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QUELLO CHE CONTA: SEMI DI CAMBIAMENTO
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QUELLO CHE CONTA: SEMI DI CAMBIAMENTO
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QUELLO CHE CONTA: SEMI DI CAMBIAMENTO
storie di persone ordinarie che fanno cose straordinarie e creano la differenza
Puoi ascoltare gli articoli di questa rubrica letti da noi inquadrando i QrCode o cliccando sull'immagine
Spettacolare
rubrica di recensione "Libri, film, concerti e teatro"
"Non dirmi che hai paura"
recensione di Viola Meli e Tommaso Montalbano classe III G
Il 14 marzo 2025 con la mia classe ci siamo recati al cinema Tiffany per assistere alla proiezione del film: “Non dirmi che hai paura”.
Questo film racconta la storia di Samia Yusuf Omar, una giovane atleta somala che cresce in un contesto di violenza e difficoltà sociali ed economiche. Sin da piccola Samia coltiva la sua passione per la corsa, grazie all’aiuto del cugino, che diventa il suo “allenatore”.
Samia riesce a vincere una gara cittadina anche grazie al sostegno del padre, che aveva perso poco prima la gamba durante una sparatoria.
Pieno di orgoglio, ma con scarse possibilità economiche, le regala una fascia Nike, promettendole che in futuro le avrebbe regalato un paio di scarpe nuove.
Purtroppo quel giorno non arrivò mai: il padre muore in un’esplosione poco dopo avere acquistato le scarpe, che non avrà mai la possibilità di darle.
Samia sogna le olimpiadi e vi prende parte nel 2008 a Pechino, dove gareggia i 200 metri arrivando ultima, ostacolata dalla difficoltà di allenarsi nel suo paese.
Dopo Pechino, Samia vuole raggiungere il suo obiettivo: Londra 2012. Decide di partire nella speranza di raggiungere l’Europa ,ma durante il viaggio, la barca subisce un malfunzionamento. Samia, vedendo una speranza di salvezza in un’altra barca, si tuffa per chiedere aiuto, ma affoga tragicamente, quando un uomo la trascina sott’acqua.
La storia di Samia rappresenta un vero e proprio inno al suo coraggio perché, nonostante le difficili condizioni in Somalia legate alla guerra, alla povertà e al contesto sociale, lei non si dà per vinta.
La determinazione di Samia ci offre tanti spunti di riflessione: non ci si deve lasciare abbattere dalle discriminazioni, tutti devono avere un sogno e alimentarlo come ha fatto Samia che ha raggiunto le Olimpiadi.
La sua vita è un simbolo di speranza, sacrificio e coraggio nell’affrontare le sfide più difficili.
Tutte le video-recensioni ai libri che vi consigliamo potete trovarli nella nostra playlist di YouTube:
Outer banks
di Giorgia Basile e Sonia Biondo III C
Oggi io e la mia compagna di classe, Sonia,vi parleremo di una serie molto amata nel 2020. Si tratta della storia di un gruppo di amici adolescenti che vivono nella famosa isola chiamata “Outer Banks”, divisa in due classi sociali: quella dei ricchi chiamati i “kook” e quella della gente meno fortunata, i “pogues”. Tra i kook e i pogues c’è un incredibile astio che va avanti da generazioni. I personaggi principali sono:“John B” figlio di Big John, il protagonista ( interpretato da Chase Stokes) che fa parte del mondo dei pogues insieme a “JJ”, suo fedele amico, interpretato da Rudy Pankow, “Kiara” e infine “Pope”. Invece dal mondo kook possiamo citare: Rafe , Wheezie e Sarah Cameron, figli di Warde e “Topper”, migliore amico di Rafe e fidanzato di Sarah. Troviamo anche qualche personaggio esterno a entrambe le classi sociali, ad esempio “Shoupe” il poliziotto, accompagnato dallo “sceriffo Peterkin”. Il protagonista, John B, è un ragazzo orfano e carismatico che vive da solo dopo la misteriosa scomparsa di suo padre, un uomo ossessionato dalla leggenda del tesoro che si trovava sulla Royal Merchant, una nave affondata secoli prima con all’interno un enorme carico d'oro. Infatti la scomparsa del padre di John B, dà inizio a tutte le sfide che i ragazzi dovranno affrontare per risolvere l’enigma. Dopo un uragano che colpisce le Outer Banks, John B e i suoi tre migliori amici JJ, Pope e Kiara si imbattono in una barca affondata al cui interno trovano una bussola appartenuta al padre di John B, contenente indizi che suggeriscono che la sua ossessione per il tesoro era reale e che potrebbero essere vicini alla meta agognata. Questa scoperta dà il via alla loro avventura. I pogues decidono di seguire gli indizi lasciati dal padre di John B, sperando non solo di trovare l’oro ma anche di capire cosa sia successo realmente a Big John. Dopo vari scontri contro i kook, la loro caccia al tesoro li porterà a scoprire nuove amicizie e amori.Un elemento cruciale della prima stagione è la relazione che si sviluppa tra John B e Sarah Cameron, inizialmente appartenenti a due mondi opposti, lui era un pogues e lei una kook, però i due capiscono di essere fatti l’uno per l’altra e Sarah si unisce a John B e ai suoi amici alla ricerca del tesoro perduto. Il finale della stagione è carico di suspance e colpi di scena con la scoperta del tesoro e un tragico evento che costringe John B e Sarah a fuggire dall'Outer Banks dando il via agli eventi che ci condurranno alla seconda stagione. John B e Sarah quindi fuggono alle Bahamas per trovare l'oro che è stato rubato,il gruppo dei pogues cerca nel frattempo di dimostrare l'innocenza di John B accusato ingiustamente dell'omicidio dello sceriffo Peterkin. nIntanto nuovi nemici entrano in gioco tra cui Limbrey interessata a un misterioso artefatto: la croce di Santo Domingo. I ragazzi dopo aver affrontato molte peripezie, riescono finalmente a tornare a casa ma vengono subito coinvolti in nuove avventure e tradimenti. Infine Pogues naufragano su un'isola che chiamano Pougelandia mentre scoprono che il padre di John B è ancora vivo. La terza stagione inizia con il salvataggio dei ragazzi che si ritrovano però nuovamente catapultati nel pericoloso mondo nella caccia al tesoro; questa volta però la posta in gioco è ancora più alta: la leggendaria città di El Dorado. La grande novità di questa stagione è il ritorno inaspettato di Big John che si credeva morto, Nella quarta stagione i personaggi crescono, maturano e iniziano a porsi domande sul proprio futuro e l'equilibrio tra amicizia, amore e sfide del mondo reale è sempre più messo a dura prova. Insomma cosa insegna la serie "Outer Banks"? Per prima cosa ci insegna i valori dell'amicizia: infatti vediamo che i protagonisti sono disposti a tutto l'uno per l'altro anche a costo della propria vita. Altri valori importantissimi sono la determinazione e il coraggio che li aiuta ad affrontare ostacoli, pericoli e ingiustizie senza arrendersi mai. E infine crediamo che uno degli insegnamenti più importanti sia la crescita personale che ogni personaggio compie, affrontando paure, errori e responsabilità.
Cuciniamo
rubrica di "cucina, ricette e pasticci"
Dieta mediterranea e originalità:
una ricetta semplice e gustosa
di Emanuele Carollo I E
Cerchi un’idea originale per portare in tavola il gusto mediterraneo tipico della cucina siciliana? Se non ti accontenti della parmigiana di melanzane o della pasta alla Norma, il rotolo di melanzane potrebbe essere l’ideale per un antipasto o un piatto unico diverso dal solito! Protagoniste sono ovviamente le melanzane, non fritte ma grigliate e trasformate nella base per una sorta di arrotolato ricco di gusto ma facile da preparare!
Ingredienti
Per una porzione da 8 persone di questo gustoso piatto ci vuole: 1 kg di melanzane, 400 g di pelati, olio, 1 spicchio di aglio, 50 g di cipolla, sale, 250 g di scamorza, 200 g di mozzarella,200g di prosciutto cotto, 70 g di pecorino romano grattugiato, e basilico fresco.
Preparazione
Per cominciare bisogna affettare le melanzane con uno spessore di circa 4 mm e grigliarle su una bistecchiera fino a ottenere la rigatura (non è necessaria la spurgatura). Mentre stanno a intiepidire fare un soffritto di aglio e cipolla tritati con olio. Dopo averlo appassito per circa 10 minuti, aggiungere i pelati rotti per bene. Aggiustare il sale e far cuocere per 10-15 minuti a fuoco medio. Una volta cotto spegnere il fuoco e aggiungere le foglie di basilico spezzettate. Grattugiare alla julienne grossa la scamorza e tritare la mozzarella che si metterà a perdere acqua dentro ad un setaccio sospeso in una ciotola fino al momento dell’utilizzo.
Composizione
Sul piano di lavoro sovrapporre di due dita i lati più lunghi di due fogli di pellicola lunghi 50 cm, in modo da formare un rettangolo abbastanza grande da contenere successivamente il rotolo. Quindi disporre le fette di melanzane sovrapponendole leggermente tra loro fino a ottenere un rettangolo da 30 x 35 cm. Distribuire sopra 2/3 del sugo di pomodoro preparato lasciando libere da ogni ingrediente due dita di melanzane sul lato superiore più lungo. Cospargere di pecorino grattugiato, poi realizzare uno strato di fette di prosciutto cotto. Completare cospargendo con la scamorza grattugiata e la mozzarella tritata (tienine da parte un cucchiaio per ciascuna che ti servirà per la superficie del rotolo). A questo punto, ripiegare i bordi più corti a destra e a sinistra del rotolo di melanzane di un paio di cm., per non fare fuoriuscire il ripieno durante la cottura. Aiutandosi con la pellicola, arrotolare il tutto nel senso della larghezza, partendo dal bordo inferiore, per arrivare a quello superiore. Lasciare la chiusura del rotolo verso il basso.
Cottura
Trasferire il rotolo su una placca foderata con un foglio di carta forno, cospargere la superficie con il sugo di pomodoro tenuto da parte, con la provola e il pecorino avanzati e inforna in forno statico a 180° per 15 minuti. Lasciare leggermente intiepidire prima di decorare con qualche fogliolina di basilico fresco e tagliare il tuo rotolo a fette.
Conservazione
Si può conservare il rotolo di melanzane per 2-3 giorni in frigo dentro un contenitore ermetico ma è sconsigliato congelarlo
La cassata
di Chiara De Luca I E
clicca qui per scaricare la mia ricetta speciale per la cassata siciliana
La Cassata Siciliana
Storia, Tradizione e Gusto di un’Icona Dolciaria
di Lisa Lama III C
Tra i dolci simbolo della pasticceria siciliana, la cassata occupa un posto d’onore. Non è soltanto un dessert: è un concentrato di storia, arte culinaria e identità culturale dell’isola. La cassata nasce in Sicilia durante la dominazione araba, intorno al IX secolo. Il suo nome deriva dal termine arabo qas’at, che indicava una grande ciotola tondeggiante, probabilmente quella usata per mescolare gli ingredienti. Fu proprio grazie agli Arabi che arrivarono in Sicilia ingredienti esotici come la canna da zucchero, gli agrumi, la mandorla e la ricotta di pecora zuccherata – elementi oggi imprescindibili nella cassata. Nel corso dei secoli, il dolce si è evoluto, arricchendosi di influenze normanne, spagnole e barocche. La forma attuale, con i tipici decori in pasta reale (marzapane) e la frutta candita, risale al periodo barocco e veniva preparata nei conventi, dove le suore erano maestre della decorazione. La cassata tradizionale si compone di pan di Spagna imbevuto di liquore (di solito rosolio o maraschino), farcito con crema di ricotta dolce e gocce di cioccolato, il tutto ricoperto da uno strato di marzapane verde e glassa di zucchero, sormontato da un tripudio di frutta candita colorata. Ogni elemento ha un valore simbolico e gustativo: dolcezza, ricchezza, e una chiara impronta mediterranea. Tradizionalmente consumata a Pasqua, oggi la cassata è presente tutto l’anno, simbolo della pasticceria siciliana nel mondo. Esistono anche versioni più semplici, come la cassata al forno, meno scenografica ma altrettanto gustosa, dove l’involucro è di pasta frolla e la farcitura più rustica. In ogni sua forma, la cassata racconta la storia di una terra ricca di contaminazioni, passioni e contrasti. Un dolce che è molto più di una ricetta: è un racconto di Sicilia.
UNA RICETTA DA LECCARSI I BAFFI
di Carla Barcellona I E
Il solo pensiero mi fa venire l’acquolina in bocca. Vi voglio parlare di un piatto non italiano di cui vado matta. Si tratta di un piatto unico dell’Europa dell’est la cui ricetta ha subito varie modifiche prima di arrivare nelle mani di mia madre, il gulash!
Il gulash è un piatto tipico ungherese nato nel Medioevo, quando i mandriani usavano cuocere in grossi paioli (pentole di ghisa appese al fuoco) carne di manzo con strutto, cipolla, paprica, carote e patate (quindi, in origine, senza pomodoro). Questo piatto, che molti assimilano a uno spezzatino, nasce più come una zuppa che serviva a scaldare e a sostenere i bovari (il termine gulyàs in ungherese è un aggettivo che significa proprio “alla bovara”) che trasportavano manzi pregiati verso i mercati di Vienna, Venezia e Norimberga. Dalle praterie il gulash arriva in un secondo momento, nel XV secolo, nelle case borghesi, per poi diventare il piatto simbolo dell'Ungheria. Con il tempo, la ricetta del gulash si è evoluta anche in base ai cambiamenti della società, incorporando altri ingredienti, come il pomodoro o i peperoni, che oggi sono considerati elementi fondamentali. Liquido o più solido, come viene preparato nell'Europa Centrale, dove si fa asciugare rendendolo più simile a un piatto di carne in umido, il gulasch si prepara con carne di manzo che, dovendo cuocere a lungo, deve essere ricca di tessuto connettivo e di grasso.
Questa è la ricetta del gulash di casa mia
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
1Kg di manzo disosssato (spalla o collo); 1Kg cipolla mondata; 500g di doppio concentrato di pomodoro (estratto di pomodoro); Olio extra vergine di oliva; 120 ml di vino rosso; 2 lt di Brodo di carne; Farina q.b. - aromi: paprica dolce, curcuma, salvia e rosmarino polverizzati, maggiorana, alloro. Pepe nero. Sale
PROCEDIMENTO
Tagliate la carne a bocconcini, non troppo piccoli e infarinateli leggermente. Io li metto direttamente in un sacchetto per alimenti insieme alla farina, chiudo e sbatto bene, in questo modo la carne sarà perfettamente infarinata in un attimo.
In un tegame abbastanza capiente, scaldate l’olio e fate rosolare le cipolle mondate nell’olio a fiamma bassa, fino a doratura.
Alzate la fiamma e unite i bocconcini di manzo e fateli rosolare insieme per qualche minuto.
Aggiungete la paprika e sfumate con il vino rosso. Lasciate sfumare a fiamma viva per qualche minuto. Salate leggermente e spolverate con il pepe nero
Unite il concentrato di pomodoro e amalgamate il tutto.
A questo punto unite qualche mestolo di brodo fino a ricoprire la carne, abbassate la fiamma e coprite con un coperchio, lasciando un piccolo spiraglio. Proseguite la cottura per 1 ora e mezza.
A metà cottura, mescolate insieme gli aromi e uniteli alla preparazione insieme alla foglia di alloro. Proseguite la cottura…
A fine cottura, regolate di sale e servite il Gulasch tedesco con purè o anche solo del pane per preparare una scarpetta deliziosa! Io preferisco accompagnarlo con il riso allo zafferano, da leccarsi i baffi!
Le crêpes
di Giulia Todaro I E
Le crêpes possono essere servite sia come dolce che nella versione salata. Le crêpes sono sempre un'ottima idea, da quando sono arrivate dalla Francia in Italia. Esse sono nate, come molti piatti, come cibo povero ma ricco di significato. Alla base della ricetta ci sono sempre gli stessi ingredienti cioè: latte, farina e uova.
ASPETTI STORICI
Pare che risalgano al V secolo. Si narra che il pontefice Gelasio per sfamare i pellegrini francesi arrivati in pellegrinaggio a Roma abbia ordinato ai propri cuochi di realizzare una pietanza semplice ma molto nutriente. Così realizzarono una sfoglia a base di uova e farina. Infatti, grazie a questo racconto, in Francia le crêpes simboleggiano l'amicizia.
La crêpe più famosa è la Suzette (foto) ricoperta da una crema d'arancia e dal liquore Grand Marnier.
RICETTA - Crêpes dolci per 6 persone:
250 g.Farina; 2 Uova; 500 ml.di latte; Burro q.b.; Zucchero q.b.
Queste crêpes condite con la nutella sono tra le più desiderate dai ragazzi.
Crêpes salate - L’impasto base è lo stesso però non si aggiunge lo zucchero e possono essere farcite in ogni modo: Ragù; Formaggi, Verdure, Salumi e tutto ciò che si vuole.
PREPARAZIONE
Per cuocere le crêpes è necessaria una padella liscia anti aderente con un bordo basso. La preparazione delle crêpes viene versata in piccola dose nella padella fatta riscaldare a basse temperature con una noce di burro, dopo un po' la si può girare e fare cuocere per pochissimi minuti, infine così sottile e buona si può farcire con tutte le leccornie che desideriamo.
Sulle rotte di Ulisse:
il viaggio di Massimo Bottura
di Carlotta Gazzani, classe II H
Ulisse è uno degli eroi più famosi dell'antica Grecia, protagonista dell'Odissea, un poema che racconta le sue avventure. È un re molto intelligente e astuto, che affronta viaggi incredibili per tornare a casa, ad Itaca, dopo la guerra di Troia. Ma il suo viaggio non è affatto facile, si imbatte in sfide che sembrano impossibili da superare. Tuttavia, Ulisse è sempre pronto a usare la sua mente per risolvere i problemi e trovare soluzioni creative. È un uomo coraggioso, che affronta mostri, tempeste e difficoltà senza mai arrendersi, ma anche furbo e ingegnoso. La sua voglia di tornare dalla sua famiglia lo spinge a non arrendersi mai, anche quando tutto sembra perduto. Ulisse è un esempio di perseveranza, determinazione e astuzia. La sua storia ci insegna che, anche quando la strada è difficile, non bisogna mai smettere di lottare per ciò che è importante. In un certo senso, è un simbolo di chi cerca sempre di oltrepassare i propri limiti e di imparare da ogni esperienza. Ulisse è un personaggio complesso: a volte agisce per raggiungere il suo obiettivo, senza pensare troppo alle conseguenze morali delle sue azioni; dimostra che l’eroismo non è solo fatto di coraggio, ma anche di sacrificio e di scelte difficili. La sua storia ci mostra che anche gli eroi possono avere dei difetti, ma che il vero eroismo sta nel non arrendersi mai, nonostante tutto.
Un esempio di "Ulisse contemporaneo" potrebbe essere in ambito culinario Massimo Bottura, uno dei più famosi chef italiani a livello internazionale, che ha spinto i confini della cucina tradizionale italiana e ha affrontato sfide creative e sociali nel suo percorso. Bottura è il fondatore e chef del ristorante “Osteria Francescana”, che ha ottenuto numerosi premi, tra cui tre stelle Michelin e il titolo di miglior ristorante del mondo da parte della rivista Restaurant nel 2016 e nel 2018. La sua cucina è un perfetto equilibrio tra la tradizione italiana e l'innovazione, e Massimo Bottura è noto per la sua capacità di reinterpretare piatti storici in modo radicale, mescolando tecniche moderne e ingredienti inediti. Ma Bottura non è solo uno chef di talento: è anche un uomo impegnato a usare la propria visibilità per promuovere progetti sociali, come “Food for Soul”, un’organizzazione che ha creato per combattere lo spreco alimentare e fornire pasti a persone in difficoltà. Le sue Refettori, ristoranti temporanei in diverse città, servono cibo di alta qualità a persone in situazioni di vulnerabilità sociale, con l’obiettivo di dimostrare che tutti meritano un pasto sano e gustoso, indipendentemente dalla loro condizione economica. Bottura è un "Ulisse contemporaneo" perché, come il leggendario eroe greco, ha affrontato numerosi ostacoli e ha sempre cercato di oltrepassare i limiti. Non solo ha spinto oltre i confini della cucina, mescolando tradizione e modernità in modo audace, ma ha anche utilizzato la cucina come mezzo per risolvere problemi sociali urgenti, come la povertà e lo spreco alimentare. La sua continua ricerca dell'innovazione e la sua visione globale, che va ben oltre il semplice fare cucina, lo rendono un esempio perfetto di un "Ulisse contemporaneo" nel campo culinario.
