La 2A e la 2B della nostra scuola, nell'ambito del progetto “Jazz sessions” curato dall'associazione Euritmica, hanno incontrato il protagonista del concerto svoltosi in data 11 marzo nell'auditorium di via XXV Aprile, il musicista e cantante Alessio Velliscig. I ragazzi, guidati da Silvia Colle, hanno vestito i panni dei giornalisti e hanno rivolto ad Alessio numerose domande. Ve ne riportiamo alcune, consigliandovi di andare ad ascoltare sul web le sue canzoni e di seguire i suoi progetti musicali.
Di dove sei e quanti anni hai?
Sono di Udine e ho 38 anni.
Il tuo colore preferito?
Celeste.
Pizza o sushi?
Pizza.
Canzone preferita?
Starless, dei King Crimson
Libro preferito?
Siddharta, di Herman Hesse
Che scuola hai fatto?
Alle medie sono andato alle “Fermi”, alle superiori al Liceo “Marinelli”. Poi ho fatto il conservatorio “Tomadini”.
Come ti sei avvicinato alla musica?
Sono nato in una famiglia legata alla musica, dunque è stato naturale intraprendere questo percorso. Ho iniziato a suonare la chitarra in terza media.
Quando hai iniziato a cantare?
Ho preso a cantare verso i ventidue anni. Mi sono scoperto non solo musicista ma anche cantante. La cosa che mi affascinava era comporre i pezzi, scriverli.
Hai mai cantato in altre lingue?
Inizialmente scrivevo in inglese, perché desideravo una carriera internazionale e l'inglese mi permetteva di farmi capire ad un pubblico più vasto. In un secondo momento ho usato anche l'italiano, che mi ha dato modo di esprimere cose più intime.
Hai mai provato ansia, paura di sbagliare o paura che non ci sia nessuno ad ascoltarti?
Certo. L'emozione ti prende e non dipende da quante persone sono presenti ad un mio concerto. Può essere più emozionante suonare per un gruppo di studenti giovani come voi che per mille adulti. Sapete, ho ereditato da mia madre una forma di tremore alle mani, e anche questo mi causa timore di sbagliare.
Cosa fai quando sei nervoso prima di un concerto?
Cerco un po' di tranquillità, faccio un po' di meditazione.
Hai uno strumento preferito?
Ho avuto una chitarra acustica per tanti anni a cui tenevo molto. Poi è successo che di rientro da una tournée in Nord Europa con il mio gruppo, la macchina su cui viaggiavamo ha preso fuoco e con lei la mia chitarra e gli altri strumenti riposti nel bagagliaio. Noi ci simao salvati. Poi dopo un po' ho comprato una chitarra nuova.
Cosa consiglieresti ai giovani d'oggi?
Di non cercare mai di sfuggire ai problemi che incontreranno, ma di affrontarli con pazienza, cura e tenerezza. Servono tempo e cura per sciogliere i nodi. E l'arte può aiutare tanto!
ASSISTERE AL CONCERTO DI ALESSIO È STATO COME...
Per alcuni ragazzi, quello di Alessio Velliscig è stato il primo concerto dal vivo mai visto. Che ricordo si portano dentro di questa esperienza?
...è stato bello come quando inizia l'estate
...è stato bello come un fiore
...è stato bello come il tramonto
...è stato bello come quando l'Udinese ha vinto 1-0 con la Juve
...è stato bello come mangiare pane e nutella
...è stato emozionante come il primo allenamento di calcio
...è stato bello come i 9 scudetti della Juve dal 2010 al 2019
...è stato bello come Real Madrid-Juve nel 2017
...è stato molto bello, come il tifo di uno stadio
...è stato bello come quando la prof ci fa vedere un film
...è stato bello come quando ci fanno uscire da scuola un'ora prima
...è stato emozionante come leggere un libro
“L'uomo venuto dal nulla”, così lo ha battezzato in un servizio andato in onda su Mediaset nel 2018 il giornalista Toni Capuozzo.
