1 cucchiaio di olio d'oliva, 1 spicchio d'aglio tritato, 1 cucchiaino di paprika, 1 cucchiaino di cumino, 1/2 cucchiaino di pepe nero, 1 cucchiaino di origano secco, Sale q.b., Succo di 1/2 limone, 1 cucchiaio di yogurt naturale (facoltativo, per renderlo più morbido)
Salsa (opzionale). Salsa allo yogurt: 2 cucchiai di yogurt naturale, 1 cucchiaio di maionese, 1 cucchiaino di senape, un po' di succo di limone, sale e pepe a piacere.
Fasi di lavorazione:
Marinatura della carne: Taglia la carne scelta (pollo, manzo o agnello) in fette sottili. In una ciotola, mescola l'olio d'oliva, l'aglio tritato, la paprika, il cumino, il pepe nero, l'origano, il sale, il succo di limone e lo yogurt (se usato). Aggiungi la carne e mescola bene, in modo che sia completamente ricoperta dalla marinatura. Lascia marinare per almeno 30 minuti (meglio per 1-2 ore o anche tutta la notte in frigorifero).
Cottura della carne: Riscalda una griglia o una padella antiaderente a fuoco medio-alto. Cuoci le fette di carne marinate per 4-5 minuti su ciascun lato, finché non sono ben cotte e dorate. Se usi il pollo, assicurati che sia ben cotto internamente. Durante la cottura, puoi aggiungere un po’ di olio d’oliva se necessario per evitare che la carne si attacchi.
Preparazione delle verdure: Lava e taglia il pomodoro, la cipolla e il cetriolo a fette sottili. Lava le foglie di lattuga e tagliale se sono troppo grandi.
Preparazione del pane: Riscalda il pane (pita o lavash) su una griglia o in una padella calda per renderlo morbido e caldo. Puoi anche arrotolarlo per creare una "tasca" o lasciarlo piatto, a seconda del tipo di kebab che preferisci.
Assemblaggio del Döner Kebab: Posiziona il pane su un piatto o un piano di lavoro. Disponi la carne cotta sopra il pane. Aggiungi le verdure fresche (lattuga, pomodoro, cipolla, cetriolo). Se desideri, aggiungi la salsa allo yogurt o una salsa a base di tahina (facoltativo).
Servire: Arrotola il pane come un wrap o piegalo come una pita, quindi servilo caldo
IL RAMEN
di Claudio Montesanto 3 C
Ingredienti: Noodles 400 g, Brodo di carne, Pancia di maiale 250 g, Pollo 2 carcasse, Zenzero fresco 30 g, Cipollotto fresco, Aglio 1 spicchio, Uova 3, Salsa di soia 55 g, Cipolla dorata 1, Sake 1 l, Tamari 1 l, Mirin 1 l
LA STORIA DEL RAMEN
Il Ramen ha origini cinesi e fu importato in Giappone tra la fine del 1800 e i primi del 1900. Inizialmente era un semplice piatto di noodles in brodo chiamato “lamian”, successivamente è diventato parte integrante della dieta giapponese, soprattutto dopo la seconda Guerra Mondiale.
PROCEDIMENTO
Iniziate cuocendo le uova in acqua bollente per 7 minuti e nel frattempo preparate la marinatura versando in una ciotola la salsa di soia e il sake, trascorso il tempo di 7 minuti, scolate le uova e trasferitele in una ciotola con acqua fredda, sbucciatele e immergetele all’interno del contenuto, poi coprite con un foglio di carta assorbente e lasciate marinare per almeno 12 ore in frigo.
Aggiungete le carcasse di pollo e il petto di maiale, copritele con un coperchio e iniziate a cuocerle a fiamma alta per circa 15-20 minuti.
A questo punto, dopo aver eliminato la schiuma in superficie, abbassate la fiamma e cuocete senza coperchio per circa un’ora e mezza. In contemporanea prepariamo gli altri ingredienti: tagliamo a fettine il cipollotto, sbucciamo i pezzi di aglio e tagliamo lo zenzero.
Dopo un’ora e mezza verificate che la carne di maiale sia cotta infilzandola con una forchetta. Se la cottura risulta ottimale, trasferitela in un’altra pentola aggiungendo il sake, il tamari e le verdure che avete tagliato in precedenza (zenzero, cipollotto e aglio). Coprite successivamente con il coperchio e cuocete a fuoco dolce per 2 ore, trascorso questo tempo prelevate la pancia di maiale e tenetela da parte al caldo, poi filtrate il liquido di cottura e tenete da parte anche quello.
Quando mancherà un’ora alla fine della cottura versate all’interno lo zenzero, il cipollotto e l’aglio e proseguite cuocendo il brodo. Terminato il tempo di cottura spegnete il fuoco, coprite con il coperchio e lasciate in fusione per 15 minuti.
Per ultimo, preparate gli ingredienti per comporre il piatto: tagliate una cipolla a cubetti e immergetela brevemente in acqua fredda, scolatela bene; poi tagliate sottilmente la parte verde del cipollotto; tagliate la carne di maiale a fettine, nel frattempo fate sciogliere il grasso in un pentolino e portate a bollore una pentola di acqua non salata per cuocere i noodles. Infine iniziate a comporre le ciotole versando 2 mestoli del liquido di cottura del maiale e un mestolo di brodo di pollo, mettete i noodles in acqua bollente e cuoceteli per 5-6 minuti.
Scolate i noodles molto bene e versateli nelle ciotole, adagiate le fettine di maiale, le uova marinate tagliate a metà, completate con un po' di cipolla, cipollotto e pepe e il vostro ramen è pronto (potete mettere anche un condimento a vostra scelta, a me piace mettere l’avocado).
CONSERVAZIONE
Si consiglia di consumare subito il piatto caldo.
Il ramen lo avevo già cucinato una volta perché ero curioso di provarlo, oggi l’ho cucinato non solo per farlo a scopo didattico, ma per piacere personale, poichè esso ha molte componenti per una buona circolazione del corpo ed inoltre è molto buono.
Questo è tutto, grazie per aver letto e prestato attenzione, alla prossima!
Historia
rubrica di "personaggi, avventure e eventi della storia"
LETTERE DAL FRONTE
I guerra mondiale - dicembre 1917
Clara Aglialoro - 3ªI
Ciao, mamma.
Ti scrivo questa lettera dalla trincea, con le mani che tremano, e non so se è per il freddo o la stanchezza. Qui il tempo non sembra passare mai. Ogni giorno è uguale a quello dopo. Dormiamo nel fango, tra il frastuono delle bombe.
I miei compagni sono diventati la mia famiglia. Dividiamo tutto: il poco cibo e la poca acqua che abbiamo, le nostre vite prima di questo inferno. La guerra non è come ce l’immaginavamo.
Ci hanno parlato di onore, di patria, di vittoria, ma non ci hanno detto che il nemico ha il nostro stesso umore, il nostro stesso sguardo spaventato, perso, esausto, dentro una divisa di un altro colore.
Mi chiedo se anche loro hanno una famiglia che li aspetta, se anche per loro andare in guerra è stato frutto di un’illusione.
Mi manca la mia vecchia vita, svegliarsi di buon umore al profumo del caffè e non per l’esplosione delle bombe e nel fetore di putrefazione dei cadaveri abbandonati nella terra di nessuno.
La cosa peggiore è il peso della morte altrui che ci portiamo sulle spalle.
E non abbiamo neanche il tempo di piangerli che dobbiamo andare avanti, con il fucile in mano, il petto in fuori e le scarpe sporche di sangue, come se fossimo delle macchine.
C’era un ragazzo, Giuseppe.
Aveva vent’anni. Dormiva accanto a me ogni notte.
Mi raccontava di Maria, una sua amica a cui non aveva mai svelato il suo amore.
Pensava che andando in guerra lei lo avrebbe notato.
Le scriveva molte lettere. Teneva la sua fotografia nel taccuino.
Ieri gli hanno sparato. Stava già male, ma quella pallottola gli ha dato il colpo finale.
Ho preso il suo quaderno, spero di farlo avere a Maria.
La speranza ed il sogno sono le uniche cose che ci tengono in vita.
Ti voglio bene, mamma. Di’ a papà di essere fiero di me.
Vi abbraccio forte, con tutto l’amore che mi rimane.
Vostro figlio Flavio
Isabella D’Alessandro - 3ªI
Cara mamma,
qui tutto è freddo ed ostile, e la vita sembra sospesa in un incubo senza fine. Attorno a noi solo polvere, fango e corpi. Ogni giorno è uguale agli altri, segnati dal rumore incessante dei colpi di cannone e dalle grida di coloro che si sforzano di restare in vita. La trincea è il nostro rifugio, ma anche la nostra prigione, e la paura ci accompagna costantemente.
Nonostante tutto, ti scrivo per dirti che sto bene, anche se la fatica è tanta.
La notte è la parte più difficile da superare, quando il buio sembra inghiottirci, il freddo penetra nelle ossa e non sai mai se stai per essere attaccato.
Il riposo è un lusso che non possiamo permetterci.
Spesso ripenso ai giorni passati insieme: il calore del nostro giardino, quando mi aiutavi a prendermi cura dei fiori e delle piante; le risate che condividevamo quando cucinavi ed il profumo del pane appena sfornato riempiva la casa; i pomeriggi d’estate, quando ci sedevamo sulla panca sotto il nostro albero e mi raccontavi storie della tua giovinezza.
Mi mancano tutti i momenti passati insieme, belli e mediocri, perché grazie a te sono fortunato e, finché eravamo insieme, non ne ho vissuto neanche uno brutto.
Questi sono i ricordi che mi danno la forza di affrontare ogni nuovo giorno.
Mamma, c’è una cosa che devo dirti, ed è forse la parte più dolorosa di questa lettera.
Ho sentito delle voci tra i soldati, ed il pensiero mi angoscia più di ogni altro: potrebbero presto chiamare anche i ragazzi più giovani, i diciottenni, per combattere in questa follia.
Non so se sarà vero, ma il solo pensiero mi stringe il cuore… quindi ti chiedo di goderti ogni momento che potrai ancora passare con Roberto. Non lasciare che il tempo scivoli via, stagli vicino, proteggilo con l’amore che solo una madre sa dare. So quanto tu possa temere per lui, ma cerca di non farglielo capire. Avrà bisogno di vedere la tua forza e sapere che tu sarai sempre con lui, anche in questo inferno. Non sai quanto vorrei scappare da qui, ma c’è una nuova crudele regola, la decimazione dei compagni del fuggitivo. Se lo facessi, uno ogni dieci dei miei amici verrebbe ucciso…
Insomma, sono tanti i pericoli e non so se riuscirò a tornare, ma sappi che, qualunque cosa succeda, il mio amore per te non finirà mai. Non perdere le speranze: anche se non dovessi mai più riabbracciare il mio corpo, la mia anima asciugherà le tue lacrime e ti rimarrò a fianco per l’eternità.
Il tuo Giovanni
Giorgio Fierotti 3ªI
Era notte fonda.
Finalmente potevi riposarti un po’ dopo una lunga giornata sotto il sole che spaccava le pietre. Dormivamo per terra. Con insetti o senza, tra i topi o senza, era l’unico momento di riposo. Dovevi sempre dormire con il fucile in mano. Non sapevi mai se potesse arrivare un attacco. Metà della tua squadra non c’era più. Alcuni erano stati uccisi al fronte, altri perché non obbedivano più agli ordini del Generale, Luigi Cadorna.
E tu rimanevi lì, per terra, mentre guardavi il cielo, con il fucile sempre in mano, chiedendoti quando sarebbe finito tutto. La mattina seguente il mio compagno si svegliò prima di tutti. Non era da lui, era il mio vicino di casa, lo conoscevo bene. Eravamo partiti insieme per la guerra. Svegliò tutti noi frettolosamente prima che il Generale si svegliasse. Ci disse, guardando basso: “Ragazzi, voglio tornare a casa, ma per farlo ho bisogno del più coraggioso di voi.”
Si girarono tutti verso di me. Non sapevo quali erano le sue intenzioni.
“Dovrai tagliarmi un dito” disse, mentre ora guardava il vuoto. Era il mio vicino di casa, non potevo fargli del male. Gli volevo bene. “Tagliami il dito” mi disse “così posso tornare a casa”. Anche io volevo farlo, ma ho lasciato a lui questa possibilità. Ha messo la mano destra davanti e con la sinistra si copriva gli occhi. Mentre tenevo il fucile, mi tremavano le mani e lo stomaco mi faceva piegare. Lo feci. Si sentirono urla fortissime, stordenti, che svegliarono il Generale, ma ci rimettemmo tutti subito a terra, come se ancora stessimo dormendo e poi ci alzammo come al solito. Io ed un mio compagno lo portammo dal Generale, che disse che la ferita era grave e doveva tornare a casa.
Mentre si stava preparando, colsi l’occasione per scrivere una lettera alle persone a cui voglio più bene, la mia famiglia. Presi il lapis e scrissi.
Cari mamma e papà, inizierei questa lettera dicendo che vi voglio un mondo di bene. Prometto che tornerò il prima possibile. Sto bene, sono in salute. Qui abbiamo un accampamento con letti e cibo ed acqua in abbondanza. Mi mancate tanto, ma non vi preoccupate, sto bene.
L’automobile e la sua evoluzione
Un’invenzione che ha cambiato per sempre la storia
di Tirrito Davide- 3C
Come sappiamo, nella seconda rivoluzione industriale vi sono state delle invenzioni che hanno cambiato per sempre la vita delle persone. Impossibile per la nostra scuola non citare il telegrafo senza fili, la radio e tutte le ricerche di Guglielmo Marconi che sono state fondamento senza il quale oggi non avremmo Internet. Se volessimo poi citare tutto ciò che in quegli anni è stato inventato o scoperto apriremmo un discorso interminabile, quindi oggi vi voglio parlare di un’invenzione in particolare che ha rivoluzionato radicalmente il nostro modo di vivere e di muoverci e di cui anche gli Italiani sono protagonisti insieme alla Germania e agli U.S.A: la storia dell’automobile.
