«Nella sua azione preventiva, don Bosco riesce a creare una rete di contatti, di conoscenze, di amicizie coinvolgendo con determinazione e disinvoltura molti responsabili della pubblica amministrazione.
Il suo Epistolario svela le strategie di don Bosco sul piano politico. Oltre alle comunicazioni con Urbano Rattazzi, ministro in più governi, che diede a don Bosco importanti suggerimenti per la struttura organizzativa della sua, vi sono lettere significative nelle quali si può notare come egli seppe coinvolgere in questa grande azione sociale il Pontefice, il Re, cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi, laici, esponenti politici e amministratori pubblici.
Egli cercava così benefici per i centri operativi e garanzie ai suoi giovani mediante una rete di sostegno a breve, medio e lungo termine. Interagì, ad esempio, anche con il ministro degli Interni Marco Minghetti a cui scrisse per comunicare di aver accolto due giovani segnalati dal dicastero in questione, collocandoli ad apprendere un mestiere. Ciò dimostra quanto don Bosco fosse punto di riferimento nella società del suo tempo. Egli fu determinato nel suo proposito: educare le coscienze, inquietare le istituzioni, bussare ad ogni porta, non arrendersi di fronte ai rifiuti. Si ostinò a coinvolgere quanto avevano potere sul presente e sul futuro in quella perfetta sintesi che furono i pilastri del metodo preventivo: ragione, religione e amorevolezza».[1]
Svolgimento: Leggere come il giornale cattolico L’Armonia descriveva l’azione sociale ed educativa di don Bosco e riflettete insieme a partire dalle seguenti domande:
Testo: Giornale L'ARMONIA DELLA RELIGIONE CON LA CIVILTÀ 2(1849) n. 40, lunedì 2 aprile, 158-159 (DBE 48-50).
Lettura dal Giornale L’Armonia
«Nel più povero dei sobborghi di questa metropoli […] un zelante sacerdote ansioso del bene delle anime si è consacrato interamente al pietoso ufficio di strappare al vizio, all’ozio ed all’ignoranza quel gran numero di fanciulli, i quali […] per le strettezze o l’incuria dei genitori, crescevano purtroppo sprovvisti di religiosa e di civile coltura. […] Nel semplice e modesto Oratorio egli distribuisce loro quella istruzione che sopra tutte le altre discipline è sola necessaria, l’istruzione religiosa; egli li accostuma a praticare i loro doveri, ad esercitare il vero culto di Dio, a convivere amichevolmente e socievolmente l’uno coll’altro.
[…] Tutti quei ragazzi, i più dei quali sarebbero cresciuti nell’ignavia e nel vizio, s’incamminano alla virtù ed al lavoro. Infatti il loro zelante precettore ed amico cerca per essi con tutto impegno qualche onesto artiere che consenta ad accettargli presso di sé a tirocinio dell’arte sua […] così, da quel semenzaio di onesti operai escono ogni anno in buon numero adolescenti che sono in caso di provvedere ai propri bisogni, e che conserveranno, giova sperarlo, nel lungo decorso della loro vita l’abito di quella moralità a cui i loro teneri animi furono formati.
Aggiungiamo ancora che, trovandosi spesso fra quei poveri giovani chi per la morte o la rovina dei propri genitori cade in assoluto abbandono, parecchi di questi vengono anche ricoverati in alcune stanze esistenti […] e vi ricevono pure il loro sostentamento pel tempo del loro tirocinio, finché col loro sudore possano essi medesimi mantenersi».[1]
Nella prossima lettura, don Bosco valuta la positività della sua azione preventiva e sociale anche agli occhi degli amministratori pubblici a partire dall’impatto benefico di essa sul territorio.
Da una conferenza di don Bosco ai Cooperatori del 1883
«L‘Oratorio ha fatto finora delle grandi cose; e io vi aggiungo che coll’aiuto di Dio e colla protezione di Maria Ausiliatrice ne compirà delle altre più grandi ancora. Oltre l’aiuto del Cielo, quello che ci facilitò e ci faciliterà di fare del bene è la stessa natura dell’opera nostra. Lo scopo al quale noi miriamo torna benvisto a tutti gli uomini, non esclusi quei medesimi, che in fatto di religione non la sentono con noi. Se vi ha qualcuno che ci osteggia, bisogna dire che non ci conosce, oppure che non sa quello che si faccia. La civile istruzione, la morale educazione della gioventù o abbandonata, o pericolante, per sottrarla all’ozio, al mal fare, al disonore, e forse anche alla prigione, ecco a che mira l’opera nostra. Or qual uomo assennato, quale autorità civile potrebbe impedircela? Ultimamente, come sapete, io fui a Parigi, e tenni discorso in varie Chiese, per perorare la causa delle opere nostre, e, diciamo francamente, per ricavare quattrini, onde provvedere pane e minestra ai nostri giovani, i quali non perdono mai l’appetito. Or bene, tra gli uditori ve n’erano di quelli, che vi si recavano unicamente per conoscere le idee politiche di D. Bosco; imperrocchè taluni supponevano che io fossi andato a Parigi per suscitare la rivoluzione; altri per cercare aderenti ad un partito, e via dicendo; onde vi furono delle benevole persone, che temevano davvero che mi succedesse qualche brutto scherzo. Ma fin dalle prime parole cessarono tutte le illusioni, diedero giù tutti i timori, e D. Bosco fu lasciato libero di scorrere da un capo all'altro della Francia. No davvero, coll'opera nostra noi non facciamo della politica; noi rispettiamo le autorità costituite, osserviamo le leggi da osservarsi, paghiamo le imposte e tiriamo avanti, domandando solo che ci lascino fare del bene alla povera gioventù, e salvare delle anime. Se vuolsi, noi facciamo anche della politica, ma in modo affatto innocuo, anzi vantaggioso ad ogni Governo.
La politica si definisce la scienza e l’arte di ben governare lo Stato. Ora l’opera dell’Oratorio in Italia, in Francia, nella Spagna, nell’America, in tutti i paesi, dove già si è stabilita, esercitandosi specialmente a sollievo della gioventù più bisognosa, tende a diminuire i discoli e i vagabondi; tende a scemare il numero de' piccoli malfattori e dei ladroncelli; tende a vuotare le prigioni; tende in una parola a formare dei buoni cittadini, che lungi dal recare fastidi alle pubbliche Autorità saranno loro di appoggio, per mantenere nella società l’ordine, la tranquillità e la pace. Questa è la politica nostra; di questa solo ci siamo occupati sinora, di questa ci occuperemo in avvenire. Ed è appunto questo metodo, che ha permesso a D. Bosco di fare del bene da prima a voi, e in appresso a tanti altri giovani di ogni età e paese».[2]
Al termine della lettura riflettete sulla pratica formativa del vostro Centro e rispondete alle seguenti domande:
Si potrebbe provare a fare la mappa dei nodi (servizi, enti, istituzioni, aziende) e delle sinergie territoriali per verificare se e come è possibile migliorare ulteriormente la strategia di rete del vostro Centro.