Di chi parliamo? Di un signore che quest'anno compirà 80 anni e che ha alle spalle una storia davvero speciale. Si chiama Silvio, Silvio Loreti. Un nome che tante volte si sarà ripetuto per sentirlo più suo. Il cognome, infatti, non è quello del suo papà, ma è un cognome fittizio assegnatogli da un tribunale italiano.
Facciamo chiarezza. Silvio è oggi papà e nonno, e vive a Udine. Ha messo su una ditta termoidraulica e coltivato due passioni nella sua vita: è stato un radio amatore e ha imparato a suonare la tromba a 68 anni, entrando a far parte della banda del comune di Pozzuolo.
Ha una moglie, che definisce con emozione “alta un metro e un gingerino”, ma piena di grinta. Proprio lei, con cui condivide da 58 anni la sua vita, lo ha spinto circa 30 anni fa a far luce su un passato costellato di momenti difficili, a ricercare le sue radici e a far pace con i ricordi dolorosi. Silvio è stato un apolide, una persona, spiega agli studenti che incontra, “che ha tutti i doveri, ma è senza diritti”. Solo a 22 anni ha ottenuto la cittadinanza italiana e sui suoi documenti è infine comparsa la dicitura “italiano”, in luogo di quella precedente che lo descriveva come “straniero”. Ogni sei mesi, ricorda, dalla questura gli arrivavano i controlli a casa o sul posto di lavoro, e doveva rigar dritto, pena perdere il permesso di soggiorno. Un italiano apolide e con il permesso di soggiorno? Già, perché Silvio è nato in un campo di lavoro al confine tra Germania e Polonia, il 23 dicembre del 1944. Sua madre Vesna era dalmata di Spalato, appena diciassettenne al momento del parto, e con un destino di morte che anzitempo la strappò alla vita per una brutta malattia. Con l'armistizio, Vesna era diventata staffetta partigiana, ma fu catturata dai tedeschi e spedita nel campo di concentramento di Christianstadt insieme al marito, militare lucano. Nel campo si lavorava anche per 20 ore al giorno, a fronte dell'unico misero pasto consumato. Gli uomini venivano sfruttati per produrre munizioni mentre, nei campi femminili, le donne fabbricavano pentole e posate utili all'esercito tedesco impegnato nelle operazioni di guerra.
La guerra era prossima alla fine, i tedeschi stavano per perderla, i sopravvissuti sarebbero presto tornati a casa. Così accadde a Vesna, a suo marito e al piccolo Silvio, che nacque e visse per due mesi in un luogo di morte. Al rientro dalla Germania, la madre lasciò il bambino a Trieste, affidandolo ad un orfanotrofio. Una pagella delle elementari testimonia che all'epoca Silvio di cognome si chiamasse De Stefani, questo il nome del militare italiano sposato con sua madre che riconobbe inizialmente il bambino, per poi bruscamente disconoscerlo quando Silvio aveva 7 anni e la sua mamma era appena venuta a mancare. Il bambino, presumibilmente, era figlio di un abuso e non frutto del suo seme. L'orfanotrofio fu per molto tempo la casa di Silvio, rinominato dall'anagrafe Loreti con un metodo in voga a quei tempi, ovvero aprendo una pagina a caso di un vecchio elenco telefonico e puntando il dito su uno dei cognomi presenti: Loreti. Silvio Loreti. In collegio comprese il significato della parola solitudine. Solo al mondo, con nessuno che il sabato andasse a portarlo a casa, con nessuno che ne prendesse le difese o gli offrisse un gesto d'amore. Racconta che alle 14 del sabato, dei 140 ospiti del collegio, era l'unico a restare lì, sommerso dal silenzio. Tutto questo ha lasciato per anni traccia nelle ore di sonno perse, negli incubi di guerra dissipati dalla visione della Madonna a braccia aperte. Il trauma dell'abbandono era lì, ma l'amore di sua moglie e della sua famiglia è stato più grande e gli ha permesso di costruirsi una vita felice e appagante.
