VERSI D'AMORE
VERSI D'AMORE
[Conegliano], 19 dicembre 1929
Amor mio!
Sento di giorno in giorno il bene che ti voglio s’ingigantisce sempre di più!
No<n> credi tu Mary mia che mi sei continuamente nel pensiero? Vedi cara l’essere lontani, da un lato è un male, ma se ci pensiamo sembrami sia un bene, non è vero che tu desideri fortemente il momento di vedermi? Ed io pure, perciò vi è in noi quel reciproco orgasmo di vederci, di stringerci fra le braccia, di modo che l’esser lontani fa sì che il nostro amore ci tenga maggiormente legati.
T’amo, ti voglio bene con tutta l’anima mia.
Bacioni tuo Ruggero.
[P.S.] Saluti a tutti.
Archivio privato Colussi.
[Conegliano], 25 gennaio 1930
Mary mia!
Data l’incertezza del tempo credo opportuno rimettere la nostra gita.
Qual divertimento ci troviamo noi se manca il sole? Persuadi se lo puoi Dino e digli che le buone occasioni non mancheranno.
Verrò domani dopo pranzo con mia sorella Amelia.
Tanti bacioni tuo Ruggero.
Archivio privato Colussi.
[Conegliano] 3 agosto [s.a.]
Carissima,
ier sera quando partii ti confesso che Val Mesta mi parve molto, ma molto più mesta di quando arrivai, tu non immagini amor mio come mi sentissi il cuore oppresso a staccarmi da te, ma meno male che una settimana passa alla svelta.
Ancor questa mattina mi occupai per le scarpe, ma non trovai quello che volevo perciò presi la decisione di fartele fare così per domani a mezzogiorno mi saranno consegnate bell’e confezionate ed in giornata le spedirò, ti dispiace se ritardo un giorno? ma sai ho girato tutti i negozi, per la misura o per il tipo che non confaceva al mio gusto non fui soddisfatto di nessuno perciò io credo di non aver sbagliato a fartele fare. Assieme ti spedirò l’acqua ossigenata che dimenticasti a casa.
Nella speranza che tu abbia a divertirti senza malinconia alcuna ti raccomando fervidamente a me basta che tu mi abbia qualche volta nel pensiero.
Ti bacio con tutta l’anima.
Tuo Ruggero
[P.S.] Saluti a Rosetta ed alla signorina Scalet raccomandandole possibilmente per domenica non farmi trovare a vis a vis con quella faccie [sic] da decalcomanie.
Abbiti tanti saluti da parte di tutti di casa mia.
Saluti dalla sig. Cusin.
Archivio privato Colussi.
Il desiderio
Io non invidio ai vati
Le lodi e i sacri allori,
Né curo i pregi e gl’ori
D’un duce e d’un sovran.
Saran miei dì beati
Se avrò il mio crine cinto
Di serto vario-pinto
Tessuto di tua man.
Saran miei dì beati
Se in mezzo a bosco ombroso
Il volto tuo vezzoso
Godrommi a contemplar.
Che bel vederci allora
Mille cambiar sembianti,
E dirci; o cori amanti,
Cessate il palpitar.
Nicolò Ugo Foscolo, Anacreontiche
La gavotta
Ieri un vivo rondò del Cimarosa
da la spinetta al fin gli echi sopiti
ne’ campi de gli arazzi scoloriti
riscosse e fra le tende alte di rosa.
Spande oggi il sol con gioia impetuosa
l’oro su quel languor di tinte miti.
Un’anima novella, ai caldi inviti,
par che sorrida in ogni morta cosa.
La dama è china, a la spinetta. Sale
ogni mio verso in ritmo de l’Adagio
per la sua nuca al nimbo de’ capelli.
Ma, mentre io le susurro il madrigale,
rompe ella in un suo bel riso malvagio,
passando a una gavotta del Jommelli.
Gabriele D’Annunzio, Intermezzo
Ieri sera era amore
Ieri sera era amore,
io e te nella vita
fuggitivi e fuggiaschi
con un bacio e una bocca
come in un quadro astratto:
io e te innamorati
stupendamente accanto.
Io ti ho gemmato e l’ho detto;
ma questa mia emozione
si è spenta nelle parole.
Alda Merini
Sul ventaglio
S’io fossi mai ne la mia vita vana
un poeta pittore mandarino
dal lungo obliquo mite occhio vetrino
animante un candor di porcellana,
vedreste su ‘l ventaglio in una strana
primavera fiorir sotto il mio fino
pennello, come a gli orti di Pechino,
rami di tè, d’aglaia e di banana.
Passano in vece per la nera seta
le rondini d’argento a vol disperso
(lungi son le moschee) con la fortuna…
Ma pure in me, barbarico poeta
da la rima domato, ancóra il verso
per voi fiorisce al sole ed a la luna.
Gabriele D’Annunzio, Intermezzo
La bocca
Ape, che giri instabile
in mezzo a questi fiori,
cercando fra gli odori
il più soave mel.
Deh! Muovi i vanni lucidi
a questa riva intorno
infin che fa ritorno
il mio pastor fedel.
Lo scorgerai nel cerulo
sguardo che dolce gira,
nel labbro, che respira
aura di puro amor.
Ah! In quella bocca rosea,
se il volo arresterai,
tutto trovar potrai
il nettare dei fior
Angela Veronese (Aglaia Anassilide, Rime pastorali)
Inno ad Amore
Sia benedetto Amore
che l’anima m’accende,
e che felice rende
il tenero mio cor.
Sempre sull’arpa aurata
d’amor cantar desio,
e sempre dir vogl’io,
sia benedetto Amor.
Negli occhi del mio Dafni
veggo d’amore il foco,
che invade a poco a poco
il tenero mio cor.
Ah! Se a mill’anni e mille
giugnessero i dì miei
sempre ripeterei
sia benedetto Amor.
Angela Veronese (Aglaia Anassilide, Rime pastorali)
Elo poc bel?
I veci disea: Stramare l’è an bel stare
case rote e’n campanil da fare.
Ora tu viandante, cheta al pas
fermete a rimirar sti quattro sas.
Casete petade in ten fatholet
cofà i nit coi so oselet.
Ceseta, perla incastonada,
al santo dei moros dedicada.
Certe not sogne me mare,
la me sussurra: Elo poc bel Stramare?
Giuseppe Verri (Pino)
Finalmente soli
Siam soli, finalmente
soli… e omai non più schiavi
d’ogni sguardo impudente!
Nel gaudio di quest’ora,
basterà la dolcezza
degli occhi tuoi soavi
ad acuir l’ebbrezza
che il volto mi scolora…
Tremi? … E di che ti duoli
tesor?... qui siamo soli!
Mario Albani