Tutte le famiglie hanno almeno un’automobile grazie alla quale si possono effettuare tutti i grandi spostamenti e in Italia si parla di quasi un’automobile a persona, ma come è nata e come si è trasformata fino a diventare come la conosciamo oggi?
L’idea di un veicolo capace di muoversi da solo era già presente negli uomini rinascimentali e alla fine del 1700 è stato inventato il treno a vapore, ma esso si poteva muovere solo su strade prestabilite con sopra dei binari appositamente costruiti. Così continuarono le sperimentazioni e la vera svolta avvenne nel 1885 quando il tedesco Karl Benz inventò la Benz Patent Motorwagen , la prima automobile della storia, con un motore a due tempi e alimentata a benzina, carburante che da lui prese il nome. Per pubblicizzare la sua opera Benz e la moglie fecero nel 1888 un viaggio di106 km. In seguito Rudolf Diesel inventò un nuovo motore alimentato da un carburante che da lui prese il nome.
Una cosa che pochi sanno è che le auto elettriche nacquero poco dopo e all’inizio furono le più vendute in quanto molto più semplici da utilizzare e con una maggiore accelerazione, una moda che iniziò con la Jamais Contente, che per la prima volta superò i 100 km/h ma fu destinata a finire intorno alla Prima Guerra Mondiale quando il motore a scoppio fu perfezionato diventando più efficiente.
A rendere le automobili un fenomeno di massa fu l’imprenditore statunitense Henry Ford il quale comprese la modalità per far sì che le auto fossero accessibili a tutti, utilizzando la tecnica della catena di montaggio in cui molto semplicemente ogni operaio aveva sempre la stessa attività da compiere. Una tecnica nata molti anni prima ma che nessuno aveva mai pensato di utilizzare per l’automobile. Realizzò così la Ford Model T la prima auto per tutti che venne prodotta dal1908 al 1927 e della quale furono costruiti oltre 15 milioni di esemplari.
Nel 1934 La Citroën Traction Avant fu la prima vettura a trazione anteriore, una vera svolta, considerando che al giorno d’oggi quasi tutte le auto sono così per motivi di maggiore sicurezza in quanto diminuisce il rischio di sbandare.
Ma entra in gioco anche l’Italia con la F.I.A.T fondata da Giovanni Agnelli e con l’azienda fondata da Vincenzo Lancia. La Lancia fondata nel 1906 si distinse fin da subito per l’eleganza, la qualità e le epocali innovazioni. Nel 1921 infatti esce la Lancia Lambda, una delle auto più rivoluzionarie della storia. Essa è infatti la prima vettura al mondo ad avere scocca autoportante, utilizzata ancora oggi in tutte le macchine, riuscendo ad essere più bassa e di conseguenza più veloce e con maggiore aderenza al terreno diventano molto più sicura, ma è anche la prima vettura al mondo ad avere sospensioni anteriori indipendenti ciò significava che funzionavano separatamente riuscendo così ad attutire in maniera eccellente gli urti e garantendo il massimo comfort. Quella delle sospensioni indipendenti è una tecnica diffusissima ancora oggi e che non può mancare in un’auto di lusso. In seguito la Lancia fece uscire altri modelli memorabili come l’Aprilia e l’Aurelia, a mio parere una delle automobili più belle della storia se non la più bella. Fu disegnata dal famosissimo designer di automobili Pininfarina, anche lui italiano. Il figlio di Vincenzo Lancia voleva che l’azienda partecipasse a tutte le competizioni sportive ma si spinse troppo oltre e nel 1969, in seguito a problemi economici, la Lancia fu comprata dalla F.I.A.T. Ma l’azienda visse lo stesso grandi periodi di gloria soprattutto nei rally con l’indimenticabile Lancia Delta, auto che vinse dieci volte il campionato mondiale di cui sei di seguito (1987-1992) mantenendo, ancora oggi, il miglior record di tutti i tempi.
Purtroppo la Lancia oggi è un’azienda ridotta a produrre solo una piccola utilitaria. Ma Stellantis, il gruppo automobilistico di cui fanno parte tutte le aziende della F.I.A.T. e non solo, ci promette che Lancia tornerà al suo splendore con un progetto già iniziato che prevede una crescita graduale fino a riportare l’azienda al lusso. Nel 2026 uscirà infatti la nuova Lancia Gamma, un’auto che sarà completamente innovativa sia da un punto di vista tecnologico sia di design.
Non possiamo finire il discorso senza parlare delle machine elettriche sulle quali si sta investendo molto ma che comporterebbero problemi nello smaltimento delle batterie. Per questo i Cinesi stanno tentando di produrre batterie al sale che sarebbero biodegradabili mentre i Giapponesi stanno realizzando i primi prototipi di macchine a idrogeno che non produce emissioni nocive e quindi se ricavato in maniera sostenibile, cosa che alcuni produttori già fanno, sarebbe completamente pulito rappresentando il nuovo passo avanti nella storia dell’automobile.
Speriamo di giungere al più presto alla realizzazione di tutte le macchine senza emissioni di gas inquinanti e nocivi per l’ambiente e per la nostra salute!
Karl Benz sopra la prima automobile
Ford Model T 1925
Lancia Aurelia
Lancia Aprilia 1939
Lancia Gamma 2026
I Samurai
di Giulio Balsamo e Mattia La Barbera, 2^H
La storia
I samurai chiamati anche “bushi” erano una casta militare di guerrieri che si diffusero in Giappone a partire dal X secolo. I feudatari chiamati daimyo esercitavano il loro potere localmente e avevano un loro esercito, la parte più addestrata erano i samurai. La parola samurai deriva dal verbo saburau che significa essere al servizio. Fino al XII secolo i samurai erano le guardie del palazzo imperiale oppure lavoravano presso istituzioni pubbliche, ma dal periodo Kamakura diventarono una vera e propria casta privilegiata, perché introdussero il diritto all'eredità del ruolo. Verso la fine del periodo Kamakura iniziò una fase politica difficile e i samurai persero lo spirito di casta. Poiché c’era bisogno di soldati, anche le persone di rango minore entrarono a far parte della categoria.
Le armi
Le tipiche armi dei samurai erano le katane, armi curve e affilatissime in grado di correggere la traiettoria e tagliare in punti precisi. La katana è un oggetto da collezionisti, io ne ho una a casa.
Un tempo erano realizzate da fabbri esperti e forgiate a mano. Dentro l’elsa venivano incise le iniziali o il nome del fabbro e la data di costruzione. Ogni oggetto era unico e solo.
C'era una katana più corta “la wakizashi” usata prevalentemente dai ninja (da non confondere con i samurai) per combattere in spazi chiusi, dato che la katana si poteva incastrare provocando la morte del guerriero. Dal XVI secolo i samurai utilizzarono i fucili. Indossavano armature leggere o pesanti a seconda dei casi. Dovevano essere addestrati fin da bambini a padroneggiare queste armi.
Il rigido addestramento di un Samurai aveva inizio fin dall’infanzia e finiva al termine della loro vita. La scuola dei samurai prevedeva un addestramento fisico e spirituale.
Il bushido
I samurai dovevano rispettare le regole del bushido, ovvero la via del guerriero. È un codice d’onore basato sui principi della lealtà e sul coraggio, era simile allo spirito dei cavalieri medievali europei.
I samurai che perdevano uno scontro si suicidavano, tagliandosi il ventre per non perdere l’onore.
L’alimentazione
I samurai mangiavano cibi di vario genere, principalmente legumi, riso integrale, pesce, verdure e zuppe. Il riso era il piatto principale, spesso accompagnato da zuppa di miso. I samurai, soprattutto quelli di alto rango, consumavano anche tè verde e occasionalmente piatti più raffinati durante banchetti e cerimonie. Bevevano il sakè, la bevanda alcolica tradizionale.
Miyamoto Musashi
Era un samurai filosofo vissuto 400 anni fa circa con un record di 61 duelli vinti. Prima di morire scrisse 21 principi per aiutare a vivere meglio. Qui ne citeremo solo 10:
1. Accettate tutto nel modo in cui esso è.
2. Pensate leggermente di voi e profondamente del mondo.
3. Siate staccati dal desiderio per tutta la durata della vostra vita.
4. Non rammaricatevi di ciò che avete fatto.
5. Non mantenete il possesso più di quanto sia necessario.
7. Non agite seguendo le credenze comuni.
8. Non temete la morte.
9. Si può abbandonare il proprio corpo, ma è necessario preservare l’onore.
10. Mai smarrire la Via.
Crediamo che abbia ragione e che ad alcune persone servirebbero questi insegnamenti!
La cultura dei samurai è una delle culture orientali più belle ricca di tradizioni e caratteristiche spirituali. E poi le katane ci piacciono perché ricordano la Darksaber di Star Wars.
LA TARGA FLORIO
di Antonio Mioduszewski -3D
La Targa Florio è nata nel 1906, come gara di velocità nel circuito delle Madonie, ma, nel 1978, è stata trasformata in un rally, vista la pericolosità delle curve e della velocità che prendevano i piloti. Ha fatto parte del Campionato Mondiale FIA Sport Prototipi dal 1955 al 1973. E’ stata inventata da Vincenzo Florio, un famoso imprenditore palermitano, ed è la più antica corsa automobilistica di durata al mondo, insieme alla Mille Miglia italiana. E’ stata la prima corsa al mondo ad accettare le donne pilota, all’inizio parteciparono in veste di meccanico (Madame le Blon) e poi in veste di pilote (Giuseppina Gagliano, Christine Beckers, etc.). La corsa è stata disputata anche nel Parco della Favorita, per la prima volta, nel 1937, con la vittoria per la distanza di Francesco Severi con una Maserati e per il giro Giovanni Rocco, sempre con una Maserati. I musei sono presenti in tutta la Sicilia, il più importante è a Collesano, nel palazzo del municipio, dove sono visibili molti cimeli, foto, trofei, parti di vetture storiche e tanto altro materiale delle vittorie passate.Oltre a questo museo ne sono nati degli altri: a Cerda, a Campofelice di Roccella e a Termini Imerese a cura di alcuni privati. Oggi è considerata una “passeggiata “ in giro per la Sicilia, quest’anno già si è svolta nel mese di Ottobre, dal 10 al 13, per celebrare il ricordo della storica gara ideata da Vincenzo Florio.
Notizie e curiosità sulle
civiltà precolombiane
di Luciano Caruso, 2^H
Cari golosi di storia, oggi parleremo delle popolazioni precolombiane!
Il termine significa civiltà prima di Colombo. Si ipotizza che le civiltà si siano stanziate in America attraversando lo stretto di Bering, che collegava attraverso le terre emerse l’Asia e l'America. Le più importanti sono: Maya, Aztechi, Inca.
I Maya si stanziarono nella penisola dello Yucatan (Messico) e nel nord del Guatemala. Erano agricoltori e le loro terre erano di proprietà comune. Usavano un metodo di coltivazione innovativo: bruciavano il residuo del vecchio raccolto e fertilizzavano con la cenere. Per irrigare i campi inventarono una rete di canali. Ricordiamo che non conoscevano l’aratro! Erano famosi per la coltivazione del cacao, del cotone, della vaniglia e soprattutto del mais. Proprio il mais era la base della loro alimentazione e poiché è un cereale resistente, non ebbero mai crisi alimentari. La civiltà dei Maya era divisa in città-stato, le più importanti erano Tikal, Chichén, Itzà e Palenque, oggi affascinanti e meravigliosi siti archeologici. Sapevate che i Maya pur essendo arretrati tecnologicamente conoscevano il concetto dello zero? Curiosità! Vi siete mai chiesti perché la penisola in cui vivevano si chiama Yucatan? Si chiama così perché quando gli Spagnoli conquistarono l’America chiesero ai Maya dove fossero e loro risposero Yucatàn, che nella loro lingua significa “non ti capisco’’.
Gli Aztechi erano un popolo nomade e guerriero. Occuparono il Messico centromeridionale, vicino al fiume Texcoco, fondando Tenochtitlàn, l'attuale città del Messico, che somigliava a Venezia per la sua divisione in canali. Sapevate che le popolazioni americane sono state cristianizzate per la loro frequente abitudine di offrire sacrifici umani? Soprattutto gli Aztechi offrivano i loro sacrifici al dio Sole.
Gli Inca erano un popolo di agricoltori e pastori stanziati sulle Ande (Cile, Bolivia, Perù), avevano 10.000 km di reti stradali e la loro con capitale era Cuzco, oggi sito patrimonio dell’umanità. Coltivavano patate e mais e allevavano lama, guanaco, vigogna per lane pregiate. La società Inca era divisa in comunità rurali dette “ayllu”, che dividevano la proprietà della terra e i suoi prodotti. Curiosità! Sapete che significa Inca? Il loro nome nell’antica lingua quechua significa figlio del sole.
Le civiltà precolombiane ci hanno lasciato un patrimonio straordinario che continua a stupire e a ispirare, ogni popolo ha contribuito a scrivere una pagina unica della storia umana. Il loro spirito vive ancora nelle rovine che ci hanno lasciato, testimoni di ingegno e creatività che, ancora oggi, ci affascinano e ci spingono a scoprire sempre di più.
Fashionable
rubrica di "moda, tendenze, personaggi e social."