Historia
rubrica di "personaggi, avventure e eventi della storia"
Processo alla strega Lucia di Calvi
Tribunale della Santa Inquisizione
Anno Domini 1562, Palermo
classe II G
Nella settimana dello studente la 2^G della scuola secondaria di I grado ha messo in scena la storia. Streghe, giudici, prigioni sono usciti dal libro di testo per rivivere in una rappresentazione che ha visto gli studenti artefici e protagonisti del loro processo di apprendimento
IL MONACHESIMO
di Federico Di Maggio I E
Alla fine del V secolo si diffonde in Italia il monachesimo. Si tratta di una forma di vita religiosa in cui i monaci vivono insieme in un monastero dove pregano e riflettono sugli insegnamenti di Gesù sotto la guida di un abate. Il monachesimo, nato in Oriente già nel IV secolo, si diffonde in Occidente soprattutto grazie a Benedetto da Norcia,l a cui regola di vita comunitaria si basava su due attività essenziali
-la preghiera, da fare sette volte al giorno
-il lavoro, considerato una forma di preghiera a Dio.
“Ora et labora” ,prega e lavora,era la formula di vita dei monaci benedettini. Una volta entrati in monastero, i monaci non dovevano allontanarsene mai. Inoltre, non potevano possedere nulla di personale ma dovevano condividere i beni. Non potevano ricevere visite o lettere dai familiari senza il permesso dell’abate, a cui dovevano totale obbedienza come a un padre. La giornata di un monaco iniziava alle tre del mattino con il “mattutino“una lunga preghiera comunitaria. Seguivano altre ore di preghiera durante il giorno, sette in tutto, intervallate da attività lavorative come l’agricoltura, la costruzione di edifici, l’istruzione dei giovani e l’assistenza ai bisognosi. I monaci benedettini, infatti, si dedicavano anche alla cura dei malati,coltivando erbe mediche e creando rimedi naturali. I monasteri erano anche centri di studio, perché i monaci imparavano a scrivere e copiare i libri. In quell’epoca, infatti, non esisteva la stampa ed era necessario scrivere a mano ogni libro e questo era il compito dei monaci amanuensi. Essi lavoravano nello “scriptorium“ una stanza ben illuminata, dove trascrivevano i testi su pergamene realizzate con pelli di pecora.Dopo la copiatura i manoscritti venivano decorati con miniature e rilegati con copertine pregiate. Grazie al paziente lavoro degli amanuensi molte opere della letteratura e filosofia antica sono giunte fino a noi. I monasteri benedettini hanno svolto un ruolo fondamentale nella storia d’Europa, contribuendo alla conservazione del sapere,alla diffusione del cristianesimo e al progresso della civiltà. Il monachesimo benedettino continua ad esistere oggi, con diversi monasteri che seguono la regola di San Benedetto mantenendo viva la tradizione monastica.
La Seconda Rivoluzione Industriale:
Un'epoca di innovazioni!
di Gaia Di Blasi III C
Avete presente quando escono un sacco di nuove app o nuovi modelli di telefono tutti insieme? Beh, la Seconda Rivoluzione Industriale è stata un po'; così, ma invece di app e telefoni, sono arrivate invenzioni che hanno cambiato la vita di tantissime persone. Una delle novità più "wow" è stata sicuramente l'elettricità. Immaginate le città illuminate di notte, le fabbriche che potevano lavorare anche quando non c'era il sole, e nelle case... la luce con un semplice interruttore! Prima si usavano le lampade a gas o a olio, molto meno pratiche e sicure. L'elettricità ha dato una spinta enorme ad un nuovo stile di vita. Poi c'è stato il petrolio, una nuova fonte di energia che ha portato all'invenzione del motore a scoppio. Questo ha significato la nascita delle automobili, all'inizio un lusso per pochi, ma che piano piano hanno iniziato a popolare le strade. Pensate che libertà poter viaggiare e andare dove si voleva! Un'altra invenzione incredibile è stata il telefono. Poter parlare con qualcuno che si trovava lontano, magari in un'altra città, era una cosa impensabile prima. Il telefono ha reso le comunicazioni molto più rapide e ha avvicinato le persone. Ma le novità non finiscono qui! Nelle fabbriche sono arrivate nuove macchine e un modo di lavorare più organizzato, la catena di montaggio. Immaginate tanti operai che fanno ognuno un pezzettino di un oggetto, rendendo la produzione molto più veloce ed efficiente. Questo ha portato alla produzione di molti più beni, anche se spesso il lavoro in fabbrica era duro e logorante. Queste sono solo alcune delle invenzioni e delle novità che hanno caratterizzato la Seconda Rivoluzione Industriale. Un periodo di grande cambiamento che ha gettato le basi per il mondo moderno in cui viviamo oggi. È affascinante pensare a come queste scoperte abbiano trasformato la vita delle persone e continuino a influenzare il nostro presente.
Luigi XIV e la monarchia assoluta
di Riccardo Bongiovanni e Luciano Caruso, classe 2^H
Chi era il Re Sole e perché è così famoso? Nel 1638 nasce Luigi XIV della dinastia dei Borbone, destinato a diventare uno dei sovrani più potenti della storia europea. Con l’aiuto di importanti ministri come Richelieu e Mazzarino, la monarchia francese si rafforza sempre di più, dando inizio all’assolutismo, un sistema in cui tutto il potere è nelle mani del re. Raggiunta la maggiore età (all’epoca, tredici anni) Luigi fu incoronato a Reims nel giugno 1654, sposò Maria Teresa d’Austria, figlia del re di Spagna Filippo IV, che poneva fine alla decennale guerra tra i due regni. Alla morte di Mazzarino, nel marzo 1661, decise di abolire del tutto l’incarico di primo ministro, da quel momento in poi, tutti i ministri sarebbero stati scelti solo dal sovrano. Il re doveva essere il centro pensante e dirigente dello Stato. Luigi si fece chiamare Re Sole (in francese, le Roi Soleil), perché come il Sole dava luce e moto a tutti i pianeti, così il Re doveva essere la fonte prima e unica del potere, dettando la sua volontà ai ministri e ai loro satelliti, assimilabili ai pianeti che vi ruotavano intorno. Con Luigi XIV il re non si limitava più a regnare, ma governava, e, nella fusione di queste due funzioni, risiedeva il cuore dell’assolutismo monarchico. Per poter realizzare il suo ambizioso progetto, Luigi XIV aumentò il potere di attrazione che la corte aveva sui nobili, essa doveva diventare il simbolo dello splendore e della potenza della monarchia. Decise di costruire una reggia enorme e sontuosissima in un terreno paludoso ad alcune decine di chilometri dalla capitale: Versailles. Nel 1682 Luigi XIV vi fissò stabilmente la sua residenza e vi richiamò i migliori artisti, musicisti, letterati francesi e stranieri, facendo di Versailles un enorme centro di divertimento e di svaghi. Imprigionata nella “gabbia dorata” di Versailles, l’aristocrazia fu così costretta a risiedere lontano dalle proprie terre, allentando i rapporti con le popolazioni locali e lasciando campo libero all’azione degli intendenti, mentre le spese sempre più elevate che essa doveva sostenere per tenersi al passo con la moda cortigiana - carrozze, abiti, cavalli, giochi d’azzardo - finirono per indebolirla. Per finanziare il suo regno, Luigi aveva bisogno di molto denaro e si affidò a Colbert, un ministro esperto di economia. Colbert varò un vasto programma economico-commerciale incentrato sul protezionismo e sull’interventismo statale: innalzò i dazi doganali, costruì nuove vie di comunicazione interne (strade e soprattutto canali), potenziando i porti e la marina e incoraggiando la formazione di compagnie commerciali e coloniali. Cercò di far entrare più denaro possibile nel regno, esportando beni di lusso come arazzi e porcellane. Lo stesso sforzo di accentramento, interessò anche la sfera religiosa. Luigi XIV abolì la libertà di culto, facendo del cattolicesimo l’unica religione della Francia. Per quanto riguardava le cose di questo mondo, il re non aveva ormai altro superiore che Dio stesso: era veramente assoluto, cioè “sciolto” (dal latino absolutus) da ogni vincolo umano. Il 1° settembre 1715 Luigi XIV si spense a Versailles. Con lui si chiudeva quello che Voltaire definì nel 1751, in una sua celebre opera, Le Siècle de Louis XIV. Quale bilancio si poteva trarre da questo regno durato settantadue anni? Indubbiamente sotto Luigi XIV la Francia conobbe una straordinaria stagione di crescita economica, di fioritura delle arti e della letteratura, di sostanziale stabilità politica e guadagnò, seppur a prezzo di guerre sanguinose ed economicamente dispendiose, una compattezza e un’ampiezza territoriale fino ad allora sconosciute. Allo stesso tempo, però, la sua politica di potenza, all’estero, e di gloria personale, in patria, comportarono delle spese sempre più insostenibili, che consumarono le finanze statali, e richiesero una politica fiscale sempre più severa e oppressiva, che non mancò di sollevare proteste e malcontenti. Alla morte di Luigi XIV, insomma, la Francia aveva già lasciato alle spalle il momento di maggior splendore e cominciava a mostrare segni di debolezza, portando già in corpo i sintomi della crisi che l’avrebbe portata alla fine del Settecento, alla Rivoluzione.
Fashionable
rubrica di "moda, tendenze, personaggi e social."
BRAND MODA - TOP TEN 2025
di Vittoria Imbergamo III D
Negli ultimi mesi, i brand che troviamo nella top ten sono:
Bottega Veneta, con la sua famosissima borsa POUCH, dal design minimalista;
Versace, con le sue TRIGRECA SNEAKERS, dai dettagli iconici come il logo Versace ben visibile;
Balenciaga, con la CAGOLE BAG, con un design audace e dettagli borchiati;
Jaquemus, con la sua ricercatissima CHIQUITA, disponibile in diversi colori e diverse misure;
Moncler, con l’iconico PIUMINO, che molte celebrità hanno reso famoso in tutto il mondo;
Gucci, con la famosissima GUCCI GG MARMONT, diventata uno dei prodotti più iconici del brand;
Saint Laurent, con la sua bellissima LE 5 À 7, dal design elegante e casual;
Prada, con la borsa più iconica del brand RE-EDITION 2005: dal 2005 una dei prodotti più venduti del brand;
Valentino, con le SNEAKERS ROCKSTUD: i loro dettagli borchiati le rendono riconoscibili all’occhio;
Miu Miu, con la classica MIU WANDER: con un mix di lusso e comodità ha conquistato il cuore degli acquirenti.
MODA PRIMAVERA ESTATE 2025
Tendenze, curiosità e... dritte
di Gloria Camerota - II F
Per scoprire le tendenze della prossima estate, ho intervistato un’esperta di moda, la mia amica e consigliera Caterina.
D: quali saranno i colori moda della prossima estate?
R: certamente troveremo il bianco, colori coloniali impreziositi da fantastici e particolari ricami. Ma non mancheranno il blu, il rosso e le mie amate righe di tutte le dimensioni. Avremo un ritorno allo stile marinaro classico.
D: anche la prossima estate avremo vestiti morbidi e taglio oversize?
R: si. Indosseremo tuniche di seta, tessuti sottili, morbidi, seta e lino.
D: sarà più di tendenza il costume intero, due pezzi o trikini?
R: si avrà un ritorno agli anni 50; costumi interi con il ferretto e modelli pushup.
D: quali accessori non dovranno mai mancare?
R: in ogni armadio dovrà esserci un caftano super colorato, con stupende fantasie floreali, senza dimenticare golf rosso, t-shirt a righe e abitino in lurex.
D: quale sarà il look adatto alle ragazze della mia età?
R: obbligatorio per noi giovani donne indossare short jeans e canotta a righe.
Ringrazio la mia amica Caterina per aver dato a me e a tutti noi tanti preziosi consigli di moda. Infine ricordiamoci che ognuno deve creare il proprio look a proprio gusto, perché non é necessario seguire esclusivamente ciò che moda e social impongono.
Audrey Hepburn
L’icona di stile degli anni 60’
di Francesca Cottone - III C
Audrey Hepburn è stata una delle attrici e ballerine più amate del XX secolo. Oltre ad avere un particolare talento nel teatro era anche una donna di un’eleganza impressionante. Tutte le ragazze volevano avere la sua grazia e il suo stile, e posso confermare che tutt’oggi, anche se è passato quasi un secolo, lei rimane sempre il nostro punto di riferimento. Una donna di grande successo e fama, un’icona INTERNAZIONALE! Audrey non era solo conosciuta per la sua raffinatezza, ma anche per il suo grandissimo impegno umanitario. Negli ultimi anni della sua vita diventò ambasciatrice dell’ UNICEF, viaggiando in diversi paesi colpiti da guerre e povertà. Non possiamo di certo dimenticare che Audrey è stata una grande stella del cinema! Il suo primo ruolo importante è stato in “Vacanze romane” (1953) dove vinse un Oscar per miglior attrice e da lì in poi la sua carriera decollò con film come” Sabrina”(1954), “Colazione da Tiffany”(1961) e “My Fair Lady”(1964). L’attrice purtroppo morì a 63 anni a causa di un tumore, ma lei è e sarà per sempre ricordata come un simbolo intramontabile di bellezza, eleganza e impegno.
Technological
rubrica di "tecnologia, disegno tecnico e innovazione digitale"
L’intelligenza artificiale a SCUOLA!
Di Karina Rungasamy – Classe 2H
L’intelligenza artificiale (IA) è una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche dei nostri tempi. Nasce come strumento per facilitare la vita quotidiana e ottenere informazioni più profonde e mirate, ma oggi è diventata anche un’opportunità concreta per innovare l’istruzione e migliorare l’apprendimento. L’idea di creare macchine intelligenti non è nuova: già nel primo secolo a.C. l’uomo immaginava dispositivi in grado di imitare il cervello umano. Tuttavia, il termine “intelligenza artificiale” è stato ufficialmente introdotto nel 1955 dallo scienziato John McCarthy. L’anno successivo, nel 1956, McCarthy organizzò la conferenza “Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence”, considerata il punto di partenza dello studio moderno dell’IA. Da quell’incontro sono nati concetti fondamentali come il machine learning, il deep learning, l’analisi predittiva e, più recentemente, l’analisi prescrittiva. Questi sviluppi hanno dato origine anche a una nuova disciplina: la scienza dei dati.
Ma come funziona, in pratica, l’intelligenza artificiale? Il suo meccanismo si basa sulle cosiddette reti neurali artificiali, ispirate alle connessioni tra i neuroni del cervello umano. Queste reti sono in grado di apprendere, riconoscere schemi e trovare relazioni tra dati diversi. Grazie a ciò, l’IA può tradurre testi, riconoscere immagini, scrivere contenuti, controllare robot e persino guidare auto autonome.
In ambito scolastico, i vantaggi dell’intelligenza artificiale sono molteplici. Innanzitutto, permette di personalizzare i percorsi di apprendimento, adattando attività, metodi e contenuti alle esigenze specifiche di ciascuno studente. Questo è particolarmente importante per una didattica inclusiva, capace di valorizzare le diverse abilità degli alunni. Inoltre, introdurre l’IA a scuola significa preparare i giovani ai lavori del futuro, sviluppando competenze digitali e tecnologiche ormai fondamentali nel mondo del lavoro. Infine, l’uso consapevole dell’IA spinge anche a riflettere su temi importanti come l’etica, la sicurezza e la responsabilità nell’uso delle tecnologie.
Naturalmente, ci sono anche degli svantaggi da considerare. Uno dei principali è legato alla privacy: la gestione di grandi quantità di dati personali richiede rigide misure di sicurezza. Un altro problema è rappresentato dal divario digitale: non tutte le scuole e le famiglie hanno accesso agli strumenti tecnologici necessari, rischiando di aumentare le disuguaglianze. Inoltre, un’eccessiva dipendenza dalla tecnologia potrebbe ridurre il rapporto umano tra insegnante e studente. È importante anche che i docenti siano adeguatamente formati per integrare efficacemente l’IA nella didattica. Infine, l’automazione potrebbe ridurre il bisogno di alcune figure professionali, soprattutto nei ruoli amministrativi. Eppure, le potenzialità dell’IA sono già visibili in molte scuole italiane, dove si stanno sperimentando strumenti innovativi come chatbot educativi e sistemi di gestione intelligente delle attività scolastiche. Aziende specializzate come “Assistenza Scuola” collaborano con gli istituti per introdurre queste tecnologie in modo sicuro, rispettando la normativa europea GDPR e garantendo la protezione dei dati personali. L’intelligenza artificiale è una risorsa potente per il mondo dell’istruzione. Se usata con consapevolezza, può rendere la scuola più inclusiva, moderna e attenta ai bisogni di ogni studente. Il futuro è già cominciato: spetta a noi decidere come viverlo e come educare le nuove generazioni a farne parte da protagonisti.
ESPERIENZA INSEGNA
IN UNIVERSITÀ GIÀ DA PICCOLI
Anche quest’anno la scuola ha partecipato a questa attività
di Mattia Pollara e Manfredi Candela, 3G
Quest’anno le classi 3F, 3G e 3L hanno partecipato a una importante manifestazione scientifica che si svolge ogni anno presso il Polididattico dell’Università di Palermo. Questa manifestazione si chiama “Esperienza inSegna” ed è organizzata dall’Associazione Palermoscienza. A ogni nuova edizione viene proposto un tema nell’ambito del quale è possibile svolgere approfondimenti e realizzare un progetto dimostrativo. La manifestazione ha lo scopo di far conoscere ai ragazzi di tutte le età il mondo della scienza e della tecnologia nei suoi diversi aspetti, sia quelli del passato che quelli più innovativi. Il tema proposto quest’anno è stato la “meccanica quantistica".
Arrivati la mattina all’ingresso dell’edificio del Polididattico, in viale delle Scienze, con la professoressa siamo entrati e, raggiunta la postazione assegnata, abbiamo iniziato ad allestire i tavoli per esporre i nostri lavori ovvero: lo spettrometro a scatola e la lampada miscela colori.
Alla manifestazione partecipano ogni anno moltissime scuole di palermo e dintorni, a partire dalla scuola dell’infanzia fino ad arrivare alle scuole secondarie di secondo grado; vi sono anche studenti universitari, in rappresentanza dei propri corsi di laurea, Enti di ricerca e anche diverse associazioni ambientaliste.
Abbiamo così avuto l’opportunità di visitare la mostra e di conoscere studenti di altre scuole che esponevano interessantissimi exhibit sul tema della manifestazione. In particolare ci siamo soffermati presso la postazione della polizia scientifica, dove ci hanno mostrato in che modo vengono prelevate e analizzate le impronte digitali e come rilevare gli indizi sul luogo di un delitto.
In veste di espositori, abbiamo spiegato e dato una dimostrazione del funzionamento dei nostri exhibit a tantissimi visitatori, sia adulti che bambini, acquisendo sempre più sicurezza nel nostro ruolo e consapevolezza dell’importanza del lavoro di squadra, condiviso con gli altri compagni.
Il primo dei nostri exhibit, lo Spettrometro a scatola, è un dispositivo capace, grazie a un reticolo di diffrazione, di scomporre un sottile fascio luminoso nelle sue componenti in lunghezza d’onda e di analizzarle. Lo spettrometro è costituito da una scatola di cartone, il cui interno è rivestito di cartoncino nero, contenente una webcam davanti al cui obiettivo è posto un reticolo di diffrazione. Sulla parete della scatola di fronte alla webcam viene praticata una fessura che serve a far passare il raggio di luce da analizzare. La webcam è collegata a un pc nel quale viene scaricato un software chiamato “Theremino Spectrometer". Questo programma ha la capacità di convertire la luce scomposta nelle sue lunghezze d’onda in uno spettro del quale è possibile analizzare le caratteristiche. Utilizzando diverse sorgenti luminose, come ad esempio led di colori diversi, lampadine a incandescenza, lampade al neon o lampade alogene, è possibile rilevare le differenze tra i loro spettri, individuando lunghezze d’onda e frequenze delle radiazioni emesse.
