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GIANBERRA  -  GIAN BERRA

 


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Gian Berra: biografia scherzosa.

Gian Berra nasce 60 anni fa nelle terre di Venezia. Lui da giovane respira l’ultima aria decadente di quella terra e gusta il sapore di quel paradiso di ingenui sognatori. Ma la realtà di ogni giorno non gli basta. Gian Berra vuole scoprire il velo che da mille anni ha protetto la sua gente. Ora rimangono solo le nostalgie di un tempo già morto. Il vento, la terra e l’acqua gli sussurrano emozioni che la gente non sa di portarsi dentro. E’ arrivato il momento di tirarle fuori dal buio e rappresentarle. Gian Berra inizia 35 anni fa la difficile professione dell’artista. Numerose sono le esposizioni, anche all’estero che mostrano le sue opere. Lui ama stare in compagnia e fonda una associazione per raccogliere tanti amici che desiderano fare arte. Si dedica all’insegnamento creando una scuola pratica di pittura: in 14 anni raccoglie circa 900 partecipanti e ritiene di aver fatto un buon passo per diffondere la gioia di dipingere assieme e gustare ciò che si è fatto.

Gian Berra ama scrivere poesie e saggi. Propone un circolo di poesia New Age e per qualche anno festeggia in loro compagnia il solstizio d’estate. Poi lui comincia a scrivere racconti e tra poco presenterà il suo primo romanzo ambientato nei tempi eroici della sua infanzia.

Nel frattempo Gian Berra reinvesta con un nuovo linguaggio la gioiosa decadenza di Venezia.

E’ una decadenza che affascina tutto il mondo. Come un sogno antico ormai perduto, malgrado la realtà pretenda ben altre cose.

Gian Berra si inventa l’Informale Barocco. Un ponte diretto tra lo sfarzo e il delirio con cui  lui vive oggi i suoi sogni di volo planato sulla realtà, portandosi dietro un sacco pieno di entusiasmo per l’incanto della meravigliosa tecnologia che ci permette di avere tante comodità.

Il barocco è la riscoperta dell’ottimismo e degli orizzonti che ci aspettano oltre l’attimo presente. Essi sono riccioli compiaciuti di esistere e di mostrarsi. Non pretendono nulla: ad essi basta esistere per un attimo di vita.

gian berra







 

Periferia veneta - gian berra 

 


                                                                                    
                                                                                               Pescatori - gian berra





                                                                  

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C0NTATTI per GIAN BERRA IN internet...




  http://baroquedecadence.altervista.org/

Il nuovo sito sulla decadenza barocca e Gian Berra

http://gian-berra.webs.com/

Il nuovo sito di gian berra su webs

http://sites.google.com/site/veniceworldart/

Quando il letamaio di Venezia fermenta profumi barocchi

http://sites.google.com/site/gianberrasite/

il sito su google

http://gianberra.fortunecity.com

works of gian berra since 2006


baroque dreams of gian berra since 2008

http://www.saatchi-gallery.co.uk/yourgallery/artist_profile/Gian+Berra/25393.html

gallery in London

http://www.babelearte.it/tipoartista.asp?arid=628&lid=

Babelearte

http://picasaweb.google.com/gian.berra/Segusino

Album di foto dedicato a Segusino

http://gian-berra.blogspot.com/

Blog su gian berra

http://baroccocreativo.blogspot.com/

Blog sul neobarocco

http://segusino.blogspot.com/

Blog dedicato a Segusino

http://gianberra.spaces.live.com/PersonalSpace.aspx?_c02_owner=1

Il primo space dedicato a gian berra

http://gian-berra.blogspot.com/

Un altro blog di gian berra


http://picasaweb.google.com/gian.berra

Altre foto dell'opera di gian Berra

http://www.lulu.com/product/libro-a-copertina-morbida/caos-barocco/2503788

 Il libro di poesie e racconti di gian berra, gratis su lulu.com

http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/wasere/2158835

 Il romanzo di " Wasere, 


















  


Gli ultimi 30 anni del secolo e l’avventura di Gian Berra.

