Le tradizioni natalizie di Adrano
U Tareddu
Natale 2023 si svolge all'insegna e alla riscoperta delle tradizioni. A scuola, per le vie cittadine, nei canti e nei racconti natalizi.
Hanno ragione i nonni quando dicono: " Ai miei tempi tutte queste cose non esistevano. Ci accontentavamo di poco, un pugno di noci, di mandorle, di un piatto di mastazzoli". La povertà diffusa non permetteva l'uso dello scambio di doni consumistici, l'allestimento dei colorati e festosi alberi, la preparazione del presepe in casa come avviene oggi.
Non per questo, però, la festa del Natale era meno sentita. Pur con mezzi modesti il popolo manifestava la propria devozione con la preparazione du "tareddu". In ogni facciata esterna di quasi tutte le abitazioni, nei vicoli, nei crocevia vi era un altarino che in occasione del Natale veniva addobbato con frutti spagnoli, mandarini, fichidindia e melograni e veniva incorniciato all'esterno con la spina santa ( pianta che cresce in collina da cui si ricavano gli "asparagi selvatici" caratterizzati dal sapore amarognolo), su cui venivano adagiati dei batuffoli di cotone che simboleggiavano la neve. Era usanza che nel primo pomeriggio tutto il vicinato si riuniva attorno ad esso per ascoltare il suono della "ciaramedda". "U ciaramiddaru" (un pecoraio che suonava la ciaramella, strumento costruito con la pelle di capra essiccata) suonava con maestria unica a "nuvena".
Prof.ssa Maria Grazia Buelli
Nel nostro paese, Adrano, il signor Alfio Sciacca, bisnonno della nostra alunna Giada Sciacca di 1D, è stato il più antico Ciaramiddaru. Costruiva artigianalmente le zampogne e le suonava con maestria e amore. Ha suonato la zampogna durante tutta la sua vita.
Con molto successo il professore di musica, Seby Accordino, ha rinnovato a scuola questa antica tradizione.
Canti e racconti natalizi dialettali