Il secondo exhibit da noi esposto alla manifestazione è la Lampada miscela colori. Questa è stata costruita grazie ad Arduino 1 e a dei collegamenti realizzati su una breadboard. Su questa sono posti tre fototransistor, coperti da tre filtri diversi che rendono ognuno sensibile solo a una determinata lunghezza d’onda, e un led RGB, in modo che ogni fototransistor sia collegato a uno dei piedini del led. Se isoliamo da altre fonti luminose il sistema dei tre fototransistor e li illuminiamo con una luce di lunghezza d’onda corrispondente a uno solo dei tre, questo genera una corrente proporzionale alla intensità della luce assorbita e la trasmette alla lampada RGV, che si illumina del colore corrispondente. È possibile, quindi, fare cambiare il colore della lampada illuminando i tre sensori e vedere sul monitor del pc i relativi dati, grazie al computer Arduino 1.
Questa esperienza è stata molto formativa per noi ragazzi, ci ha avvicinato al mondo della scuola superiore e dell’università svelando nuove prospettive per il nostro futuro, in maniera particolare nell’ambito della scienza e della tecnologia. Inoltre l’esigenza di esporre davanti a un pubblico vario, di adulti e di bambini, ha rafforzato la sicurezza in noi stessi, la capacità di relazione e ha migliorato il nostro modo di esprimerci, rivelando conoscenza e competenza degli argomenti trattati. Ci siamo tutti divertiti molto, abbiamo scoperto cose molto interessanti di cui prima non eravamo a conoscenza e abbiamo stretto un legame di amicizia anche con i compagni delle altre classi.
Allerta Bufale! Come difendersi dalle fake news!!!
dalla Redazione: Classe II F
Cos’è una fake news? Una fake news è una notizia falsa o ingannevole diffusa intenzionalmente per confondere le persone. Può sembrare vera, ma spesso è costruita per sembrare credibile, sfruttando emozioni come paura o rabbia. Le fake news si diffondono rapidamente tramite social media, chat e siti web poco affidabili.
Come riconoscerle? Ecco alcuni segnali che possono aiutarti a identificare una fake news:
Fonte sconosciuta o sospetta: Se il sito web ha un nome simile a testate giornalistiche famose, ma con piccole differenze, potrebbe essere una bufala.
Titolo sensazionalista: Se il titolo sembra esagerato o troppo drammatico, è meglio verificarlo.
Mancanza di prove: Se l’articolo non cita fonti affidabili o esperti, è un campanello d’allarme.
Condivisione emotiva: Se qualcuno ti chiede di condividere subito senza pensarci, è meglio fermarsi e controllare.
Un esempio di fake news - Un caso recente riguarda un video virale che mostrava una “figura aliena” in un centro commerciale di Miami. La notizia è stata smentita dalla polizia locale: si trattava di un video montato ad arte. Questo dimostra quanto sia facile cadere nella trappola delle fake news.
Come difendersi?
Verifica sempre le fonti: Controlla se la notizia è riportata anche da testate giornalistiche affidabili.
Usa siti di fact-checking: Siti aiutano a smascherare le bufale.
Non condividere senza pensare: Prima di inoltrare una notizia, fermati e chiediti se è davvero vera.
Il ruolo della scuola La scuola è fondamentale nell’educare gli studenti a riconoscere e contrastare le fake news. Attività come laboratori di verifica delle informazioni e discussioni in classe aiutano a sviluppare un pensiero critico. Inoltre, coinvolgere le famiglie è essenziale per creare una rete di consapevolezza.
Conclusione In un mondo sempre più digitale, è importante essere cittadini informati e responsabili. Non lasciarti ingannare dalle fake news: verifica sempre prima di credere e condividere. Solo così possiamo costruire una società basata sulla verità e sul rispetto reciproco.
π Giornata del Pi Greco
di Chiara Abate, Carlotta Gazzani, Beatrice Liga, classe 2^H
Il Pi Day, ovvero la Giornata del Pi Greco, è una ricorrenza internazionale dedicata alla famosa costante matematica π, celebrata con entusiasmo da studenti, insegnanti e appassionati di scienza in tutto il mondo. Il giorno dedicato al pi greco è il 14 marzo: la scelta è ispirata dal formato della data mese-giorno, in uso negli Stati Uniti, in base al quale si indica prima il mese (3) e poi il giorno (14), ottenendo così il numero "3,14", grafia che indica l'approssimazione ai centesimi di pi greco. Inoltre, alcuni celebrano la ricorrenza dalle ore 15, in modo da adeguarsi all'approssimazione 3,1415. La prima celebrazione del "Pi Day" si tenne nel 1988 all'Exploratum di San Francisco, per iniziativa del fisico statunitense Larry Shaw, in seguito insignito del titolo di "Principe del pi greco". Il calendario della prima manifestazione prevedeva un corteo circolare attorno a uno degli edifici del museo e la vendita di torte alla frutta, decorate con le cifre decimali del pi greco (iniziativa dovuta al fatto che pi, in inglese, ha la stessa pronuncia di pie, una torta o crostata tipica dei paesi anglosassoni). Con gli anni, nei dipartimenti di matematica e in varie istituzioni nel mondo si coglie l'occasione per organizzare delle feste. Il pi greco è un numero irrazionale, cioè non si può scrivere sotto forma di frazione. Nel 250 d.C. il matematico cinese Liu Hui, in un'opera nota come I nove capitoli dell'arte matematica, stabilì che il rapporto tra la circonferenza d'un cerchio e il suo diametro doveva essere maggiore di tre. E, in effetti, scoprì le prime cinque cifre: 3.1415. Il pi greco è una costante matematica, indicata con la lettera greca, scelta in quanto iniziale di περιφέρεια, che vuol dire circonferenza in greco. bAnche nella nostra scuola sono state organizzate diverse attività per celebrare questa giornata: giochi matematici, laboratori e quiz, coinvolgendo studenti e docenti in un momento di festa all'insegna della scienza e della creatività.
Blox Fruits
di Giorgio Balsamo e Daniele Crivello, classe 2^H
Se siete annoiati e alla ricerca di un nuovo gioco divertente, vi consigliamo Roblox! Molti di voi non saranno molto convinti di giocare a roblox, però lasciateci continuare. Andate sulla barra di ricerca e cercate Blox Fruits. Blox Fruits è un gioco in cui l’obiettivo principale è avanzare di livello sbloccando spade e frutti. Come funziona? Si inizia al livello 1 e, man mano che si sale di livello, si può arrivare fino al livello 2600. Ma come si fa? Nella mappa sono presenti NPC con cui interagire, che vi assegneranno missioni. Queste missioni consistono generalmente nell’eliminare nemici o affrontare boss, e come ricompensa otterrete soldi e aumenti di livello. Ma non finisce qui: sono presenti armi di tutti tipi, come spade, armi da fuoco e, soprattutto, i frutti. I frutti non sono mela, banana o pera, ma dei veri frutti del diavolo che se mangiati donano poteri come volare o trasformarsi.Questo gioco prende infatti ispirazione dall’anime One Piece, che racconta le avventure di un ragazzino che, per sbaglio, mangia il frutto del diavolo chiamato “Gum Gum”, che gli permette di allungarsi come una gomma. Un altro elemento fondamentale sono gli accessori. Questi oggetti, se indossati, conferiscono dei buff che aumentano la velocità e l’attacco. Prima abbiamo parlato di spade, le spade come si può immaginare non sono normali, hanno delle mosse speciali che si sbloccano con la “maestria” che permette di potenziare gli oggetti tramite l’esperienza. Oltre a spade e frutti, ci sono anche diversi stili di combattimento. Tutti i giocatori partono con lo stile di combattimento base, “Combat”, ma possono cambiarlo per uno più potente. Si ha la possibilità di cambiare lo stile di combattimento in qualsiasi momento, ma una volta cambiato, non è più possibile tornare allo stile iniziale, “Combat”. Inoltre, chi arriva al terzo mare non può più riottenere lo stile base. NON ABBIAMO PARLATO DELLA COSA PRINCIPALE! I MARI! Tutti iniziano nel Primo Mare, che è l’area per i giocatori alle prime armi. Per accedere al Secondo Mare, però, è necessario raggiungere il livello 700+. Per il Terzo Mare, invece, è necessario aver raggiunto almeno il livello 1500+. I Inoltre per “rollare” i frutti dovrete essere al livello 50 e recarsi da Zioles, che si trova nella giungla del primo mare. Sicuramente chiederete un modo per ottenere altri frutti e allora ve lo diciamo! Il trade è una delle cose più importanti del gioco, si possono scambiare i frutti per ottenerne di migliori. Insomma, Blox Fruits è un gioco divertente e pieno di sfide. Vi consigliamo di provarlo!
CAMPIONATO NAZIONALE del DISEGNO TECNICO
anno scolastico 2024-2025
Il 15 maggio si è svolta la seconda finale provinciale del Campionato Nazionale di Disegno Tecnico tra i 67 alunni degli 8 Istituti Comprensivi della provincia di Palermo. I nostri alunni, 15 finalisti, si sono sfidati a colpi di squadra e compasso. L' evento è svolto in collaborazione con Grandi Consulenze srls e Ance Palermo perché "vincere è un gioco di...squadra"!
Podio tutto al femminile e tutto del Marconi alla finale provinciale del Campionato di disegno tecnico! A ottobre si vola a Rieti per la finale nazionale!💪
Naturalmente
rubrica di "Animali, piante e sostenibilità ambientale"
"A scuola con LAV"
plesso Lambruschini
"A scuola con LAV" per esplorare il mondo comunicativo ed emozionale dei cani attraverso la condivisione, il senso di responsabilità e il rispetto.
Bravi i nostri bimbi e le nostre bimbe, grazie a Giorgia Matesi...e grazie anche a Picetta!
WWF:
AIUTIAMO L’AMBIENTE PER UN FUTURO MIGLIORE
di Vincenzo Mancuso III C
Negli ultimi decenni, purtroppo, la natura è stata costantemente minacciata da diverse calamità come l’inquinamento, il cambiamento climatico o la deforestazione. Fortunatamente, però, molte persone hanno deciso di aiutare a preservare l’ambiente e sono nate molte associazioni a difesa del patrimonio naturalistico e, tra le tante nate negli ultimi tempi, quella che si è distinta di più è sicuramente il World Wide Fund for Nature, chiamato comunemente WWF. Il WWF è un’organizzazione non governativa internazionale con sede in Svizzera che opera nel campo della conservazione della natura e della riduzione dell’impatto umano sull’ambiente.
Quest’associazione nasce nel 1961 quando il biologo Sir Julian Huxley, su consiglio dell’amico Victor Stolan, decise di fondare un’ associazione a difesa dell’ambiente insieme a Edward Max Nicholson, un famoso ambientalista e ornitologo. Il nome fu scelto dallo stesso Nicholson mentre la creazione del logo venne affidata all’ornitologo Peter Scott. Egli scelse il Panda Gigante come animale simbolo del WWF, ispirandosi per il disegno a Chi Chi, un esemplare femminile di panda, nonché l’unico Panda gigante residente nel mondo occidentale a quei tempi. Il primo presidente del WWF è stato Bernardo di Lippe-Biesterfeld, principe dei Paesi Bassi, che mantenne la carica dal 1963 al 1976. L’attuale presidente, invece, è Adil Najam. Najam è stato l’autore principale del terzo e quarto rapporto di valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, organizzazione che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2007 per il suo contributo alla comprensione del cambiamento climatico globale. Durante tutti questi anni il WWF si è impegnato nella protezione delle specie salvando molti animali e piante dall’estinzione e combattendo il bracconaggio. Il WWF ha pure combattuto contro il cambiamento climatico promuovendo le energie rinnovabili e lo sviluppo sostenibile. L’organizzazione non ha trascurato la difesa degli habitat creando aree protette in collaborazione con i governi. Negli ultimi tempi il WWF si è concentrato particolarmente nell’educazione ambientale coinvolgendo le persone tramite dei progetti educativi e delle petizioni. Oggi conta oltre 5 milioni di sostenitori, e le sue basi si trovano in oltre 100 paesi. Solo in Italia protegge circa 100 riserve naturali e sostiene 1300 progetti attivi volti a tutelare la natura e a favore della sostenibilità. Noi possiamo sostenere il WWF in molteplici modi, sia tramite donazioni annuali sia acquistando prodotti con il marchio WWF aiutandoli così nel loro operato. Possiamo anche adottare un animale a distanza per aiutare il WWF a proteggere le specie a rischio di estinzione ricevendo in cambio un peluche dell’animale scelto. Il WWF incarna dei valori molto significatavi per questi tempi perché, ora più che mai, la natura ha bisogno di essere protetta. Se voleste tenervi aggiornati sugli ultimi progetti del WWF, vi lasciamo qui sotto il link del sito.
L’ABBANDONO DEGLI ANIMALI
di Sofia Lo Bue III D
Ogni anno, migliaia di cani, gatti e altri animali vengono lasciati per strada, nei parchi o in aperta campagna, senza alcuna protezione, spesso destinati a soffrire enormemente. Questo fenomeno è in crescita infatti, nel 2023, le segnalazioni di abbandono di animali sono aumentate del 15% rispetto all’anno precedente.
La stagione estiva, in particolare, è il picco di questi abbandoni: “per colpa” delle vacanze un numero sempre più grande di famiglie decide di liberarsi del proprio animale domestico per "comodità", questo ci fa capire che la maggior parte delle persone considera l'animale come un oggetto da usare e scartare quando non è più utile. Questo fenomeno porta a gravi conseguenze, infatti gli animali che vengono abbandonati poi si ritrovano a vivere in condizioni di fame, sete, malattia, pericolo e spesso vengono coinvolti in incidenti.
Esistono delle leggi contro l’abbandono degli animali come l'articolo 727 del codice penale che dice: «Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1000 a 10.000 euro». È necessario promuovere una cultura di rispetto e amore per gli animali, facendo attenzione alla scelta di adottare un animale solo quando si è pronti a prendersene cura per tutta la sua vita.
Come combattere questo fenomeno?
Ognuno può contribuire ovviamente prendendosi le responsabilità dei suoi animali e sostenendo le associazioni che promuovono la sterilizzazione e accolgono gli animali abbandonati.Pure la Polizia di Stato ha scelto uno slogan per sensibilizzare l'abbandono degli animali: “non ti porto non parto”.
“Una spesa sostenibile”
di Agnese Giambona - classe II E
Il 5 Febbraio 2025 si è celebrata la XII “Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare”. L’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030 sostiene la necessità di “Garantire modelli di consumo e produzione sostenibili”. Nel nostro piccolo, noi cosa possiamo fare?
Di seguito dei suggerimenti utili per evitare lo spreco alimentare in un dialogo tra padre e figlia.
Io: “Ho scoperto che lo spreco alimentare è uno scandalo! E, secondo me, noi sprechiamo. Un sacco!”
Papa: “Ma che sarà mai, noi buttiamo pochissimi alimenti.
Io: “A scuola abbiamo aderito ad un progetto contro lo spreco alimentare, e lo spreco di cibo parte principalmente da una spesa sbagliata.”
Papà: “Non so di cosa tu stia parlando, spiegami un po’.”
Io: “Si può iniziare facendo una lista della spesa.”
Papà: “Ma io non ho mai tempo, come posso fare?”
Io: “Potresti iniziare facendo una lista fissa che vale per tutte le volte che fai la spesa.”
Papà: “E se ci sono delle offerte?”
Io: “Puoi sempre considerarle e comprare i cibi in offerta tenendo sempre conto della data di scadenza.”
Papà: “Hai qualche consiglio per ordinare e organizzare il pranzo?”
Io: “Potresti dividere gli alimenti e sistemare sul fondo del frigo gli alimenti lontani dalla data di scadenza. E in evidenza quelli più prossimi.”
Papà: “E se volessi conservare la verdura per più tempo?”
Io: “Potresti prendere una verdura, lavarla, tagliarla, metterla in un sacchetto e congelarla.”
Papà: “Hai qualche idea per riutilizzare gli avanzi?”
Io: “Con il pane raffermo puoi fare la bruschetta o la mollica, oppure le verdure avanzate possono essere aggiunte a zuppe o frittate.”
Papà: “E se il cibo avanza lo buttiamo?”
Io: “Assolutamente no! Puoi congelare anche quello per poi scongelarlo nel momento del
bisogno.”
Papà: “Solo così si può evitare di sprecare?”
Io: “No, puoi anche creare il compost, il concime per le piante.”
Papà: “Scusami, ma io ogni volta ritrovo nella dispensa lo stesso cibo, per esempio quattro pacchi di riso tutti uguali, oppure i biscotti che poi diventano vecchi e scadono. Io non vedendoli, ne compro altri che fanno la stessa fine dei precedenti. Anche questo è una forma di spreco?”
Io: “Assolutamente! Potresti quindi conservare questi alimenti in barattoli trasparenti e attaccare su questi delle etichette con scritto il nome dell'alimento e la data di scadenza e prima di andare a fare la spesa assicurarti di non avere già a casa determinati alimenti.”
Papà: “Ma a volte mi dite di comprare delle cose che poi non riuscite a consumare, ammuffiscono e si devono buttare. Qualche idea?”
Io: “Se si tratta di formaggi, salumi, frutta, verdura e altre cose del genere, prendi delle porzioni più ridotte.”
Papà: “E se ……..”
Io: “E se il prezzo dovesse variare? Nessun problema! Il prezzo varia in base al peso.”
Papà: “Ma devo prendere per forza prodotti della marca più conosciuta?”
Io: “No. Puoi anche comprare le sottomarche che a volte sono più genuine.”
Papà: “Va bene, mi hai convinto, ma se tra una settimana dovessimo continuare a sprecare voglio da te altre idee più efficaci.”
Io: “OK, ci sto, e per il momento scrivo su un foglio i 10 consigli che ti ho dato prima.”
Fare una lista della spesa fissa che vale per tutte le volte che si fa la spesa.
Comprare i cibi in offerta considerando la data di scadenza.
Sistemare nel frigo o nella dispensa il cibo posizionando davanti quello più vicino alla data di scadenza e dietro il più lontano.
Congelare la verdura per farla mantenere più a lungo.
Riutilizzare gli avanzi per creare nuovi alimenti (il pane diventa mollica, ad esempio).
Congelare gli avanzi e scongelarli quando servono.
Riutilizzare gli avanzi creando il compost per le piante.
Sistemare gli alimenti in barattoli trasparenti con un'etichetta che indichi il nome dell'alimento e la data di scadenza.
Comprare porzioni più ridotte per evitare lo spreco.
Comprare prodotti di marche meno note che a volte sono più genuini.
IL CANE: l’amico più fedele dell’uomo
di Cicerone Caterina - I E
Il cane è da sempre considerato l’amico più fedele dell’uomo, si distingue dal lupo di cui è considerato una sottospecie. Il cane rappresenta la fedeltà, la protezione e l’amicizia verso l’uomo, infatti, molti dicono che il cane sia il migliore amico dell’essere umano perché è sempre leale, affettuoso e pronto a stare vicino al suo padrone anche nei momenti più difficili, non giudica, non tradisce, non abbandona, è attento e sempre presente. In un mondo che corre il cane ci insegna a fermarci. Che sia da compagnia o un cane da lavoro, tutti sono pronti a dare amore incondizionato. Per questo il cane è davvero considerato il migliore amico dell’uomo. Tante sono le razze, dalle più eleganti alle più buffe, ma come ci ha fatto notare Walt Disney nella “Carica dei 101”, la simbiosi tra cane e padrone è tale da renderli non solo caratterialmente ma anche fisicamente somiglianti!!! Sembra impossibile ma vero, io ad esempio mi sento di assomigliare al mio fedele e amato cane Nino. Ma il cane è anche un impegno che richiede tempo e dedizione. Diventa un vero e proprio membro della famiglia, per questo non può e non deve essere mai maltrattato o addirittura abbandonato come purtroppo accade; non è un semplice “regalo natalizio o di compleanno” del quale ci si può disfare, finita la sorpresa. Un cane è per tutta la vita!.
Il gatto, animale notturno e giocherellone
di Diana Brancato - I E
Il gatto viene definito un animale notturno perché anticamente di notte cacciava i topi che si trovavano nelle fattorie. Io lo posso confermare perché ho un gatto che durante il giorno sonnecchia e di notte è sveglio e va in giro per tutta la casa miagolando. Alcuni pensano che i gatti siano degli animali a cui non importa niente del padrone, ma nel mio caso non è così perché il mio animale è coccolone, dolce e giocherellone e da quando lo abbiamo preso anche mio padre si è affezionato a questo splendido cucciolo peloso. Ho sempre desiderato un animale ma prima non potevo prenderlo per vari motivi. So bene che avere un animale comporta diverse responsabilità, ma ne vale senz’altro la pena. La mia esperienza con i gatti è superpositiva, perchè un gatto fa compagnia ed è molto divertente. Consiglierei vivamente a tutti di prenderne uno. Non ve ne pentirete!!