La fortuna che ebbe fu quella di studiare. Si diplomò al Malignani, prestigiosa scuola tecnica di Udine, e si consacrò al lavoro, armato di buona volontà e impegno.
Da apolide, per sposarsi fu necessaria la testimonianza di otto colleghi che formalmente confermarono la sua identità di fronte ad un giudice. Il parroco che presiedette alla cerimonia, lo fece senza ricevere i documenti necessari – atto di nascita e di battesimo - raccomandandosi agli sposi di cercare “le carte” e di fargliele poi avere.
Provò a cercare tracce della sua storia a Pola, poi a Spalato, grazie all'aiuto di un capitano medico della Marina croata, radioamatore come lui. Eureka! Rinvenne il certificato di matrimonio di sua madre ed il suo certificato di battesimo, battesimo avvenuto in Germania, in una chiesa a pochi kilometri dal campo.
Pur venendo da una storia così difficile e pur vivendo nel peggiore dei posti possibili, Silvio ha saputo mantenere ed esprimere nella sua vita un entusiasmo che non può non toccarci nel profondo.
Silvio Loreti è un sopravvissuto della tragica esperienza dei campi di concentramento, è un testimone prezioso. È un vivace signore che da 15 anni va nelle scuole del suo territorio a raccontare la sua storia, con la speranza che nessuno dimentichi. E soprattutto che nessuno releghi nelle pagine di un libro di storia fatti di cui portiamo ancora, talvolta inconsapevoli, le cicatrici.
Commovente sentirlo affermare di essere “l'uomo più ricco di Udine”, perché secondo lui “la vera ricchezza non è il denaro, ma la famiglia che si è costruito grazie ai sacrifici fatti”.
Racconto emozionato e autentico, quello di Silvio, che si rammarica di come gli esseri umani ancora non abbiano capito i danni dei conflitti e imperterriti proseguano sulla strada della sofferenza.
Ai ragazzi lascia un messaggio di grande speranza e forza: “Non fermatevi mai, con l'impegno e lo studio potete costruire la vostra vita, potete raggiungere i vostri obiettivi!”.
Arianna Obinu
Il 19 dicembre, durante le ore di Tecnologia, la 2B ha ospitato due ingegneri della Danieli, l'ing. Davide Grillo e l'ing. Andrea Scorrano, a scuola per parlare della loro azienda, la Danieli, un'azienda dalla storia ultracentenaria che ha sede a Buttrio, in provincia di Udine. L'incontro, nato nell'ambito delle ore di Orientamento destinate agli alunni della scuola secondaria di I grado, è stato molto interessante e ha ripercorso la storia dell'azienda, le produzioni e le opportunità di inserimento lavorativo che essa offre. In questo periodo, gli alunni hanno studiato con il prof. Moschioni l'acciaio e le sue leghe, pertanto l'incontro con i due professionisti della Danieli è stato un valore aggiunto alle nozioni acquisite teoricamente.
Tramite la visione di video dettagliati e di presentazioni ricche di immagini, la classe ha scoperto una realtà d'eccellenza della regione Friuli Venezia Giulia e dell'Italia, che nel mondo rivaleggia con altri colossi stranieri produttori di impianti che lavorano l'acciaio. Ruolo essenziale hanno le automazioni d'avanguardia, ma anche e soprattutto l'inventiva e il talento dei tanti lavoratori di Danieli che contribuiscono, lavorando in team, alla crescita, alla sostenibilità e al miglioramento delle prestazioni aziendali.
I ragazzi della 2B hanno scoperto come nasce un impianto, quanto costa, quanto tempo occorre per costruirne uno, quali prodotti gli impianti producono e a chi li vendono, come sono suddivisi gli uffici della Danieli: officine, uffici commerciali, uffici amministrativi, uffici informatici, ufficio Service ed altri ancora.