DONATELLA VERSACE
IL POTERE TRASFORMATIVO DELLA DONNA NELLA MODA
di Vittoria Imbergamo - 3^D
Donatella Versace nasce a Reggio Calabria il 2 maggio 1955. Sorella minore di Gianni Versace, fondatore del marchio Versace, è cresciuta in una famiglia molto unita, con una grande passione per l’arte e la moda. Donatella, dopo aver studiato lingue e letterature straniere a Firenze, decise di affiancare il fratello Gianni, che già negli anni ’70 aveva cominciato a lavorare nel mondo della moda. inizialmente, Donatella, si occupava della comunicazione e della promozione del marchio, ma col tempo cominciò ad influenzare il fratello con le sue idee innovative per creare nuove collezioni. Fu cosí che il marchio Versace diventò un brand di alta moda e di lusso quando, nel 1997, Gianni Versace fu assassinato, Donatella prese le redini della casa di moda come direttrice creativa per far sì che il brand avesse la sua identità, volendo allo stesso tempo mantenere viva l’eredità di Gianni. Durante i primi anni in cui Donatella guida il marchio, affronta molte difficoltà ma la sua determinazione e il suo talento permettono al brand di riprendersi da quel momento di crisi. Lei ha puntato su uno stile provocatorio e sensuale utilizzando tessuti metallizzati e silhouette. Donatella è diventata anche un’icona culturale, nota per il suo look unico: capelli biondo platino, trucco marcato e un carisma inconfondibile. Col tempo ha instaurato rapporti con personaggi famosi del mondo dello spettacolo come Madonna, Lady Gaga e molti altri. Oltre ai molti successi, Donatella ha dovuto affrontare l’uscita dal tunnel della droga e dai problemi finanziari del brand. Brand che, nel 2018, fu costretta a vendere a Michael Kors, mantenendo il ruolo di direttrice creativa e garantendo la continuità del DNA Versace. Oggi Donatella è riconosciuta come una delle designer più influenti del mondo. La sua storia è un esempio di forza e di innovazione simbolo del potere trasformativo della moda.
Moda autunno-inverno: trova il tuo stile!
di Rachele Luzzu e Maria Martinello, II H
YVES SAINT LAURENT
LA RIVOLUZIONE DELLA MODA
di Olga Martorana Tusa II E
Yves Henri Donat Mathieu Saint Laurent, noto come YVES SAINT LAURENT è uno dei più visionari ed importanti stilisti del secolo scorso. Nasce ad Orano, in Algeria, (Paese che per molti anni è stato una colonia francese) dove trascorre la sua infanzia con i genitori e le due sorelle. Sin da piccolo, mostrò il suo interesse per la moda, creando vestiti di carta da abbinare alle bambole. Il suo talento nella moda lo portò a Parigi dove iniziò a far parte della camera dell’alta moda ( Chambre Syndicale de la Haute Couture), dove incontrò per la prima volta CHRISTIAN DIOR. Lo stilista si innamorò talmente tanto dei disegni di Laurent e del suo stile che gli offrì uno stage alla Maison Dior. Yves crebbe moltissimo durante questo periodo di collaborazione, tanto che, alla morte di Christian Dior, nel 1957 lo nominarono direttore artistico della Maison Dior.
Qualche anno dopo, Yves fu chiamato alle armi per combattere la guerra in Algeria, per questo venne licenziato dalla Maison Dior. Cosi Yves dovette ricominciare tutto da capo e crearsi un nuovo universo, tutto suo.
Fortunatamente incontrò Pierre Bergé che divenne il suo compagno nella vita e sostenitore negli affari. Così insieme nel 1961 avviarono la nuova MAISON YSL che fu in attività fino alla morte dello stilista, avvenuta l’1 Giugno 2008.
Durante i suoi anni di attività, realizzò molte collezioni, alcune delle quali ritenute iconiche per via della loro eleganza, suprema raffinatezza e originalità. In particolare, ricordiamo la collezione “MONDRIAN”, ispirata alle opere del pittore Mondrian, dove sagome, forme geometriche e colori sono di spicco, PROTAGONISTI DELLA COLLEZIONE.
Un’altra genialità realizzata da YSL fu il TAILLEUR DA UOMO PER LE DONNE, mentre negli anni ’60, la Maison rese molto popolare lo STILE BEATNIK, le GIACCHE SAFARI, i PANTALONI ATTILLATI e gli STIVALI ALTI FINO ALLA COSCIA.
Yves Saint Laurent inoltre, FU IL PRIMO STILISTA NELLA STORIA A FAR SFILARE DELLE MODELLE DI COLORE.
Secondo me, questo stilista ha rivoluzionato la moda. Io prendo Yves Saint Laurent come punto di riferimento per i miei bozzetti, e credo che ognuno di noi dovrebbe avere come ispirazione qualcuno come Yves, perché ci insegna che ricominciare da capo è un'opportunità per fare ancora meglio, non da prendere come una sconfitta, ma come una futura vittoria.
Technological
rubrica di "tecnologia, disegno tecnico e innovazione digitale"
“Intervista impossibile” a
CRISTOFORO COLOMBO
classe II F
Abbiamo chiesto all’IA di ChatGPT di simulare un’intervista impossibile fatta da noi, in classe, a Cristoforo Colombo (e di creare un’immagine rappresentativa dell’intervista) e “lei” ci ha risposto così: "Certamente! Sarò Colombo, pronto a rispondere alle vostre domande come se fossimo nel pieno del XV secolo. Potete iniziare l'intervista quando volete!"
Domanda: Come ti è venuto in mente di intraprendere questa impresa?
Colombo: Ah, cari giovani, che domanda intrigante! Vi spiegherò. Fin da giovane, il mare mi affascinava. Ascoltavo storie di terre lontane e ricchezze inimmaginabili, e pensavo che si potesse raggiungere l'Oriente navigando verso Ovest, evitando il lungo viaggio verso sud. La mia idea sembrava folle, ma avevo la determinazione di realizzarla, e, alla fine, la regina Isabella di Spagna decise di finanziarla.
Domanda: Perché il tuo viaggio è stato finanziato dai sovrani spagnoli e non dai signori o principi italiani?
Colombo: Ah, una questione spinosa, ma importante da capire, giovani amici! In quel tempo, l'Italia non era unita come oggi. Era divisa in tanti piccoli stati, governati da signori, duchi, e principi, ciascuno impegnato nelle proprie guerre o rivalità. Non avevano né le risorse né l'interesse per un progetto ambizioso come il mio. Fu così che mi rivolsi ai regni più potenti del tempo: Spagna e Portogallo. I sovrani spagnoli, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, dopo anni di insistenze, colpiti dal mio entusiasmo e dalle mie promesse di ricchezze e gloria, decisero di finanziare l'impresa. Mi concessero tre navi, la Santa Maria, la Pinta e la Niña, e con quella flotta ebbe inizio il mio grande viaggio.
Domanda: Il viaggio è stato tranquillo?
Colombo: Oh, tutt'altro! Il mare era imprevedibile e l'equipaggio temeva l'ignoto. La paura dei mostri marini e l'incertezza della rotta creavano tensioni. Quando il cibo stava finendo, ero pronto a tornare indietro, ma, per fortuna, il 12 ottobre 1492 avvistammo terra, e fu una liberazione!
Domanda: Che personaggi hai incontrato, sbarcando sull'isola?
Colombo: Lasciate che vi racconti di quel primo incontro straordinario! Sbarcai su un'isola che chiamai San Salvador e li incontrai i Taino. Erano pacifici, accoglienti, e ci offrirono frutti esotici e oggetti preziosi. Ma, nella mia mente, pensavo già a come convertirli al cristianesimo e, forse, sfruttarli per il lavoro nelle miniere. Non immaginavo ancora le tragiche conseguenze per loro.
Domanda: Cosa avete mangiato sull'isola?
Colombo: I Taino ci offrirono frutta tropicale, pesce fresco e piatti come la yuca e il mais. Per noi, erano prelibatezze inaspettate dopo giorni di cibo secco e salato. Alcuni frutti, come l'aji (peperoncino), ci sorpresero con il loro sapore piccante!
Domanda: Avete assistito a rituali strani?
Colombo: Sì, i Taino avevano riti religiosi molto diversi dai nostri. Uno dei rituali che osservammo riguardava il loro rapporto con gli spiriti e gli dei. I Taino credevano in entità spirituali che chiamavano zemí. Questi zemí erano rappresentati con statue scolpite in legno o pietra, e durante i loro rituali li onoravano con offerte di cibo, tabacco, e talvolta danze e canti che duravano tutta la notte. Non capivamo del tutto il loro significato, ma era evidente una forte connessione con la natura.
Domanda: Hai capito subito che non avevi raggiunto l'Oriente?
Colombo: Inizialmente credevo di essere arrivato in Asia, nelle "Indie", e per questo motivo chiamai gli abitanti indios, ma, con il tempo, le cose non quadravano: niente città d'oro né spezie. Era un nuovo mondo, ma non lo capii subito. Solo più tardi, con altri esploratori, si comprese che avevamo scoperto un continente sconosciuto.
Domanda: Sei soddisfatto della tua impresa?
Colombo: Ah, cari giovani, questa è una domanda che mi tocca profondamente. Vi risponderò con il cuore. Sono orgoglioso di aver aperto una nuova via, ma non posso ignorare il dolore che è seguito. La scoperta ha portato alla distruzione di intere culture. Se potessi tornare indietro, cercherei di evitare questa sofferenza, ma all'epoca non avevo consapevolezza delle conseguenze.
Domanda: Cosa consigli a noi ragazzi del XXI secolo sul “desiderio di conoscenza”?
Colombo: Coltivate sempre la curiosità, non abbiate paura di fare domande, anche quelle che sembrano impossibili. La conoscenza passa anche attraverso gli errori. Siate rispettosi delle culture altrui e, soprattutto, non smettete mai di sognare. Il mondo è pieno di meraviglie da esplorare: il vostro futuro è il mare più grande che esista, salpate con fiducia!
Il gioco più famoso degli ultimi anni?
di Giorgio Balsamo e Nicolò Moncada, 2^H
Secondo voi qual è il gioco per telefono più famoso? Ve lo diciamo noi! È Brawl Stars, sviluppato dalla Supercell che probabilmente già conoscete perché ha anche creato Clash Royal. Brawl Stars ha conquistato giocatori in tutto il mondo ed è in cima alle classifiche tra i giochi mobile per telefono con ben 265 milioni di download. Si tratta di un gioco a squadre, composte da diversi giocatori che variano dai due ai dieci partecipanti. I protagonisti del gioco sono personaggi unici con abilità speciali e stili di combattimento diversi che si sfidano in una partita con gli appositi avatar, i Brawler, che possono presentare diverse rarità: raro, super raro, epico, mitico e, i più rari, i leggendari.
Ogni Brawler ha una propria caratteristica con diversi gadget, è davvero divertente provare i vari personaggi e scoprire quale si adatta meglio al tuo stile. Per sbloccare i “potenziamenti” avrete bisogno delle monete, che si guadagnano vincendo il match o accumulando premi e trofei. Ma attenzione! Per accumulare monete e punti energia, che vi serviranno per potenziare i vostri Brawler, si può anche comprare il Brawl Pass, un percorso con ricompense limitate (perché dopo diverse settimane si esaurisce). Oltre alle monete ci sono le gemme, oggetti rari con cui acquistare qualunque cosa, skin (versioni alternative dei personaggi) di ogni tipo, il Brawl pass, le monete e l’energia. In questo gioco l’energia è meno utile, infatti non serve per acquistare oggetti, ma solo a potenziare i Brawler. Si va dal livello 1 al livello 11! Abbiamo parlato di gadget e potenziamenti, ma la cosa che potenzia di più un Brawler è l’overdrive, un potenziamento di qualche secondo che lo rende inarrestabile. Il gioco è veloce e divertente, la grafica è coloratissima e i personaggi sono divertenti. Vi consigliamo di provarlo! E se lo conoscete già, qual è il vostro Brawler preferito? 😊
FINALE NAZIONALE
dei CAMPIONATI di Disegno Tecnico
L'iniziativa, nata nel 2015 su proposta del Prof. Fabio Macchia presso l’I.C. “Egnazio Danti” di Alatri (FR), ha visto crescere rapidamente la partecipazione a livello nazionale, coinvolgendo ad oggi 17.000 studenti. L’obiettivo del campionato è quello di ridare centralità al disegno tecnico a mano, una disciplina fondamentale per lo sviluppo delle competenze spaziali, logiche e manuali dei ragazzi. E mentre ci si organizza per il nuovo anno, si conclude la scorsa edizione con la finale nazionale: il 25 e 26 ottobre 2024, la città di Rieti ha ospitato la prima finale del Campionato Nazionale di Disegno Tecnico, un evento storico per l’educazione tecnica in Italia. Gli studenti vincitori delle finali provinciali, provenienti da 29 province italiane, si sono sfidati nella prestigiosa competizione, dopo un percorso di prove eliminatorie iniziato nelle loro scuole. l Campionato di Disegno Tecnico rappresenta un’occasione unica per gli alunni, che possono misurarsi con prove di disegno geometrico utilizzando strumenti tradizionali – matite, squadre, compasso – dimostrando la loro padronanza delle tecniche e la capacità di applicare conoscenze teoriche e pratiche.
A seguire un'intervista a Francesco Clemente, il nostro splendido alunno che ha partecipato alla competizione finale.
Naturalmente
rubrica di "Animali, piante e sostenibilità ambientale"
Curiosità sulle api
di Maya Rispoli e Filippo Aragona - II F
Oggi vi parleremo delle api, una specie in estinzione che riserva molte curiosità interessanti. Ecco 20 cose che non sapevate su di loro!
Sapevate che esistono più di 20.000 specie di api nel mondo? Solo una produce il miele, si chiama Apis Mellifera ed è la specie più conosciuta.
Una cosa particolare delle api è che ogni alveare ha la propria “personalità”, cioè le caratteristiche della famiglia in cui vive.
Per produrre un chilo di miele, le api devono visitare fino a 4.000.000 di fiori!
In base al tipo di fiore visitato, il miele varia di colore e sapore.
L’ape regine è l’unica fertile nell’alveare; quando l’ape regina muore, si deve creare immediatamente un’altra ape regina, grazie alla cella reale, si chiama così per due motivi: perché contiene la pappa reale, il nutrimento della regina e vi è all’interno un uovo, che contiene la futura regina.
Le api usano le antenne per comunicare.
Le api possono riconoscere il volto degli umani e riconoscere quelle buone da quelle ostili.