Curiosità sul parco della Favorita
di Andrea Li Mandri, Giacomo Tedesco, Federico Molina e Samuele Murana, classe II H
Il Parco della Favorita è un luogo che racconta storie affascinanti, misteri da svelare e una bellezza che merita di essere preservata.
Un antico giardino all'italiana
Nel cuore del parco, il giardino all'italiana è ancora oggi testimone del fasto della monarchia borbonica. Vialetti, fontane e aiuole ben curate si intrecciano in un disegno studiato per simboleggiare il potere e la grandezza della famiglia reale. Un esempio straordinario è il Viale d’Ercole, che termina con una splendida fontana ottocentesca in stile neoclassico, al centro della quale spicca la statua restaurata dell’eroe mitologico. Qui, il Viale Pomona, dedicato alla dea della frutta, si interseca perfettamente, aggiungendo un tocco di leggerezza e poesia al paesaggio.
Il nome “Favorita”
Il nome “Favorita” non è casuale. Il parco prende il suo nome dalla Reggia di Portici, luogo tanto amato da Ferdinando di Borbone. Il re decise di impiantare qui numerose strutture agricole, tra cui frutteti, vigneti, orti e uliveti, trasformando l’area in una delle zone più produttive della Sicilia. Non solo una riserva di caccia, ma un vero e proprio centro di eccellenza agricola. La bellezza di questi luoghi fu talmente affascinante che Ferdinando decise di acquistare un negozio in via dei Cappuccini per vendere i frutti delle sue coltivazioni.Dopo un breve ritorno a Napoli, nel 1806 re Ferdinando tornò a Palermo e continuò a dedicarsi alle sue attività bucoliche, facendo ricostruire in muratura la Palazzina Cinese e realizzando i lunghi viali (tutt’ora esistenti) allo scopo di muoversi facilmente.
I Pozzi di Nervi: una storia nascosta
A pochi passi dal parco, si celano dodici giganteschi pozzi ai piedi del Monte Pellegrino. Queste cisterne di carburante, costruite negli anni Trenta, sono rimaste dimenticate nel verde per quasi novant’anni. Un mistero ancora oggi non completamente svelato: chi le ha costruite? Perché sono state lasciate lì, sconosciute alla maggior parte dei palermitani?
Un'avventura aerea negli anni '20
Non tutti sanno che, negli anni '20, il Parco della Favorita fu anche un punto di riferimento per l'aviazione. Nel 1923, fu costruito un grande hangar destinato ad ospitare dirigibili, impiegati per scopi militari ed esplorativi. Questo hangar aveva spazio sufficiente per due dirigibili, e grazie a questi mezzi si scattarono le prime fotografie aeree di Palermo. Il Parco della Favorita, con il suo ampio spazio e la protezione del Monte Pellegrino, era l’ideale per le operazioni aeree. Tra i dirigibili più famosi dell’epoca ci furono quelli progettati da Umberto Nobile, come il celebre “Italia”, protagonista della spedizione al Polo Nord. Chissà se proprio questo aeroscalo servì per prepararne i voli. Purtroppo, con l'ingresso degli americani a Palermo nel 1943, l'hangar fu abbandonato e saccheggiato, e oggi non rimane traccia di questa affascinante pagina di storia. Tuttavia, questa storia ci ricorda quanto il Parco della Favorita non sia solo un’area verde, ma un luogo ricco di passato e di curiosità.
Il Parco della Favorita e Central Park: un paragone incredibile
Oggi, il Parco della Favorita si estende su 350 ettari, la stessa superficie di Central Park a New York, ma purtroppo la sua bellezza è in gran parte nascosta. La gestione del parco è stata trascurata, e solo una piccola parte è fruibile dai cittadini. Tuttavia, l’associazione “Cittadini per Palermo più verde e pulita” sta cercando di risvegliare il potenziale di questo parco straordinario, ispirandosi al successo di Central Park. A New York, 180 giardinieri si prendono cura del parco, mentre a Palermo, gli interventi comunali sono sporadici e poco efficaci. Dopo l’ultimo ventennio dominato dalle società mafiose, il rilancio del parco fondato da Ferdinando potrebbe costituire la fine del lungo esilio dalla bellezza a cui decenni di cattiva amministrazione lo avevano e tuttora lo hanno, consegnato
Con il giusto impegno, potrebbe tornare a essere uno dei luoghi più incantevoli e vivibili di Palermo.
Artè
rubrica di "Arte, mostre e nostri capolavori"
Banksy
di Carlotta Gazzani, classe II H
Chi si nasconde dietro i murales più famosi del mondo? Un misterioso artista di strada che usa i muri delle città per raccontare storie forti e attuali con disegni semplici, ma pieni di significato. Banksy è un artista e writer britannico, considerato uno dei maggiori esponenti della street art, la cui vera identità rimane ancora sconosciuta; si ipotizza che possa essere in realtà una donna o, in alternativa, un collettivo composto da sei artisti riuniti sotto lo stesso nome. Il nome di Banksy è indissolubilmente legato alla tecnica utilizzata per i suoi murales, lo stencil, del quale è uno dei principali interpreti contemporanei. L'adozione della tecnica dello stencil si rese necessaria, per Banksy, per via della lentezza nella realizzazione dei murales, attività che richiede grande rapidità per scongiurare l'intervento della polizia; fu proprio nello stencil che Banksy individuò la soluzione a queste problematiche. Questa tecnica, infatti, si avvale di una «maschera in negativo dell'immagine che si vuole creare [ricavata] su un supporto rigido»; il writer poi non deve fare altro che poggiare la sagoma sulla superficie muraria che si è scelto di dipingere e spruzzare il colore negli spazi vuoti. In questo modo si concilia la rapidità di esecuzione stradale (Banksy, per dipingere un'opera, impiega solo quindici minuti, trascorrendo la maggior parte del tempo in studio a ritagliare la mascherina normografica) con una grande meticolosità e con l'eventualità di serializzare l'opera, che può essere riprodotta in modo identico tante volte quante si vuole. I suoi stencil, infusi della cultura underground di Bristol e diffusi sulle strade e sui muri e ponti delle città di tutto il mondo, affrontano temi come la politica, la cultura e l'etica con spirito cinicamente satirico. E’ considerato uno dei maggiori esponenti di una branca della street art molto famosa, nota come post-graffiti e guerrilla art. La sua arte, infatti, trova espressione nella dimensione stradale e pubblica dello spazio urbano, realizzando pezzi che documentano la povertà della condizione umana. Le sue opere con un taglio ironico e satirico trattano tematiche tra le quali: le assurdità della società occidentale, la manipolazione mediatica, l'omologazione, le atrocità della guerra, l'inquinamento, lo sfruttamento minorile, la brutalità della repressione poliziesca e il maltrattamento degli animali. Per veicolare questo messaggio viene fatto ricorso a un'ampia gamma di soggetti, quali scimmie, topi (celebri ormai i suoi rats), poliziotti, ma anche bambini, gatti e membri della famiglia reale. Egli traspone questi temi atroci in opere piacevoli e brillanti, in grado di sensibilizzare i destinatari sulle problematiche proposte e di trasformare il tessuto urbanistico delle città occidentali in luogo di riflessione. La Cisgiordania e lo stato d'Israele sono separati da un muro lungo 70 km e da 670 km di recinzione contrario al diritto internazionale, ciò ha spinto Banksy a intervenire fisicamente sul muro con un totale di nove opere lungo il perimetro della struttura. I soggetti effigiati sono per la maggior parte bambini che non vogliono soggiacere alla barriera, e che tentano di aggirarla in volo aggrappati a dei palloncini, o di forarla con paletta e secchiello. Banksy è un fiero detrattore della mercificazione dell'arte e del feticismo collezionistico. In segno di protesta, quindi, Banksy spesso si reca nelle gallerie d'arte più blasonate e vi appende clandestinamente opere realizzate in perfetto «stile» ma con particolari assolutamente anacronistici. Tra questi abbiamo: Show me the Monet, dove un paesaggio tipico del maestro francese è invaso da due carrelli della spesa e un cono stradale. Tesco Value Tomato Soup, dove è raffigurata alla maniera warholiana una lattina di zuppa di pomodoro dei supermercati Tesco (installato negli ascensori del Museum of Modern Art). Banksy interviene anche nel peculiare contesto di Venezia durante l'inaugurazione della 58ª Biennale d'arte, e la notte dell'8 maggio 2019 realizza il murale Naufrago bambino, a sostegno dei migranti bloccati in mare a causa della discussa politica di chiusura dei porti adottata del governo italiano in carica in quei mesi. Con le sue opere Banksy ci invita a guardare il mondo con occhi diversi, trasformando semplici pareti in messaggi che fanno riflettere.
Studio dei cartoni animati
Arte e immagine - Prof. Andrea Ferrara - Classi I A e I H
Arte e Immagine sezioni M, L, N e O
prof.ssa Vanessa Li Vigni
Durante l'anno scolastico 2024-25, i ragazzi delle classi delle sezioni M, L, N e O dell'Istituto Guglielmo Marconi hanno partecipato a una serie di progetti creativi e collaborativi nella disciplina di Arte e Immagine. Questi lavori hanno non solo incentivato la creatività di noi studenti, ma hanno anche promosso valori di inclusione, sostenibilità e collaborazione. Di seguito un breve video delle principali attività realizzate.
Un POSTER per la pace
classi II F, G e I
prof.ssa Rosangela Tumino
Concorso Lions “Un Poster per la Pace” 2024
Pace senza limiti in un mondo in cui la solidarietà è infinita
referente prof.ssa Palma Giarratano
Nell'ambito del Progetto Internazionale "Un Poster per la Pace" organizzato dai Lions Club, abbiamo avuto il piacere di coinvolgere gli studenti delle classi prime, sezioni C, D, E, F, G, I ed L, in un percorso di riflessione sulla pace che ha avuto l'obiettivo di far comprendere come la solidarietà possa essere infinita e possa superare le barriere territoriali, politiche, culturali, religiose e di genere. Quando pensiamo alla pace, spesso ci vengono in mente immagini di fiori che sbocciano, di operosità o di cieli sereni.... tutti desideriamo la pace, perché ci fa sentire sicuri e felici. La pace è come un grande abbraccio che avvolge tutto. Non ha confini, non ha nazione, non ha colore. Proprio come l'aria che respiriamo, la pace è una cosa che ci accomuna tutti e dovrebbe essere sentita da chiunque, ovunque si trovi. Non importa da dove veniamo o chi siamo, la pace è un linguaggio universale che parla direttamente ai cuori. La pace, proprio come l'arte, non ha confini né nazione. Un quadro, una scultura o una canzone possono essere apprezzati da persone di tutto il mondo, indipendentemente dalla loro cultura, lingua, credo e orientamento politico o sessuale. L'arte ha il potere di unire le persone, di far condividere emozioni, di far riflettere su ciò che è importante, di far sentire qualcosa di profondo dentro. Quando guardiamo un bel quadro o ascoltiamo una canzone che ci piace, ci sentiamo felici e ispirati. Allo stesso modo, quando viviamo in un contesto di pace, ci sentiamo sicuri e sereni. Entrambe ci aiutano a capire meglio noi stessi e il mondo intorno a noi. Ogni piccola azione conta. Un sorriso, un aiuto a chi ne ha bisogno, o anche solo un pensiero positivo possono fare la differenza. Proprio come un artista usa i colori per creare un quadro, ognuno di noi può usare le proprie azioni per creare un mondo di pace. Durante l’ attività, gli studenti hanno avuto l'opportunità di riflettere su cosa significa la pace per loro e come possano contribuire a crearla. Hanno usato diverse tecniche artistiche per rappresentare il loro ideale di pace, creando il proprio poster in base ai criteri esplicitati nel Bando di Concorso: originalità, merito artistico e attinenza al tema. Per condividere con tutta la comunità scolastica il valore della pace e dell'arte come strumenti di unione e comprensione, anche quest’anno è stato prodotto un video di presentazione del lavoro svolto dagli studenti delle classi seconde sez C-D-E, proiettato il giorno di premiazione a conclusione dell’intero percorso. In un mondo sempre più complesso e diversificato, è fondamentale che le nuove generazioni comprendano l'importanza di lavorare insieme per costruire un futuro migliore. La pace è un valore che richiede impegno costante e dedizione, e ci auguriamo che i nostri studenti siano sempre nell’intero arco di vita ambasciatori di pace.
XXIII edizione del concorso I giovani ricordano la Shoah
“Sei milioni di motivi e oltre...”
referente prof.ssa Palma Giarratano
Il Giorno della Memoria è un appuntamento che ogni anno ci invita a fermarci, riflettere e ricordare. E anche quest’anno il nostro Istituto ha intrapreso un percorso che ha unito studio, creatività e impegno civile per commemorare le vittime della Shoah. Il Progetto, intitolato "Seimilioni di motivi e oltre... ", ha coinvolto gli studenti delle classi terze C, D, E ed I della nella realizzazione di un video e di una Gallery virtuale, dando forma a una riflessione corale che ha saputo toccare il cuore di tutti. Il primo discorso al Senato nel 2018 della senatrice a vita Liliana Segre sopravvissuta ad Auschwitz, è stato il punto di partenza per questo viaggio educativo verso una riflessione più ampia sulla Shoah e sull’antisemitismo. Da qui, gli studenti hanno iniziato a esplorare i tanti aspetti di questo dramma umano che ha lasciato segni indelebili nella storia del mondo: le leggi razziali, la vita nei campi di concentramento, la propaganda antisemita, i ghetti, i roghi dei libri... Ogni alunno ha scelto liberamente un tema da approfondire, seguendo il filo delle testimonianze fotografiche, scritte e video-registrate. La parte più creativa del Progetto ha poi visto gli studenti impegnati nella realizzazione di elaborati grafici con tecnica mista, espressioni personali del percorso di ricerca svolto. Attraverso colori, immagini e simboli, ogni studente ha cercato di raccontare ciò che aveva conosciuto e compreso. Un momento particolarmente intenso del Progetto è stato lo studio della ninna nanna Wiegala di Ilse Weber, scrittrice ebrea di racconti deportata nel campo di concentramento di Theresienstadt, dove ha creato questa melodia per confortare i bambini nei momenti più bui. La sua storia si concluse tragicamente il 6 ottobre 1944, quando entrò nelle camere a gas insieme al figlio. La ninna nanna è diventata simbolo del massacro degli innocenti e monito per non dimenticare mai le vittime della Shoah. Gli studenti della 3° I, hanno reso omaggio alla sua memoria eseguendo il brano con voce, flauti, pianoforte e violino in una video-performance che ha saputo trasformare la musica in un potente strumento per trasmettere messaggi profondi e mantenere viva la memoria. Elaborati grafici e Video sono stati poi raccolti in una Gallery virtuale all’interno dell’Eduverso – un innovativo spazio digitale di visita virtuale anche senza visore – a creare un significativo ponte tecnologico tra memoria storica e presente. clicca qui per accedere alla GALLERY
Questo lavoro non si è limitato a raccontare la Shoah; ha rappresentato anche un’occasione per riflettere su temi universali come l’identità, la libertà e i diritti umani. Durante il percorso, gli studenti hanno approfondito le conseguenze della discriminazione e del conformismo sociale, interrogandosi sul valore della cittadinanza attiva. L’arte e la tecnologia sono diventate strumenti per esprimere idee e valori, dimostrando che la memoria può essere tradotta in azione consapevole. Gli studenti hanno capito che ricordare non è solo un atto passivo, ma un impegno attivo verso il futuro, un modo per costruire una società più giusta e rispettosa. Il progetto "Seimilioni di motivi e oltre..." è stato inserito tra le iniziative approvate dal Collegio dei Docenti per l’ampliamento dell’offerta formativa nell’ambito linguistico-artistico-espressivo. Il prodotto finale è stato pubblicato sul sito dell’Istituto a gennaio come spunto di riflessione per tutta la comunità scolastica. Con questo Progetto il nostro Istituto ha dimostrato ancora una volta che l’educazione può essere uno strumento potente per mantenere viva la memoria, che ricordare non è solo un atto passivo, ma impegno attivo verso il futuro e che conoscere il passato è fondamentale per costruire una società migliore e promuovere valori universali come il rispetto e la solidarietà.
Progetto Accoglienza
Patrimonio in Cammino
prof.ssa Palma Giarratano
In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (GEP) 2024, anche quest’anno gli studenti del nostro Istituto sono stati invitati a prendere parte ad un Progetto che celebra il Patrimonio culturale e paesaggistico e invita alla riflessione sul valore delle connessioni e delle relazioni che il Patrimonio stesso può instaurare tra le diverse culture e civiltà. Il Progetto si inserisce nel contesto della manifestazione promossa dal Consiglio d’Europa e coordinata in Italia dal MIC, che quest’anno ha posto al centro del dibattito il tema “Patrimonio in cammino”. Il tema invita a esplorare non solo i luoghi fisici che raccontano storie antiche e tradizioni, ma anche a riscoprire quei percorsi e quelle connessioni che, nel corso della storia, hanno permesso scambi culturali, dialogo e cooperazione tra i popoli. Inserendosi nello slogan europeo “Routes, Networks and Connections”, che evidenzia il valore delle vie di comunicazione e delle reti che nel tempo hanno favorito l’incontro tra culture, contribuisce alla formazione di una cultura comune che unisce le diverse identità. Invitando gli studenti a fare proprie le connessioni tra passato e presente, tra diverse culture e tradizioni, e a riflettere su come questi scambi possano arricchire e formare la nostra identità, a livello individuale e collettivo, il Progetto GEP è così diventato parte integrante del Progetto Accoglienza che il nostro Istituto organizza ad inizio di ogni nuovo anno scolastico. Come il cammino, inteso come viaggio, è simbolo di scoperta e crescita, così il Progetto Accoglienza rappresenta il primo passo di consapevolezza verso l’acquisizione di una propria identità all’interno della comunità scolastica, che si arricchisce di esperienze, storie e culture diverse. Ogni anno segna l'inizio di un cammino per studenti, docenti, famiglie e tutta la comunità scolastica che, dopo la pausa estiva, si trovano a doversi adattare a nuovi ritmi e sfide in un’ottica di integrazione e costruzione di un ambiente scolastico inclusivo e motivante, dove ognuno è valorizzato per il proprio contributo, per il piacere e la soddisfazione di partecipare, e non solo per ottenere ricompense esterne. Il Progetto, a cui hanno aderito gli studenti delle classi Terze sezioni C, D ed E, ha dato vita a una riflessione personale e collettiva sul concetto di cammino, non solo come viaggio fisico attraverso luoghi storici, ma anche come percorso interiore di crescita e di consapevolezza. Coinvolgendo ogni studente in prima persona, ha anche avuto il merito di far emergere il valore della cooperazione: il cammino, simbolo di impegno collettivo, unisce i giovani di oggi con le generazioni passate e future, in un continuo scambio di idee, esperienze e valori. Il video conclusivo, lavoro collettivo frutto della collaborazione tra studenti, docenti e famiglie, non è solo una testimonianza dei luoghi visitati, ma un invito a percorrere insieme un cammino di consapevolezza, che ci porti a valorizzare il Patrimonio, a riflettere sul nostro passato e a costruire un futuro di scambio e collaborazione. Nel video, ogni passo ha avuto il suo peso e ogni storia ha contribuito a costruire un legame con la nostra storia comune. La condivisione delle esperienze e delle riflessioni ha permesso a ciascuno di noi di arricchirsi con punti di vista diversi, di scoprire nuove forme di dialogo e di avvicinarsi a una comprensione più profonda dei valori che legano il Patrimonio culturale e paesaggistico alla nostra identità. Rappresenta il frutto delle esperienze vissute dai ragazzi durante l’estate, in cui hanno avuto l’opportunità di esplorare luoghi significativi sotto il profilo storico, artistico, culturale e paesaggistico, e di percorrere cammini personali, esplorando luoghi e culture che hanno arricchito il loro vissuto nella consapevolezza di far parte di una comunità più ampia, quella europea, che ha nella sua diversità la propria ricchezza. I ragazzi, attraverso i loro racconti, hanno voluto farci conoscere non solo i luoghi che hanno visitato, ma anche le emozioni che quei luoghi hanno suscitato in loro. Ogni città, ogni paesaggio, ogni monumento racconta una parte di storia, ma è anche la chiave per comprendere meglio il nostro presente e il nostro futuro. Il Patrimonio che oggi celebriamo non è solo memoria del passato, ma anche ponte che ci connette al futuro, attraverso la conoscenza, il rispetto e la valorizzazione reciproca.