Inoltre, la Danieli dal 1995 promuove un programma denominato INDE, che offre un'occasione unica ai giovani talenti delle scuole superiori, destinatari di una formazione di 8 mesi.
Danieli in numeri?
presente in 28 Paesi con stabilimenti e/o uffici (ma opera ovunque, in 190 Stati)
25 linee di prodotto
10.000 dipendenti
4,1 miliardi di euro di fatturato
50.000 ore di corsi di formazione in un solo anno per colmare lacune e supportare i bisogni dell'azienda
494 docenti che girano per le sedi Danieli (tra interni ed esterni)
Grazie ai due ospiti per questa esperienza edificante!
Chissà che in futuro qualcuno dei nostri ragazzi non intraprenda una carriera proprio in Danieli!
tema “Osate sognare”
classi 3A e 3B
L'arrivo degli Alpini a Udine, in occasione del loro raduno annuale, ha coinvolto tutta la città, periferie comprese. Anche la Scuola Bellavitis ha dato il suo contributo: la nostra palestra, infatti, è stata adibita a dormitorio per qualche giorno, ed ha ospitato numerosi alpini sopraggiunti da diverse parti d'Italia. Per questo motivo, le lezioni di motoria dell'11 e del 12 maggio – anche a causa del cattivo tempo -, si sono svolte in classe e, per le classi prime, la professoressa Prandi ha organizzato una speciale gara di abilità cognitive.
A inizio anno, la scuola ha ricevuto dall'azienda BTS Bioengineering Group la licenza di utilizzo dell'applicazione Baiobit, progettata per esercitare l'attenzione, la memoria, la risoluzione di problemi e le capacità percettive. La app è stata utilizzata da alcuni docenti di sostegno con i ragazzi da loro seguiti, con buoni risultati, e si è perciò pensato di estenderne l'uso anche agli altri studenti. Durante la sfida tra le classi prime, ognuna delle due classi è stata divisa in due gruppi e ciascun gruppo ha lavorato ad un computer collegato ad una LIM. Gli studenti hanno affrontato delle prove gradualmente più complesse – livelli facile, medio e difficile -, prima in gruppo, poi singolarmente.
Tra i giochi proposti: puzzle, memory, individuazione di elementi intrusi, sequenze da memorizzare. L'applicazione ha registrato i risultati conseguiti, offrendo un punteggio finale basato sugli errori e sui tempi di risposta. Il gruppo che si è dimostrato più abile si è meritato un premio finale, offerto dalla BTS, la casa produttrice di Baiobit: dei sacchetti di caramelle e dolcetti che sono stati condivisi con tutti i compagni.
Ecco alcune testimonianze dei ragazzi che hanno partecipato alla gara di abilità cognitive:
“Mi è piaciuta molto questa attività, vorrei rifarla! Secondo me è molto utile. Per me è stato molto difficile il gioco in cui dovevi trovare un elemento diverso dagli altri”
Rachele
“È stata un'esperienza bella e interessante che ha testato le nostre abilità ed il nostro quoziente intellettivo. Non mi dispiacerebbe rifarlo, anche se lo rifarei impostando il livello ancora più difficile”
Niccolò
“Per me è stato interessante perché è utile per allenarsi a rispondere in modo veloce. Sarebbe bello anche se ci fosse un piccolo aiuto dopo un po' di tempo nel memory”
Alessandro
“Questa attività è stata fantastica e vorrei rigiocarci. Vorrei solo cambiare una cosa: nel minigioco in cui si devono indovinare gli oggetti da lavoro, aggiungerei altri mestieri ed altri oggetti”
Youssef S.
“Per me è stato un po' facile, ma ogni tanto abbiamo bisogno di lavorare in gruppo!”
Brendon
“A me è piaciuto di più il gioco della spesa, dove ti faceva vedere le cose comprate e dovevi ricordartele. I giochi d'attenzione sono i miei favoriti!”