Le api operaie sono dotate di pungiglione, al contrario i fuchi e le api regine non lo possiedono.
Nel 2007 una colonia di api ha prodotto ben 254 chili di miele!
Le api "ballano" per comunicare la posizione del nettare.
Le api dormono solo 5 ore al giorno.
Se un’ape operaia perde la possibilità di lavorare viene cacciata immediatamente dall’alveare.
Il miele nel Medioevo era usato come antidoto per le ferite causate dalle frecce.
Ci sono api che vivono solitarie e altre che vivono in colonie.
I fuchi muoiono subito dopo l’accoppiamento con l’ape regina.
Le api (e gli altri insetti impollinatori) sono "responsabili" della buona resa del 75% dei raccolti su cui basiamo la nostra sopravvivenza.
Ogni ape regina può deporre fino 2.000 uova al giorno!
Durante il volo le api sono in grado di effettuare manovre aereobatiche molto agili.
L’apicoltura è stata praticata fin dal 2.400 a.C in Egitto!
L’ape regina può vivere fino a 5 anni, mentre le api operaie vivono all’incirca poche settimane.
Artè
rubrica di "Arte, mostre e nostri capolavori"
Frida Kahlo,
simbolo di coraggio ed emancipazione
di Sabini Carlotta- 3C
In occasione della giornata internazionale “CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE” la nostra classe, il 26 novembre 2024, si è recata al cinema Lux in via F. Paolo Di Blasi, per assistere allo spettacolo “Donne nel tempo: Frida Kahlo e Coco Chanel”. Due donne all’apparenza molto diverse ma unite dall’amore per la vita, dal coraggio e dalla voglia di cambiare il mondo, simbolo di “FORZA ED EMANCIPAZIONE”. Chi era FRIDA KAHLO?
Frida Kahlo, all’anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderòn, è nata nel 1907, anche se lei ha affermato per lungo tempo di essere nata nel 1910, sentendosi figlia della rivoluzione messicana.
Ha avuto una vita non priva di poche difficoltà, ma anche per questo è stata un simbolo di libertà e forza. A soli 6 anni Frida si ammala di poliomielite, venendo soprannominata dagli altri bambini “FRIDA GAMBA DI LEGNO”: sicuramente già questo sarà un motivo di forte sofferenza e dolore. Dopo il liceo si iscrive a una scuola tedesca in Messico, con l’obiettivo di diventare medico, ma questo suo sogno venne ben presto distrutto a causa di un incidente stradale. Infatti, nel 1925, l’autobus su cui Frida era salita per tornare a casa dopo la scuola, si scontra con un tram. Quell’incidente le cambiò la vita, costringendola a una lunga degenza a letto per le conseguenze riportate alla schiena, alle gambe e alla spalla, 32 operazioni chirurgiche e un lungo periodo di tre mesi in ospedale. In questo lasso di tempo di immobilità, i genitori le regalarono pennelli e tele per farle trascorrere meglio il tempo, inoltre montarono per lei anche un enorme specchio, in modo che Frida, bloccata a letto, potesse almeno vedersi. Ed è così che cominciò a dipingere i suoi primi quadri utilizzando se stessa come modello. Col passare del tempo, Frida riuscì anche a guarire e a ritrovare la spensieratezza di un tempo, trovando anche l’amore in Diego Rivera il quale diventò suo marito. Ma anche sul piano sentimentale la sua vita non fu molto semplice: infatti Frida ben presto scoprì vari tradimenti da parte di suo marito. Anche in questa difficile situazione è stata capace però di rimboccarsi le maniche, investendo tutte le sue energie su se stessa. Purtroppo morì nel 1954, a soli 47 anni, per embolia polmonare. La sua grande capacità è stata quella di riuscire a trasformare il suo dolore in bellezza ed arte, sicuramente la sua vita è stata contornata da tanta sofferenza, ma la sua forza d’animo e la sua grinta l’hanno resa una delle più famose pittrici mondiali. Lasciò le ultime parole al suo diario: “ SPERO CHE L’USCITA SIA GIOIOSA E SPERO DI NON TORNARE MAI PIU’!!”.
L’arte orientale
di Rachele Luzzu e Maria Martinello, II H
L’arte orientale è ricca di fascino e tradizione e rappresenta uno degli aspetti più significativi della cultura asiatica, che continua a ispirare il mondo contemporaneo.
Comprende tutte le espressioni artistiche delle culture dell'Asia. Essa si fonda sull'imitazione e presenta la figura umana come parte integrante del paesaggio, a meno che non si tratti di ritratti, come quelli degli imperatori cinesi. Durante alcuni periodi storici, la Cina ha influenzato profondamente l’arte giapponese: in entrambe le culture, infatti, la pittura era considerata la “perfezione del sapere”.
L’arte giapponese abbraccia una vasta gamma di stili e mezzi espressivi, tra cui antiche ceramiche, sculture in legno e bronzo. Un elemento che accomuna Cina e Giappone è l’importanza della calligrafia e della pittura: in entrambe le tradizioni, la scrittura avveniva con il pennello.
In Giappone, questa pratica è conosciuta come Shodō, ossia “La Via della Scrittura”, un’arte derivata dalla tradizione cinese. Lo Shodō si concentra sulla semplicità e sulla bellezza: il tratto non è solo estetico, ma riflette lo stato interiore di chi scrive. Raggiungere una calligrafia armoniosa rappresenta, simbolicamente, la capacità di elevarsi e cancellare, almeno temporaneamente, tutto ciò che della personalità fa soffrire.
Con il progresso della pittura e della scrittura, si diffuse anche l’uso della carta, un'invenzione cinese perfezionata nel 105 d.C. da Tsai Lun, un dignitario imperiale, che sviluppò un metodo per produrla su larga scala. In origine, i cinesi dipingevano su seta, ma nell'XI secolo d.C. introdussero la stampa xilografica, che utilizzava matrici di legno. Questa tecnica, economica e versatile, venne adottata soprattutto per i testi popolari. I progressi tecnologici cinesi in questi ambiti precedettero di secoli le innovazioni europee.
Durante la dinastia Ming, la Cina conobbe un notevole sviluppo economico e urbano. Furono intraprese opere di bonifica e canalizzazione, e si intensificarono le esportazioni di seta e cotone. Un simbolo del potere Ming fu la costruzione del grande palazzo imperiale a Pechino, noto come Città Proibita. La costruzione coinvolse un milione di operai e richiese quattordici anni. Questo straordinario complesso, con le sue 8.000 stanze, fu chiamato "Città Proibita" perché l’accesso era riservato esclusivamente alla famiglia imperiale e ai funzionari autorizzati. Situata nel cuore di Pechino, è nota perché, per quasi 500 anni, è stata usata come abitazione degli imperatori e delle loro famiglie, così come centro cerimoniale e politico del governo cinese. Nel corso dei secoli, ha ospitato ventiquattro imperatori: quattordici imperatori della dinastia Ming (dal 1368 al 1644) e dieci della dinastia Qing (dal 1644 al 1911). Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, la Città Proibita è composta da circa mille edifici, accessibili tramite quattro porte principali. All’esterno, si alternano cortili e giardini, riservati esclusivamente all’imperatore. Di fronte ai palazzi imperiali erano collocati leoni guardiani, simboli di protezione contro gli spiriti maligni.
Oggi, ammirare opere come la calligrafia, la pittura o la maestosa Città Proibita significa immergersi in una cultura che celebra l’armonia, la bellezza e la profondità dell’esperienza umana.
Arte e immagine A.S. 2024/2025 Prof. Arch. Andrea Ferrara
Studio degli animali alunni della 1B e della 1H
Studio natura morta alunni della 2B e della 2H
corso A (3A: “Natura morta realizzata con polistirolo e cartoncini” e "Ritratti" - 2A "Composizioni di linee e colori"
Viaggio nell'Arte
alla Scoperta di Monet con il Progetto Autonomia
di Carlotta Gazzani, Francesco Lo Cascio e Samuele Murana, II H
Il 22 Ottobre col Progetto Autonomia abbiamo avuto l'opportunità di visitare la mostra immersiva dedicata a Claude Monet, uno dei più grandi artisti impressionisti della storia.
L'esposizione, ospitata a Palazzo Trinacria nel cuore di Palermo, ci ha offerto un'esperienza unica nel suo genere, unendo arte e tecnologia, permettendoci di immergerci nelle opere di uno dei più grandi maestri dell’Impressionismo. La giornata è stata speciale non solo per il valore artistico della mostra, ma anche per il messaggio di inclusione che ha trasmesso. Abbiamo accompagnato alcuni dei nostri compagni con disabilità, rendendo il momento un’occasione di solidarietà e supporto reciproco. La mostra, che utilizzava una tecnologia avanzata come proiezioni e realtà aumentata, ha permesso a tutti i partecipanti di immergersi nelle celebri opere di Monet come "Le Ninfee" e "Impressione, sole nascente" ed entrare nel suo mondo. Grazie a queste tecnologie, i quadri “prendevano vita”, trasformandosi in esperienze visive coinvolgenti, dove luci e colori cambiavano in base ai movimenti, consentendo di esplorare i dettagli nascosti e di vivere l'arte in modo totalmente nuovo. Questo ha offerto a ciascun studente un modo unico di esplorare le opere d’arte, indipendentemente dalle proprie abilità. Nella sala immersiva i nostri compagni sono rimasti incantati dalla magia delle proiezioni, che trasformavano le opere in un universo tridimensionale di luci e colori in movimento e creavano un'atmosfera suggestiva che dava la sensazione di trovarsi direttamente nel paesaggio dipinto. Un momento particolarmente emozionante è stato l’utilizzo dei visori di realtà virtuale, che offrivano l’opportunità di "entrare" letteralmente nei dipinti, diventando parte integrante delle opere ed esplorandone i dettagli da una prospettiva completamente nuova. In questa fase, il nostro ruolo è stato fondamentale, è servito a guidare il nostro compagno in questo viaggio sensoriale, superare i primi momenti di disagio, tranquillizzandolo ed incoraggiandolo a provare. La sua curiosità e il suo entusiasmo sono cresciuti al punto che non voleva più smettere! Gli siamo stati accanto per spiegargli tutto ciò che vedevamo in modo che comprendesse al massimo il contenuto della mostra e potesse essere partecipe delle attività. Questa esperienza non è stata solo un viaggio nell’arte, ma anche un’occasione di crescita personale. I nostri compagni hanno acquisito maggiore autonomia, mentre noi, nel nostro ruolo di tutor, abbiamo imparato a essere più responsabili e sensibili verso le esigenze degli altri. La mostra ci ha permesso di condividere emozioni autentiche, creando un legame più forte tra noi compagni. È stato un momento che ha dimostrato come l’arte possa essere un potente strumento di unione, capace di abbattere barriere e costruire amicizie. Non vediamo l’ora di partecipare a nuove esperienze come questa, che ci arricchiscano non solo culturalmente ma anche umanamente.
La danza
di Carola Cusimano e Simona Polizzi, 1^H
La danza è una forma d'arte conosciuta sin dagli uomini antichi della terra. Veniva usata per comunicare o creare riti. Le forme stilistiche più importanti sono: la danza moderna, nata nel Novecento negli Stati Uniti per rifiuto e ribellione verso la danza classica e le sue forme rigide; la danza contemporanea, che nasce sempre negli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale come rivoluzione della danza moderna, creando così nuove espressioni corporee; la danza Hip-hop che nasce alla fine degli anni ‘70 in un quartiere malfamato di New York, il " Bronx". L'Hip-hop a sua volta si divide in due categorie principali che esprimono diversi stili: Old school, che comprende break dance, hocing, popping e uprock e New school che comprende, invece, ikrumping, house, newstyle e nuovi stili nati in altri contesti culturali.
E poi, o meglio prima, c’è la forma di danza che noi amiamo, la danza classica.
È una forma di movimento che sperimenta una altissima consapevolezza del proprio corpo e dei propri movimenti. È stata inventata per la corte del Re Sole, nel 1661 in un’accademia creata proprio da lui. In origine era destinata solo agli uomini, le donne erano considerate inferiori e adatte solo ai lavori di casa. La prima ballerina classica ad indossare le punte fu Maria Taglioni, una danzatrice italiana che nel 1822 interpretò una coreografia inventata dal padre, dove per la prima volta comparivano due importanti pilastri della danza classica, ovvero il tutù e le punte. Il suo successo si espande in tutta Europa, arrivando anche al Teatro alla Scala di Milano, dove debutta nel 1841 e dove continua a danzare fino al 1848. Maria Taglioni muore a Marsiglia nel 1884.
Per noi la danza è qualcosa di meraviglioso; servono tanta calma e consapevolezza, disciplina ed eleganza. Con la danza ci sentiamo noi stesse e, soprattutto, nel centro danza dove la pratichiamo, ci sentiamo come se fossimo a casa nostra, amate e rispettate come una grande famiglia, la famiglia artistica. Quando stiamo per entrare in scena proviamo emozioni che possiamo sentire solo in quel momento: siamo molto ansiose, ma fiere di quello che facciamo. La danza è vita, è amore per l'arte.
MusicA
rubrica di "Musica, concerti e personaggi della storia della musica"
TOP 10 CANTANTI
a cura di Giorgia Vaccaro e Laura Madonia - 3^D
Ecco a voi la top ten dei cantanti secondo la scuola Marconi! Abbiamo intervistato i nostri compagni di scuola e questa classifica si basa sulle risposte scelte dagli studenti stessi. E’ un’indagine a campione, ma è molto interessante confrontarla con la classifica totale ufficiale;-)
Geolier
Anna Pepe
Billie Eilish
Ultimo
Blackpink
Ariana Grande
Lazza
Eminem
Dua Lipa
Frah Quintale
Taylor Swift
The Eras Tour
Francesca Cottone - 3^C
Taylor Swift, la popstar più conosciuta del momento, sta per concludere il suo tour mondiale. Possiamo dire che ormai è diventata un'assoluta icona globale, tutti la conoscono! Ma cosa fa per farsi apprezzare così tanto? Si, è molto brava a cantare, a ballare e i suoi concerti sono stupendi. Ma non è solo questo, lei ha qualcosa in più...sarà il suo carisma, la sua passione, la sua straordinaria bellezza o la sua bontà? Può essere, la cantante, però, come del resto ogni celebrità, ha anche delle persone che non l’apprezzano, ma siamo consapevoli del fatto che non si può piacere a tutti!