Progetto Accoglienza e Orientamento CULTURE-CURE-CARE:
Voglia di Futuro
prof.ssa Palma Giarratano
Nell'ambito del Progetto Accoglienza e Orientamento CULTURE-CURE-CARE, abbiamo avuto il piacere di coinvolgere gli studenti delle classi prime, sezioni C, D ed E, in un breve percorso alla scoperta e consapevolezza di sé con l'obiettivo di aiutare gli studenti a esplorare i propri interessi e a comprendere come questi possano influenzare le loro scelte future. Gli studenti sono stati invitati a riflettere su due aspetti fondamentali della loro vita: - Gli Hobby: Attraverso l'analisi di ciò che fanno nel tempo libero, i ragazzi possono scoprire quali attività li appassionano maggiormente e come queste possano essere collegate ai loro talenti e capacità. Questo può aiutarli a comprendere meglio come i lorointeressi possano trasformarsi in opportunità di crescita personale e professionale; - Le Discipline: Identificando le materie scolastiche che preferiscono, gli studenti possonocomprendere meglio quali sono i loro punti di forza e come questi possano essere valorizzati nel loro percorso di crescita. Questa consapevolezza è fondamentale per orientarsi meglio nelle scelte future, sia a livello scolastico che professionale. Non sempre ciò che siamo bravi a fare coincide con ciò che ci appassiona, e pertanto diventa fondamentale avere consapevolezza delle proprie caratteristiche personali per poter fare scelte coerenti con i propri desideri e interessi. Questo percorso può aiutare gli studenti a sviluppare una maggiore autoconsapevolezza, permettendo loro di progettare un futuro più autentico e significativo. A conclusione, è stato prodotto un video che introduce e racconta il percorso svolto. È un diario visivo delle scoperte fatte, delle emozioni vissute e delle riflessioni condivise durante l’ attività. Ed è un modo per condividere il valore della consapevolezza e dell'auto-scoperta con tutta la comunità scolastica, sempre più consapevole e orientata al futuro.
MusicA
rubrica di "Musica, concerti e personaggi della storia della musica"
QUEEN - BOHEMIAN RAPSODY
di Claudio Montesanto- III C
I Queen sono un gruppo musicale rock britannico, formatosi nel 1970 da Freddie Mercury (voce e piano), Brian May (chitarra), Roger Taylor (batteria) e dal 1971 John Deacon (basso). Il loro genere musicale è principalmente il rock in tutte le sue varianti, ma influenzati anche dal gospel, funk, heavy metal e musica elettronica. Il nome Queen viene scelto da Freddie Mercury perché gli suscitava una sensazione di regalità e maestosità, enfatizzato anche dallo stile adottato di abiti di seta in bianco e nero. Freddie Mercury, il cantante, era nato a Zanzibar ed è cresciuto in India e poi in Inghilterra. Aveva una voce incredibile e una presenza scenica unica, tanto che ancora oggi è considerato uno dei più grandi frontman della storia del rock. Oltre a cantare, scriveva molte delle canzoni del gruppo, tra cui la famosissima Bohemian Rhapsody, una canzone rivoluzionaria per la sua struttura complessa e originale, che unisce parti lente, opera e rock in un unico brano. Brian May, il chitarrista, è famoso non solo per la sua chitarra fatta in casa – la "Red Special" – ma anche per essere un vero scienziato: ha infatti un dottorato in astrofisica. Ha scritto molti brani famosi dei Queen, come We Will Rock You. Roger Taylor è il batterista, ma anche lui cantava spesso e scriveva canzoni, come Radio Ga Ga. Ha uno stile molto energico e ha avuto anche una carriera solista. John Deacon, il bassista, era il più riservato del gruppo, ma ha scritto alcune delle loro canzoni più popolari, come Another One Bites the Dust e I Want to Break Free. Dopo la morte di Freddie nel 1991, ha deciso di ritirarsi dalla musica. Insieme, questi quattro musicisti hanno creato un sound unico e indimenticabile, che ha segnato la storia della musica. E grazie a canzoni come Bohemian Rhapsody, i Queen continuano a far sognare vecchie e nuove generazioni. Il brano Bohemian Rhapsody, scritto da Mercury e pubblicato nel 1975, è una delle canzoni più famose nella storia del rock. Inizialmente, molti critici e discografici erano scettici a causa della durata (quasi 6 minuti) e della struttura atipica. Tuttavia, grazie anche a un innovativo videoclip promozionale – uno dei primi nella storia della musica – il singolo raggiunse rapidamente il primo posto nelle classifiche del Regno Unito e rimase lì per nove settimane consecutive. La canzone è composta da diverse sezioni: una ballata introduttiva, una parte operistica con cori sovraincisi, una sezione hard rock e una chiusura malinconica. Il testo è enigmatico e non ha mai ricevuto una spiegazione ufficiale, lasciando spazio a numerose interpretazioni.
Billie Eilish
Modello positivo per tanti ragazzi
di Matilde Verga- I E
Billie Eilish è una delle cantanti statunitensi più amate dai ragazzi di tutto il mondo. Diventata famosa a soli 14 anni con la sua canzone Ocean Eyes, si è fatta amare dal pubblico per la sua voce unica. Billie ha scritto la canzone per il film James Bond “No Time to Die” e ci ha emozionato con il brano “What Was I Made For?” del film Barbie, per il quale ha vinto l’Oscar per la migliore canzone originale. Le sue canzoni sono amate perché parlano di paure, sentimenti e sogni di tutti noi. La sua voce è molto delicata e ci fa vivere tante emozioni. Billie Eilish non è soltanto una cantante ma un modello per tante persone, infatti ha parlato senza vergogna della Sindrome di Tourette (che provoca tic del corpo e vocali non volontari), che le è stata diagnosticata a 11 anni . Dichiarandolo in pubblico, ha aiutato tantissime persone ad accettare questo problema e a sentirsi meno soli. Ci ha insegnato che si possono inseguire i propri sogni anche affrontando delle difficoltà.
International
rubrica di "Lingue e culture straniere: Inglese, Francese e Spagnolo"
L’Erasmus à Palerme:
un voyage immersif pour les collégiens français
Par Clara Caggini
Dans le cadre du programme Erasmus+, un groupe de collégiens français originaires de la commune de Mondragon dans le Sud-Est de la France a eu l’opportunité de vivre une expérience culturelle et éducative unique en Sicile. Pendant une semaine en avril, ces élèves ont été accueillis dans notre collège pour un échange scolaire placé sous le signe de la découverte, du partage et de l’ouverture à l’Europe.
Bienvenue au collège Marconi!
Accompagnés de leurs professeures d’italien et d’arts plastiques, les élèves ont été accueillis par des familles de l’école et plongés au cœur du mode de vie local. Dispatchés dans plusieurs classes entre le siège principale et l’annexe de l’école, ils ont ainsi pu découvrir le quotidien des siciliens à la fois à l'école mais aussi en dehors. Entre cours de langue, visites du centre historique, et moments de vie quotidienne, les jeunes Français ont pu pratiquer la langue et découvrir une culture riche d’histoire et de traditions.
Un bilan très positif
En prime, une visite ludique et très enrichissante à Cefalu a été organisée main dans la main par les équipes d’enseignants italiens et français. Lors de cette journée, élèves et professeurs ont pu découvrir les trésors du patrimoine sicilien, goûter quelques délices tels que les arancine et cannolis et jouer sur la plage. Cerise sur le gâteau, certains ne se sont pas laissé abattre par le temps mitigé et ont réussi à se baigner. Ce voyage Erasmus a permis non seulement de renforcer les compétences linguistiques et la curiosité des élèves, mais aussi de tisser des liens durables entre les deux établissements. On nous chuchote que plusieurs élèves français et italiens auraient même exprimé leur désir de se retrouver ..
Affaire à suivre !
Litterae
rubrica di "componimenti letterari, temi svolti, prosa o poesie, dei nostri alunni"
Mario Francese
di Riccardo Bongiovanni, classe 2^H
Mario Francese, gran giornalista
ucciso dalla mafia, che ingiustizia!
Noi lo abbiamo studiato
e grazie a lui e ai suoi figli lo abbiamo amato.
Scrivendo contro la mafia ha lottato
ma così facendo la verità ha raccontato.
La sua vita ha sacrificato
e il mondo gli è grato.
La nostra scuola porterà il suo nome
che ci ricorderà impegno, cuore e amore.
Con questa manifestazione lo ricordiamo
e la sua storia con il cuore raccontiamo.
Si diffonderà in tutta la città
e ognuno di noi la ricorderà.
MA TU, MI AMI?
di Gabriele Falgares, III D
Il Bianconiglio dice ad Alice che non può amarla finché lei non imparerà ad amarsi da sola.
E ha ragione: a volte si ferisce senza volerlo, e l’amore rischia di far più male che bene se non si è pronti davvero. È una risposta dura, ma anche piena di rispetto. Eppure io, con te, non sono stato così. T’ho amata anche nei momenti in cui non capivo bene nemmeno me stesso, anche quando non sapevo se ero pronto. T’ho amata perché eri tu, e bastava questo. Ed eccomi qua, scusa se sto scrivendo l’ennesima lettera d’amore. Ma sento il bisogno di farlo. Non so come stai, non so quando vai a letto, non so niente. E questo mi fa molto male. Sai, dopo esserci lasciati ero lì a riguardare tutte le nostre lettere e foto piangendo, ripensando a tutti i momenti belli vissuti insieme. Però c’è una cosa che mi ha sorpreso: mi ero reso conto che ero stato con una ragazza matura che era riuscita a darmi il 100% quando io non meritavo niente. E questo mi ha fatto molto riflettere. Perché effettivamente era così. Sarei un bugiardo a dire che non spero in un nostro ritorno o a dire che sto andando avanti e che bisogna provare con altre. Eppure lo dico. Mi manchi tanto. La notte chiudo gli occhi e ritorno a quei momenti, quando il mio cuore era tanto felice e batteva fortissimo. Sto soffrendo tanto. Tu eri tutto per me. Se ogni giorno avevo il sorriso era per te. Ora lo ho stampato in faccia come sempre, ma è falso, e in pochi lo capiscono. Forse quella ragazza che lo vede, questo sorriso falso, è quella giusta. Però non ne sono sicuro. Chi mi spinge dopo un anno stupendo a riprovarci con un’altra? Lo farei, ne sarei felice, ma io ho paura che dopo che ho perso te niente sarà più lo stesso. Che io non troverò più una ragazza perfetta per me e che non esisterà mai la storia perfetta che potrà durare per sempre. So che eravamo piccoli per fare qualcosa, ma io ci credevo davvero. Forse pure tu. Ma non è stato così. E so che non ci sarà mai più un noi, ma se qualcuno mi dovesse parlare dell’amore, io parlerei di te. Mi dispiace per chi mi dirà che alla fine eravamo solo ragazzini, che non avremmo mai potuto fare niente, ma io ti amerò per sempre. Purtroppo oramai ci siamo lasciati, siamo amici, ci parliamo ogni tanto, ci scriviamo, ma non sarà mai più nulla come prima. E mi fa male un po’. Mi fa male che una persona che è stata per così tanto tempo nella tua vita possa sparire così, da un momento all’altro, come una cometa, insomma. E nessuno si chiede mai che fine faccia quella cometa dopo che è sparita dal cielo. Proprio come noi. Mi fa tanto male che ci eravamo promessi “per sempre”, ma non siamo riusciti a mantenere quella promessa. Sei stata l’unica a capirmi, l’unica con cui potevo parlare di tutto senza mai sentirmi a disagio. Fa male riguardare le mie lettere, i miei video con te, le mie sorprese, tutti i gesti d’amore regalati in 365 giorni. E ne ho fatti tanti, gesti d’amore. E come ultimo, alla fine, t’ho lasciata andare. Non ho insistito più. Perché forse, e dico forse, il destino avrebbe voluto riservare altro per noi due. Allora ora non so se tu sarai andata avanti. Ma se lo avrai fatto, ti dico una sincera cosa: hai vinto tu. Se hai smesso di pensarmi, se non apri più la mia chat e non riguardi i vecchi messaggi, se non vorresti ritornare a quel maledetto giorno, allora non avevo nessuna possibilità di vincere con te. E allora, se leggerai questa lettera ti dico una cosa, se non ci sarà mai più un ritorno tra noi, ricorda. Ricorda la prima volta che ci siamo scritti, ricorda l’imbarazzo dei primi giorni, gli incontri in bagno agli orari stabiliti il giorno prima, quando facevamo di tutto per vederci, delle promesse, di quando morivamo dalle risate, quando non sapevo che fare senza te, quando eravamo inseparabili, tutte le cose che ci siamo detti, la felicità, il nostro legame, ricordati di noi. E se vuoi, un sorriso fallo. Perché anche se ormai tutto è finito, tutto ciò è accaduto ed è stato bellissimo. Sorridi. Sei bellissima. Sorridi, perché fisicamente sei perfetta, perché hai i tuoi amici e le tue amiche. Sorridi, perché ora io non potrò consolarti più, e lo dovrai fare da sola. Ma sono sicuro che uscirà fuori quella forza magnifica che hai in te, quella forza che faceva sorridere me. Quindi forse è stato solo un sogno. E forse non eravamo destinati a un lieto fine. Ma almeno, per un attimo, siamo stati la storia che avrei voluto leggere all’infinito.
Tuo, Gabriele
Siamo stringhe molto allentate nel tessuto dell’universo
Riflessioni sulla scia di Pirandello
di Gabriel Carlino III I
Mi diletta, con tal cupa stasi, l’amaro orizzonte, impenetrabile. Neanche una fervente, focosa passione può mutare l’ignifuga, eterna, complessa serie atomica di tensione e mistero. Mi diletta la consapevolezza, il magnificare un tal semplice concetto, tal da far questionare sula singola medesima realtà, esatta e sconfinata. Premette sul cor mio il semplice Luigi Pirandello. Semplice? Sí, non oso mutare ciò che ho espresso; il motivo é riconducibile a non altro che alla metodologia con la quale ei suole esplicare il tutto: dal superficiale, convenevole imposto e reclusore indiretto della libertà, a ciò che é stato dimenticato, ciò che quelle voci di coro stonato hanno squarciato senza pudore alcuno. Con una tale scioltezza comunicativa, Pirandello non fa altro che scolpire uno spiraglio nella cupola di vetro opaco che copre il profondo estendersi del proprio spirito, nell’infinito delle sfaccettature, e nel residuo del passato, che perseguita l’uomo con il dolore di non aver mai visto la luce. Lo scrittore vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1934, raccontando il quotidiano di menti soggette alla pressione della società, mostrando ai lettori la realtà, per quanto inaccettabile e raccapricciante, per quanto trafigga lasciando una pozza di sangue che vedremo marcire fin quando gli occhi non cesseranno di vegliare. Non è possibile cercare di cambiare ciò che si è diventati. Chi tenta, perisce dentro malamente, chi si libera, improvvisamente è pazzo… Serve, invece, “vestire la giubba” a pieno carico, indossare la maschera, lacerandosi oltre l’anima, oltre l’onore, oltre i limiti dell’astratto che regola quel grumo confuso di pensieri. Oggi non è diverso, anche se attutito da ideali cresciuti nel tempo; ciò non toglie che non siamo ancora noi stessi, semplicemente non è possibile esserlo, e mai lo saremo; non potremo mai apparire ugualmente agli occhi di tutti. Gli altri. In base a delle esperienze, che il caso o la volontà ci fanno vivere, ognuno avrà una visione diversa sul nostro conto, positiva o negativa che sia; non ci rispecchierà mai completamente. Siamo stringhe molto allentate nel tessuto dell’universo, corde che, se toccate, non producono mai il suono sperato e, se per caso accadesse, non potrebbe comunque rispecchiarci nell’integrità. Neanche il nostro stesso essere, il pensare, l’esistere, sono in grado di comprendere, vedere, sentire un qualcosa che non é materia, ma la medesima incognita che è dentro di noi. Non si può osservare, ed è allora un peso invisibile, per chi ha la briga di farne una preoccupazione e, con oggettività, dovrebbe esserlo?! O dovremmo nutrirci solo del piacere che l’umanità cerca in modo costante e disperato, ponendolo come scopo del cammino? È davvero vita questa, l’eterna indecisione? E se nessuno ci conosce, e noi conosciamo soltanto la superficie ossigenata di un mare profondo e soffocante, siamo davvero qualcuno? O soltanto un cadavere, un cadavere animato dall’energia che ci pervade e poi svanisce? Non è la società soltanto, è la natura che assegna un ruolo all’esistenza, così confinante da essere solo fonte di disperazione, una forza inarrestabile, che dovremmo fermare per mirare all’infinito: essere nessuno essendo presente, per esistere oltre i confini del materiale e del fisico, nel nulla, che in sé qualcosa é intellegibile in gaudioso stato intellettuale, quella coscienza digiuna di senso, trascurata dalla fioca voglia di cambiamento, nel mondo della luce e di striduli meccanismi martellanti. Che senso ha privarsene? Di guardare il cielo e sognare di essere una nuvola, di guardare le stelle, e immaginare di poterle accarezzare da un luogo così remoto, ma vicino…che senti nella gola, nelle mani, dalle orecchie, che tu senti, se stringi la vita, aggrappandoti con le unghie a costo di spezzarle, dilaniando le gengive dallo sforzo innato, tu lo senti, ma non lo sei… allora cosa sei? È inutile aggiungere altro. Da sognatore non posso che esporre tutto ciò che ho, anche se soggettivo, assurdo, un pensiero irrealizzabile, frutto di un’alienazione mentale, non negativa, ma ribelle al concetto stesso di esistenza. È così che finisce. Resto malinconico all’angolo, mentre dal desío saluto il presente, apro gli occhi, e rimetto la maschera. A volte pesa, a volte è assai leggera.
Leonardo Da Vinci
di Viola Catalano II I
Leonardo: genio di un'epoca splendente,
tra arte e scienza la mente sempre ardente.
Dipingeva il mistero nei suoi quadri stellati,
disegnava mondi che oggi sembrano incantati.
Un uomo che nel tempo ha lasciato un faro,
un lume che brilla, chiaro e assai raro.
Ogni invenzione e ogni sua pennellata,
testimoniano una mente mai appagata.
Ivan il terribile 32°
di Francesco Clemente II I
Ivan il terribile,
era il più temibile.
Nessuno lo vinceva,
tutti Lui fermava.
Granduca di Mosca,
Zar di tutte le Russie
fino al Volga conquista
e Caucaso e Siberia percorse
Otto volte si sposò
e un figlio ammazzò.
Da molti è ricordato
e la gloria l'ha reso un fato
Chiamato Ivan quarto,
perdeva un po' di smalto.
Pur Fantozzi lo rammenta
come un Can che tutto annienta.