Prosper
“A me sono piaciuti tutti i giochi tranne il memory ed il puzzle”
Angelo
Ciao, siamo le ragazze di 2^B e in questo articolo vi racconteremo la nostra esperienza scolastica al Centro “Bowling 71” di viale Palmanova, a Udine.
Innanzitutto, sapevate che il bowling è uno sport molto antico?
Infatti, era praticato già nell’antico Egitto (3200a.C.)! La palla da gioco era composta da cereali e ricoperta di pelle tenuta insieme da corde.Dei ricercatori italiani hanno scoperto, vicino al Cairo, una vecchia pista da bowling del III sec a.C.: era costituita da un pavimento di mattoni di limo e da una scanalatura che terminava in una buca quadrata.
Oggi le piste da bowling si dividono in 3 aree: la zona di lancio,la pista dove corre la palla e la zona dove sono situati i birilli da colpire.
La nostra mattinata al Bowling 71.
Siamo partiti verso le 8 di mattina in autobus dalla nostra scuola, la Bellavitis. Arrivati a destinazione,la prof.ssa Prandi, la nostra insegnante di educazione fisica nonché organizzatrice dell’uscita, prima ancora di entrare ci ha divisi in gruppetti di 4 o 5 studenti. Una volta all’interno, i gestori del “Bowling 71” ci hanno spiegato come si maneggiano le palle da gioco e in che modo si fanno i punti. Ogni gruppo aveva una pista a disposizione, ed ognuno di noi ha giocato 2 partite. Coloro che hanno realizzato i 10 punteggi migliori, poi, sono stati selezionati per le gare provinciali. Gareggiare con i miei compagni e conoscere uno sport nuovo, per la maggior parte di noi, è stato davvero divertente ed entusiasmante. Gli studenti che sono riusciti a passare le selezioni hanno poi avuto occasione di giocare nuovamente e di guadagnare, in sei, le fasi nazionali di Fano (PU). A causa delle terribili inondazioni che hanno messo in ginocchio l’Emilia Romagna, però,i nostri compagni non hanno potuto raggiungere Fano. Speriamo vivamente che il progetto Bowling e Scuola si possa ripetere anche l’anno prossimo, così da riuscire a confrontarci con centinaia di studenti di ogni parte d’Italia.
Ringraziamo, infine, la professoressa Prandi che ha organizzato l’attività ed anche il personale di “Bowling 71” che ci ha ospitati in modo caloroso e accogliente.
Il 28 aprile 2023 si è tenuta a Villa Manin di Passariano la seconda edizione della manifestazione “Tagghiamo la scuola FVG”, organizzata dalla FIR (Federazione Italiana Rugby) a coronamento di un progetto annuale nelle scuole. L’evento ha visto la partecipazione di mille studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, giunti da tutta la regione. Anche una classe della Bellavitis, la 1^A, era presente, ed ha vissuto questa meravigliosa esperienza di sport e socializzazione.
La professoressa Elisabetta Prandi ha ospitato durante le ore di Educazione Motoria un ex giocatore professionista di rugby che ha insegnato agli studenti le regole e lo spirito di questo sport. All’insegna dell’entusiasmo, nonostante il tempo atmosferico non sia stato clemente, i ragazzi si sono divertiti cimentandosi nel Tag Rugby, ossia un gioco simile al rugby ma che non prevede il contatto fisico diretto. Nel Tag Rugby, infatti, i giocatori in campo vestono una cintura in velcro da cui pendono due strisce di stoffa colorate. Il compito dei giocatori è staccare una delle strisce al portatore di palla, interrompendone così l'azione. Questo gesto sostituisce il cosiddetto placcaggio, e rende il gioco più sicuro per tutti.
La mattinata è trascorsa tra partite, corse sotto la pioggia, basket “ecologico” (ogni giocatore doveva scegliere fra tre canestri di colore diverso quello in cui fare centro, dopo aver risposto ad una domanda sulla raccolta differenziata), visita al piccolo museo del rugby allestito in un’ala di Villa Manin e, grazie alla presenza dell'Aeronautica Militare, usare un simulatore di volo.