Taylor è la classica ragazza americana, alta, magra, bionda con gli occhi azzurri, che ha avuto il coraggio di affrontare un tour internazionale di tre ore e mezza. La cantante ha confermato che, prima d'iniziare la tournée, si è allenata a correre sul tapis roulant mentre cantava tutta la sua scaletta. Si è anche sottoposta a diversi esercizi e sessioni di addominali in palestra; non dimentichiamoci anche delle lunghissime prove mesi prima del concerto per memorizzare tutte le coreografie alla perfezione. Il tour è stato un successo mondiale, organizzato nei minimi dettagli e direi che più che un concerto, l'Eras Tour è un vero e proprio spettacolo!! Taylor è venuta anche in Italia a Milano per due date, l'atmosfera lì era speciale e quando è arrivata sul palco il pubblico era emozionatissimo! Purtroppo l'8 Dicembre il tour finirà e sebbene ci mancherà, dobbiamo considerare che anche lei è un essere umano che ha bisogno di un po' di riposo prima di tornare sul palco a farci nuovamente sognare.
Speriamo solo di rivederla presto!
Stray Kids:
un vero fenomeno globale!
di Gaia Maria Di Blasi - 3C
Gli Stray Kids sono un gruppo musicale sudcoreano K-pop, formato nel 2017, a Seoul, dalla JYP Entertainment attraverso un programma di sopravvivenza con lo stesso nome, "Stray Kids". Il gruppo ha debuttato ufficialmente il 25 marzo 2018 con l'album "I Am NOT".
Gli Stray Kids sono noti per il loro stile musicale unico, che mescola K-pop, hip-hop, EDM, rap, melodie dolci e sonorità più sperimentali, oltre che per i testi che affrontano temi come la crescita, l'identità, le pressioni sociali, i conflitti, l’amore e molte tematiche davvero interessanti.
Il nome del gruppo significa "ragazzi smarriti" e rappresenta la ricerca di libertà e di identità, temi centrali nella loro musica. Il concetto di "perdersi" implica anche l'idea di trovare la propria strada nel mondo, una metafora che molti fan trovano ispirante.
Il loro motto è “Stray Kids everywhere all around the world, you make Stray Kids STAY”, ovvero “Gli Stray Kids sono ovunque in tutto il mondo, tu fai in modo che gli Stray Kids restino”.
Il gruppo è attualmente formato da otto membri: Bang Chan (leader), Lee Know, Changbin, Hyunjin, Han, Felix, Seungmin, I.N.
Quello che distingue gli Stray Kids dagli altri gruppi k-pop è la loro formazione professionale particolarmente lunga, cosa non comune negli altri gruppi, e la scelta dei membri. Il leader Bang Chan, infatti, avendo fatto un tirocinio di ben sette anni, ha avuto l’opportunità di scegliere i membri che avrebbero fatto parte degli “Stray Kids”, quindi i più talentuosi e adatti al concept del gruppo. I membri del gruppo hanno molti ruoli, tra cui quello di produttore, compositore, ballerino, rapper, visual (il più bello esteticamente del gruppo), vocalist e anche modello, insomma, si possono considerare dei veri e propri ‘performers’.
Un’ altra particolarità di questo gruppo è il fatto che è suddiviso in tre sotto unità: “3RACHA”, costituita dai produttori e compositori del gruppo, ovvero Bang Chan, Han e Changbin. “VocalRACHA”, composta dai vocalist del gruppo, Seungmin e I.N. e infine “DanceRACHA”, formata dai migliori ballerini del gruppo, Hyunjin, Felix e Lee Know.Gli Stray Kids hanno ottenuto un grande successo internazionale, conquistando posizioni di rilievo nelle classifiche mondiali, tra cui la Billboard 200 per cinque anni di fila. Sono anche considerati ambasciatori del K-pop di quarta generazione.
In breve, gli Stray Kids sono un gruppo innovativo e creativo, con un enorme seguito globale e una forte influenza musicale e culturale.
Quest' anno inoltre hanno avuto l’opportunità di andare a Milano, il 12 luglio, per partecipare come artisti principali al festival I-DAYS che si svolge ogni anno.
Hanno avuto un successo incredibile. Più di 70.000 persone si sono recate all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano per un loro concerto: un’esperienza indimenticabile!!
Ecco alcune canzoni che vi consiglio: -Falling Up -Stray Kids -Youtiful -Chk chk boom -Silent cry -Miroh
Eminem
di Giuseppe Agnello e Manfredi Drago 3^D
Marshall Mathers in arte “Eminem” è un rapper statunitense. Adesso scopriremo la sua storia.
I problemi sociali
Marshall nasce nel Missouri, per le difficoltà economiche causate dall’abbandono del padre, Marshall e la madre sono costretti a migrare a Detroit, in Michigan. In quel periodo Detroit stava affrontando una grande crisi di migranti, infatti negli U.S.A. era la capitale con più migranti in percentuale alla popolazione locale. Marshall fu molto discriminato perché era bianco e non nero come la maggior parte dei suoi coetanei. Tutto cambiò, quando nel 1995, conobbe David Porter
La nascita di Eminem
Negli anni ‘90, tra le comunità afro-americane degli Stati Uniti inizia ad andare di moda lo stile musicale “Rap” che consiste nel denunciare gli atti di violenza commessi dallo Stato contro di essi.
David Porter, essendo afro-americano, faceva parte di una gang di Detroit che si riuniva una sera all’anno per fare battaglie Rap tra i vari partecipanti. Quando Porter conobbe Marshall, nonostante fosse bianco, lo portò a queste battaglie Rap serali. Risultato? Marshall le dominò tutte. Così iniziò a farsi notare e nel 1996 fece uscire il suo primo album “Infinite”. Risultò un fallimento ma aveva comunque iniziato a farsi notare. Nel 1997 il rapper Dr.Dre, dopo la morte di Tupac, invitò Marshall nella sua casa discografica.
L’apice di Slim Shady
Con l’invito di Dr.Dre a Marshall nella sua casa discografica, Marshall decise di inventare due nomi d’arte per sé stesso. Uno era Eminem, cioè la sua parte altruista. E Slim Shady, la parte egoista, narcisista e contro il politicamente corretto di Marshall. Così nel 1999 uscì il suo secondo album ”The Slim Shady Lp”. Stavolta l’album ottenne molto successo, soprattutto la canzone “My name is” trascinerà l’album nelle classifiche musicali di tutto il Mondo. Visto l’enorme successo, nel 2001 esce il terzo album di Eminem “Marshall Mathers Lp” e fu talmente tanto ascoltato che fece disco di platino tre giorni dopo l’uscita. Stavolta le canzoni che portano l’album nelle classifiche di tutto il mondo sono: “The real Slim Shady” e “Stan”. Eminem ambì a diventare il miglior rapper al mondo e l’anno successivo fece uscire l’album che gli diede più successo in assoluto: ”The Eminem show”. Stavolta non c’è una singola canzone che trascina l’album, ma sono tutte che lo portano verso l’ alto. Eminem è ancora affamato e nel 2003 fa uscire il film ”8 Mile”. Qui è presente una nuova canzone “Lose Yourself”che ottenne talmente successo che vinse l'Oscar per la colonna sonora. Nel 2004 esce l’ennesimo album: “Encore”. Nel mondo di Eminem sembra essere tutto perfetto, ma sta per esserci un fulmine a ciel sereno.
La depressione e la dipendenza dalle droghe
Qualche mese dopo l’uscita di Encore, David Porter muore. Così Eminem per non cadere in depressione non fa uscire nessun album fino al 2009 e diviene dipendente dalle droghe, fino al punto che nel 2007, andò in overdose, col rischio elevatissimo di morire.
La disintossicazione dalle droghe
Dopo l’overdose Eminem fu ricoverato e iniziò un periodo di disintossicazione per tornare a cantare.
La ripresa
Nel 2009 fece uscire il suo primo album dopo il ricovero: ”Relapse”. Non c’è una vera e propria canzone che diventa famosa, ma almeno torna ad essere tra i grandi del Rap. Nel 2010 Uscì l’album che lo fece tornare nelle classifiche di tutto il Mondo “Recovery”. Le canzoni che ottennero più successo sono: “ I love the way you lie” fatta con Rihanna e “Not Afraid” che incita la popolazione a smettere di drogarsi. Nel 2013 uscì poi “The Marshall Mathers lp2”, dove nella canzone “Rap God” vinse il guinness world record per aver pronunciato più parole in 30 secondi.
Il Letargo
Dato l’enorme successo dei due album precedenti, Eminem si concentra di più sulla sua famiglia.
Verso la fine della carriera
Nel 2017 e nel 2018 escono “Revival” e “Kamikaze” che non riescono ad ottenere il successo prestabilito, ma pareggiano comunque i numeri di Relapse. Nel 2020 esce “Music to be murdered by” in cui nella canzone “Godzilla”, riesce a battere il suo stesso record ottenuto con Rap God.
La sindrome di Tourette
Nel 2020, durante un normale controllo, Eminem scopre di avere la sindrome di Tourette di primo grado
L’ultimo album
Nel 2024, Eminem fa uscire il suo ultimo album ”The death of Slim Shady” che in questo momento sta ottenendo molto successo grazie alla canzone “Houdini”.
Conclusioni
Che dire! Eminem è, se non il più bravo, uno dei migliori rapper nella storia della musica ed è riuscito ad ottenere un record difficilmente battibile. Eminem infatti è l’artista con più canzoni sopra il miliardo di ascolti.
International
rubrica di "Lingue e culture straniere: Inglese, Francese e Spagnolo"
Un viaggio di scambio
Il progetto Erasmus+ e l’incontro con i ragazzi polacchi
di Beatrice Liga, Chiara Abate, Daniele Crivello, II H
Martedì 5 novembre abbiamo avuto un’esperienza davvero speciale: un gruppo di ragazzi polacchi ci ha fatto visita grazie al progetto Erasmus+, un’iniziativa dell’Unione Europea che promuove lo scambio culturale tra studenti di diversi Paesi. L’obiettivo? Unire il mondo attraverso l’educazione e il viaggio, creando legami tra giovani di culture diverse. Al momento il progetto si svolge principalmente tra Paesi europei, ma chissà, un giorno potrebbe includere anche ragazzi da ogni angolo del pianeta, come Cina, Giappone e Russia!
Per accogliere i nostri ospiti, abbiamo organizzato un banchetto all’aperto. Il tavolo era ricco di prelibatezze: biscotti, torte, wafer e molto altro. Chiara e Bea chiacchieravano con i ragazzi polacchi per conoscerli meglio, mentre Daniele, il nostro barman entusiasta, invitava tutti ad assaggiare le specialità. Dopo la merenda, i ragazzi sono venuti nella nostra classe per raccontarci un po’ di loro:
In Polonia, gli inverni sono gelidi e le estati miti, un clima molto diverso dal nostro.
In polacco, "ciao" si dice *Cześć* (pronunciato *cesch*), e per loro è divertente sentire come pronunciamo le parole nella loro lingua!
Le loro materie preferite? Matematica, Inglese e, naturalmente, il Polacco.
La materia meno amata? Educazione civica (Education of safety).
Il loro piatto tipico preferito è il Pierogi, una sorta di raviolo ripieno di carne, formaggio o patate. Ma quando si parla di cucina italiana, non hanno dubbi: adorano la pasta!
Jordanów, la loro città d’origine, è piccola ma affascinante, con parchi verdi, chiese storiche e una montagna, Luboń Wielki, ideale per escursioni.
Giovedì 7 novembre abbiamo fatto una passeggiata con i ragazzi polacchi e altre classi nella Riserva Naturale della Favorita, un luogo unico per la sua biodiversità. Con altre classi, abbiamo esplorato sentieri tra alberi secolari, fiori variopinti e piante grasse, un paesaggio completamente diverso da quello a cui i nostri ospiti sono abituati. Durante la camminata, abbiamo scoperto che la Polonia ha 16 regioni, tra cui Lesser Poland, dove si trova Jordanów. La curiosità dei nostri ospiti era palpabile: osservavano con attenzione l’ambiente circostante, in particolare il maestoso Patriarca della Favorita, un ulivo millenario protetto da una recinzione, simbolo storico e naturale di Palermo. Questa esperienza non è stata solo un’occasione per conoscere un’altra cultura, ma anche per creare nuovi legami e apprezzare la bellezza dello scambio tra persone di Paesi diversi. Anche se Daniele era un po’ stanco, noi e i ragazzi polacchi ci siamo divertiti moltissimo. Alla fine della giornata, abbiamo promesso di rimanere in contatto: tra social network e chat, è facile continuare a sentirsi vicini, anche se a chilometri di distanza. Non vediamo l’ora di ripetere un’esperienza così arricchente il prossimo anno. E chissà, magari saremo noi a volare in Polonia per scoprire da vicino le meraviglie della loro cultura!
Christmas in the UK
di Giovanni Aragona, II F
Today I am going to talk about how people celebrate Christmas in the UK.
In the morning they open the gifts under the Christmas tree. Then they have lunch with the family and they usually eat the roast turkey with blueberry sauce. At Christmas London begins to look like a beautiful picture full of lights and Xmas decorations, you can often hear children singing Christmas carols too.
Before Christmas, children write a letter to Santa Claus with every gift they want for that day. The tradition wants that every family leaves some biscuits and milk to Santa in front of the fireplace, to feed his reindeers to fly from house to house. In the afternoon all the family meets around the table to drink a hot cup of tea and eat gingerbread biscuits.