Pirandello ed il giudizio sociale
di Riccardo Albamonte, III I
Fin dagli inizi del Novecento, attraverso gli studi di numerosi importanti scienziati del tempo, ed ancor più oggi, si è raggiunta la consapevolezza che l’animo umano è molto complesso e che è caratterizzato da numerosissime diverse sfaccettature e particolarità, di cui anche la persona stessa conosce e sa molto poco. Per esempio, lo scienziato Sigmund Freud ha scoperto l’esistenza del preconscio e del subconscio, che sono parti dell’animo umano che spesso ci inducono a compiere azioni e gesti che non avevamo premeditato in precedenza, ma che ci vengono spontanei, poiché
provenienti da questi strati della coscienza che l’uomo non può e non è in grado di controllare e tenere a bada. Dunque, a parer mio, l’animo umano è in tutto e per tutto un insieme ed un turbinio di emozioni, pensieri e sentimenti che si succedono e cambiano rapidamente, in base a ciò che accade nel mondo circostante e che condizionano ed influiscono sulla vita delle persone e sui rapporti con gli altri. Uno scrittore che con le sue opere ed anche con il suo travagliato vissuto familiare ha esplorato il tema della complessità dell’animo umano e degli insidiosi meccanismi del giudizio sociale sull’individuo è senza dubbio Luigi Pirandello. In particolare, alcune delle sue novelle mostrano perfettamente le tipiche dinamiche in cui la società intrappola e risucchia l’uomo, senza alcuna possibilità di riscatto. Così avviene, per esempio, a Belluca nella novella “Il treno ha fischiato”, in cui il protagonista si sente prigioniero di una maschera e di un ruolo sociale da cui non riesce a liberarsi, se non compiendo un atto giudicato all’apparenza folle dalla comunità, perché non conforme alle aspettative che gli altri hanno su di lui. Il fischio di un treno diventa così l’occasione di una fuga ed un’evasione momentanea dalla sua avvilente quotidianità familiare e lavorativa e di una ribellione che nessuno riesce a comprendere. Il suo stato di alienazione viene capito soltanto dal suo vicino di casa, che è a conoscenza delle sue tremende vicissitudini familiari e del suo massacrante lavoro da impiegato. L’unica soluzione sembra pertanto essere quella della “maschera nuda”, cioè la possibilità di uscire talvolta dalla forma in cui è intrappolato per vivere dei momenti di evasione e di libertà assoluta. Anche nella novella “La patente” Pirandello affronta il tema dell’identità dell’individuo e della rilevanza delle convenzioni sociali e dei pregiudizi nel determinarne il destino. Nel corso del racconto, infatti, emerge la difficoltà del protagonista di liberarsi dalle etichette imposte dalla collettività, anche di fronte all’evidenza. Ciò spiega perché il presunto jettatore rivendichi, ad un certo punto della vicenda, addirittura una patente di jettatore, per cercare di ottenere almeno così un ritorno economico importante per la sua famiglia. In questo modo, Rosario accetta pienamente, per opportunismo, il concetto che di lui hanno gli altri, riconoscendo l’impossibilità di liberarsi dalla forza opprimente del pregiudizio. Anche “La carriola” presenta un personaggio schiacciato dalla forma che la società ha costruito per lui ma, mentre Belluca ne soffre e ne vuole disperatamente uscire, l’avvocato protagonista de “La carriola” all’inizio non se ne accorge o non gli dà importanza. Sarà durante un viaggio di lavoro in treno che nascerà in lui la consapevolezza della sua grigia e opaca vita e il desiderio di cambiarla in meglio. Solo il pensiero dei suoi figli, dinanzi alla porta di casa, lo fa tornare in sé e lo induce a rientrare nel personaggio che tutti conoscono. Come Belluca, anche lui decide però di concedersi dei segreti e folli momenti di svago e di fuga dalla sua alienante e pesante vita quando, chiuso nel suo studio, gioca con il suo cane a fare la carriola, gesto di libertà e ribellione che per lui simboleggia il recupero della sua vera natura ed autenticità. Pirandello ci aiuta così a riflettere su situazioni e stati d’animo che possono capitare quotidianamente ad ogni individuo, generando un doloroso conflitto fra come noi ci percepiamo realmente e come gli altri ci giudicano, imprigionandoci in una rigida ed immutabile forma. Capita infatti molto spesso che la società, dopo aver visto per la prima volta qualcuno ed essersi fatta una prima idea su di lui, tenda a giudicarlo dalla prima apparenza e ad assegnargli una maschera ed un ruolo all’interno di essa; la persona in questione, quindi, si trova prigioniera di una vera e propria trappola dalla quale non può più uscire, poiché, se dovesse cercare di farlo, verrebbe vista come impazzita e l’unica scelta possibile sarebbe rientrare nel personaggio, per riconformarsi alla società. Le persone, inoltre, purtroppo giudicano spesso senza conoscere elementi importanti e particolari determinanti della vita privata di quella persona, dai quali si comprenderebbero i motivi e le ragioni dei suoi comportamenti. In questo modo ci si trova totalmente succubi e prigionieri di un personaggio che contraddistingue l’individuo senza che egli vi si riconosca, in quanto distante dalla sua vera identità. Ne nasce così un tremendo senso di alienazione, che porta l’uomo a sentirsi estraneo a se stesso e non più in grado di creare legami autentici con gli altri e con il proprio io. Ritengo dunque che costruire in modo consapevole una propria identità, solida e forte, in una società come quella attuale, basata sul mito dell’immagine, della forma e dell’esteriorità, sia un obiettivo fondamentale, soprattutto per noi giovani generazioni, per evitare il rischio di smarrirci o perderci e non sapere più chi siamo o chi vogliamo essere.
"Solo e pensoso i deserti campi vo mesurando ..."
di Lavinia Nocera II E.
“Solo e pensoso”
di Francesco Petrarca
Solo et pensoso i piú deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.
Il tesoro nascosto della Favorita
di Beatrice Liga e Chiara Abate, classe 2^H
C’era una volta nel cuore di Palermo, un parco verde e incantato chiamato Parco della Favorita. I suoi alberi secolari si innalzavano al cielo come giganti silenziosi, mentre i fiori danzavano a ritmo della bellezza. Ogni giorno, nel parco, accadevano cose straordinarie, ma solo pochi privilegiati riuscivano a vederle. Un pomeriggio d’estate, una bambina di nome Sofia entrò nel parco alla ricerca di una nuova avventura. Aveva sentito storie di creature misteriose che abitavano tra gli alberi e ruscelli. Camminando lungo il sentiero che si snodava tra le alte fronde, si accorse di qualcosa di strano: una piccola e lucente farfalla che non volava via, ma rimaneva davanti a lei, come se la stesse aspettando.
“Cosa cerchi, piccola farfalla?” chiese Sofia, incuriosita.
La farfalla, con voce sottile come un sussurro, rispose: “C’è un tesoro nascosto nel cuore del parco. Ma non è oro, né gemme. È qualcosa di molto più prezioso.”
Sofia, emozionata, decise di seguire la farfalla. L’insetto la condusse in una radura nascosta, dove il sole filtrava tra le fronde degli alberi, creando giochi di luce che sembravano dipingere il terreno di oro. Lì, al centro, c’era un grande albero con la corteccia screpolata e il tronco spesso come una montagna, chiamato Ulivo Millenario.
Sofia non stava nella pelle e così decise di toccare la spessa e ruvida corteccia del vecchio ulivo; da quel momento cominciò a tremare tutto e Sofia venne teletrasportata ai tempi di Ferdinando III di Borbone. Il parco era totalmente diverso e pieno di cacciatori, tra cui Ferdinando.
Sofia aveva studiato i tempi di Ferdinando; allora lei si avvicinò al re e gli chiese: “Buongiorno sua altezza, vorrei chiedere se potesse fermare qualche minuto la sua attività e parlare di poter migliorare questo parco?”
Il re accettò la richiesta e cominciarono a parlare del parco; Sofia cominciò a fare qualche domanda: “Cosa pensi che si possa migliorare del parco?”
“Secondo me si può migliorare la manutenzione degli alberi e delle piante e anche la pulizia: A pensarci, si potrebbe senz’altro cacciare di meno.” rispose il re.
“Qual è l’elemento del parco che ti piace di più?” chiese Sofia.
Il re rispose: “La scuderia borbonica, dove si trovano i miei cavalli.”
Infine, Sofia chiese: “Re Ferdinando, vorrebbe rendere pubblico questo parco?”
Il re ci pensò un attimo e poi orgogliosamente le rispose di sì.
Chiamò subito i suoi aiutanti per pulire il parco e curare i vegetali. Decisero di chiudere alcune aree e resero il parco sempre più verde; fecero costruire delle strade per andare più facilmente a cavallo senza il rischio di inciampare; tagliarono le erbacce e, infine, dopo tanto duro lavoro aprirono il parco per tutti i cittadini e lo chiamarono Parco della Favorita.
Sofia ringraziò, salutò il re e andò verso l’Ulivo Millenario. Toccò l’albero, si aprì il portale e fu teletrasportata nel presente. Da quel giorno, Sofia tornò spesso nel parco, ogni volta che si recava al parco ricordava quel giorno come se fosse ieri. E così, la Favorita continuò a custodire il suo segreto più grande.
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rubrica di "viaggi , curiosità e cultura, fenomeni e scienze della terra..."
GIAPPONE: IL FUTURO DEL PIANETA
di Michele Giglio III C
Quando pensiamo al Giappone, ci vengono subito in mente città super moderne, robot futuristici, treni che sembrano navicelle spaziali e giochi elettronici tra i più famosi del mondo. Ma vi siete mai chiesti come ha fatto il Giappone a diventare uno dei paesi più tecnologicamente avanzati del pianeta? Per capirlo, bisogna fare un salto indietro nel tempo, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il Giappone, in quel periodo, era un paese distrutto, con pochissime risorse e tanti problemi. Ma invece di arrendersi, i giapponesi hanno deciso di rimboccarsi le maniche e di puntare tutto sul futuro. Con grande impegno e intelligenza, sono riusciti a trasformare la loro economia e la loro società, investendo in istruzione, ricerca e innovazione. Negli anni ’60 e ’70, il Giappone ha cominciato a farsi conoscere per la produzione di tecnologie all’avanguardia. Aziende come Sony, Panasonic e Toshiba hanno portato nelle case di tutto il mondo televisori, radio, lettori di cassette e altri apparecchi elettronici che sembravano usciti da un film di fantascienza. E negli anni ’80, grazie al boom dei videogiochi, sono nati personaggi come Super Mario e Pikachu, che ancora oggi fanno parte della nostra cultura. Un altro settore in cui il Giappone è diventato leader è quello dell’automobile. Toyota, Honda, Nissan e Mazda non solo hanno costruito auto efficienti e affidabili, ma hanno anche introdotto tecnologie ecologiche, come i motori ibridi. La Toyota Prius, per esempio, è stata una delle prime auto ibride di grande successo nel mondo. Ma forse il campo più affascinante è quello della robotica. Il Giappone ha una vera e propria passione per i robot: ci sono robot che fanno compagnia agli anziani, robot che servono nei ristoranti e perfino robot umanoidi che sanno parlare, ballare e riconoscere le emozioni delle persone. Uno dei più famosi è ASIMO, costruito da Honda, capace di camminare, salire le scale e rispondere a semplici comandi. Anche nella vita quotidiana, la tecnologia in Giappone è ovunque. I treni ad alta velocità (Shinkansen) collegano le città principali e sono così precisi che, se arrivano in ritardo di 1 minuto, vengono dati annunci di scuse. Nelle case ci sono elettrodomestici intelligenti, specchi digitali, wc che parlano e luci automatiche che si regolano da sole. Oggi, il Giappone sta affrontando nuove sfide, come l’invecchiamento della popolazione e i problemi legati all’ambiente. Anche in questo, però, la tecnologia può dare una mano. Il paese sta infatti sviluppando sistemi per aiutare le persone anziane a vivere meglio, robot assistenti per chi ha difficoltà motorie, e sta investendo molto in energie rinnovabili e tecnologie verdi per ridurre l’inquinamento. Io non scrivo questo articolo solo per parlare del Giappone, ma per testimoniare quei semplici fatti, che potrebbero sembrare di poco conto, ma che uniti insieme formano uno stato solido, più sviluppato ed unico per la sua complessità. Grazie proprio a questa sua unicità, milioni e milioni di turisti provenienti da tutto il mondo si affollano nelle strade delle città ad ammirare i templi, le pagode, le tradizioni antiche e la cultura bizzarra e intrigante. In conclusione, il Giappone è un esempio di come un paese può rialzarsi anche dopo momenti difficili, puntando tutto su educazione, innovazione e lavoro di squadra. È un luogo dove il futuro è già presente, e dove la tecnologia non serve solo a stupire, ma anche a migliorare la vita delle persone. Il Giappone è il simbolo più grande di rispetto e onore che esista, grazie alla sua società mantenuta dall’equilibrio e da tutte le persone che si impegnano al meglio per tutelarla. E chissà, magari questo piccolo paese rappresenterà il nostro futuro.
LE PREVISIONI ASTRONOMICHE nel SISTEMA SOLARE del 2025
di Giorgio Antonio Giacone III D
Nel 2025 numerosi ed affascinanti eventi si mostreranno davanti ai nostri occhi. Come? Semplice, basta guardare il cielo!
Il 14 marzo si verificherà uno degli eventi più affascinanti ed attesi del 2025, anche da chi non è un esperto! Infatti, si verificherà: l’ECLISSI LUNARE TOTALE! Durante questo fenomeno, l’ombra della Terra oscurerà completamente la Luna, la quale diventerà rossa, prendendo il nome di “Luna di sangue”. L’eclissi si verifica quando la Luna è in fase di piena con un allineamento dei corpi celesti: Sole, Terra, Luna. Purtroppo dall’Italia sarà possibile vedere solo la fase parziale dell’eclissi.
Il 29 marzo si verificherà un altro dei fenomeni astronomici più affascinanti: L'ECLISSI SOLARE PARZIALE! Durante questo evento la Luna si interporrà tra il Sole e la Terra, causando l’oscuramento parziale del Sole da parte della Luna. Questo fenomeno sarà più evidente nelle zone del centro-nord Italia.
Il 27 giugno il cielo offrirà un incontro speciale: L’INCONTRO TRA LA LUNA E MERCURIO! Durante quest’evento i due corpi celesti saranno particolarmente vicini, rendendo più facile visualizzare Mercurio.
Il 12 agosto nello spazio sarà presente l’ incontro: TRA VENERE E GIOVE! Infatti, durante questo periodo, Venere e Giove sembreranno sfiorarsi nel cielo.
Il 7 settembre si ripeterà l’evento già accaduto in precedenza: L'ECLISSI LUNARE TOTALE! Questa volta l’eclissi sarà visibile in gran parte del mondo: Europa, Africa, Asia e Australia. Però, in Italia sarà visibile soltanto la fase finale dell’eclissi.
ED INFINE nel mattino del 19 settembre sarà visibile uno spettacolo celeste molto raro: UNA FORMA TRIANGOLARE CON I VERTICI COSTITUITI DA UNO SPICCHIO DI LUNA CRESCENTE, VENERE E REGOLO! Infatti, durante questo evento sarà possibile individuare i tre componenti di questo triangolo molto semplicemente, poiché questi tre corpi celesti si distinguono dal resto per la loro luminosità, anche Venere e Regolo!
Questo è tutto per le previsioni astronomiche del 2025!
Gran Bretagna: un viaggio tra storia, natura e cultura
di Francesco Lo Cascio e Nicolò Moncada, classe II H
La Gran Bretagna è l’isola più grande d’Europa, comprendente Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. È bagnata dall’Oceano Atlantico e offre paesaggi unici.
Sapevate che esiste un percorso ciclistico tra prati, pascoli e pendii? Il Great North Trail unisce il Peak District con Cape Wrath. Il percorso è suddiviso in otto tappe, che si sviluppano tra salite ripide, discese impegnative e suggestivi paesaggi di brughiera. Ai ciclisti viene fornita una guida che mostra i luoghi storico-artistico da poter visitare durante l’escursione, inoltre nella mappa sono indicate le caratteristiche naturali del percorso. I ciclisti che intendono affrontare le tappe del Great North Trail si possono connettere con il sito internet di Cycling UK, che è il Touring Club. Il sito offre informazioni sulle condizioni climatiche, gli ostacoli che si possono trovare e sulle deviazioni da seguire. Tra i luoghi da non perdere segnalati sul percorso ci sono lo Smoo Cave, una grotta marina attraversata da un piccolo corso d’acqua, e il Cape Wrath, un punto panoramico che si affaccia sull’Oceano Atlantico, dalle viste mozzafiato. Parlando di luoghi affascinanti, non possiamo non citare le cattedrali del Regno Unito, che rappresentano alcuni degli edifici più maestosi e significativi della storia britannica. Il loro fascino consiste nelle architetture realizzate in stile gotico. Le piú antiche sono nate come edifici cattolici. L’Abbazia di Westminster, ad esempio, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987 ed è il luogo dove si celebrano le incoronazioni dei sovrani britannici. Costruita per volere di Edoardo il Confessore, l’edificio è oggi un simbolo della tradizione anglicana. Un’altra cattedrale di grande valore storico è quella di Canterbury, risalente al 1070 e sede dell’arcivescovo di Canterbury. Nel 1170, l’arcivescovo Thomas Becket fu ucciso al suo interno da sicari inviati dal re Enrico II, un evento che ha segnato la storia della chiesa e della monarchia. La Cattedrale di Sant’Egidio a Edimburgo è un altro esempio affascinante: costruita nel XI secolo, è stata danneggiata durante gli scontri con gli inglesi e ancora oggi conserva i tracce delle affascinanti decorazioni gotiche. Oggi, è il centro spirituale della Chiesa di Scozia. Infine, immergendoci nel cuore pulsante di Londra, troviamo la City, il quartiere finanziario della capitale, dove modernità e storia si intrecciano. Osservando lo skyline del quartiere della City di Londra, con tanti moderni grattacieli cha caratterizzano il suo aspetto, è difficile pensare che sia il quartiere più antico della città. È la sede di importantissimi istituti finanziari, bancari e assicurativi. La City si estende per un miglio quadrato, una caratteristica che le ha conferito l’appellativo di “The Square Mile”. Al tempo dei Romani la città prendeva il nome di Londinium ed era circondata da mura difensive. Oggi nel cuore della City troviamo due edifici finanziari, l’antica Borsa Valori e la Bank of England, simboli della potenza economica del Regno Unito. Lombard Street è la strada della City famosa per le sue banche, da quando re Edoardo I d’Inghilterra concesse il terreno ai banchieri. Oggi, questa zona è percorsa da numerosi professionisti, tra cui businessmen e businesswomen, che lavorano nel settore bancario e finanziario. La Gran Bretagna è un paese che offre una straordinaria varietà di paesaggi, monumenti storici e luoghi di grande valore culturale. Dalle meraviglie naturali del Great North Trail alle imponenti cattedrali gotiche, passando per la modernità e la storia economica della City di Londra, ogni angolo del Regno Unito racconta una storia unica che merita di essere esplorata. In questa isola di Europa, ogni pedalata, ogni passo e ogni sguardo regalano una nuova scoperta, un viaggio tra storia, natura e cultura che rimarrà per sempre nella memoria di chi lo visita.
Parco del Retiro, Madrid
di Virginia Mustica, Classe 2^H
Ecco cosa fare assolutamente se ti trovi a Madrid
mangiare la paella
abbuffarsi di churros
provare la tortillas più piccante del mondo
e ovviamente andare a visitare IL PARCO DEL RETIRO, non perdetevelo!
Ecco tutto quello che devi sapere sul Parco del Retiro di Madrid: cosa possiamo trovare all’interno, la sua storia e altre curiosità.
É un giardino storico, l’origine dei suoi rigogliosi giardini iniziò nel 1629, e la costruzione del palazzo proseguì nell’anno successivo e durò un decennio. Al suo interno sono presenti 19.000 alberi 🌳! di tantissime specie particolari e meravigliose.
Ma parliamo della sua storia!⤵️
Gaspar de Guzmán y Pimentel, duca di Olivares, propose a Filippo IV di espandere la Sala Reale e così si misero all’opera, i lavori iniziarono velocemente, il Parco si concepì come residenza di svago per i reali. Si chiamò, infatti, Parque del Buen Retiro per espressa volontà del sovrano, così all’ora divenne uno dei principali centri di potere. Ma lasciando da parte la noiosa storia… Cosa possiamo trovare all’interno? Troviamo tantissime attrazioni magnifiche ma le più belle e curiose sono proprio quelle elencate qua sotto👇
-IL PALAZZO DI CRISTALLO 💎è una struttura costruita principalmente di cristallo e metallo completamente coperta di lastre di vetro, l’architetto fu Ricardo Velàsquez che si ispirò al “Crystal Palace". L’edificio è circondato da IPPOCASTANI (🌰cugino del castagno ma con castagne non commestibili dette “matte”🌰) e ai piedi dell’edificio possiamo trovare un lago artificiale dove si possono ammirare esemplari di cipresso calvo delle paludi, le sue radici e parte del tronco si trovano proprio sotto il lago, attualmente ospita esposizioni di arte contemporanea.