Infine, dono inatteso, la pattuglia acrobatica nazionale delle Frecce tricolori ha sorvolato il cielo sopra di noi, regalandoci una grande emozione.
Dentro il museo abbiamo potuto ammirare delle magliette da gara di giocatori della nazionale italiana e di altre squadre, anche estere, ognuna legata ad una storia, come quella datata 1974 dei Leopards. Leopards era il nome della selezione di giocatori neri sudafricani che affrontò la nostra nazionale il 15 maggio 1974 a Brescia. La particolarità? All’epoca, a causa dell’Apartheid, i neri non potevano giocare con i bianchi, e il Sudafrica aveva ben tre nazionali di rugby, una di bianchi, una di meticci ed una di neri. L’Italia, nell’ospitare la selezione dei giocatori neri, fu accogliente e più coraggiosa di altri Paesi, dando un “metaforico” calcio al razzismo che deve essere un esempio ancora oggi per tutti noi, grandi e piccini.
Il 25 marzo è la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita nel 2020 dal Consiglio dei Ministri.
Ma chi è Dante? Dante Alighieri è stato un poeta del 1300, autore della Divina Commedia, opera che parla di un viaggio allegorico da lui compiuto nei tre mondi ultraterreni: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Insomma, chi non conosce, anche senza averli studiati, i famosissimi versi “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”?!
La data del 25 marzo è stata scelta dagli studiosi perché fu presumibilmente in questo giorno che Dante cominciò il suo viaggio addentrandosi per la “selva oscura”. L’idea del Dantedì, però, nacque grazie a un editoriale firmato dal giornalista e scrittore Paolo di Stefano, che esprimeva la volontà di riconoscere un giorno dell’anno da dedicare al massimo esponente della nostra letteratura, come succedeva già in altri Paesi. Così, ricordiamo in tutta Italia e nel mondo il genio di Dante con tante iniziative organizzate dalle scuole, dagli studenti e dalle istituzioni culturali.
E per chi ama la lettura? Nessun problema, esistono libri di ogni genere riguardanti Dante Alighieri, destinati sia ai grandi che ai piccoli. Vi consigliamo qualche titolo tra cui il bel volume illustrato La Divina Commedia raccontata ai bambini scritto da Anna Maria Piccione e A riveder le stelle del giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, entrambi editi da Mondadori, senza contare naturalmente le copie integrali della Commedia.
Noi a scuola abbiamo lavorato su diversi progetti riguardanti la giornata dedicata al Sommo Poeta. Abbiamo letto e commentato assieme alcuni versi della sua più importante opera, fatto un disegno dove dovevamo “colorare Dante a parole”, cioè con i pennarelli del colore della sua pelle, della veste e dell'alloro che gli adorna il capo, abbiamo scritto all’interno della sua figura dei versi tratti dalla Divina Commedia.
Ma il lavoro che ci è piaciuto e ci ha divertito di più, è stato scrivere un tema dove potevamo decidere chi mettere nel nostro Inferno ed in quale girone di dannati!
INTRODUZIONE
“I giovani di oggi tendono molto spesso a giocare col fuoco… ma molto spesso finiscono anche per bruciarsi davvero. Alice, una ragazza di 16 anni morta nei bagni della stazione di Udine per overdose, ne è un triste esempio. Alice purtroppo non è la prima né sarà l’ultima persona a perdere la vita così”. Queste le parole con cui i poliziotti della Questura hanno inaugurato l’incontro con noi allievi della Scuola “Bellavitis”: un linguaggio crudo, forse, ma utile a farci capire i rischi che si corrono quando ci si avvicina alla droga o si compiono azioni illegali.
