EdA Don Milani
Centro Educazione degli Adulti
Centro Educazione degli Adulti
Una serata davvero da ricordare quella di giovedì 14 maggio 2026 presso la Campana dei Caduti di Rovereto. Come ogni anno il Centro EdA – Istituto d’Istruzione Superiore Don Milani di Rovereto a cui afferiscono anche l’Istituto Tecnico superiore Fontana e l’Istituto Tecnico Tecnologico Marconi, ha voluto solennizzare la conclusione dei Corsi per adulti dell’Anno Scolastico 2025 - 2026 con uno spettacolare incontro multidisciplinare a cui hanno partecipato gli iscritti, un nutrito gruppo di docenti, alcune autorità e numerosi cittadini roveretani. Celebrandosi nel mese di maggio anche il 50° anno di fondazione dell’Istituto “Don Milani”, avvenuta nel lontano 1976, la serata dal titolo “Ricordi e oggetti della memoria” è stata studiata con particolare attenzione e articolata in un efficace ed emozionante dialogo tra poesia, musica e danza. L’evento, il cui focus centrale erano le letture di testi sul tema proposto elaborati dagli stessi partecipanti ai Corsi, è stato infatti impreziosito da un delicato intervento a passo di danza sulle note del brano “Il peso della valigia” di Ligabue e da intense presenze musicali del Gruppo musicale roveretano “Gli Apocrifi”, celebre band-tributo a Fabrizio De Andrè presente nel panorama musicale trentino dal 2004.
La serata dopo un caloroso saluto ai partecipanti dei corsi e a tutto il corpo docente da parte di Claudio Soini, Presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, del Reggente della Fondazione Campana dei Caduti e di alcuni docenti, si è animata in un entusiasmante intreccio di voci emozionate, spesso incerte ma per questo ancor più coinvolgenti percependosi l’intenso impegno di ogni lettore, gli stessi studenti, alle prese con riflessioni scaturite ed elaborate durante il corso di studi. L’indovinata scelta di far leggere ad ogni partecipante il componimento di un altro “collega” di studio si è sublimata in uno straordinario incontro virtuale tra paesi diversi, il Brasile, la Moldavia, il Marocco, l’Albania, il Niger, l’Ucraina, la Costa d’Avorio, la Romania, il Cile, l’Etiopia e altri, perfettamente in linea con gli intenti e lo spirito animatore della Fondazione Campana dei Caduti che ha ospitato e promosso l’evento insieme al Comune di Rovereto. In un italiano che spesso ha rivelato la nazionalità del lettore, la valigia di ogni autore dei testi scritti si è aperta al cuore di tutti i presenti rivelando un incredibile, variopinto arcobaleno di ricordi ed emozioni, coraggio e malinconia, speranze, a volte deluse, progetti di vita e di studio che denotano quanta forza e determinazione si cela in questi uomini e in queste donne, timide, a volte minute e apparentemente fragili, che lasciano affetti e una vita, talvolta già strutturata seppur incerta, nel desiderio di un miglioramento personale, familiare e sociale. In testi spesso lunghi e articolati, venati da un evidente sentimento poetico e attraversate da riflessioni sull’esistenza a cui si intrecciano ricordi, visioni, persino profumi della terra d’origine, si nota come l’umano sentire sia davvero trasversale e globale.
I genitori, la famiglia, la responsabilità di cercare un miglioramento con i soldi a fatica raccolti, la nostalgia del periodo infantile e lo struggente momento della partenza sono costante presenza in ogni componimento. Oggetti anche di quotidiana routine come una vecchia pentola di ferro portata in Italia perché con essa cucinava l’amata mamma, un vecchio berretto di lana per non sentire il freddo o le foto di famiglia o, ancora, una piccola scatola delle meraviglie ricolma di minuscoli oggetti che sfiorati nei momenti di sconforto riportano virtualmente a casa, assumono la valenza di preziosi tesori in un futuro spesso ancora incerto ma carico di aspettative e speranza. Per altri la valigia è apparentemente leggera ma carica di colori, sorrisi e parole, desideri e allegria per ciò che avverrà in futuro. Particolarmente toccante il componimento di Nishan il cui incipit: “Siamo venuti da terre diverse con il cuore pieno di ricordi e le valigie piene di sogni. Nessuno di noi è nato in Italia, eppure oggi questa terra ci sembra una casa comune...” continua con la riflessione: “…Allora facciamo del mondo la nostra patria. Ovunque andiamo costruiamo una casa. Spargiamo gentilezza, parliamo con coraggio, viviamo con gratitudine…” si conclude: “…Eccoci qui: paesi diversi, una sola classe, storie diverse, un solo sogno: continuare a imparare, a camminare, a fare del mondo la nostra casa.” L’atmosfera carica di responsabilità per solennità dell’evento percepibile negli occhi dei protagonisti e il fervore, quasi materno di un corpo docente fortemente coinvolto nella funzione formativa ed educativa dei partecipanti ai Corsi e più volte da tutti ringraziato per il prezioso lavoro, l’impegno e l’umana sensibilità, si sono sciolti in un commovente, corale canto della canzone “Geordie” di Fabrizio De Andrè magistralmente interpretato dal Gruppo “Gli Apocrifi” che hanno accompagnato con alcuni brani, accuratamente scelti per l’occasione nella vasta produzione del cantautore genovese, vari momenti dell’incontro. Così note e parole di canzoni come “Ho visto Nina volare”, “La canzone di Marinella”, “La guerra di Piero”, “Re Carlo”, “Amore che vieni, amore che vai” e “Bocca di rosa” hanno sottolineato ancor più il carico emotivo della serata unendo tutti i presenti nell’ascolto di brani e ballate universalmente noti.
L’evento si è poi concluso con una spettacolare vista notturna della città di Rovereto ascoltando in religioso, commosso silenzio i rintocchi di Maria Dolens monito, ancor più oggi, di pace e fratellanza e potente, virtuale abbraccio ai docenti, ai partecipanti ai Corsi EdA di Rovereto e a tutti i presenti alla serata, simbolica rappresentanza di tutti i popoli della terra.