Christmas day is very important not only for the gifts themselves but for having the opportunity to spend time with your family which is the most important gift of all. This is the real Xmas spirit: stay with people who really care for you and appreciate who you are. If you smile at life everything is gonna be better.
Merry Christmas from the "Guglielmo Marconi" school.
L’ALSACE: LA RÉGION DE FACONTE.
di Manfredi Drago III D
Cet été j’ai visité la petite région de l’Alsace.
L’Alsace, elle est située dans la partie nord-est de la France, au confins de l’Allemagne, en fait cette région a fait partie des deux États en marche et en dehors et c'est précisément cette alternance de cultures qui a contribué à créer une tradition entrelacée et même une langue alsacienne.
J’ai d’abord visité la capitale Strasbourg, une ville à la frontière entre modernité et futur mais aussi coincée dans le passé, c’était incroyable de passer en deux secondes du quartier ancien aux maisons à colombages « petite France » à la grandeur de la justice avec le siège du Parlement européen qui vu à l’intérieur est incroyablement beau et fascinant.
Pour le reste, l’Alsace est composée de petits villages situés entre campagne et vignes où sont produits des vins réputés comme le pinot noir, le rosé ou le gewurztraminer. L’une de mes préférées était Colmar avec sa romantique « petite Venise » et ses couchers de soleil chauds dignes d’un tableau.
La tradition alsacienne est aussi particulièrement liée à une alimentation qui rencontre le raffinement de la cuisine française déchirée par l’abondance de la cuisine allemande ; comme pour la cuisine française on retrouve la délicieuse et légère tarte flambée au contraire, pour la tradition allemande on retrouve le triomphe fantastique du chourcrout et du spatzel chaud typique de Colmar, mais lors d’un séjour en Alsace on ne peut manquer de goûter le pâté de fois gras peut-être à déguster avec les fameux bretzels et fromages régionaux, Et pour le dessert un excellent Kugelhopf ou peut-être du pain d’épices, c’est en fait là qu’est née cette délicatesse et de nos jours, dans les cuisines typiquement alsaciennes, une cinquantaine de types différents sont cuisinés.
Est-ce que je vous ai intrigué? Je l’espère car je peux absolument vous assurer qu’un voyage dans cette région de conte de fées, patrie de la belle et de la bête avec Requewir et Eguisheim vous fera TOMBER AMOUREUX de leurs ruelles étroites figées dans le temps avec les jolies maisons à colombages et les habitants très polis qui sont toujours prêts à vous aider. Ce qui est également très intéressant, c’est que vous trouverez probablement plus de cigognes que de pigeons dans cette magnifique région ! Alors bonne chance et comme on dit ici
BON VOYAGE O Gute Reise
Litterae
rubrica di "componimenti letterari, temi svolti, prosa o poesie, dei nostri alunni"
Insieme per la scuola - Scrittori di Classe. L’iniziativa prevede un concorso di scrittura creativa che mette insieme il piacere della lettura e della scrittura, con l’esigenza di diffondere temi di grande importanza e di attualità. L’edizione di quest’anno ha avuto come riferimento MINECRAFT e il mondo virtuale: “Avventure per un mondo migliore”. Come portare sul mondo reale le avventure di Minecraft? Leggete il nostro racconto e lo scoprirete … e non dimenticate di dare un’occhiata ai nostri disegni!
Alicia alla scoperta di sé
classe II F
Venerdì dopo la scuola, tornando a casa vidi i miei genitori e mia sorella Julia, seduti sul divano: dovevano parlarmi. Era sicuramente un discorso sulla mia timidezza (per chi non lo sapesse io sono molto timida); non è colpa mia, ma quando sono con gli altri mi blocco, non riesco a parlare e i miei si sono sempre preoccupati per questa cosa. Mi hanno invitato a sedermi con loro e mio padre ha cominciato: “ Alicia saprai già che tua sorella parte con gli scout, ma il tutore non le permette di camminare bene, tu dovrai accompagnarla”. Loro sanno che mi trovo male con altre persone e preferisco stare da sola; anche su Minecraft (il mio gioco preferito) non dialogo con gli altri giocatori.
Il giorno della partenza ero arrabbiata e mi venne in mente quando i capi scout, qualche giorno prima, mi avevano rivolto delle domande sulla sopravvivenza nel bosco; avevo risposto perfettamente: io so come si sopravvive nel bosco. Il giorno era arrivato, mentre piegavo i vestiti che mi sarebbero serviti per il campo, mia sorella Julia entrò in camera mia dicendo: “Alicia, sbrigati! Scendi subito a fare colazione che fra dieci minuti arriverà il bus.”
Salutai i miei genitori, salii sull’autobus, tutti erano felici, ma per me quel percorso di centocinquanta chilometri, che mi separava dal mio mondo, fu una sofferenza.
Giunti al campeggio arrivò la più terribile delle notizie e capii perché i capi mi avevano fatto le domande sulla sopravvivenza, qualche giorno prima: sarei diventata capo squadra di un gruppo di bambini di dieci anni. Diventai furiosa, ma non lo dimostrai, non ero in grado di badare da sola a dei bambini senza l’aiuto di nessuno. I capi ci diedero le indicazioni per montare le tende, io e il mio gruppo la costruimmo lontano dagli altri, e dopo un po’ iniziarono le attività.
La prima attività prevista fu una gara: procurarsi vari materiali per fare una costruzione; chi
avesse realizzato la costruzione più bella avrebbe vinto. Incredibile! Riuscii a spiegare ai miei compagni di squadra come e quali materiali recuperare, e stupendomi di me stessa mi sentii un ottimo capo. Avevo trasferito nella realtà tante cose apprese nel mondo virtuale di minecraft e non pensavo potesse essere possibile. Lavorammo a quella impresa tutto il giorno e la vittoria fu nostra. Mark, il capo di un’altra squadra, non fu d’accordo, protestò, disse che la mia era solo la fortuna del principiante e che le prossime volte non l’avrei passata liscia. Non fui in grado di rispondere per timidezza e poi non sapevo cosa dire.
I capi scout dissero a noi capisquadra e agli altri bambini di andare a dormire e di non uscire dalle nostre tende senza il loro permesso. Il mattino seguente, ripensando a quello che aveva detto Mark, stavo iniziando a credere che la mia fosse davvero la fortuna del principiante e mi demoralizzai, ma Julia mi disse che ero in grado di fare qualsiasi cosa e che non dovevo essere triste per colpa di una persona che, in fondo, non mi conosceva . Dopo la colazione siamo tornati in tenda per prepararci per fare un’escursione in montagna. Julia ovviamente non è potuta venire per colpa del suo tutore, infatti alcune settimane prima era caduta dalla bici e si era fatta male.
Volevo restare con lei per non farla rimanere sola ma un capo scout mi disse che ci avrebbe
pensato lui. Dopo circa due ore, arrivammo in cima, c’era un bellissimo panorama: il cielo era pieno di striature colorate. Fino ad allora queste cose le vivevo solo virtualmente e fu incredibile pensare che tutto ciò che facevo su Minecraft poteva essere reale. Più tardi abbiamo fatto un bellissimo picnic e siamo rimasti lì fino a tardi, e non pensai più alle parole di Mark, che mi avevano turbata molto.
Tornati dall'escursione eravamo stanchissimi. Il giorno seguente mi svegliai e andai a fare
colazione. Dopo aver finito di mangiare eravamo pronti per una caccia al tesoro: con l’aiuto di una mappa, dovevamo trovare nel bosco degli scrigni con all’interno delle pietre colorate. Non è stato facile, ma anche questa volta, ho messo in atto una serie di strategie imparate su minecraft e io e la mia squadra abbiamo vinto la sfida. Anche Mark si avvicinò e, stavolta, non per prendermi in giro ma per congratularsi. Da quel momento tutta la mia timidezza stava scomparendo, mi sentivo parte di qualcosa, pensavo che avevo portato a termine qualcosa di reale, mi sentivo davvero bene. Non avevo mai mostrato le mie abilità per paura di sbagliare o di essere giudicata, ma in queste settimane avevo mostrato la vera Alicia. Ringraziai Mark, e felice, da quel momento in poi decidemmo di collaborare per tutte le attività che avremmo fatto: escursioni, gare di cucina, giochi, costruzione di oggetti.
Quelle magnifiche due settimane erano finite. E’ stata una bellissima esperienza, in questa avventura sono cambiata tantissimo e ho imparato l’ importanza di stare in gruppo e tutto ciò che avevo imparato da un gioco virtuale potevo farlo benissimo nella vita vera con la gioia di stare con gli altri. Non credo che dimenticherò mai questa avventura (e pensare che all'inizio non volevo neanche andare), sono state delle settimane in cui ho ritrovato la vera Alicia, infatti sono tornata a casa come una persona nuova, ho scoperto il valore dell’amicizia e della condivisione.
disegno di Nina Perniciaro e Maya Rispoli - II F
***
“L’isola dei misteri”
classe 3G
Marco, Chiara e Faris sono finalmente in vacanza su un’isoletta sperduta con le rispettive famiglie che si conoscono da sempre. Saranno due settimane fantastiche di mare, gelati e... Minecraft! I tre amici sono infatti dei giocatori appassionati. Durante la prima gita in barca, però, un’onda anomala sbalza i loro zaini fuoribordo con dentro tutte le loro cose, cellulari compresi. Non c’è niente da fare, sono irrecuperabili e sull’isola non esistono negozi in cui comprare dei cellulari nuovi. “Che volete che sia,” dice la mamma di Marco. “Ci si diverte benissimo anche senza videogiochi.” Chiara allora esclama: “Dobbiamo fare come in Minecraft! Esplorare! È quello che sappiamo fare meglio! Non sarà poi così diverso nella vita reale, no?” E così per i tre amici inizia una vacanza alternativa che, loro non lo sanno, sarà piena di avventure e anche di un bel mucchio di guai...
Una volta sbarcati sulla spiaggia, le rispettive famiglie si recano in hotel, mentre i tre ragazzi decidono di fare un giretto nei dintorni. Cammina, cammina, i tre ragazzi, senza rendersene conto, si allontanano molto dall’albergo e stentano a ritrovare la via del ritorno.. allora si guardano l’un l’altro, con occhi pieni di incertezza e un pizzico di eccitazione. Chiara esclama: “Dobbiamo trovare un rifugio prima che faccia buio e arrivino i mostri.”
Marco si domanda, spaventato: “Ma come faccio io a giocare a Minecraft, senza il mio maialino Pinuzzu?”
Allora Faris dice: “Dai Marco, ti troverò un altro maialino. Intanto dobbiamo costruirci un rifugio. Che ne dici di quella collina laggiù?”
“Perfetto, mettiamoci all’opera!” - dice Chiara.
“Wow, che posto meraviglioso - esclama Faris - Sembra davvero un mondo nuovo!”. Successivamente Chiara aggiunge: “Dobbiamo trovare i materiali utili per cominciare a costruire.”
“Prima di tutto craftiamo qualcosa!” dicono tutti insieme, e dopo aver scherzato un po’, riprendono il cammino verso la collina.
Vedono subito una foresta dalla quale ricavano tutta la legna necessaria. Costruiscono una porta sicura, che possa proteggerli dai mostri, con del legno di quercia e le finestre di vetro, create usando la sabbia.
Dopo un’ora, che per loro sembra volare, la loro casa è pronta.
È una casetta non molto spaziosa ma, nonostante questo, funzionale. Al suo interno ci sono tre letti colorati che danno un aspetto accogliente alla casa. Decorata con un quadro, ha anche un blocco accanto ai letti con una lanterna. Non molto lontano dai letti sono posizionate due fornaci affiancate da una crafting table. Vicino alla porta c’è una cassa capiente per collocare i loro averi. Sul pavimento c’è un tappeto colorato che dà una nota vivace alla stanza.
“Dopo tutto non è così male!”: esclama Marco.
Passano le ore e i ragazzi iniziano ad avere fame, così si procurano delle carote e del pane da un villaggio lì vicino e, dopo aver mangiato, vanno a letto soddisfatti del loro lavoro.
Il giorno dopo, Marco e Chiara si svegliano presto e si accorgono che Faris non è in casa; i due si spaventano molto e cominciano a cercarlo.
Uscendo dalla porta, lo vedono con in braccio un maiale, e Marco si emoziona perché realizza che quello non è un maiale qualunque. Lo capisce dal suo sguardo, dall’intensità dei suoi occhi e dal chiarore della sua magnifica pelle rosa… quello è Pinuzzu!
Marco corre ad abbracciare Faris con gratitudine e subito gioca con il suo nuovo animaletto.
I tre ragazzi decidono di cominciare ad addentrarsi in miniera per cercare di armarsi e trovare i minerali necessari. Trovano quindi una caverna e, con tanta pazienza, iniziano a scavare. Subito dopo essere entrati, si imbattono in un creeper. Spaventati, cominciano a correre, ma si ritrovano in un vicolo cieco. Pensano che quella sarà la loro fine, quando Chiara, con tanto coraggio, colpisce fatalmente il mostro, salvando il gruppo. I ragazzi piangono dalla gioia, e i loro cuori palpitanti iniziano a calmarsi.
Dopo ore, avendo trovato tutto ciò di cui hanno bisogno, si preparano a uscire, ma purtroppo, o forse per fortuna, Marco cade in una spaccatura e si ritrova di fianco a un portale dell’Ender non funzionante. Infatti, per essere completamente pronto all’utilizzo, manca solo un occhio. Decidono allora di andare a esplorare l’Ender, anche se questo li spaventa. Non vogliono sprecare questa occasione e sono intenzionati a viverla al massimo.
I ragazzi si mettono subito all’opera: hanno bisogno dei diamanti. Dopo un’ora passata a scavare, iniziano a perdere la pazienza, pensando di non essere all’altezza di questa difficile impresa. Per fortuna, proprio quando stanno per arrendersi, Chiara trova un diamante. La caverna si riempie di gioia e risate, ma allo stesso tempo di ansia, perché devono trovarne tre per costruire un piccone. Finalmente Faris si fa coraggio e inizia a scavare. Cominciano a urlare di felicità quando vedono altri tre diamanti pronti per essere estratti.
