Benvenuti a Città di Castello
Situata nel cuore dell'Alta Valle del Tevere, Città di Castello è una gemma umbra che sorprende per la sua doppia anima. Si tratta di una raffinata città e la forte impronta artistica legata a Raffaello e al pittore contemporaneo Alberto Burri. È la città del "nero" di Burri, del "bianco" dei palazzi rinascimentali e del verde delle colline Umbre. La città offre un'atmosfera elegante e meno frenetica rispetto alle classiche rotte turistiche umbre, ideale per gli amanti dell'arte e della storia.
Alberto Burri: L'Arte della Materia
Alberto Burri, nato a Città di Castello nel 1915, ha trasformato radicalmente l'arte del Novecento. Medico di formazione, scoprì la pittura durante la prigionia di guerra in Texas nel 1943, un evento che lo portò ad abbandonare la medicina per dedicarsi interamente alla ricerca artistica una volta tornato in Italia. La sua rivoluzione risiede nell'uso di materiali "poveri" e insoliti: partendo dai Catrami e dalle Muffe, raggiunse il successo internazionale con i celebri Sacchi di juta, attirando l'attenzione dei più grandi musei del mondo, tra cui il Guggenheim di New York.
Negli anni Sessanta, Burri introdusse l'uso del fuoco, plasmando Legni, Ferri e Plastiche attraverso le combustioni, per poi approdare negli anni Settanta ai Cretti, superfici che evocano la terra arida, e ai Cellotex (un materiale industriale povero, composto da segatura e colla pressate), dove il supporto industriale diventa protagonista. La sua carriera si è conclusa con la creazione di cicli monumentali e una generosa donazione agli Uffizi, prima della sua scomparsa a Nizza nel 1995.
La Fondazione Palazzo Albizzini
Città di Castello è indissolubilmente legata al nome di Alberto Burri, uno dei più grandi maestri dell'arte del XX secolo. La Fondazione Burri gestisce due sedi espositive che, per estensione e importanza, rappresentano un unicum nel panorama mondiale.
Palazzo Albizzini è molto più di un museo; è un dialogo silenzioso e solenne tra due epoche d’oro della cultura italiana. Situato nel cuore pulsante di Città di Castello, questo sontuoso edificio rinascimentale del XV secolo, appartenuto alla nobile famiglia Albizzini, ospita dal 1981 la prima sede della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri.
All’interno delle sue sale austere e purissime, l’eleganza dell’architettura quattrocentesca accoglie l’energia dirompente di Alberto Burri. Qui il percorso è cronologico e intimo: si attraversa l’evoluzione del Maestro dai primi Catrami e Muffe ai celebri Sacchi, fino alle Combustioni, ai Legni e ai Ferri. È un luogo di contemplazione dove la materia povera, elevata a dignità artistica, trova la sua collocazione perfetta tra le pareti bianche di una dimora storica, testimoniando come l'arte contemporanea possa rigenerare e abitare il passato senza scalfirne la memoria.
Scopo: Promuovere, gestire e diffondere l'opera di Alberto Burri.
Polo Museale degli Ex Seccatoi del Tabacco
La visione di Burri trova la sua massima espressione negli Ex Seccatoi del Tabacco, un imponente complesso industriale alla periferia della città. Questi capannoni, un tempo usati per l'essiccazione agricola, sono stati trasformati dal Maestro in un'architettura museale unica, dipinta completamente di nero. Al loro interno sono esposti i grandi cicli pittorici realizzati tra il 1979 e il 1993, insieme a sculture metalliche monumentali che dominano il prato esterno.
Grazie a recenti interventi di riqualificazione, gli Ex Seccatoi sono oggi un centro culturale d'avanguardia che ospita:
L'intera Opera Grafica e un'ampia sezione documentaria nel piano seminterrato.
Spazi per mostre temporanee e convegni internazionali di altissimo livello.
Impiantistica museale moderna che garantisce la conservazione ottimale dei grandi cicli in Cellotex.
Questo doppio polo museale rende Città di Castello una tappa imprescindibile per l'arte contemporanea, offrendo un viaggio completo nell'universo estetico di un artista che ha saputo dare un'anima alla materia.
Cosa fecero gli Ex Seccatoi: Dalla Terra all'Industria
Costruiti tra gli anni '50 e '60, questi undici padiglioni giganti servivano per l'essiccazione del tabacco tropicale.
Qui, l'acqua del Tevere e il lavoro di centinaia di operai e "tabacchine" (le donne che lavoravano le foglie) si intrecciavano quotidianamente. I grandi volumi degli edifici erano necessari per contenere i telai dove il tabacco veniva appeso ad essiccare sfruttando calore e ventilazione forzata per seccare le foglie in 8-10 giorni. Quando questa produzione cessò, il destino di queste cappannoni sembrava segnato dall'abbandono, finché Alberto Burri non ne intuì il potenziale immenso, trasformando un guscio industriale vuoto in uno spazio espositivo senza eguali per dimensioni e fascino.
La Sala Multimediale
All'interno del complesso degli Ex Seccatoi, la tecnologia incontra la materia nella modernissima Sala Multimediale. Questo spazio è stato progettato per offrire ai visitatori una chiave di lettura profonda e interattiva sull'opera di Alberto Burri.
Attraverso proiezioni ad alta definizione, documenti d'archivio e postazioni touch-screen, la sala permette di:
Esplorare la vita del Maestro: Dai suoi inizi come medico durante la guerra fino alla consacrazione internazionale.
Comprendere le tecniche: Video dettagliati mostrano come Burri manipolava il fuoco, il ferro e i sacchi.
La storia dello Sposalizio della Vergine di Raffaello unisce Città di Castello e Deruta in un ideale percorso di bellezza che trasforma un capolavoro pittorico in un’icona dell’eccellenza artigianale umbra.
L’Origine del Capolavoro: Nel 1504 Raffaello dipinge l’opera per la famiglia Albizzini, destinandola alla loro cappella nella Chiesa di San Francesco, dove rimase per quasi tre secoli.
Il Contesto Rinascimentale: Sebbene l’originale sia oggi alla Pinacoteca di Brera, la chiesa ne conserva una fedele copia ottocentesca inserita nella magnifica cornice barocca originale.
L'Identità Cittadina: L'opera rappresenta il momento di massima simbiosi tra la città e il genio urbinate, segnando il passaggio di Raffaello verso la piena maturità artistica.
La Sfida della Materia: I maestri ceramisti di Deruta hanno reso omaggio a Raffaello trasponendo la scena dello Sposalizio su maiolica, sfidando la complessità della pittura rinascimentale con l’uso del fuoco e degli smalti.
Eccellenza Tecnica: A differenza della tela, la versione di Deruta brilla per la lucentezza tipica della ceramica invetriata, dimostrando come un’opera d’arte possa rinascere attraverso l'alto artigianato.
Memoria e Innovazione: La copia in maiolica testimonia la capacità di Deruta di reinterpretare i classici, trasformando un dipinto storico in un simbolo della tradizione manifatturiera locale, ogni mattonella con un numero sul retro permette di montare e smonarele l'opera con facilità di ricomposizione.