Negli ultimi anni, sono state registrate molte morti per assunzione di sostanze stupefacenti: ciò ci ricorda l’esistenza di una “linea gialla” che non dovremmo mai superare, perché una volta che lo si fa è difficile tornare indietro. Nel caso si superi questa linea e, dunque, si commetta un reato, la nostra fedina penale - dai poliziotti definita “pagella della vita” -, verrà macchiata per sempre, interferendo negativamente sui nostri progetti di vita, sui concorsi pubblici e sulla ricerca di lavoro. La raccomandazione è di essere responsabili e di stare sempre attenti alla nostra salute, per prima cosa, e alla legalità.
Durante l’incontro con i rappresentanti della Questura, i temi affrontati sono stati diversi, tutti ugualmente interessanti.
Citiamo anche il tema del bullismo, poiché per noi ragazzi è importante parlarne e sentirne parlare. I poliziotti hanno sottolineato che sono sempre 3 gli attori protagonisti nel bullismo: il bullo, la vittima e gli spettatori. Bullo e spettatori sono ugualmente colpevoli, questo è giusto ricordarlo, poiché gli spettatori, nonostante non facciano niente, diventano complici dei gesti discriminatori o violenti compiuti dal bullo. Il consiglio è quello di unirsi, tutti, per respingere gli atti di bullismo ed isolare il responsabile. Per fare questo, bisogna sempre cercare l’aiuto di un adulto, insegnante o genitore.
Un altro aspetto degno di nota riguarda il bullo, che è spesso un giovane afflitto da problemi che decide di riversare con rabbia sugli altri. Questo disagio del bullo, però, non giustifica i suoi gesti: proprio perché ha sofferto anche lui, dovrebbe comprendere cosa si prova e non provocare paura e dolore ai più deboli.
A cura di: Manar Rahmouni
INTERVISTE
Come vi chiamate e da quanto tempo ricoprite il ruolo di poliziotto?
Noi siamo Stefano Tomasin, Ivan Duca e Mirco Morelli. Lavoriamo nella Polizia di Stato da oltre 30 anni, Ivan è il più anziano, è stato in Polizia per quarant’anni.
Ho notato che avete parlato di quanto sia importante per voi poliziotti, ma anche in generale, saper scrivere correttamente e in modo molto dettagliato e preciso. Che cosa intende con questo?
Quando scriviamo le relazioni di lavoro, dobbiamo essere precisi perché l’obiettivo è far capire a una persona che non era presente sul posto quello che è accaduto. Ecco perché i dettagli e la chiarezza sono elementi fondamentali.
Riguardo alla “privacy dei minori”, perché siete molto rigidi e seguite delle regole/leggi molto ferree?
Perché il minore in quanto tale va tutelato più dell'adulto.
Vi è mai capitato di svolgere delle indagini nelle scuole, magari perché è stato rilevato l’uso di sostanze stupefacenti?
Si, purtroppo è una realtà, gli stupefacenti girano spesso nelle scuole.
A che età, di solito, le persone iniziano ad assumere sostanze stupefacenti?
Iniziano sempre più presto, e questo è allarmante. Già dalle prime classi della scuola media.
Cosa pensate delle persone che fanno cose illegali per divertirsi?
Probabilmente non hanno ben chiaro quello che stanno facendo. Non conoscono i rischi e le conseguenze per la loro vita.
Cosa ne pensate delle cosiddette droghe leggere?
Non esistono. Le droghe sono tutte alla stessa stregua nocive.
Quali sono i casi che avete dovuto seguire che vi sono rimasti più impressi e perché?
Ne abbiamo seguiti tanti. Forse è esemplare la storia di un ragazzo che, per fare il "figo", ha assunto delle droghe che gli hanno causato molti problemi cerebrali.
“Ogni donna è un’opera d’arte. No alla violenza contro le donne!” Cosa pensate di questa frase?
Quello della violenza contro le donne è un altro tema importante e delicato. Non facciamo mai abbastanza anche quando facciamo tanto. Continueremo sempre a cercare di contrastare la violenza sulle donne, nella speranza che cessino.