 

Nel 1970 gli ultimi fuochi della “rivoluzione degli anni sessanta” si erano ormai già spenti. Nella provincia italiana e specialmente nella provincia veneta quasi nulla di quegli ideali era giunto alla gente. La generazione di Gian Berra era appena uscita dall’adolescenza e scopriva un tenue benessere che i loro padri mai avevano conosciuto. Nessuno leggeva libri o giornali. Nessuno conosceva il mondo al di fuori del proprio comune. La cultura si limitava alle partite di calcio e al catechismo obbligatorio.  L’avventura era andare al sabato sera alla sala da ballo più vicina.

Oggi noi tutti di quella generazione abbiamo tutti sessanta anni e Gian Berra prova a guardare indietro e provare a descrivere la sua avventura.

Il destino non era stato facile per me: Una malattia ed un incidente patito da bambino mi aveva allontanato già a quattro anni  dal paese in cui ero nato. Segusino era come oggi un borgo nascosto dalla storia e dalle vicende del mondo; chiuso dai monti e dal Piave allo sguardo di Venezia e di Treviso. Era come vivere in un mondo arcaico che non percepiva lo scorrere degli eventi. “ – Qui noi siamo solo dei cristiani. “ dicevano i vecchi e le donne ancora vestite di nero e con un fazzoletto in testa. Guardavano tutti l’orizzonte e sognavano come ricordi di sempre la miseria, la fame patita e la loro impotenza, senza accorgersi dell’ignoranza e della paura che subivano da secoli.

Io tornai a Segusino che ero già un ragazzo. Non capivo più il dialetto e non riconobbi più i vecchi compagni di gioco. Vissi una infanzia solitaria, ma le radici e il paesaggio umano erano già forti nei pochi ricordi che avevo comunque dentro l’anima. Troppo sensibile per affrontare una realtà così cruda, ma pronto a percepirla tutta. E la gioia di parlare con i tramonti e le stagioni. Osservavo la gente come fosse uno spettacolo quotidiano. Le estati a Milies erano una scuola di vita dentro una Natura che diventava sacra come una Dea. Da adolescente divenni un hippie convinto e scorazzavo con una moto in quella provincia che pareva risvegliarsi. Ma non lo fece, non bastano così pochi anni a far risvegliare un popolo, ci vogliono secoli. Io intanto avevo preso coraggio, anche se all’inizio non ci credevo fino in fondo: diventare un pittore di quadri come scopo della mia vita.

Quanti vivono di arte? Nessuno! Mi veniva consigliato. Eppure la passione era troppa e decisi di rinunciare a tutto ciò che era comodo e mi buttai nel grande gioco.

Un artista è in fondo un pagliaccio e un buffone. Così sarà visto e giudicato dalla sua gente e non sarà mai riconosciuto il suo valore da quelli che lo hanno conosciuto. Solo gli estranei forse faranno una sosta per guardarlo quando è in vita. E solo quando sarà morto da dieci anni qualcuno dirà di averlo visto di sfuggita perchè forse ha l’onore di possedere una sua opera. La gente ha paura di ciò che non può definire. Ma restano le opere che rappresentano almeno per un certo tempo un messaggio di Vita; e l’opera di un’anima troppo sensibile volerà come brezza sottile tra i monti e le valli che tanto ha amato.

Dal 1973 Gian Berra ha prodotto dipinti in buona quantità. Gian Berra ha fatto mostre all’estero e in Italia fino a stancarsi e a stufarsi. Gian Berra ha raccolto gente attorno a sé per fare arte e poesia, ha organizzato corsi di pittura. La gioia che ha raccolto è rappresentata dalle ore di creatività condivisa e dal vedere che anche tanta gente può imparare a vedere e a parlare con la Natura viva in cui vive.

Ora Gian Berra si è messo a scrivere: L’ultimo romanzo pubblicato Wasere, cuore di drago” racconta l’anima segreta di Segusino. Un romanzo che lascia la bocca asciutta e l’anima scossa.

