Mosè (di Alessio Fortunato, Dampyr 248)
Mosè, nome reale sconosciuto, nasce nel 1922 a Matera. Successivamente venne trasformato in non morto dal Maestro della Notte Vrana.
Affetto dalla sindrome di Ambras, che ricopre il suo volto e il corpo di una folta peluria, non viene accettato dalla madre, la quale decide di abbandonarlo in una cesta nei pressi di un corso d'acqua. Il neonato viene raccolto, accudito e infine adottato da Giocondino e dalla sua compagnia di "Fenomeni", che — seppur in buona fede — lo rende una delle principali attrazioni dei suoi spettacoli, accanto al mangiafuoco, alla donna forzuta e alla donna con i baffi.
Nonostante le mille difficoltà legate alla sua condizione, Mosè — così chiamato in ricordo del suo salvataggio dalle acque — continua a esibirsi nella compagnia teatrale del padre adottivo fino al 1945, quando, dopo uno spettacolo a Barile nel Vulture, la sua vita viene brutalmente interrotta da un commando nazista, deciso a sterminare l'intera compagnia. Vengono uccisi il padre, la madre, lo zio, e infine Mosè stesso.
Il Maestro della Notte Vrana, giunto a Barile poco dopo il massacro, si imbatte nella scena della strage. Sebbene detesti trasformare esseri umani in vampiri, riconosce le origini Arbëreshë di Giocondino, ancora agonizzante, e sceglie di salvarlo trasformandolo in non-morto. La stessa sorte tocca al giovane Mosè, mentre per la madre non c’è più nulla da fare.
A Mosè, Vrana affida un medaglione magico che gli consente di entrare e uscire liberamente dalle catacombe sotterranee dove il Maestro custodisce i suoi non-morti.
Per decenni, Mosè vaga tra le strade di Matera, alimentando inconsapevolmente la leggenda del “Licantropo di Matera”, fino al 2020, quando incontra Giulia, una ragazza che si rivela essere un vero lupo mannaro.
Durante lo scontro con i licantropi, Mosè e Giocondino perdono la vita.
Si parla di Mosè in Dampyr 248.