Riescono a uscire dalla caverna soddisfatti: ora devono solo costruire i picconi in diamante e trovare dell’ossidiana all’interno di una caverna. Una volta costruiti i picconi, con l’ausilio di un secchiello, versano dell’acqua sulla lava, creando così l’ossidiana. Una volta estratta, costruiscono il portale e gli danno fuoco usando un accendino. Restano fermi davanti ad esso, pietrificati dalla paura, perché non sanno cosa aspettarsi da questa nuova dimensione. Si danno la mano e, tutti insieme, saltano nel portale.
Approdano in un castello di piglin, i quali, appena si accorgono della loro presenza, li inseguono cercando di ucciderli. I ragazzi allora scappano, fino a quando un mostro, che non molto dopo si rivela essere un hoglin, si scaglia contro di loro. Dopo parecchio tempo passato a fuggire dai mob presenti in questo mondo, riescono a nascondersi. Ma a un certo punto Chiara vede un Blaze: è il mostro che serve loro per trovare il tanto desiderato occhio.
I tre sono sopraffatti dalla paura e nessuno vuole scontrarsi con quel mostro. Marco è terrorizzato e abbraccia Pinuzzu, pensando che non sopravvivranno. Per fortuna, Chiara prende in mano la situazione e, con il suo arco, scocca tre frecce che risultano letali per il Blaze.
L’occhio cade proprio accanto a loro, ma quando Chiara sta per prenderlo, vedono un piglin che cerca di attaccarla. Pinuzzu la difende con successo, ma rimane ferito. Marco allora urla, spaventato per il suo maialino, pensando che quelli siano i suoi ultimi momenti con lui. Fortunatamente, Pinuzzu non riporta ferite gravi, e i tre ragazzi, scampati al grave pericolo, speranzosi, si avviano verso il portale.
C’è solo un problema: non ricordano la via d’uscita! Quando stanno per essere presi dal panico, e qualcuno ha anche iniziato a piangere, Chiara esclama: “Non vi preoccupate ragazzi, ho piazzato lungo il cammino dei blocchi di legno. Non sarà difficile trovare l’uscita.” Allora, tutti insieme, si incamminano verso il portale e, una volta tornati nell’overworld, rientrano in miniera per inserire l’occhio, appena trovato, nel portale.
Una volta inserito, i tre ragazzi si guardano spaventati, emozionati ma, allo stesso tempo, pronti a combattere l'Ender Dragon. Dopo essersi buttati, provano solamente terrore: sono circondati da Enderman che li seguono continuamente e non danno loro tregua. I tre ragazzi combattono con spavalderia gli Enderman, usando tutte le armi che hanno, ma questi, grazie alla capacità di teletrasportarsi, hanno sempre la meglio sui tre.
Capendo che quei mostri sono troppo forti per loro, i ragazzi decidono di scappare. Corrono e corrono, finché si ritrovano faccia a faccia con l'Ender Dragon, che li osserva attentamente. Chiara e Faris, colpiti da una scarica di adrenalina, si sentono carichi e pronti a combattere quella mastodontica e terrificante creatura. Allora sguainano le spade e si fiondano sul drago, cercando di ucciderlo, ma il drago, esperto e
potente, non si lascia nemmeno sfiorare. Prima che i ragazzi possano correre, esso vola su una torre e sputa fuoco verso Chiara e Faris.
Chiara, trovando un riparo, decide di provare a colpire il drago da lontano con il suo arco. Ma la giovane non ha esperienza nel tiro con l'arco e manca la creatura più volte. Faris, invece, tenta di attaccarlo da vicino con la spada, ma il drago sputa ancora fuoco contro di lui. Fortunatamente, Faris riesce a ripararsi con il suo scudo resistente.
Intanto Marco, insieme a Pinuzzu, si sono nascosti dietro ad una torre. A un certo punto, il maialino decide di andare ad aiutare Chiara e Faris, ma mentre corre verso Chiara, viene colpito dall'Ender Dragon con un colpo di coda e rimane ferito. Marco, infuriato, sguaina la sua spada e si scaglia contro l'Ender Dragon. La creatura, intenta a sputare fuoco contro Faris, si accorge dell'arrivo di Marco solo quando sente la sua spada trafiggergli il petto. Il drago abbassa lo sguardo verso Marco e, dopo aver osservato il suo volto e i suoi occhi intensi e scuri, si lascia cadere a terra e muore.
Chiara e Faris lo guardano stupiti, ma ad essere ancora più sorpreso è Marco, incredulo del suo gesto impavido e impulsivo. Chiara, Faris e Pinuzzu corrono ad abbracciare Marco, che si mette a piangere per la gioia di vedere il suo adorato Pinuzzu. I tre ragazzi e Pinuzzu, dopo questo commovente momento, si mettono attorno al portale dell'Ender, fanno un respiro profondo e si tuffano al suo interno, come se fosse una piscina.
Una volta tornati sull’isola, vedono l’insegna dell’hotel in lontananza e decidono di correrle incontro. In quel momento, il mondo che hanno creato, scompare all'improvviso, riportandoli alla realtà. Scompaiono la loro casa, Pinuzzu, il villaggio, il portale e la miniera. Tutto il loro duro lavoro svanisce in un istante, ma i tre amici non sono tristi. Stranamente, sono felici di aver potuto vivere questa esperienza senza il bisogno di uno schermo.
"Ragazzi, è da qualche minuto che vi cerchiamo, state bene?" - chiede la mamma di Faris. E Chiara risponde: "Come minuti? Noi siamo stati via tre giorni."
I genitori iniziano a ridere, pensando che sia uno scherzo, ma non hanno idea dell'avventura fantastica che i loro figli hanno appena vissuto.
***
Elogio dell’errore
Cronaca di un compito in classe
di Maria Chiara La Bua - Classe 3^E
Era un lunedì mattina della seconda media. Un giorno di scuola come tutti gli altri direste, ma no, quello non era un giorno come tutti gli altri, quel giorno avrei dovuto affrontare la verifica di Geometria.
Ero agitata, ma non preoccupata, poiché il giorno prima avevo studiato per tutto il pomeriggio. Niente poteva andare storto.
Appena arrivata davanti la scuola intravidi, coperti da un muretto, i miei compagni, intenti a provare ad indovinare il voto che avrebbero preso e ad interrogarsi sul programma. Mi avviai verso di loro e più mi avvicinavo, più venivo accolta da frasi del tipo “Se prendo otto urlo” oppure “Come fai a dire che prenderai un’insufficienza se prendi sempre dieci?”. Appena raggiunsi i miei coetanei, quasi nessuno si accorse di me perché il pensiero della verifica li aveva accecati. Poco dopo essermi fatta notare, suonò la campana ed entrammo in classe. Appena arrivò la professoressa con le copie stampate della verifica, capii che il momento decisivo era arrivato, quello che avrebbe influenzato il mio voto nella media in positivo o in negativo. La professoressa distribuì i fogli e diede il via al countdown dell’ora.
Improvvisamente mi sentii l’adrenalina in tutto il corpo e svolsi la prima parte della verifica senza alcun dubbio; girai la pagina e ….. Il mio corpo si svuotò, il tempo si fermò, eravamo solo io e l’esercizio. Quell’esercizio era basato su una parte di appunti di un quaderno vecchio che mi ero dimenticata di controllare. Non riuscivo a pensare, la mia testa era un caos, un recipiente così pieno di domande che stava per esplodere. Mi sforzai al massimo per completare la verifica e la consegnai.
Avevo paura del risultato, dell’errore che non avrei dovuto commettere.
Io non ci ero riuscita, io non avevo fatto abbastanza, io non avevo un buon metodo di studio!
Dopo essermi sfogata con me stessa capii che era inutile piangersi addosso, avevo sbagliato? Sì ma si poteva rimediare.
Nell’arco della settimana mi impegnai molto nello studio, cercando di capire cosa sbagliavo.
A quella verifica non presi un bel voto, ma quello fu l’unico intoppo avuto in quella materia, l’unico numero basso in mezzo a una mandria di voti alti.
Ancora oggi cerco sempre di migliorare e quando faccio un errore il mio primo pensiero è quello di rimediare al meglio.
Questa esperienza ha messo alla prova la mia capacità di autonomia nel gestire i problemi.
Ma ho capito che gli errori servono per migliorarsi non per piangerci sopra!
L’amore viene da dentro
di Riccardo Bongiovanni, II H
L’amore viene da dentro
È un fuoco che ti sa sopraffare,
e quando lo senti non lo puoi controllare.
Quando la persona perfetta troverai,
sarai fortunato, non lo scorderai,
e per sempre amarla vorrai.
Io l’ho trovata e con questa poesia voglio raccontarla:
è l’amore perfetto,
e già l’ho detto.
È come una regina del mare,
che ogni mio sentimento sa dominare.
Quando la vedo non so più parlare
ed è per questo che la voglio amare.
Forse ancora non l’hai incontrata,
o non è come l’avevi sognata,
ma non importerà,
perché l’amore vero,
se reciproco, per sempre resterà.
CONCORSO DI POESIA
“ASPHYXSIA”
LA PORTA DELLA CONSAPEVOLEZZA
di Riccardo Albamonte 3ªI
Siamo noi a dire basta,
con bandiere, striscioni e cori
attraversando le vie del centro
per urlare che la terra è esausta.
Il suo respiro, rotto e affannato, collassa
e ruba il futuro
di chi non comprende che il tempo passa,
sempre più rapace,
dinanzi ad una massa incapace,
muta o inerte,
che non combatte e non ribatte,
non si indigna e non protesta,
con clamore,
la sua scelta di ricostruire il futuro
del nostro ferito ed ansimante pianeta.
Il futuro è nostro
e la terra non ci aspetta,
la sua anima agonizzante non accetta compromessi,
cerca aria pulita,
acqua pura, verde, pulsante e vivida vita.
Ma...
sembra ormai una storia sbiadita
che scivola veloce tra le dita
di un'umanità smarrita...
che ha deciso di non rimarginare
con le sue laboriose dita
le piaghe insanguinate di una madre colpita,
offesa e scavata
fin nelle sue lacere viscere,
arrabbiata e in rivolta
con chi l'ha tradita,
ancora una volta.
Il desiderio di cambiare le cose può essere
la porta della consapevolezza,
uno spiraglio di coscienza,
un viaggio di purificazione
che richiede passione e ci spinge all'azione,
con responsabilità e convinzione,
per recuperare la filiale missione
di rispettare colei che,
ormai estenuata nelle sue sfibrate fibre,
ci ha sempre tenuto in vita,
con la sua meravigliosa bellezza e maestosa armonia.
O nostra dolce e paziente Terra-Madre,
aiutaci ad allontanare da noi la triste profezia
di un mondo che ci respinge,
nemico di chi gli è nemico,
vittima di chi ne sarà vittima,
carnefice di chi oggi
riduce a brandelli la sua carne
in nome di un progresso insostenibile
per chi, come te, ci sostiene da millenni!
LA PORTA DELLA CONSAPEVOLEZZA
di Andrea Boccadutri 3ªI
Io confuso nel mio cielo
cerco uno spiraglio di luce
fra i miei pensieri,
è una ricerca affannosa per la mia mente.
Ecco un lampo, un raggio di luce che illumina la via,
che mi spinge alla porta tanto desiderata.
La porta si apre,
la mente si rallegra,
quel corpo che di strada
ancora ne deve fare,
vola leggero alla meta.
Io, al centro del raggio di luce,
tra un'estate radiosa
e un inverno desolato,
raggiungo il mare della verità e consapevolezza.
È dolce questo pensiero
come la gioia di riabbracciare un amico
che credevi perduto.
Tutto appare nuovo,
non riconosco me stesso,
le cose attorno a me acquistano una nuova luce.
Ora sono libero.
AL FUOCO
Dialogo distopico tra l’uomo e il fuoco
di Gabriel Carlino 3ªI
- Amami, perché mi hai creato,
piangi, me ne sono andato,
odiami, perché ti ho ferito,
amami, perché io ti ho aiutato.
- Sopprimesti in me la gioia,
cancellasti la mia vita,
estirpasti il mio dolore,
desti tutto tranne amore.
Cadde il mondo,
pianse il vento,
la gran fine che dettammo
nel destino fu cucita
andò oltre ogni spazio.
Ed il grande paradiso
quel lucente bel sorriso
giacque tutto nell’oblio
nulla é mai stato mio.
- Parlami, perché non son morto
chiamami, perché non ti sento
guardami, io cosa ho fatto?
Pentiti, tutto hai distrutto.
-Ma col sangue evaporato,
il sentiero che hai lasciato
sterminasti ogni cosa,
terminasti il testo in prosa.
Tu che hai spezzato il tempo
hai taciuto ogni lamento
mietitor senza rimorso
volgi un canto all’universo
Visse la fiamma,
la guerra fu persa,
fu la tua danza,
morte e passione
frutto di ogni dolore.
E tutto stringo tra le braccia,
corpo morto senza faccia,
tra la cenere ed il vuoto
la mia psiche lui si mangia.
- Accoglimi, sto arrivando,
rassègnati, sta finendo,
respira, per l’ultima volta,
osserva il tuo peccato,
paga, questo hai ottenuto.
- La mia mente sta svanendo,
ogni istante me ne pento,
ogni attimo ho sperato
tutto resta immutato.
Le lancette son cadute
ore ed ore qua sprecate
mentre il fiato or svanisce,
delicato ei m’avvolge.
Il fuoco.
LA PORTA DELLA CONSAPEVOLEZZA
di Luigi Cecala 3ªI
Eccolo, è arrivato, l'ultimo passo verso l'oblio,
ma, in fondo, a voi, a tutti, al mondo,
che cosa altro posso dire io?
Anch'io c'ero mentre toccavamo il fondo
e mentre quella lenta passeggiata, era di corsa.