Per troppo tempo la nostra gente è stata derubata della propria energia vitale. Ma a cosa serve parlarne se di quella energia non è mai stata consapevole?

E’ proprio questa la funzione dell’artista: Esprimere e rendere viva e percepibile a tutti la sua scomoda conquista.

In fondo un clawn e un buffone sono sempre tollerati…

Gian Berra



Orgoglio barocco nell’arte di Gian Berra.

Presentazione di Dominique Lefebre in occasione della mostra personale alla Galerie Romance (Paris-France) del maggio 2005.

Colgo con entusiasmo l’occasione di presentare questa mostra dedicata al maestro Gian Berra, venuto a portarci i colori della sua Venezia proprio qui a Parigi. Un grazie anche a monsieur Lambert che lo ha convinto a questa avventura lontano dalla sua” terra veneta”.

Gian Berra ha viaggiato molto, mi ha raccontato di un suo precedente viaggio a Parigi nell’inverno del 1987. Passeggiava in una città quasi deserta proprio nel giorno di natale in un mattino pieno di sole. Le prime persone che incontrò lo salutarono con entusiasmo e gli fecero gli auguri di Buon  Natale. Erano un gruppo di immigrati che tornavano dal lavoro dalle cucine di un ristorante vietnamita. Gian Berra ricorda la loro aria stanca , ma il loro sguardo gioiva di fronte a quella mattina piena di sole. Gian Berra ha sempre guardato la realtà dietro le apparenze: un nucleo di energie vitali che cercano di sbocciare come fiori spontanei, desiderosi di mostrarsi. Basta poco per farli sbocciare, e quando invadono orgogliosi e vitali la realtà oggettiva, è come se la natura dispiegasse i propri progetti di vita. Per Gian Berra la vita ha un suo programma: vivere alla grande.

E’ il sogno segreto del BAROCCO, che dorme dietro ogni manifestazione della realtà.

Il Barocco è senza tempo: rinasce in ogni civiltà in forme che si assomigliano. Esplode per il tempo che riesce a rubare alla follia degli uomini, e lascia il suo segno che si ripete attraverso le epoche. Il Barocco non chiede di essere spiegato; non si insegna e non ha regole codificate. Quando appare si espande e si rivela come forza vitale fine a sé stessa come la vita. Per fortuna Gian Berra ha avuto l’ardire di portare in galleria entrambe le correnti a cui si ispirano le sue opere.

Nelle opere di Neo Barocco Gian Berra riprende i colori e la leggerezza del Tiepolo, ma parte dalle situazioni più umili della sua gente veneta. Non più Dei mitologici o figure di nobiltà regale, lui dipinge invece il popolo silenzioso della sua terra come fosse la vera nobiltà naturale. Barocca è quella gente che invecchia fuori dal tempo di oggi. Felice di essere sé stessa in ogni caso. Mi sento stregata da quei paesaggi che sorridono senza chiedere conferma. Hanno una vita autonoma e per questo sono più reali della realtà.

Ma la sorpresa è il BAROCCO INFORMALE. Un discorso artistico tenuto a lungo privato dall’artista. Era una cosa solo sua. Dedicata a sé stesso: un gioco che la sua aria timida non voleva svelare. Un tesoro che finalmente viene alla luce.