A cura di: Lina Aichaoui
La storia
Le gare Kangourou sono gare di matematica che hanno avuto inizio negli anni ‘80 quando furono proposte in Australia da Peter O’Halloran, che in seguito sarebbe diventato presidente della World Federation of National Mathematics Competitions. Quest’ idea fu poi importata in Europa da due matematici francesi, André Deledicq e Jean Pierre Boudine agli inizi degli anni ‘90. Infine nel 1994, nove nazioni, precisamente Francia, Bielorussia, Ungheria, Olanda, Polonia, Romania, Russia, Italia e Spagna fondarono a Strasburgo l’Associazione “Kangourou senza frontiere”.
Da molti anni gli studenti italiani hanno, quindi, la possibilità di partecipare alle gare kangourou che consistono soprattutto in esercizi di logica e ciò offre l'opportunità di partecipare anche a coloro che non sono particolarmente bravi in matematica.
Oggi
Alle gare Kangourou di quest’anno hanno partecipato 17 studenti della scuola E. F. Bellavitis. Le gare si sono tenute presso l'istituto scolastico e si sono svolte le ultime tre ore di giovedì 16 marzo 2023, dalle 10:40 fino alle 12:40.
Quest’anno hanno partecipato gli studenti:
di 1^A:
Arianna Del Gobbo
Lorenzo Caruso
Alessandro Missio
Brendon Tanushi
di 2^A:
Mohamed Barki
Aeryn Mullard
Daniele Nicoletti
di 2^B:
Alessandra De Luca
Alessandra Vendramini
Caterina Viel
di 3^A:
Giorgia Iacuzzi
Mimouna Reddhai
Mamadou Coulibaly
Caterina Missio
di 3^B:
Michele Apostolico
Gaia Brochetta
Denis Calligaris
Clicca qui per leggere l'intervista ai prof. di matematica della scuola
Clicca qui per leggere le interviste ai ragazzi che hanno partecipato alla gara
Nella giornata di lunedì 6 febbraio abbiamo assistito ad un intervento da parte di alcuni volontari della squadra comunale della Protezione Civile di Udine.
Dopo essersi presentati ci hanno spiegato le mansioni che svolgono e soprattutto quando la Protezione Civile può intervenire in una emergenza. Attraverso delle slide ci hanno illustrato alcune catastrofi come terremoti ed alluvioni e ci hanno spiegato come possono procedere in queste situazioni particolari.
Abbiamo imparato che i primi ad intervenire in una emergenza sono sempre i Vigili del Fuoco i quali possono andare in soccorso delle persone in grave pericolo. I volontari della Protezione Civile possono intervenire solamente quando gli esperti hanno controllato e giudicato la situazione sicura, in caso contrario essa non può intervenire. Ci hanno mostrato anche alcuni video di catastrofi accadute alcuni anni fa nella nostra regione.
Una causa molto comune in alcune di esse, come ad esempio le alluvioni, è l’accumulo dei rifiuti che si deposita nei tombini, bloccando così il passaggio e impedendo all’acqua di defluire regolarmente.
Questo ci ha fatto capire quanto impatto ambientale abbiano le nostre azioni. Abbiamo capito che è necessario essere responsabili e soprattuto è importante conoscere il territorio per gestirlo in sicurezza.
A cura di: Manar Rahmouni e Lina Aichaoui
Intervento del personale dell'ARPA FVG sul tema della meteorologia e dello studio dell'atmosfera.
Il dott. Sergio Nordio e il dott. Francesco Sioni dell'ARPA FVG - OSMER (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia) hanno incontrato i ragazzi della 3A e hanno tenuto una lezione sul clima e sullo studio dell'atmosfera.
Smart city? Fonti rinnovabili? Energia e tecnologia? Tutto questo e molto altro nel video che abbiamo realizzato dopo l’intervento della Fondazione Pittini e l’Immaginario Scientifico di Trieste nella nostra
scuola, riguardo a come potrebbe essere il futuro. Un’esperienza entusiasmante ma allo stesso tempo istruttiva, che consigliamo a tutti i ragazzi.
E tu, come lo immagini il domani?
La 2^B