-BOSCO DEGLI SCOMPARSI🌲 Tra una passeggiata e l’altra, e molte chiacchiere con i tuoi compagni di viaggio potete avventurarvi nel BOSCO DEGLI SCOMPARSI (tranquilli che non ci si perde però)
Vi aspetterete una storia allegra ma in realtà è molto seria e triste… Difatti è un monumento commemorativo dedicato alle 191 vittime degli attentati avvenuti l’11 marzo 200, una lapide la ricorda l’evento. Il Bosco si presenta su un arboreto di 170 cipressi e 22 olivi (un albero per ogni persona che ricordiamo) che si arrampicano su una collina terrazzata, elevata su una struttura di metallo studiata per consentire alle radici di espandersi liberamente.
-LA FONTANA DELL’ANGELO CADUTO😞🤬 Che cosa rappresenterà mai questa statua? Ebbene si, la fontana rappresenta un diavolo, ovvero Lucifero nel momento della caduta dal cielo; la fontana fu realizzata nel 1874 a ordine del duca Fernán. Sul viso dell’angelo è raffigurata un’espressione a metà tra lo stupore (evidentemente non se l’aspettava poverino🥹) e la rabbia (pare che ci sia pure rimasto parecchio male...) Ai suoi piedi due lunghi serpenti, rappresentanti del male e del peccato, gli avvolgono gambe e braccia quasi impazienti di trascinarlo giù negli abissi, lui tenta disperato di restare in bilico sulla roccia precaria; porta il braccio sinistro verso la testa come se volesse difendersi dalla luce celeste che lo stava abbagliando, guardando la sua bocca spalancata sembra di poter sentire le sue urla colme di ira🗣️🗣️🗣️ La statua è posizionata in un piedistallo circondato alla base da facce demoniache👹 che creano l’ambiente tetro, esse hanno proprio la funzione di fontanelle.
-LA FONTANA CARCIOFO É realizzata in granito, pietra bianca e calcarea, fa parte del progetto di Rodríguez per abbellire il Salone del Prado. La sua collocazione creava problemi alla circolazione, così nel 1880 venne trasferita in piazza Honduras nel parco, nei pressi del laghetto. Nel 1987, durante alcuni lavori di ristrutturazione, si decise di abbellire il centro della piazza Carlo V con una riproduzione bronzea della fontana. Il monumento presenta alcuni dei motivi caratteristici del barocco: divinità marine, elementi vegetali e acqua. al di sopra della scultura ,appunto, è presente un carciofo, frutto di una pianta erbacea apprezzata per le sue proprietà medicinali, oltre che come alimento. Tutti voi conoscevate queste caratteristiche? Se la risposta è no, ora è diventato un sì 😜
La rivoluzione che cambiò il cielo
di Andrea Li Mandri, classe 2^H
Fino a 500 anni fa si credeva che la Terra fosse ferma al centro dell’universo. La rivoluzione scientifica ha segnato un cambiamento profondo nella comprensione dell’universo e delle leggi che lo governano. La rivoluzione scientifica ha segnato un cambiamento profondo nella comprensione dell’universo e delle leggi che lo governano. All’inizio del Cinquecento si pensava che la Terra fosse al centro dell’universo, questa teoria veniva chiamata geocentrica. È qui che entra in gioco l’astronomo Niccolò Copernico, che elaborò per primo la teoria dell’eliocentrismo: secondo lui era il Sole ad essere al centro dell’universo e i pianeti giravano intorno ad esso. Nel 1543 pubblico il “De revolutionibus orbium coelestium”, dove espone la sua teoria. La teoria di Copernico venne molto criticata dalla chiesa, perché nella Bibbia si racconta che Giosuè aveva ordinato al Sole di fermarsi. L’astronomo tedesco Giovanni Keplero diede conferma delle teorie di Copernico e nel 1609 pubblicò la sua opera “l’Astronomia Nova”, confermò la teoria di Copernico e scoprì le leggi che regolano i movimenti dei pianeti (oggi chiamate leggi di Keplero). Keplero non solo confermò il sistema eliocentrico, ma intuì che le orbite non erano circolari, bensì ellittiche. Una vera rivoluzione per l’epoca. Nel 1609 il pisano Galileo Galilei è stato il primo studiare ad usare il cannocchiale per guardare il cielo (il telescopio). Nel 1610 Galileo pubblicò l’opera “Sidereus Nuncius” e concluse che i pianeti non brillavano di luce propria, ma per le loro fasi di rotazione. Anche in questo caso venne confermata la teoria di Copernico. Galileo Galilei viene condannato per eresia e fu costretto a ritirare le sue idee. Nel 1687 Isaac Newton pubblicò l’opera “Philosophiae Naturalis Principia Mathematica” in cui spiega la teoria della gravitazione universale e formula le leggi che spiegano il movimento dei corpi celesti. Oggi diamo per scontate molte di queste scoperte, ma senza Copernico, Keplero, Galileo e Newton non avremmo i satelliti, le missioni spaziali o le previsioni meteorologiche. La rivoluzione scientifica non ha solo cambiato il cielo: ha cambiato la storia dell’umanità.
IL REGNO UNITO:
TRA STORIA E CURIOSITÀ
di Simone Oddo II M con la collaborazione di Roberta Palumbo
ll Regno Unito (United Kingdom) è composto da 4 stati: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda Del Nord. La capitale, Londra, è unica e si trova nell’Inghilterra. La storia del Regno Unito è complessa ed è indice della sua potenza che regna da secoli. Per rendere l’idea faremo un balzo nel tempo e parleremo un po’ dell’Impero britannico. L'Impero britannico è stato il più vasto impero di tutti i tempi: comprendeva colonie, domini, protettorati e mandati. L’Impero britannico fu fondato nel 1607 e possedeva territori in tutti i continenti: America, Africa, Asia, Europa ed Oceania. Il regno Unito ha avuto dei ruoli di rilievo anche durante i conflitti mondiali. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale la Germania nazista conquistava gran parte dell’Europa intaccando anche la forza e la potenza del Regno Unito, ma alla sua sconfitta il Regno Unito riacquisì tutta la sua forza e supremazia mondiale. La fine dell’Impero britannico risale al 1997, sotto il regno della Regina Elisabetta II. Quest’ultima è stata una sovrana molto importante per il suo stato e il suo popolo. Il suo regno ha attraversato la storia protraendosi dal 1952 al 2022: ha governato per ben 70 anni e 214 giorni. È morta all’età di 96 anni l’8 settembre 2022. Vi sono tante curiosità da sapere circa il Regno Unito. Uno dei suoi simboli è ad esempio il té. Questo prodotto, di origine cinese, è diventato centro di un’abitudine diffusa in Inghilterra, che accomuna quasi tutti i suoi cittadini e a cui si dice che tenesse molto anche la regina Elisabetta II. La tradizione di cui stiamo parlando è la cosiddetta “ora del tè”. La vera e propria ora del tè venne inventata nell'Ottocento dalla duchessa Anna Stanhope, amica della regina Vittoria, che, per fame, consumava ogni giorno tè e dolcetti poco prima delle 5 di pomeriggio. Un altro simbolo del Regno Unito è la sua bandiera. Come potete vedere dal disegno da me creato ogni stato del Regno Unito possiede la propria bandiera e sembrerebbe poi che queste si vadano ad unire per crearne una sola. Ripetitivi e simili tra loro sono infatti i colori e le forme di queste bandiere. Iniziamo con la bandiera dell'Inghilterra: è una croce rossa con i bordi bianchi. La bandiera della Scozia è ancora una croce, però diagonale bianca e i bordi sono blu. La bandiera dell'Irlanda Del Nord è pure una croce diagonale di colore rosso e i bordi sono bianchi. La bandiera del Galles si distingue un po’ perché è bianca e verde con un drago rosso al centro. Tutte queste bandiere come già detto sembrano andare a comporre la bandiera ufficiale del Regno Unito: l’Union Jack. Tale bandiera fu adottata nel 1801. Derivata da una versione precedente adottata nel 1606, è anche stata la bandiera rappresentativa dell'Impero britannico.
#Sport
rubrica di "sport, sano agonismo, attività motorie e salute"
SPORT E ANTI-SPORT
di Guido Cuppari I E
Lo sport ci aiuta a capire valori importanti come la lealtà, il rispetto, l'altruismo. Ci permette di avere uno stile di vita sano, divertirci, scoprire il sacrificio ma anche lo spirito di squadra. Lo sport però ha anche dei lati oscuri come il doping, il calcioscommesse e Calciopoli. In questo articolo voglio parlare proprio di questo: della differenza tra chi vive lo sport con passione e onestà, e chi invece lo trasforma in qualcosa di brutto e ne paga le conseguenze.
IL DOPING
Il doping è l'uso di sostanze medicinali, naturali e sintetiche per migliorare le prestazioni fisiche. È una pratica illegale e molto pericolosa per la salute. Ci sono tanti tipi di sostanze che fanno dopanti, come ad esempio la cocainia, le amfetamine, l'efedrina, ma soprattutto tanti farmaci. Il doping è un reato e se viene accertato si rischiano:
la squalifica dei risultati ottenuti in una competizione, inclusa la perdita di medaglie o trofei;
l'interdizione da qualsiasi attività sportiva fino a quattro anni o addirittura a vita!
la divulgazione della violazione commessa.
Gli sport con più uso di doping sono il ciclismo, l'atletica e il rugby.
Casi particolarmente clamorosi sono: quello di Ben Johnson, squalificato alle Olimpiadi di Seul nel 1988 dopo aver vinto la corsa dei 100 metri piani e stabilito il record del mondo, ma che ovviamente venne annullato, e quello di Marion Jones che confessò l'uso del doping e per questo le hanno tolto tutte le medaglie olimpiche. Un altro brutto esempio è quello di Lance Armstrong, un ciclista americano che ha vinto 7 volte il Tour de France, la gara più importante del ciclismo. Tutti lo consideravano un eroe, anche perché aveva sconfitto un tumore. Ma poi si è scoperto che per anni aveva usato il doping. Ha dovuto restituire tutte le sue vittorie e ha perso la fiducia di tantissime persone.
IL CALCIO SCOMMESSE
Altro lato oscuro dello sport è il calcio scommesse, un tipo di gioco d'azzardo legato ai risultati pilotati delle partite.
Proprio per far vincere o perdere di proposito determinate scommesse, negli anni si sono verificate delle illegalità. Ricordiamo, ad esempio, la stagione calcistica 1979-1980 del Milan che, a seguito allo scandalo del calcioscommesse è stato declassato e retrocesso in serie B.
Altra brutta storia tra Serie A e gioco illegale ha coinvolto giocatori famosi come Florenzi, Zaniolo, Perin, McKennie, Paredes, Di Maria, Bellanova, Ricci, Buonaiuto, Cancellieri, Firpo. Loro sono stati indagati per essere stati coinvolti in un giro di scommesse su siti illegali.
CALCIOPOLI
Infine, un altro brutto fenomeno che ha coinvolto il calcio è stata Calciopoli nel 2006, coinvolgendo tante squadre, numerosi dirigenti, arbitri e assistenti. La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu la Juventus.
LO SPORT VERO E' PULITO!
Tutto quello di cui abbiamo parlato rappresenta l'ANTISPORT, qualcosa che, oltre a rovinare tutto ciò che c'è di bello nello sport, rovina anche la vita di ciascuna persona che pratica queste illegalità. Tutti noi, quando facciamo sport, possiamo scegliere che tipo di atleti vogliamo essere e dobbiamo capire che vincere non è tutto e non bisogna farlo a tutti i costi: è più importante come si gioca! Lo sport vero è quello pulito!
Il PALERMO in ripresa... speriamo!!!
di Francesco Purpura III C
Protagonista di un’importante e lunga storia, il Palermo, dopo il fallimento nel 2019, vuole tornare dove merita. Oggi la squadra siciliana è di proprietà di un gruppo di arabi economicamente molto potenti, possessori anche di una delle più forti squadre europee, il Manchester City. I rosanero dal fallimento e di conseguenza dal tracollo in Serie D, hanno fatto il doppio salto di categoria, entrando tra le venti squadre della Serie B, seconda divisione del calcio italiano. Prima del fallimento, negli anni dello storico presidente Zamparini, il Palermo ha disputato molti campionati di Serie A, anche nelle parti alte della classifica, guadagnandosi anche la qualificazione alle coppe europee, complici una società solida e una dirigenza che ha portato in Sicilia, spesso anche da campionati non europei, giocatori come Dybala, Cavani, Ilicič, Miccoli, Amauri, Toni e tanti altri. La stagione in corso è stata fin qui molto altalenante, soprattutto se consideriamo le alte aspettative che accompagnavano la squadra ad inizio campionato. Nell'ultimo periodo però sembra che la squadra si stia riprendendo con un buon gioco e ottimi risultati che potrebbero portare ai playoff per la Serie A una squadra in ottima forma, che avrebbe in cambio la solita spinta del pubblico mai mancata durante la stagione, il cui entusiasmo regalerebbe un'atmosfera incredibile al Barbera. Speriamo tutti che sia la stagione giusta per il Palermo, che deve riprendersi un posto che da troppo tempo ha lasciato in Serie A.
Il canottaggio: uno sport completo da scoprire
di Michele Gallo III C
Il canottaggio è uno sport affascinante e tra i più completi dal punto di vista fisico: coinvolge braccia, gambe, schiena e addome, migliorando forza, resistenza e coordinazione. Praticato in acqua, consente di allenarsi immersi nella natura, favorendo anche il benessere mentale. È una disciplina olimpica, con gare su diverse distanze e tipologie di imbarcazioni. Le barche da canottaggio possono essere individuali (singolo) o collettive, come il quattro o l’otto, dove il lavoro di squadra è essenziale. In alcune imbarcazioni è presente anche il timoniere, che guida la direzione e incoraggia l’equipaggio. Palermo, con il suo clima mite e il mare facilmente accessibile, offre ottime opportunità per praticare questo sport. Diversi club presenti sul territorio propongono allenamenti durante tutto l’anno, guidati da istruttori qualificati. Alcuni organizzano anche corsi estivi introduttivi per chi vuole provare lo sport per la prima volta. Oltre al canottaggio olimpico, si sta diffondendo anche il beach sprint, una variante più dinamica che unisce corsa sulla spiaggia e vogata in una gara breve e spettacolare. Per ragazze e ragazzi di tutte le età, il canottaggio rappresenta un’occasione per mettersi alla prova, divertirsi in squadra e sviluppare forza e disciplina a contatto con l’ambiente marino
Il nuoto:
uno sport completo dalla storia molto antica.
di Alessandro Sansone 2^N
Il nuoto affonda le sue origini ben prima della nascita di Cristo. Infatti, in Egitto nella caverna del Gilf Kebir, sono state ritrovate delle pitture raffiguranti degli uomini che nuotavano con movimenti molto simili a quelli usati oggi. Questa grotta é stata scoperta nel 1933 e si pensa che le incisioni che si trovano al suo interno risalgano a 5.000/10.000 anni fa. Andando avanti nel tempo si trovano evidenze dell’esistenza del nuoto anche nella Bibbia. Il primo libro sul nuoto è stato scritto dal professore di lingua tedesca Nicolas Wynman nel 1538. Tale libro si chiama "Colymbetes, sive de arte natandi: dialogus et festivus et iucundus lectu”. In Europa il nuoto competitivo iniziò a diffondersi attorno al 1800 e il tedesco Guts Muths organizzò le prime gare di nuoto e tuffi nel 1833.
La prima generazione italiana di campioni di nuoto è rappresentata da Emilio Polli. E’ importante ricordare anche Carlo Pedersoli, il quale ha battuto il record di un minuto percorrendo 100 metri in 59 secondi e 70 centesimi nello stile libero a Salsomaggiore il 19 Settembre 1950.
Quante volte abbiamo sentito dire che il nuoto è uno sport completo?
Effettivamente il nuoto ha scopi diversi e notevoli vantaggi per il corpo umano. Si è molto parlato dei benefici per la scoliosi, ma in realtà si deve precisare che in questi casi è sconsigliato praticare gli stili rana e delfino (perché costringono a piegare la schiena). Il nuoto ha anche una funzione di svago. Così come anche altri sporti, infatti, può aiutare nell’interazione sociale con un livello ricreativo. Vengono organizzati diversi corsi di nuoto con obiettivi diversi. Vi sono corsi per chi sa già nuotare per migliorare le proprie prestazioni ma esistono anche corsi per persone che hanno paura dell'acqua o anche per i bimbi piccoli che ancora devono imparare. Vi sono bambini che entrano in piscina piccolissimi come a 8/10 mesi. Il nuoto può avere anche una funzione di salvataggio nel prevenire tanti annegamenti così che se cadi in acqua in mare aperto tu sai come restare a galla e praticare auto salvataggio sfruttando il tuo corpo. Ma quindi, alla fine di tutto questo: perché il nuoto é considerato uno sport completo? La parola “completo” si riferisce ai muscoli del nostro corpo che vengono coinvolti in tale attività; essi sono in effetti quasi tutti. Il nuoto, inoltre, serve molto per rafforzare i legamenti e per rendere in generale più forte il nostro corpo, migliorando la salute fisica e mentale per tutti i motivi sopra elencati. Della mia esperienza sul nuoto, posso dirvi che da quando ho iniziato a praticare questo sport ho notato molti miglioramenti. Innanzitutto, mi ha donato una maggiore flessibilità aiutando il mio corpo a crescere bene in un momento fondamentale della mia vita. Anche a livello sociale il nuoto mi sta dando innumerevoli vantaggi. Grazie ad esso, ad esempio, passerò la mia prima notte fuori in trasferta senza i miei genitori. Spesso, infatti, andiamo fuori città a fare le gare. Momenti come questi sono molto importanti al fine di instaurare dei bei rapporti di amicizia con i miei pari ma anche per sentirmi più responsabile. In definitiva, ringrazio il nuoto perché mi sta
accompagnando nella mia crescita sotto tanti punti di vista ed è per questo che sento di poterlo consigliare ad altri ragazzi della mia età.
Il cheerleading
di Costanza Costanzo 2^N
Il cheerleading nasce in America nel 1880, infatti in questa data cominciarono le prime manifestazioni di questo sport. Il cheerleading nasce per incitare il pubblico a partecipare alle partite durante le quali si intona un coro e si mostrano delle coreografie in cui si utilizzano dei pompon. Di solito i pompon devono rappresentare i colori della squadra. Chiaramente questo sport non è solo scuotere i pompon, intonare cori e ballare, è molto altro! Il cheerleading è uno sport completo a tutti gli effetti perché bisogna avere forza nelle braccia per fare gli stunt (quattro persone che sollevano una persona), addominali allenati sia per affrontare i tumbling che per fare la flyer (ragazza/o che viene sollevato da un gruppo di persone che la aiutano a portare a termine alcuni esercizi particolari), spaccate (perché molti esercizi le richiedono), ma soprattutto ci vuole coraggio, determinazione e voglia di mettersi in gioco; insomma non è uno sport semplice. Altra cosa particolarmente complicata che fa parte di questa disciplina sportiva è la coreografia. Una coreografia tipo di cheerleading si divide in quattro parti: la prima parte è il dance ovvero la parte ballata, la seconda è costituita dai salti, la terza dagli stunt e la quarta dai tumbling, una sequenza di elementi acrobatici eseguiti in diagonale, in verticale e in orizzontale. La musica per queste coreografie chiamate anche routine deve essere super energica e piena di accenti per dare il ritmo. La divisa delle cheerleaders deve essere molto colorata e strapiena di glitter e brillantini perché si deve notare da lontano; un elemento fondamentale della divisa è il fiocco che molto spesso è gigante e anch’esso pieno di glitter. Fare cheerleading per me è fantastico! Mi sento forte e felice quando mi alleno con la mia squadra. Mi piace imparare a fare i salti e le acrobazie; lavorare insieme alle altre ragazze per creare le coreografie è molto divertente. Quando ci esibiamo l’adrenalina è a mille e mi sembra di volare! Il cheerleading mi ha insegnato a non mollare mai e che insieme si possono fare cose incredibili. È uno sport che mi fa sentire parte di una famiglia speciale e mi fa sorridere sempre.