L'abbiamo uccisa, col nostro inquinamento immondo,
La stessa che ci aveva stretto in una morsa,
per proteggerci. La nostra casa, la nostra mamma,
il nostro rifugio, la nostra più grande risorsa.
Quando siam arrivati, in lei ardeva una fiamma,
che con la nostra acqua, sporca e inquinata, abbiamo spento.
Abbiamo trasformato la più bella commedia in un dramma.
Ormai è finita, ma se ascolto bene, ancora ti sento,
con il tuo calore, i tuoi mari, che non ci sono più
e spesso ripenso al tuo bel cuore, non mento.
Addio per l'ultima volta, e grazie per quel che fu
Addio per l'ultima volta, e scusaci per cos'è accaduto
Addio per l'ultima volta, e scusaci per averti portato fin quaggiù
“I giovani ricordano la Shoah”
La partecipazione al concorso “I giovani ricordano la Shoah” ha condotto allo studio di “Wiegala”, una ninna nanna scritta da Ilse Weber per accompagnare suo figlio Thomas ed altri quindici bambini, il 6 ottobre del 1944, nelle camere a gas di Auschwitz. Entrando nelle presunte docce cantando, l’inalazione profonda per seguire la musica, avrebbe accelerato e quindi alleggerito la loro agonia.
LA PROMESSA CHE PIÙ NON RIACCADA!
di Riccardo Albamonte 3ªI
Nel mondo ci furono
Donne, Uomini, Bambini
che soffrirono
atroci e tremendi abomini.
Alcuni la chiamarono
Soluzione finale,
in realtà fu non più che
un’ignobile barbarie,
un folle progetto criminale.
Ancor oggi dobbiamo tutti ricordare
L’oscuro baratro di quella macchina di morte micidiale.
Pezzi…non uomini,
numeri tatuati,
incisi su ossute carni di sommersi e di salvati.
Per la sola, innocente colpa di essere nati…
Tra fredde pareti dove i prigionieri
tracciavano graffiti di dolore…
si consumò l’Orrore!
Poi un colpo,
un treno sbuffante,
una fila silenziosa di creature vuote e dolenti…
Urla, Lampi, Luce, Fiamme.
Fumo, Gas, Cenere…
Ancora e ancora Morte!!!
E nulla fu più come prima.
E nulla sarà più come prima.
Si compie un viaggio di disperazione
Con le membra martoriate e stanche
Perché la storia non sia una
Inesorabile ripetizione.
Nella nebbia della notte nera
Tra baracche popolate di spettri scavati,
gelidi e lividi relitti di fantasmi affamati,
donne e uomini violati,
Coperti di stracci,
Danzarono e cantarono
Senza nome
con le ali spezzate.
Anche la catastrofe unisce
Nel dolore e nell’impotenza.
Olocausto di un’anima persa,
sacrificio di attonite ombre,
offese ed arrese
all’indicibile ecatombe.
Si compì allora il lugubre cammino verso il nulla,
la tremenda caduta
nel pozzo immondo di coscienze intorpidite e
annichilite,
frammenti aguzzi di lame grondanti
sangue…
La Shoah, vergogna e peccato inestinguibile
Di uomini indifferenti
che non ebbero più nulla di umano,
eternamente per noi risuona
Come avvertimento
A mai più assuefarsi al Male.
Pietra durissima e preziosa su cui inciampare,
per ricordare,
per non negare ciò che è stato,
per cancellare il pericolo dell’oblio,
per scolpire nei nostri cuori
come sigillo perenne, consacrato a Dio,
La promessa che più non riaccada!
Alcuni alunni della 3ªI hanno immaginato di dialogare con la ninna nanna della scrittrice.
NINNA NANNA
Luigi Cecala 3ªI
Fai ninna, fai nanna, mio bimbo, lo sento
risuona la lira al soffiare del vento
lo stesso che ora sbatte sui muri di cemento,
che racchiudono quel triste campo di concentramento,
nel verde canneto risponde l'assolo
del canto dolce dell'usignolo.
Mentre tu sei qui, triste, morente e solo,
e quell’usignolo ha già spiccato il volo.
Fai ninna, fai nanna, mio bimbo, lo sento
risuona la lira al soffiare del vento.
E qui ricordiamo ancora il tuo cuore, ormai spento,
e qui si sente ancora il tuo triste pianto.
Fai ninna, fai nanna, gioia materna
la luna è come una grande lanterna
e mentre qui già la tua vita si ferma,
neanche il tuo corpo sarà degno di un'urna,
sospesa in alto nel cielo profondo
volge il suo sguardo dovunque nel mondo.
L'umanità ormai ha toccato il fondo:
propagande naziste con sangue e morti sullo sfondo.
Fai ninna, fai nanna, sereno riposa,
dovunque la notte si fa silenziosa!
Neanche una tomba, neanche una rosa,
non sei una persona, sei solo una cosa!
Tutto è quieto, non c'è più rumore,
mio dolce bambino, per farti dormire.
In un mondo in cui la tua morte non fa scalpore,
in un mondo in cui la tua morte non fa soffrire.
Fai ninna, fai nanna, sereno riposa,
dovunque la notte si fa silenziosa!
Per ciò che non hai fatto hai ricevuto l’accusa,
quindi chiudo con un sentito e triste, scusa.
RICORDA
Gabriel Carlino 3ªI
Vivi e veglia, amore mio, io lo sento,
sorgon le grida, vive il lamento,
nel buio sentiero canta la morte,
ti strappa il respiro, questa é la sorte.
Vivi e veglia amore mio,sí, lo sento,
sento il cuore ormai fermo,
solo un pianto silenzioso,
scese lá il fato violento.
Guarda, osserva, dolce infante,
l’aria qua é assai pesante,
si erge immondo il mietitore
all’inferno circostante.
Guarda, osserva dolce infante,
sí, osserva attentamente,
tra lo scuro penetrante,
sfugge un gran baglior lucente.
Canta, ispira, bel bambino,
canta al mondo, tu sii fiero
fai rumore, tutto é quieto,
fai rumore, te ne prego.
Ogni lacrima versata,
ogni anima migrata
grida al mondo una storia,
che non va dimenticata.
Ricorda.
SVEGLIATI
Lorenzo Bongiorno 3ªI
Svegliati, apri gli occhi e respira. Vivi quelli che ti circonda e capisci che pensare al presente è ciò che ti fa apprezzare il dono della vita.
Svegliati, apri gli occhi e respira. Pensa a passato per comprendere la tua fortuna, a quello che hanno passato degli innocenti come te, e a chi fu privato del diritto di far ciò che tu puoi fare, di apprezzare, di gioire. Di respirare.
Svegliati apri gli occhi e respira. Non lasciare che le ceneri di ogni sogno bruciato volino via con il vento dell’ignoranza; informati e impegnati per non dimenticare le agonie che la stupidità e i pensieri maligni hanno sprigionato all’uomo, scambiandolo per un oggetto.
Svegliati, apri gli occhi e ammira. Ammira la gioia dei bambini che corrono, i fiori che sbocciano e l’acqua che scorre; ammira l’arte e la bellezza, guarda ciò di cui era privo quel campo, ormai diventato un cimitero di speranze, e che ancora oggi il solo pensiero mi allontana dal comprendere la mente umana, e la sua perversione.
Svegliati, apri gli occhi e respira. Questa volta, voglio che pensi al futuro, per non ripetere ciò che ti disgusta tanto, per creare un luogo migliore, dove al posto di un cimitero ci sia una culla, una culla di speranze che mi faccia stimare ciò di cui tutti noi siamo capaci.
Svegliati, apri gli occhi e ricorda. Ricorda ciò che subì quel corpo esile, privo di ogni difesa e spogliato della sua dignità. Fa che quel ricordo ti serva da lezione e ripudia la violenza sotto ogni sua forma.
Svegliati, apri gli occhi e respira. Non fare in modo che rimanga nel passato, fa’ che sia un assiduo pensiero, per rendere quel campo, un prato fiorito.
ChristmasTime
COME “VESTIRE” IL TUO ALBERO DI NATALE QUEST’ANNO
di Manfredi Maria Drago-3D
Salve a tutti, Natale è ormai alle porte! E ognuno di noi non vede l’ora di montare il proprio amato albero di Natale, se ancora non lo avete fatto, vi aiuterò io con qualche consiglio di “moda natalizia”. Allora, l’albero di Natale è un simbolo dalla storia molto antica, basti pensare che già i primi cristiani iniziarono a festeggiare con l’albero di Natale il 25 di dicembre, anche se già i celti, celebravano il mese di dicembre con il nostro caro “abete rosso”. Ovviamente la prima cosa che metterete in casa è proprio l’ALBERO! Nonostante i siti di moda consiglino per quest’anno la modernità in tutto e per tutto, io vi consiglio il classico abete verde. In secondo luogo, vengono le LUCI, la scelta delle quali dipende da diversi fattori: intanto dalle pareti della vostra casa, e quindi a seconda di ciò dovrete comprare luci calde o fredde, io personalmente sull’albero di Natale preferisco quelle calde. Un altro fattore è la dimensione, se il vostro albero è grande allora dovrete optare per fili di luce più lunghi con le lampadine più grosse, in modo tale che non risulti sgradevole, vale anche per il contrario.
Le DECORAZIONI: quest’anno va di moda uno stile elegante che comprende lucine argentate, nastri e altre decorazioni sui toni del blu o del rosa, io invece non mi sento di consigliare uno in particolare, perché lo stile dipende soprattutto dal tipo di personalità. Ad esempio, io che sono uno a cui piace fare le cose in grande ma allo stesso tempo sono legato alla tradizione, vi consiglio il classico rosso e oro, con qualche decorazione non convenzionale, magari realizzata da voi stessi.
Adesso completiamo il nostro amico albero, con due parti essenziali: LA BASE E LA PUNTA.
Per non lasciare la base spoglia vi consiglio di optare per un tappetino, molto semplice ma originale e stiloso; mentre per la punta opterei per una stella se siete semplici e tradizionali, mentre un puntale se siete persone raffinate;-)
CHRISTMAS BANANA
Ingredienti: banane, fragole, mash-mellow grandi, mash-mellow piccoli, smarties\ m&m, gocce di cioccolato
STEP
1)Prendete una banana e tagliatela a metà e poi infilzatela in uno stecchino, poi prendete un mash-mellow e infilzatelo sopra la banana quindi prendete una banana e togliete la parte superiore, poi infilzatela a sua volta nello spiedino, prendete un mash-mellow piccolo e infilzatelo sopra la fragola infine decorate come nella foto qua sopra
IL PANETTONE
di Lama Lisa- 3C
È il dolce natalizio per eccellenza. Ma com'è nato il panettone?
Panettone, in dialetto milanese “panetun”, deriva dal termine “pan de ton”. Il dolce simbolo del Natale, di Milano ma anche dell’uguaglianza.
Le prime attestazioni storiche riguardanti il dolce risalgono al XIV secolo. All’epoca, come ordinato dagli antichi statuti delle corporazioni, ai fornai, che nelle botteghe di Milano impastavano il pane dei poveri (pane di miglio, detto pan de mej) era vietato produrre il pane dei nobili (pane bianco, detto micca).
Nel 1395 però si decise di concedere un’eccezione a questa regola: il giorno di Natale aristocratici e plebei avrebbero consumato lo stesso pane, regalato dai fornai ai loro clienti. Da quel momento in poi le corporazioni decisero che non dovesse più esistere alcuna distinzione il giorno di Natale. Tutti dovevano consumare lo stesso pane come simbolo di condivisione e uguaglianza.
Era il pan de ton, cioè di tono, di lusso, fatto di frumento, con burro, zucchero e zibibbo. Era il panettone, un dolce davvero per tutti.
RICETTA
INGREDIENTI
Per un panettone da 1 kg
500 g di farina Manitoba; 8 g di lievito di birra; 100 g. zucchero; 200 ml. latte; 80 g. burro (morbido); 2 uova (medie); q.b. scorza di arancia (grattugiata)
PROCEDIMENTO
Tagliate il burro a pezzetti e mettetelo in una ciotola capiente. Unite lo zucchero e con un cucchiaio di legno mescolate fino a renderlo cremoso. Unite le uova e mescolate con un cucchiaio di legno il composto. Scaldate leggermente il latte. Unite il lievito di birra al latte e lasciatelo sciogliere. Mescolate bene e versate latte e lievito nella ciotola degli altri ingredienti. Aggiungete la scorza d’arancia e mescolate ancora l’impasto. A questo punto unite la farina a pioggia ed impastate benissimo con la mano. Copritelo con un foglio di pellicola trasparente e lasciatelo lievitare per almeno 4 ore. Quando l‘impasto sarà lievitato, mettetelo su un piano di lavoro leggermente infarinato e lavoratelo per qualche secondo. Formate una palla e mettetela nello stampo dopo averlo imburrato. Lasciate lievitare il panettone per altre 2 ore, deve arrivare a circa 2 cm dal bordo dello stampo. Accendete il forno in modalità statica a 170° e fatelo scaldare benissimo. Mettete il panettone facile sul ripieno centrale. Fatelo cuocere per circa 45 minuti controllando spesso la superficie senza però aprire lo sportello del forno.
CHRISTMAS COOKIES
Ingredienti: uova, zucchero di canna, sale, cioccolato fondente, farina, cacao in polvere, lievito per dolci, burro, smarties\m&m, mini pretzel
STEP
Fate sciogliere 105 g di cioccolato fondente in un pentolino insieme a 55 g di burro nel frattempo in una ciotola mischiate: 55 g di uova, 100 g di zucchero di canna e un pizzico di sale poi mescolate per circa 4 minuti con un mixer quindi aggiungete il cioccolato ormai fuso successivamente aggiungete : 75 g di farina, 10 g di cacao in polvere e una bustina di lievito per dolci. Mescolate il composto e mettetelo su una teglia facendo delle palline (non troppo grandi). Mettete in forno a 180 gradi per 13 minuti, quando i biscotti saranno pronti decorateli come nella foto.
Buon divertimento!