Monsieur Lambert è riuscito a portare per la prima volta a Parigi una scelta di 25 opere di Barocco Informale di Gian Berra. Un evento che anche la stampa specializzata ha scoperto come la vera novità di questo anno. Finalmente anche la pittura informale riscopre l’energia vitale che recita sé stessa. In una realtà globalizzata i linguaggi si assomigliano tutti anche se celebrano sé stessi. Ma quale è il linguaggio che davvero vale per tutti? E’ il messaggio vitale che chiede solo di vivere oltre ogni inganno. Ecco che Gian Berra interpreta il BAROCCO  al di fuori della figurazione tradizionale. I segni rimangono linee che esprimono i pensieri, le loro direzioni sono un caos ordinato che interpreta i nostri tempi di ricerca infinita di nuove, rassicuranti prospettive. Ma non reclamano più nulla di assoluto: la lezione della storia è scesa dentro l’animo dell’uomo occidentale e sempre meno si fiderà di regole scritte. Dall’oriente gli viene una prospettiva differente. Forse pià complessa o indefinita: ma è un’altra possibilità di prospettive alternative. Gian Berra interpreta i tempi che ci coinvolgono con così tanta energia. Il Caos è solo apparente, ma va affrontato con coraggio e slancio. Soprattutto con l’ottimismo di chi intravede un futuro vitale oltre ogni timore. Per Gian Berra la Vita vive se stessa con slancio in ogni caso e i colori con cui lui interpreta le manifestazioni del segno colpiscono e stupiscono l’osservatore. Ecco che l’artista interpreta la corrente vitale che emerge in ogni tempo e riporta ogni cosa alle sue origini.

Il BAROCCO INFORMALE  di Gian Berra è la manifestazione di tali energie. Espressione preziosa di cui avevamo bisogno. La sua arte è vitale e carica di pathos naturale. Per questo si offre senza bisogno di spiegazioni: parla ad ogni cultura e lascia soddisfatti. Un evento che aspettavamo da tempo, e che ora è realtà.

 

Dominique Lefebre, Paris, 2005

 

Informale Barocco di Gian Berra : Lo Zen occidentale ?

Articolo di Frank Helker. Pubblicato da “Nuova arte europea”, Hambug-D. 2006 

Tra gli artisti che viaggiano in internet si fa largo Gian Berra con varie notizie e avvenimenti che non si possono fare a meno di notare. Ho visto di persona alcuni suoi lavori presso un collezionista di Dusseldorf. Provenivano direttamente dallo studio dell’artista in Italia. Ne sono rimasto sorpreso per la freschezza e il valore di livello internazionale. Anche se l’artista usa un termine altamente intrigante come INFORMALE BAROCCO è indubbio che Gian Berra ha riaperto una porta che credevamo chiusa per sempre. L’arte moderna è nata dopo il contatto coi valori alternativi proposti dai popoli nativi. L’occidente si è nutrito di essi  e i suoi valori sono crollati di fronte alla naturalità. Ma pochi hanno compreso il messaggio profondo e carico di valori spontanei che ci è stato offerto. Forse perché erano valori rubati. Ecco che anche l’Informale “tradizionale” irradia smarrimento e reazione a ciò che si mostra come realtà assoluta. E’ l’arte occidentale che interpreta la propria impotenza. Ma ecco che arriva Gian Berra e propone una prospettiva davvero nuova: e nel Caos apparente che si cela una probabilità di “nuova” vita. Una scelta che sorride autonoma e per nulla compiacente. L’arte di Gian Berra vive autonoma nel suo entusiasmo anche senza il consenso. Ma desidera mostrarsi. Come ogni manifestazione naturale vive di sa stessa di energia propria.

Barocco informale come uno Zen occidentale che riscopre il dubbio, ma ride anche di esso. E contiene in sa l’energia che le serve. L’ironia e la capacità di auto-illudersi senza davvero crederci.

Ma vivere questo attimo con entusiasmo come ogni manifestazione vitale. Mai ho visto nell’arte contemporanea tanto osare. Come ha fatto Gian Berra?

Vive da sempre nella campagna veneta in Italia. Ha viaggiato molto anche in Germania negli anni 70 e 80, ma poi è sempre tornato a casa. Gian Berra è legato come ogni artista all’energia ricevuta nell’infanzia. Una infanzia quasi pagana tra i monti del Veneto. Forse da quella terra ha ricevuto quel tono di energia primordiale che i suoi quadri regalano.

Frank Helker. Hamburg 2006

 

L’Informale Barocco di Gian Berra: La rivincita del ricciolo dispettoso.