Inter: storia e successi di un grande club calcistico
di Giulio Balsamo e Riccardo Bondìgiovanni, classe II H
Il Football Club Internazionale Milano, meglio conosciuto come Inter, fu fondato il 9 marzo 1908 a Milano, durante una riunione al ristorante “Orologio” in Piazza del Duomo. La creazione della nuova squadra fu il risultato di una scissione all’interno del Milan Football and Cricket Club. Quarantaquattro dirigenti del Milan, contrari al divieto imposto dal club rossonero di tesserare calciatori stranieri, decisero di fondare una nuova società calcistica. La scelta del nome “Internazionale” rappresentava proprio questa apertura ai giocatori di qualsiasi nazionalità, a differenza del Milan che aveva limitato i suoi tesseramenti a calciatori italiani. Il club nacque in un periodo di crisi per il Milan; all’inizio aveva deciso di non partecipare al campionato 1907-1908 per protestare contro la politica nazionalista della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), ma poi si piegò alle richieste della FIGC, introducendo il divieto di tesserare calciatori stranieri. Giorgio Muggiani, pittore futurista e uno dei dissidenti, fu scelto per creare il logo e i colori della nuova squadra. I colori scelti furono il nero e l’azzurro, un omaggio al cielo notturno e una chiara differenza rispetto ai colori rosso e nero del Milan. Muggiani disegnò anche lo stemma del club, ispirato agli emblemi dei club inglesi, con le lettere “F”, “C”, “I”, “M” sovrapposte in bianco su uno sfondo dorato, circondato da un cerchio nero e azzurro. Questi eventi segnarono la nascita dell’Inter, una squadra che fin dall’inizio si distinse per la sua visione aperta e internazionale e che nel corso degli anni sarebbe diventata una delle squadre più prestigiose del calcio mondiale, con leggende che hanno contribuito a costruirne la grande storia.
MA CHI SONO I 5 GIOCATORI PIÙ FORTI DELL' INTER?
5 BERGOMI - Secondo nella classifica di tutti i tempi per presenze nell'Inter (756), ha passato ben 20 anni in nerazzurro (praticamente una vita) dei quali 7 da capitano.
Ha vinto tre Coppe Uefa, uno dei pochi a condividere questo primato.
4 MAZZOLA - Figlio del grande capitano del Torino, Valentino, ha esordito a soli 18 a, diventa parte integrante della 'Grande Inter' di Herrera con cui vince praticamente tutto.
3 FACCHETTI - Giocatore rivoluzionario per il suo modo di giocare, ha militato nell'Inter dal 1960 al 1978 vincendo tutto: quattro Scudetti, una Coppa Italia, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.
2 MEAZZA - Considerato da molti esperti il più forte giocatore italiano di tutti i tempi, ha legato in maniera indissolubile la sua carriera all'Inter: è suo infatti il record di reti segnate (288), che probabilmente resterà tale ancora a lungo. Giocò anche nel Milan dove però non ebbe gli stessi risultati. A lui è intitolato lo stadio che ospita i rossoneri e l'Inter.
1 ZANETTI - Basterebbe una sola parola per descrivere la carriera di questo fantastico giocatore: leggenda. Arrivato da sconosciuto nel 1995, quattro anni più tardi conquista la fascia da capitano dopo l'addio di Bergomi ed inizia a macinare un gran numero di presenze che lo portano a diventare il numero uno della storia nerazzurra (858). Nel 2010 l'annata perfetta: vince Scudetto, Coppa Italia e Champions League, un giusto riconoscimento prima dell'addio al calcio avvenuto nel 2014, a ben 41 anni.
L' ALLENATORE PIÙ FORTE DELL' INTER
Considerando gli allenatori che hanno almeno 100 partite col club, Simone si conferma il migliore per media punti nella storia dell'Inter dal dopoguerra. Davanti a Mourinho, Mancini, Conte e altri grandissimi…Inzaghi ottiene il quinto successo personale nella manifestazione, diventandone l'allenatore più titolato in assoluto e agganciando José Mourinho al terzo posto tra i tecnici interisti con più trofei, a quota cinque. ⭐️Nel 1966 l’Inter è riuscita ad arrivare alla prima stella il LORO DECIMO SCUDETTO, cinquantuno anni fa, in un San Siro gremito, il poker contro la Lazio sancisce l’ennesimo successo di uno dei periodi più vincenti della storia nerazzurra, mentre⭐️⭐️ nel 2024 l’Inter vince la seconda stella il loro VENTESIMO SCUDETTO.
IL TRIPLETE
2009/2010: la stagione dell'Inter.
Non è possibile definire in maniera diversa l'annata che ha visto i nerazzurri trionfare dappertutto. È l'anno destinato a passare alla storia come quello del "Triplete”. Si è detto e si è scritto tanto di quel 2010 a tinte nerazzurre, ma 14 anni dopo quell'impresa assume un valore sempre maggiore. E la sensazione è quasi quella di avere sempre qualcosa in più da aggiungere al racconto. Come se quella leggenda si autoalimenta ancora, nonostante tutti i protagonisti siano adesso sparsi per il Mondo, praticamente tutti impegnati in una nuova carriera. E non è finita qui perché l'Inter potrebbe realizzarne un altro.
Champions League:
la sfida tra i giganti d’Europa
di Federico Mazzola e Giacomo Tedesco, classe II H
La Champions League è il torneo più importante e atteso del calcio europeo: le migliori squadre del continente si affrontano per conquistare la coppa più ambita. Ogni edizione regala emozioni e colpi di scena e anche quest’anno lo spettacolo è assicurato! La UEFA Champions League, meglio nota come Champions League, o con l'acronimo UCL, è la più prestigiosa competizione calcistica continentale per squadre di club organizzata dalla UEFA. La denominazione di Champions League sostituì nel 1992 quella storica di Coppa dei Campioni propriamente detta e istituita nel 1955. Fin dalla prima edizione e per i successivi trentacinque anni, tale torneo ha contemplato esclusivamente doppi turni ad eliminazione diretta e la partecipazione delle sole società vincitrici del campionato nazionale; negli anni Novanta i requisiti per accedere alla competizione furono rivisti ed ampliati, inizialmente a beneficio di alcune squadre giunte seconde nel proprio campionato e in seguito includendo anche le terze e le quarte classificate, in base alla classifica della UEFA della nazione di appartenenza. Inoltre, dal 1991 sono state introdotte una o più fasi a gironi. Nella sua formula odierna la UEFA Champions League inizia a giugno con tre turni preliminari di qualificazione ed un turno di spareggi. Le sei squadre che superano questa fase accedono a quella a gruppi, unendosi ad altre ventisei già qualificate. Le trentasei formazioni formano dunque una classifica unica, affrontandosi in partite di andata e ritorno. Le prime 8 classificate vengono ammesse alla fase ad eliminazione diretta, dal nono al ventiquattresimo posto le formazioni si affronteranno con dei Play-off; le vincenti si qualificheranno alla fase ad eliminazione diretta, che inizia nel mese di febbraio con gli ottavi di finale e culmina con la finale in gara unica, da giocarsi nel mese di maggio o giugno. Le ultime qualificate saranno eliminate dal torneo. La compagine vincitrice del torneo acquisisce il diritto a disputare l'incontro valido per l'assegnazione della Supercoppa europea e si qualifica sia alla Coppa Intercontinentale FIFA sia alla Coppa del mondo per club. La squadra più titolata attualmente è il Real Madrid con 15 coppe vinte, seguito dal Milan con 7 e il Liverpool con 6. Una nota squadra italiana, la Juventus, ha stabilito un record particolare, delle 9 finali alle quali si è classificata ne ha vinte solamente 2! Volete una curiosità? Il trofeo della Champions è soprannominato “la coppa dalle grandi orecchie” per la forma particolare dei suoi manici. La coppa è alta 74 centimetri, pesa circa 8 chili e può essere conservata in modo permanente solo dalle squadre che lo vincono tre volte di fila o cinque volte in totale. Ogni anno milioni di tifosi in tutto il mondo seguono con trepidazione le partite, sognando che la propria squadra possa alzare al cielo il trofeo più ambito d’Europa. E voi per chi tifate?
LA F1
di Antonio Mioduszewski e Giuseppe Agnello III D
La F1 inizia nella prima metà del ‘900, con il 1° GP di Silverstone, in Inghilterra. Vinse Giuseppe Farina (Nino) con l’Alfa Romeo a bordo dell’Alfetta C158. Nino Farina fu anche il vincitore del mondiale F1 di quell’anno, laureandosi il 1° detentore del mondiale automobilistico della storia. Ma gli anni ‘50 furono dominati soprattutto dal pilota Juan Manuel Fangio, che conquistò 5 mondiali. Tale record rimase fino al 2003, quando Michael Schumacher (Ferrari) conquistò il suo 6° mondiale. Negli anni ‘60, invece, il miglior pilota è stato Jim Clark a bordo della Lotus conquistando 2 mondiali.
Negli anni ‘70 ci fu il primo cambiamento del regolamento per le auto: dovevano disporre di un piccolo alettone anteriore. In questo periodo, il protagonista fu Jackie Stewart che vinse 3 mondiali. Sempre negli anni ‘70, precisamente nell’edizioni del ‘70 e del ‘79 ci furono due grandi imprese: nel 1970 il pilota Jochen Rindt era in testa fino al GP di Monza, dove, dopo un terribile incidente, venne a mancare, ma, nonostante ciò, aveva così tanti punti di vantaggio sul secondo (Jackie Ickx), che vinse anche da morto. Nel 1979, invece, la Renault portò un tipo di motore diverso rispetto a quello precedente: il motore Turbo, mentre prima veniva usato il motore ad aspirazione (detto motore aspirato). Grazie a ciò i suoi piloti erano i più veloci in pista, ma non riuscirono a battere la Ferrari che vinse il mondiale per via del gioco di squadra tra team e piloti e la costanza nei risultati.
Negli anni ‘80 ci fu la seconda rivoluzione per la F1, sia per pista che fuori, infatti, in pista, tutti dovevano avere un aerodinamica più accentuata in confronto agli anni passati, ma meno spiccata se messa a confronto con le monoposto di oggi. Esternamente alla pista, invece, le due federazioni (FISA e FOCA), si contendevano i diritti per poter trasmettere la F1 nel mondo. Sempre negli ‘80, Bernie Ecclestone (patron della f1dell’epoca), mandò il comunicato che ci doveva essere soltanto una federazione a trasmettere in chiaro la F1 nel mondo, scatenando così una “guerra” tra FISA e FOCA, con la sconfitta delle due fazioni, in quanto Ecclestone acquistò entrambe le società; solo che in quel periodo non c’era un vero e proprio “dominatore”, anzi c’erano quattro piloti che si contendevano il mondiale ogni anno. Nigel Mansell (detto Il leone con la Williams e Ferrari), Alain Prost (detto Il professore con la McLaren), Nelson Piquet (detto Lo zingaro con la Williams) ed Ayrton Senna (detto Il mago con la Toleman, Lotus e McLaren).
Negli anni ‘90 stessa situazione, infatti, fino al 1993, i vincitori erano sempre gli stessi, finché arrivarono altri cambi regolamentari nel ‘94, che favorirono l’ascesa della Benetton e del novellino Michael Schumacher, che non perse tempo a farsi dei nemici come Senna (Williams), Hill (Williams), Villeneuve (Williams), ma nonostante ciò rimase sempre in testa, tranne ad Imola dove a Senna si ruppe l'asse principale dello sterzo, facendolo schiantare il 1° maggio a 211 km/h nella 1ª curva (Tamburello), con le schegge di vetro dell’auto nel cervello. Malgrado l’incidente, il gran premio continuò con la vittoria di Schumacher, che, in segno di rispetto, non si presentò sul podio; il giorno dopo, Senna fu dichiarato morto. I mondiali del '94 e del '95 furono vinti da Schumacher, finché, nel 1996, prese una decisione importante per la sua carriera, cioè quella di passare in Ferrari, visto che dagli anni ‘70 al ‘95 la scuderia non era più la stessa, la riportò agli splendori di un tempo conquistando cinque titoli mondiali piloti e costruttori di fila dal 2000 al 2004. Nel 2003, nel frattempo, ci fu un altro cambio di regolamento: usare i motori V10 al posto dei V12, che danno alla Ferrari F1 il suono che ognuno immagina quando ci pensa. Soltanto che il V10 non durò, infatti fu sostituito dal V8 nel 2005, dandogli un suono più ovattato e “chiuso”. Il cambio avvenne molto presto perché bisognava neutralizzare lo strapotere della Ferrari ed inoltre, la regola che distrusse interamente la Ferrari fu quella del gommista di fiducia, lei si faceva rifornire le gomme dalla Bridgestone per avere più prestazione ma meno durata, mentre tutti gli altri team usavano le Michielin per avere più durata. La novità fu che non si potevano fare cambi gomme durante la gara, mandando così completamente nel pallone il cavallino rampante. L’ultimo grande cambio dei regolamenti del motore fu nel 2014, con l’obiettivo di contrastare il potere di Vettel sulla Red Bull, che aveva vinto quattro mondiali (dal 2010 al 2013), aggiungendo il motore ibrido, che alterna l’elettrico al termico e con il cambio dei motori V8 a quelli V6, usati tuttora. Un cambio rivoluzionario per la F1 è stato quello del 2018, che obbliga ad installare l’HALO, che serve per salvaguardare ancora di più la vita dei piloti. Dopo il 2020 i piloti più rappresentativi della F1 sono Leclerc, Hamilton e Verstappen, con l’aggiunta di Russell del 2022, mentre i team più forti sono McLaren, Red Bull, Mercedes AMG e Ferrari.
LA SCHERMA
di Antonio Mioduszewski ed Eduardo Ronga - 3ªD
La scherma è uno sport di combattimento che comprende tre diverse discipline: la sciabola, il fioretto e la spada. Le prime due sono armi convenzionali, uguali per tutti, nel fioretto il bersaglio valido è limitato al tronco (torace e addome), nella sciabola, invece, si aggiungono testa e braccia, nella spada tutto il corpo è bersaglio valido. Per la spada ed il fioretto, ci sono due differenti impugnature, quella alla francese e quella anatomica.
Le regole di combattimento della scherma sono tantissime, per esempio, nella spada, visto che non è un'arma convenzionale, il punto viene assegnato ad entrambi gli schermidori se toccano entro 40 millisecondi (punto doppio), fuori da questo intervallo, il punto è assegnato solo a chi tocca per primo, al contrario, per la sciabola ed il fioretto, il punto viene assegnato a chi attacca per prima. Nella spada esiste il punto doppio, quando gli apparecchi si illuminano quasi contemporaneamente, come abbiamo detto in precedenza, e viene assegnato un punto a ciascun schermidore, per la sciabola ed il fioretto, quando c’è doppio colpo, il punto viene assegnato in base alla priorità dell’azione, non solo a chi attacca per primo. Esistono tre tipi di penalità/avvertimenti, che si distinguono in tre cartellini, quello giallo è un avvertimento, quello rosso si prende quando hai accumulato due cartellini gialli e viene assegnato un punto all'avversario, invece, il cartellino nero, comporta l’espulsione dal torneo, non solo dalla gara.
Le categorie: per quanto riguarda le gare nazionali e regionali, sono divise in diverse categorie: “Le prime lame” per i 10 anni, “Maschietti/Bambine” per gli 11 anni, “Giovanissimi/e” per i 12 anni , “Ragazzi/e” per i 13 anni, “Allievi/e” per i 14 anni , "Cadetti/e" dai 15 ai 17 anni, “Giovani” dai 18 ai 20 anni e “Assoluti” dai 20.
Il Club scherma Palermo è l’unico club di scherma esistente a Palermo che pratica scherma anche a livello agonistico, si pratica maggiormente la sciabola e non si pratica il fioretto, si pratica anche la scherma paralimpica, per le persone con disabilità motorie o fisiche; la palestra si trova in via Principe di Paternò, presso la struttura Candia. Inoltre nella palestra, grazie al progetto “Noi Guardiamo Oltre”, viene praticata anche la scherma per atleti non vedenti, un esempio concreto di come lo sport possa essere un veicolo di crescita ed inclusione, superando i pregiudizi e le barriere fisiche.
L'attacco: le principali forme di attacco sono: l’affondo, la flèche (per spada e il fioretto) e la botta dritta, senza toccare la lama dell’avversario. Le protezioni usate sono per gradi, nel senso che dalle prime armi ai giovanissimi si usa una divisa di 350 Newton, dai ragazzi in poi è obbligatorio mettere sotto la giacca, da 800 Newton, una corazzetta per proteggere il braccio armato, per le ragazze è obbligatorio il paraseno in tutte le categorie, inoltre, in ogni arma, è presente un coccia (la parte in ferro sopra l'impugnatura), la cui grandezza varia a seconda dell’arma e della grandezza della mano dell’atleta, nella sciabola, la coccia è più piccola rispetto alla spada; nel fioretto e nella sciabola copre solo le nocche; nella spada copre tutta la mano.
AC Milan:
storia di gloria, crisi e rinascite
di Andrea Li Mandri, classe 2^H
Il Milan è una delle squadre di calcio più prestigiose e vincenti al mondo, con una storia che nasce nel 1899, quando fu fondato da un gruppo di Inglesi e Italiani guidati da Herbert Kilpin. Il club nacque con il nome di Milan Football & Cricket Club e già nei primi anni si impose nel panorama calcistico italiano, vincendo il suo primo scudetto nel 1901.
ANNI DI CRESCITA E CRISI (1899-1949)
Il Milan dopo 10 dieci anni si rivelò una delle squadre più forti e competitive in Italia, ma fu solo negli anni ‘50 che il Milan cominciò a crescere nel calcio nazionale e internazionale. In questi anni vinse diversi campionati italiani, diventando velocemente una delle migliori squadre d’Europa. Negli anni 50’ e 60’ il Milan divenne una potenza calcistica grazie ai suoi giocatori leggendari Gunnar Nordahl, Gianni Rivera e Cesare Maldini, nel 1963 vinse la sua prima Coppa Dei Campioni (oggi chiamata Champions League) battendo la squadra del Benfica in finale. Negli anni ’70 il Milan continuò a vincere trofei, ma fu anche coinvolto nel caso Totonero, che portò il Milan in Serie B. Il Totonero fu uno scandalo che colpì il calcio italiano nella stagione agonistica 1979-1980 e vide coinvolti giocatori, dirigenti e società di Serie A e B, i quali truccavano le partite di campionato attraverso scommesse clandestine che, per la FIGC, rappresentavano casi di illecito sportivo. Le squadre condannate dalla giustizia sportiva furono Avellino, Bologna, Lazio, Milan e Perugia per la Serie A, Palermo e Taranto per la Serie B.
IL DOMINIO MONDIALE (1980-2006)
Gli anni ’80 iniziano con una profonda crisi, culminata nella retrocessione in Serie B a causa dello scandalo delle scommesse. Il Milan cambia presidente e viene nominato Silvio Berlusconi nel 1986. Con Berlusconi il Milan ha avuto una rivoluzione totale. Viene costruita una squadra spettacolare sotto la guida di Arrigo Sacchi, con giocatori come Gullit, Van Basten e Rijkaard. Il Milan fa la svolta e vince due Coppe dei Campioni tra il 1989 e 1994.
L’ERA ANCELOTTI E IL NUOVO MILLENNIO (2001-2010)
Dopo il grande dominio negli anni ‘90 il Milan continua a brillare sotto la guida di Ancelotti (ancora oggi uno dei migliori allenatori del mondo in attività). Nel 2003 Ancelotti arriva in finale di Champions League battendo la Juventus ai rigori, vincendo così un altro trofeo europeo. L’era Ancelotti continua arrivando in finale di Champions League nel 2005, persa sfortunatamente ai rigori; il Milan però ottiene la rivincita, vincendo contro il Liverpool 1-2 con una doppietta di Filippo Inzaghi. La Coppa venne alzata al cielo Paolo Maldini il difensore più forte della storia. Quella notte il Milan sollevò la sua ultima Champions League.
DECLINO E RINASCITA (2011-oggi)
Nel 2011 il Milan vinse il suo diciottesimo scudetto, uno dei protagonisti per la vittoria fu Ibrahimovic. Iniziano problemi e la squadra affronta anni difficili segnati dai continui cambiamenti di proprietà. Nel 2022 dopo 11 anni si torna a vincere lo scudetto alla guida di Stefano Pioli, che nella stagione 23/24 lascerà la squadra. Nel 2025 Il Milan ha avuto una delle peggiori stagioni di sempre. Come allenatore arrivò Fonseca che solo dopo 5 mesi viene esonerato. Il club acquisisce Conceição, che riesce a vincere una Supercoppa Italiana battendo l’Inter 3-2. Tutto questo però non ha risolto i problemi. Il Milan tutt’ora occupa l’ottavo posto e ultimamente ha perso la finale di Coppa Italia per 0-1 contro il Bologna. Quella del 2025 è stata una delle peggiori stagioni degli ultimi 13 anni. Ora si sta pensando di una bellissima rinascita nel 2026.