Danilo Dolci, considerato il Ghandi italiano, è stato sociologo, pacifista, educatore, architetto, scrittore, poeta, umanista, rivoluzionario.. Originario di Trieste, ha profuso tutta la sua energia per cambiare la Sicilia, e da lì il mondo intero. L’impegno di Danilo Dolci, in Sicilia, è iniziato nel 1952 tra Trappeto e Partinico, nel palermitano, dove suo padre, ferroviere, aveva svolto servizio come capostazione e lui aveva trascorso le vacanze estive nel 1940 e 1941. Qui decide di trasferirsi facendo il percorso inverso degli emigranti che partivano in cerca di lavoro al Nord. Nello stesso 1952, Dolci fa il primo dei suoi tanti digiuni sul letto di un bambino morto per fame; focalizza, così, l’attenzione sullo scandaloso problema della malnutrizione dei piccoli, della povertà, della morte. Nel 1956, a Trappeto, organizza il cosiddetto sciopero alla rovescia: tanti disoccupati si mettono al lavoro per completare una strada comunale abbandonata, e mai finita. Per questo verrà condannato a 50 giorni di carcere e difeso dal giurista Piero Calamandrei. Lo Sciopero alla rovescia è un’idea geniale e una pratica pacifica e rivoluzionaria concepita da Danilo Dolci, per contestare e denunciare lo stato di disoccupazione e di miseria in cui versavano i tanti abitanti della zona. A lui si deve ancora la creazione del Centro Studi e Iniziative per la Piena Occupazione, a cui destina il ricavato in denaro del Premio Lenin per la Pace, assegnatogli nel 1958. La funzione del Centro Studi era quella di promuovere attività e interventi per l’occupazione e contro la povertà, a favore di un territorio degradato sia strutturalmente che socialmente. Tra gli interventi promossi: la Diga dello Jato, per l’acqua democratica e la Radio dei poveri cristi, prima radio libera in Italia. Dolci ebbe una particolare attenzione per i bambini e per la loro educazione. Per loro, negli anni ’70, realizzò La scuola di Mirto, una scuola progressista diversa da quella istituzionale, sia come struttura che come modalità di insegnamento, costruita a contatto con la natura dopo un attento confronto con i bambini. L’azione di educatore di Danilo Dolci si allarga alla lotta contro l’analfabetismo delle coscienze, l’ignoranza di pensiero e comportamento in cui venivano tenuti uomini e donne della Sicilia da parte di alcuni poteri politici e mafiosi. Dagli adulti tira fuori non solo le facoltà tecnico-manuali, ma anche le qualità umane, morali, intellettive, sociali ed etiche, le idee. Questo è il suo metodo maieutico. Non c’è da impartire nessuna verità precostituita. È tutto un complesso lavoro che mira allo sviluppo della coscienza individuale e sociale. A Trappeto fonda anche Il Borgo di Dio: centro delle lotte pacifiche di Danilo Dolci per dare agli invisibili la parola e la dignità. Simbolo della Sicilia che resiste e che si ribella all’ingiustizia e alla prepotenza della mafia. Dolci fu conosciuto in tutto il mondo, fu un richiamo per tante personalità nazionali e internazionali che, per lui, in diverse occasioni arrivarono in Sicilia: tanti intellettuali, scrittori, artisti, politici, come Carlo Levi, Aldo Capitini, Norberto Bobbio, Cesare Zavattini, Vittorio Gassman; e tra i siciliani Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Elio Vittorini, Lucio Lombardo Radice. Con loro si tennero seminari, incontri, scambi culturali e di idee. Danilo Dolci non è stato agitatore di folle, ma agitatore di coscienze, di idee, e per questo ancora più temibile da parte di chi deteneva i vari poteri che dominavano, a quel tempo, in Sicilia. Tra questi è compreso il potere di far passare la convinzione che niente può cambiare, che tutto è destinato all’immobilità. E che la sorte dell’uomo è la sopportazione delle ingiustizie, e del sacrificio. Dolci, invece, con la sua esperienza, ci dimostra il contrario: un grande esempio per tutti.