Commento di Levine Warren alla collezione Welby O.  London, 2007

Un commento ai dipinti che Mr. Welby si è portato da Parigi? Non conoscevo Gian Berra. Dal nome sembrava un pittore spagnolo, invece vive in Italia, vicino a Venezia. Forse è questa vicinanza che lo ha influenzato. In fondo i suoi colori hanno qualcosa di bizantino e barocco. Già, è vero che i bizantini avevano poco di barocco. Ma gian Berra da al barocco una definizione più allargata di quella consueta. Barocca è la linea dei tetti dei palazzi cinesi e delle linee dei templi indiani e dei fregi eztechi. Da questo punto di vista Gian Berra ha ragione: il barocco è senza tempo come una manifestazione vitale che cerca spazi per esprimersi. L’Informale Barocco di Gian Berra è una sfida a guardare oltre le definizioni. Come l’Art Decò che interpreta gli stessi temi: un barocco rivisitato dall’entusiasmo dell’uomo occidentale prima che venisse spento e l’arte moderna  si perdesse nel buio. Ma l’arte di Gian Berra è post-moderna. Nasce da una globalizzazione senza paure. E piena di fiducia in sa stessa. Così almeno appare. Mi è stato detto che in realtà l’artista in questione è piuttosto schivo. Forse sono i suoi dipinti ad essere troppo coraggiosi? No, penso che la sincerità dei suoi toni e delle sue linee di colore propongono un coraggio raro: il Caos non gli fa paura e lui è convinto che nessuno ne abbia. Gioca con i contenuti vitali nascosti un ogni essere umano. E ci fa un grande favore. I suoi sono riccioli vitali dispettosi che vanno oltre l’attimo presente che si mostrano indifferenti ed ironici. Ma sono reali.

Questo è il grande regalo che ci fa Gian Berra.

Levine Warren. London 2007

 

 BOSTON

 

Mostra personale di pittura dell’artista Gian Berra

Sala esposizioni “Da Vinci”

Centro Italiano di Cultura, Melville Road – Boston, USA

 

Ho ammirato l’ultima esposizione di arte italiana al Centro Italiano di Cultura. L’artista Gian Berra è stato invitato dal comitato cittadino come unico rappresentante  della corrente artistica informale attiva in Italia che propone una nuova interpretazione del colore davvero innovativa. Il suo contenuto, aggiunge all’arte moderna un inatteso ottimismo di base. Questo è un modo di vedere la realtà radicalmente nuovo, con valori di entusiasmo e stupore sincero.

Il disegno è uno schema libero, ma molto intrigante di veri gesti spontanei e auto – ironici che giocano con le tonalità tipiche dello stile barocco. Un barocco informale che piace ed incanta.

Notevole il successo di pubblico e le proposte di nuove esposizioni non sono mancate.

Harry Malacarte, Boston

Raccolta di commenti e critiche relative a mostre all’estero.

 

 

TAMPA, Florida, USA.

 

Presentazione alla mostra “Arte contemporanea europea, nuove tendenze”

Galleria Hamilton, Hallinson boulevard – Tampa

 

Ammirando le nuove opere arrivate dall’Europa abbiamo apprezzato una fase creativa veramente di notevole livello: finalmente opere a livello internazionale rivelano le nuove tendenze dell’arte europea. Nel ristretto gruppo di artisti proposti da questo avvenimento artistico, segnaliamo l’artista italiano Gian Berra che vive vicino a Venezia. Il suo “ Barocco Informale” ci ha favorevolmente colpito. Finalmente il colore esprime i suoi contenuti gioiosi e ottimisti. L’arte di Gian Berra ripropone in modo nuovo e creativo lo stile libero e giocoso la vitalità spontanea di chi guarda alla vita con inattesa meraviglia. Il pittore figura tra i finalisti scelti per una ulteriore esposizione a San Diego, occasione dedicata ai migliori talenti che hanno esposto questo anno negli USA.

Norman Hamilton.